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MADRE
TERESA DI CALCUTTA - 1993
Calcutta, forse anche per
un giramondo come me, è una città inspiegabile.
Claudio, Marisa e io siamo partiti da Dacca (Bangladesh) spinti
dal desiderio di incontrare Madre Teresa all'interno della
sua città, per toccare nel concreto le molte sue opere
caritative in aiuto degli ultimi, dei più dimenticati.
Calcutta, con i suoi "Slum" tremendamente unici
nel loro squallore, con interi gruppi familiari che vivono
come in vetrina esposti ad ogni intemperia lungo i marciapiedi
di questa disumana megalopoli, ' la città di madre
Teresa, delle sue suorine bianco-celesti che silenziosamente
passano al mattino, molto presto, a raccogliere quelli a cui
non deve essere negato il diritto di morire in pace. Esse
avranno da dirci senza dubbio molto, Madre Teresa infatti
è stata invitata come loro portavoce dal Cardinal Martini
il 15 maggio per la giornata conclusiva del convegno "Nascere
e morire oggi" che si celebra nello stadio di San Siro
a Milano.
Abbiamo faticato non poco per avere un colloquio con lei.
Ci siamo riusciti soltanto nel tardo pomeriggio, all'ora in
cui suore e novizie si recano a turno per l'adorazione di
Gesù Eucaristia nella cappella interna del convento.
Finalmente, piccola e molto incurvata, l'abbiamo intravista
nel buio corridoio, questa è stata una delle poche
volte in cui mi sono pentito di non sapere l'inglese, così
ho potuto comunicare con lei soltanto tramite padre Giuseppe
(il salesiano che ci accompagnava). Dopo le presentazioni
le ho chiesto un messaggio per il gruppo di preghiera al quale
appartengo. Lei, resasi conto della mia difficoltà
linguistica, me lo ha scritto; poi, dopo una foto ricordo,
ci siamo lasciati con un arrivederci a Milano.
Siamo ripartiti presto e, mentre cercavamo nell'affollata
stazione di Calcutta il vagone di terza classe del treno che
ci avrebbe portato nell'Orissa, volutamente a voce alta ho
pronunciato il nome di Madre Teresa; al nostro fianco ho visto
illuminarsi il viso di una donna indù: le sue labbra,
pur in una lingua a me sconosciuta, sono certo hanno pronunciato
parole di riconoscenza e venerazione a riprova dell'affetto
di cui è circondata, nella città senza speranza,
questa piccola Madre.
Mario Sgaria
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