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Rodi…,
in lungo e in largo !
1.514 km. percorsi con sede fissa
Se vuoi vedere tutte le foto di questo viaggio, visita il
mio sito internet NO PROFIT sui viaggi :
mauri.fabbri@tin.it
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10-16
/ 17-24 Agosto
2002
17 Agosto 2002 - Lindos, Pefki, Lardos.
Alle 07.30 siamo già svegli e pronti per
la partenza alla volta Lindos; vogliamo vedere e "godere"
del paese e della sua acropoli senza la ressa dei turisti,
che ogni giorno la frequentano, giungendo da ogni parte dell'isola.
Dopo una piccola sosta per fare il pieno
al "bolide", in mezz'ora raggiungiamo la parte opposta
dell'isola e, incontrata la strada principale della costa
orientale, ci dirigiamo a Sud; praticamente, siamo quasi da
soli ! Dopo 26 Km. arriviamo a Lindos : tempo impiegato 45
minuti.
Seguo le indicazioni per il parcheggio,
che mi invitano a svoltare a sinistra e dopo aver percorso
500 metri, giungiamo in una piccola piazza, all'inizio della
zona pedonale, con una rotatoria, dominata da un enorme albero.
La faccio completamente, mi metto nel senso opposto di marcia,
quindi mi infilo nella stradina sulla destra, seguendo le
indicazioni per la spiaggia.
La strada si stringe per circa 100 metri,
poi si allarga di nuovo e superato un negozio e un ristorante,
sulla destra comincia il parcheggio; qui lasciamo il "bolide"
e ci affidiamo alle nostre gambe.
Proseguendo diritti lungo questa strada,
dopo 800 metri, si arriva a ridosso della spiaggia più grande
di Lindos; noi però vogliamo prima visitare la fortezza e
parcheggiare a metà strada di entrambe i luoghi che vogliamo
vedere, mi sembra la cosa migliore. Unico neo, la mancanza
assoluta di ombra...
Il parcheggio é praticamente vuoto : "bene"
dico, fra me e me, "non ci sarà molta gente !"
Ritorniamo a piedi verso il paese di case
bianche e la zona pedonale, sopra la quale si erge la fortezza
e addentrandoci nelle viuzze che lo costituiscono ed orientandoci
"a vista", cominciamo l'ascesa verso di essa.
La salita, se così si può chiamare, non
è niente di impossibile; sarà circa 1 Km. di passeggiata,
lungo un pendio non troppo scosceso e comunque ben percorribile,
visto che per 2/3 é all'interno del paese e nell'ultima parte
il sentiero é ben segnato e tenuto.
Se proprio non si sopporta camminare, allora
si può ricorrere agli asinelli...; appena entrati in paese,
sulla destra si trova il punto di partenza di questi "poveri"
animali, che per tutto il giorno portano i turisti alla fortezza
: costo del trasporto, 4 euro.
Sono ottimi anche come punto di riferimento
e di orientamento per l'individuazione della strada da percorrere
: si può seguire loro o i loro escrementi !
In poco meno di 10 minuti, siamo all'entrata.
L'ingresso si paga, e non poco; 6 euro.
L'area intorno all'acropoli fu portata alla
luce nei primi anni del 1900 dai danesi, che ritrovarono e
si portarono via, uno dei reperti più importanti, conosciuto
col nome di "Cronaca del Tempio di Atena da Lindos";
si tratta di due lastre di marmo, con iscrizioni di Timochide,
sacerdote di Atena, datate 99 a.C., che ora sono in bella
mostra al museo di Copenhagen !
L'acropoli, disposta su 4 diversi livelli,
si erge su una roccia triangolare, alta 116 metri sul livello
del mare; é più larga e bassa sul lato Nord e più alta e stretta
su quello Sud. Tutto intorno si erge la muraglia costruita
dai cavalieri, che a differenza delle antiche mura originarie,
impedisce di vedere le costruzioni che ci sono all'interno.
Superata una piccola rampa di scale, accediamo
al primo livello; sotto gli scalini si trovano gli antichi
depositi per l'acqua e recipienti per il grano di epoca bizantina.
Sulla sinistra si domina la baia e la spiaggia
principale di Lindos.
Tutto intorno é pieno di basamenti di statue,
che riportano iscrizioni. Se ne vedono moltissimi, in ogni
angolo, anche negli altri livelli dell'acropoli e sono dovuti
all'abitudine che avevavo i ricchi visitatori del tempio,
di dedicare statue alla dea Atena.
Le statue, però, non ci sono più ! E soltanto
poche furono trovate durante gli scavi; pare infatti che Cassio,
nel 42 a.C., esportò dall'isola di Rodi ben 3.000 statue e
molte, probabilmente, provenivano da Lindos !
Sul primo livello, oltre ad una magnifica
vista, si trovano due monumenti scolpiti sulla roccia : un'esedra
e una nave in rilievo. L'esedra, una sorta di piattaforma,
era usata come seggio; la nave doveva servire da sfondo alla
statua di Agesandro, il miglior capitano di Lindos.
A ridosso di essi, inizia la gradinata più
lunga dell'acropoli, quella che portano al secondo livello;
fu costruita dai cavalieri nel 15° secolo, come dimostra l'emblema
del Gran maestro d'Aubusson sul muro sovrastante il portone
di accesso e si differenzia molto da quella originari, ancora
ben visibile sulla sinistra.
Entriamo nel cuore del castello, passando
attraverso due stanze aperte, attigue, che confinano con la
piccola chiesa bizantina di San Giovanni.
Nello spiazzo che si apre alle sue spalle,
é ben visibile, a pochi metri di distanza, una piattaforma,
dove la storia vuole che le novizie venissero iniziate ai
misteri del culto della dea Atena e più a sinistra, sul fondo,
iresti di un piccolo tempio romano.
La scalinata sulla destra ci conduce invece
al terzo livello, dominato dalla "Galleria Ellenistica",
a forma di P greco, che mi appare incredibilmente grande;
infatti é lunga ben 87 metri, che si componeva originariamente
di 42 colonne doriche, molte delle quali sono state resturate,
mentre altre lo sono ancora oggi.
Da qui un'altra scalinata più ampia, ci
conduce ai "Propilei", attraversati i quali accediamo
al quarto livello, dove si trova il "Tempio della dea
Atena di Lindos".
L'acropoli nel suo insieme é' in perfette
condizioni, con tutti i muri perimetrali eretti, spessi e
rocciosi e i monumenti interni ben tenuti.
L'atmosfera è stana, quasi magica; sembra
di trovarsi su un grande set cinematografico; l'unica cosa
che ti tiene attaccato alla realtà sono i rumori del paese
sottostante, che si stende come un lenzuolo bianco, intatto
e non deturpato da alcuna costruzione moderna. Il governo
greco ha infatti vietato qualsiasi tipo di speculazione edilizia
e se si vuole dormire qui, bisogna prendere in affitto le
camere che gli abitanti mettono a disposizione dei turisti,
che non sono ne poche, ne a buon prezzo.
In lontananza e parzialmente coperta dal
corpo centrale del castello dei Cavalieri, si vede la baia
più grande di Lindos, mentre sul retro, dal Tempio di Atena,
si apre completamente alla vista la piccola baia di San Paolo,
il porticciolo di Lindos, ricavato in un anfratto naturale
circolare, quasi completamente chiuso.
Questa eperienza la facciamo per larghi
tratti in solitaria; la fortezza sembra nostra e visto quanto
ho pagato per entrare, forse un pò lo é davvero !
Quando la lasciamo e cominciamo la discesa
verso la spiaggia, incontriamo i primi grossi gruppi di turisti,
molti dei quali in spalla agli asinelli, si avviano ad intraprendere
la visita.
Anche il paese è molto più popolato e il
parcheggio che avevamo lasciato quasi vuoto, ora é pieno e
le auto cominciano a essere lasciate anche sui lati della
strada, che porta al mare.
Noi il "bolide" non lo muoviamo;
indossiamo solo i sandali e attraverso il vicolo, che parte
tra il ristorante e l'inizio del parcheggio, scendiamo verso
la baia.
Poche centinaia di metri e siamo in spiaggia
: sono le 10.00 e c'é ancora poca gente.
Purtroppo, la spiaggia é relativamente piccola;
é infatti stretta e lunga circa 200 metri, ma la cosa peggiore
sono gli eccessivi ombrelloni !
Praticamente la occupano per la sua quasi
totalità e lo spazio per stendere il telo é ridottissimo :
una decina di metri tra la prima fila di ombrelloni e il bagnasciuga
!
La sabbia ha un colore beige chiaro e prosegue
sin dentro l'acqua; ciò fa del fondale uno scenario poco accattivante
per gli amanti dello snorkeling.
Il mare in compenso é molto bello; calmo
e liscio come una tavola, cristallino e azzurro tenue.
Ci sistemiamo nella posizione che ci sembra
la più congeniale, dove crediamo di avere un più di spazio
a nostra disposizione, ma la "tranquillità" durerà
relativamente poco.
I traghetti che partono e arrivano sono
abbastanza numerosi e i turisti che dopo aver visto la fortezza
scendono alla spiaggia, in breve tempo vanno ad occupare ogni
posto disponibile. Mi addormento un attimo e al mio risveglio
sono in mezzo alla folla !
Il luogo perde tutto il suo fascino e dato
che sono le 12.30, togliamo le tende; andiamo a cercare un
pò d'ombra in paese, approfittandone per visitarlo.
Purtroppo la ressa che c'é in spiaggia non
é niente confronto a quella che si trova in paese. La rotatoria
é addirittura intasata dalle auto e dai bus, clacson che suonano
gente che va e viene, vicoli brulicanti di persone...
Con questo scenario da "kasba"
mussulmana, ci addentriamo, non a fatica, nel cuore del paese.
I negozi sono ora tutti aperti e mettono in mostra la loro
mercanzia; i vicoli sono completamente tappezzati di merce,
che non varia poi molto da un esercizio all'altro. Fondamentalmente
vendono tutti le stesse cose : paccottaglia per turisti, cara
e di poco spessore caratteristico...
Non a caso non compro niente, principalmente
perché non mi attrae nulla ! Tuttavia girare per questi vicoli
risulta comunque piacevole.
Anche i locali e i ristoranti sono moltissimi,
si ha l'imbarazzo della scelta, ma i prezzi sono molto più
alti.
Ci sediamo in un bar con le sedie e i tavolini
di legno, posto in un'ansa di un vicolo non troppo affollato
e all'ombra delle abitazioni e del pergolato, sorseggiamo
un "frape"; costo 3,00 euro ! Anche il café greco
costa come l'espresso in Italia, anzi di più, euro 1,50 !
Trascorriamo un'ora al fresco, quindi la
voglia di mare torna a stuzzicarci e lasciamo Lindos, la cui
baia sarà ormai un carnaio; proviamo a vedere com'é Pefki
e Lardos.
Il "bolide", al sole da ore, é
un forno; fortunatamente lo spostamento per raggiungere Pefki
é molto corto, 4 Km. e 15 interminabili minuti di sofferenza...
Pensavamo di trovare un piccolo paesino,
ma superato Capo Ioannis, troviamo una bella località balneare,
che non ha niente da invidiare a Lindos, se non la fortezza...
Finita la discesa, sulla sinistra si trova,
nell'ordine, la deviazione per la piccola chiesetta di Agia
Ioannis, che si intravede sulla cima del massiccio omonimo
e poche centinaia di metri dopo, quella per Pefki.
Percorriamo la strada che porta in paese,
ma sarebbe meglio dire che delimita verso terra il perimetro
di quest'ultimo, scorrendo un'interminabile fila di ristoranti,
negozi, bar e locali; altro che Lindos, qui lo sviluppo urbanistico
non ha avuto freno...
Ogni cinquanta metri sulla destra si incontra
una traversa che va verso il mare; noi invece andiamo sino
in fondo e alla fine ci troviamo al capo opposto del paese,
ottimo, per dominare la baia dall'alto e vedere così qual'é
il posto migliore dove sistemarci.
La vista, purtroppo, complice una forte
mareggiata, non é affatto delle migliori ! L'acqua é di un
azzurro intenso, quasi pastello al largo, ma diventa color
sabbia verso riva...
La spiaggia, oltre ad essere stretta, é
costellata di ombrelloni e lettini, vista da lontano sembra
molto affollata...; non siamo certo scappati dalla padella
per finire nella brace ! Quindi anche se i nostri pareri sono
discordi, visto che a me non piace, mentre Cinzia non la disdegna,
prevale l'idea di proseguire per vedere cosa ci può offrire
Lardos, consentendoci di fare una scelta.
Ritorno sulla strada principale e proseguo
verso Sud; dopo 3 Km. incontriamo il bivio per Gennadi e Kattavia
e, pur se in piccolo e leggermente sbiadito, l'indicazione
per "Lardos beach". La strada, però, non promette
nulla di buono : é costellata da hotel, villaggi e abitazioni,
chiaramente estive...
Orientiamo il nostro senso di marcia affidandoci
alla "vecchia" segnalazione e dopo 1,5 Km., sulla
sinistra, troviamo la deviazione per la baia di Lardos; svoltiamo,
ma già dall'alto della strada, quello che vedo non mi soddisfa
molto...
Ci fermiamo subito, dopo solo 100 metri,
alla fine della lunga baia e, nonostante l'insoddisfazione,
decidiamo di fermarci qui, dato che ormai sono le 16.30 e
ci sono due piccoli alberelli, proprio a ridosso della spiaggia,
che garantiscono un pò d'ombra naturale.
Dietro le nostre spalle, dal lato opposto
della strada, i soliti ristoranti e hotel; sulla spiaggia,
i soliti ombrelloni e lettini...
Non é niente di particolare, anzi sicuramente
il tratto di costa meno attraente che abbiamo visto sino ad
ora. Ci sono sabbia e ciottoli e l'acqua, pur avendo un colore
verde brillante, non é completamente limpida.
Terminiamo comunque qui la nostra giornata
e verso le 18.30, quando il sole scompare dietro l'altura
alla nostra destra, facciamo ritorno verso Tolos; il viaggio
mi sembra più lungo e noioso di quanto sia realmente, ma forse
é la stanchezza ha condizionare questa percezione...
Per cena, dopo una giornata a digiuno, ritorniamo
alla "Taverna To Petrino", dove ci rifocilliamo
mangiando piatti tradizionali greci : insalata greca, dolmados
e gemista !
Per la cronaca, i dolmados sono degli involtini
fatti con foglie di vite, contenenti del riso, molto saporito
e speziato di timo; i gemista invece non sono altro che pomodori
e peperoni ripieni, sempre dello stesso riso.
Dopo cena raggiungiamo la vicina Paradissi,
convinti di trovare un pò di vita e i negozi aperti; rimaniamo,
però parzialmente delusi, visto che tutti i negozi sono chiusi
e di aperto ci sono solo i locali che si affacciano sulla
strada principale e sulla piazza. Ci sediamo nel più carino
(o perlomeno, quello che a noi sembra essere il più carino...)
e prendiamo un café greco.
Rimaniamo soddisfatti, per servizio, musica
e prezzi e nelle sere successive non disdegneremo di tornarci.
18 Agosto 2002 - Kiotari, Gennadi.
Sveglia tranquilla verso le 08.30 e dopo
una bella colazione a base di frutta e yogurt sul "nostro"
balcone, partiamo alla volta di Gennadi, paese che si trova
a Sud della costa orientale dell'isola.
Invece della "solita strada" questa
volta seguo un nuovo percorso; scopo del cambiamento, la curiosità
di vedere il paese di Profitis Ilias, posto al centro del
massiccio omonimo.
Supero quindi Soroni e arrivato alle porte
di Kalavarda, prendo a sinistra in direzione Salakos.
La strada si allontana dalla costa e comincia
a salire; dopo 7 Km. incontriamo le prime case di Salakos,
piccolo centro ben curato e accogliente, almeno all'apparenza.
A colpirmi é soprattutto la zona principale
del paese, che si sviluppa ai lati della strada e che si estende
per circa 1,5 Km. Presenta nella zona di maggior concentrazione
di case, due "ouzery" carini e caratteristici; inoltre
sia all'inizio che alla fine dell'abitato, sono posti due
enormi cartelli di legno che recano la scritta "Benvenuti"
e "Arrivederci". Questa "raffinatezza"
la riscontreremo solo qui !
Niente di particolare, sono d'accordo, ma
ti danno l'impressione di essere ben accetto...
Oltre il cartello di commiato dai visitatori,
la strada continua per altri 5 Km., salendo le pendici occidentali
del monte Ilias e lasciando intravedere a tratti la costa
sottostante.
Si giunge quindi ad un bivio : a destra
si va verso Emponas; a sinistra verso Profitis Ilias. Noi
prendiamo a sinistra, anche se Emponas é uno di quei posti
che stuzzicano la mia curiosità; magari nei prossimi giorni
ci andremo (questo é quello che pensai, ma purtroppo resterà
soltanto un pensiero...).
Due chilometri dopo ci troviamo di fronte
ad un'altro bivio : questa volta vado a destra !
I seguenti 5 Km., che conducono sino al
paese di Profitis Ilias, sono, per il panorama che regalano,
eccezionali, incredibili e particolarissimi.
La strada sale al centro della montagna
tra piccole e continue curve nel bel mezzo di un vero e proprio
bosco di conifere, pini e abeti; una vegetazione incredibilmente
florida e bella ci inghiotte e di colpo diventiamo anche noi
parte di questa pineta fittissima, in cui i raggi del sole
filtrano a fatica e soltanto a tratti, creando un crepuscolo
di luce, che rende pieno di fascino questo spostamento.
Chi l'avrebbe mai detto ? E soprattutto,
chi se lo poteva aspettare, visto che non é riportato in nessuna
guida ?
Rimaniamo stupiti e sbalorditi della bellezza
di questo luogo, della stranezza e delle contraddizioni che
questa isola ancora una volta ci regala. Perché siamo su un'isola
greca e non bisogna dimenticarlo !
Giunti alle porte del paese, un'altra scoperta
strana e affascinante ci aspetta : nel cuore di questa pineta,
infatti, sulla sinistra, proprio a ridosso della strada, troviamo
due alberghi. La cosa non avrebbe niente di particolare, se
questi non fossero costruiti in stile alpino : due baite,
come ce ne sono tante in Tirolo, nel cuore di Rodi !
Sono detti "il cervo" e "la
cerva" e sono, purtroppo, in stato di abbandono; peccato,
perché sono molto belli, curati nei minimi particolari e si
integrano benissimo nell'ambiente circostante. Al loro interno
ci sono ancora gli arredi, che dovevano essere molto fini.
Ignoto il motivo della loro costruzione e tanto meno quello
del loro abbandono...
Proseguiamo, lasciandoci alle spalle Profitis
Ilias, verso Eleoussa, dove ci ricolleghiamo all'ultimo tratto
della "solita" strada, che utilizziamo per raggiungere
la costa orientale.
Arrivati a Kolimpia chiaramente andiamo
in direzione Lindos, ma questa volta evitiamo di passarci,
svoltando a destra per Lardos, al bivio che si incontra subito
dopo aver superato Kalathos.
Voglio evitare la costa e soprattutto Lindos,
dato che é domenica e il traffico é sostenuto. Raggiungo il
mio scopo a discapito del panorama, visto che senza troppa
fatica, superato Pylonas e dopo aver costeggiato per 6 Km.
le pendici occidentali del monte Marmari, arriviamo a Lardos.
A differenza di Pylonas, che un piccolo
centro costituito soprattutto da case bianche, nella migliore
tradizione greca, Lardos, mi appare poco tradizionale e in
grossa espansione; ovunque infatti ci sono case in costruzione
e cartelli che ne offrono e pubblicizzano l'acquisto. Il più
grande e ripetitivo é quello che riguarda le villette e gli
appartamenti del centro "White House of Lardos"
!
L'impossibilità di costruire a Lindos, a
portato alla eccessiva "colonizzazione" dei paesi
limitrofi e Lardos non fa certo eccezione !
Superato il paese si incontra un altro bivio
: se si prosegue diritto, si arriva a Pefki e poi di nuovo
a Lindos lungo quella che é la strada costiera; se si svolta
a destra si va verso Gennadi e Kattavia.
E' superfluo dire dove ci dirigiamo...;
superata l'indicazione per la baia di Lardos, dove siamo stati
ieri, dopo una curva ad angolo retto verso destra, si apre
di fronte a noi la baia di Gennadi.
Percorriamo costeggiandola 9 Km. e incontriamo
Kiotari, che per il momento non prendiamo minimamente in considerazione.
Altri 4 Km. e siamo a Gennadi.
Il paese é molto grande e sembrerebbe abbastanza
turistico, visti i numerosi bar, ristoranti e hotel. Attrazione
principale : la bella e grande chiesa di San Giorgio.
Imbocchiamo a sinistra una delle numerose
piccole strade che vanno verso il mare e che normalmente culminano
con un ristorante o un bar a ridosso della spiaggia; percorriamo
circa 800 metri e arriviamo sulla costa.
La baia di Gennadi é lunga e ininterrotta;
costituita di sabbia e ghiaia e con diversi punti in cui ci
sono ombrelloni alternati ad ampi spazi deserti, in cui regna
la quiete e la tranquillità.
Purtroppo l'unica ombra disponibile é quella
che offrono gli ombrelloni; niente alberelli, ne scogli. Decidiamo
così di provare a vedere se a Kiotari riusciamo a trovare
un angolo adatto alle nostre esigenze.
Marcia indietro e percorsi 4,5 Km. svolto
verso la costa, seguendo le indicazioni per "Kiotari
beach"; meno di 1 Km. e siamo in riva al mare !
L'aspetto sembra più carino o forse é solo
un'impressione...; ci sono 7 ombrelloni con lettini e un grosso
scoglio, sormontato da una capanna, che separa la baia dal
piccolo ormeggio del luogo.
A ridosso, dall'altra parte della strada,
il bel "Ristorante Stefano" e, a seguire, due bar,
il primo dei quali non é aperto di giorno.
Prendiamo posto sotto lo scoglio, che ci
assicura ombra per le ore più calde e ci godiamo la spiaggia.
Quest'ultima e fatta interamente di ghiaia,
che prosegue sin dentro il mare; l'acqua ha un acceso colore
verde ed molto limpida. Tutto sommato un bel posticino...
Verso le 14.00 decidiamo di mangiare qualcosa
e andiamo al "Ristorante Stefano"; il pesce é carissimo
a discapito delle numerose barche che si trovano nel piccolo
porticciolo e che presupponevano la presenza di numerosi pescatori.
Le altre pietanze sono nella norma; prendiamo
una moussaka (4,20 euro) e un'insalata greca (3,50 euro).
Le porzioni sono abbondanti e buone; il caffé greco é fatto
veramente bene !
Ritorniamo in spiaggia per qualche ora;
poi alle 17.30 decidiamo di togliere le tende.
Prendiamo un bel frape nel bar di fianco
al ristorante (1,50 euro) e ripartiamo alla volta di Tolos.
Invece di ripercorrere a ritroso la strada
da cui siamo arrivati, ritorniamo a Gennadi, dove, prima di
entrare nell'abitato, giriamo a destra verso l'interno in
direzione Vati, che raggiungiamo dopo 7 Km. Il paese é insignificante,
anzi un pò squallido, forse perché completamente fuori dalle
rotte e mete turistiche.
Proseguiamo per Apolakkia; altri 10 Km.
di strada interna, quindi riassaporiamo i panorami che l'escursione
dei giorni scorsi ci ha regalato, attraversando nuovamente
Monolithos, Siana e Kritinia, costeggiando prima il massiccio
dell'Akramytis e poi quello dell'Attaviros.
Ancora una volta rimango entusiasta di ciò
che la natura mi offre, compreso uno splendido tramonto sulle
piccole isole di fronte al Castello di Kritinia.
19 Agosto 2002 - Rodi, Felirimos, Baia
di Trianta, Ialyssos.
Ci alziamo prestissimo per la visita alla
capitale dell'isola; sappiamo che é sempre piena di turisti
e visto che vogliamo vedere la città vecchia senza troppa
folla per godere a pieno del suo fascino, alle 07.15 siamo
già in viaggio.
Risaliamo verso Nord la costa occidentale
e superato l'aeroporto, seguiamo le indicazioni per Rodi.
La strada abbandona la costa e piega verso
destra; é una sorta di superstrada, scorrevole, rettilinea
e veloce, che consente di evitare il caos dei paesi affacciati
sulla baia di Trianta.
In circa 15 minuti siamo in città; qui mi
oriento più a logica che seguendo la cartina, per altro poco
particolareggiata e che quindi mi potrebbe dare ben poco aiuto.
Il mio senso dell'orientamento funziona, o forse é solo fortuna,
ma ci ritroviamo in Odòs Papagou, la strada che porta al porto
di Mandraki, costeggiando le mura della città vecchia.
Lasciamo qui il "bolide", nei
parcheggi a destra della carreggiata. Sono a pagamento; bisogna
fare il biglietto e esporlo sul parabrezza. Evitare di fare
i furbi é consigliabile, visto che controllano e proprio a
metà della stessa via c'é la caserma della polizia turistica
!
Il distributore é situato circa a metà della
discesa; lo raggiungo e faccio un biglietto per una sosta
di 4 ore. Il costo é di 0,60 euro all'ora : inserisco 2,40
euro e fino alle 13.00 sono a posto !
Sbrigate queste piccole faccende burocratiche,
invece di scendere verso il porto, risaliamo Odòs Papagou,
costeggiando il parco. Poche centinaia di metri e incrociamo
Odòs Dimokratias, che prendiamo andando verso sinistra, tenendoci
sempre a ridosso del parco, nel quale ogni tanto ci addentriamo,
per vedere le mura della città vecchia.
Altri 500 metri e giungiamo alla porta Agios
Athanasiou : questo é il nostro ingresso per la città vecchia
!
Le mura sono già uno spettacolo; imponenti
e massicce. La loro forma definitiva si deve al Gran Maestro
d'Aubusson, dato che i cavalieri si limitarono esclusivamente
a restaurare le antiche mura bizantine.
In alcuni punti sono spesse 12 metri e il
fossato arriva a 21 metri di larghezza. Se ciò stupisce, quello
che si trova al loro interno é qualcosa di unico e indescrivibile...
La città vecchia infatti é un vortice di
vicoli e piccole stradine che si intrecciano tra loro in un
enorme labirinto con un fascino inconsueto e particolarissimo.
Perdersi e ritrovarsi al suo interno é una vera e propria
gioia...
Tutte le costruzioni sono in sasso e sono
le stesse, spesso fedelmente ristrutturate, di sei secoli
fa; mi sembra, infatti, di attraversare una porta nel tempo,
che ci proietta indietro negli anni, sino al medioevo.
La città medievale, detta "Kastro"
é suddivisa in due settori : quello Nord, che comprendeva
l'acropoli interna e il Castello dei Cavalieri, detto "Collacchio"
e quello Sud, la "Chora", più vasto, dove abitava
il popolo.
Ci aggiriamo stupiti nei vicoli della "Chora"
e giungiamo senza neanche renderci conto in Odòs Sokratous,
meglio nota con il nome di "lungo bazar"; proprio
questo sembra, con i negozi che si susseguono su entrambe
i lati della strada, che culmina con la Moschea di Solimano,
di cui é ben visibile solo l'alto minareto, visto che il resto
é inpacchettato per il restauro.
Poco distante si scorge la "Torre bizantina
dell'orologio", circondata da un bel cortile ombreggiato
da platani.
Scendendo dalla parte opposta invece, al
termine della via, sulla sinistra troviamo la biblioteca turca,
quindi si apre la bella "Piazza Ippocrate", con
al centro la fontana turca. Qui l'unico edificio salvatosi
dall'espansione edilizia é la "Castellania", ben
individuabile per la grande scala esterna, dove in molti si
siedono a riposare. Costruita nel 1507 era il luogo dove si
radunavano i commercianti.
Non si può sbagliare o pensare di non trovarlo;
circondato da locali, ristoranti e negozi, la sua architettura,
fortunatamente intatta, stride come il canto di una sirena
in una discoteca !
Poco distante c'é la "Porta del Porto",
affiancata da due torri; oggi il mare non la raggiunge più,
ma in passato, come testimoniano alcuni disegni, sicuramente
la lambiva.
Seguendo Odòn Aristotelous, in pochi passi,
arriviamo nella "Piazza degli Ebrei Martiri", al
centro della quale si trova una fontana con tre ippocampi
di metallo nero che si fronteggiano.
Sul lato Nord della piazza, un altro importante
monumento : il "Palazzo dell'Episcopato"
Proseguiamo ancora imboccando Odòn Pindarou,
alla fine della quale, le rovine della chiesa gotica della
Madonna della Chora, ci ricordano, quanto insulsa può essere
la natura umana; esse infatti, sono tagliate in due dalla
strada asfaltata !
Ritorniamo sui nostri passi e seguendo Odòn
Ermou, ci immettiamo in Odòn Apellou.
I negozi ormai sono tutti aperti e la città
vecchia brulica di turisti; l'impatto visivo di cui abbiamo
"goduto" al nostro arrivo, nel silenzio e nella
solitudine, irrimediabilmente viene ovattato dalla massa.
Per questo motivo consiglio a chiunque di recarsi a Rodi nelle
prime ore del mattino, per assaporare a pieno tutto il fascino
di questo incanto, sospeso nel tempo.
Sono le 10.00 e decidiamo di fare colazione,
anche perché siamo attratti da un bel localino, che ci riserverà,
in questo senso, molte soddisfazioni...
Io trovo finalmente
un'ottima "spanecopita" (sformato di spinaci e formaggio);
la Cinzia una prelibata torta al cioccolato, porzione super,
che le fa luccicare gli occhi !
Rifocillati, ripartiamo alla scoperta della
città. Seguendo Odòn Apellou, sulla sinistra, troviamo "l'Ospedale
dei Cavalieri", che testimonia quello che era il compito
primario dell'ordine : ospitare e prendersi cura dei pellegrini
che tornavano dai luoghi santi, prima; dei crociati, dopo.
Oggi invece, la struttura ha una destinazione
meno gravosa; ospita, infatti, la sede del Museo Archeologico
di Rodi.
L'Ospedale dei Cavalieri fa angolo con la
bellissima Odòn Ippoton, dove si trovano le sedi dei consolati
e che conduce al Palazzo dei Gran Maestri.
La risaliamo tutta e giungiamo all'entrata
del Palazzo, posta sotto una volta alta e straordinaria a
livello architettonico (alzare il naso per credere). Purtroppo
oggi é Lunedì, ed il Palazzo é aperto dalle 12.30 alla 19
! Tutti gli altri giorni, invece, esclusa la domenica, dalle
09.00 alle 19.00; bella sfiga !
Decidiamo di continuare il nostro giro,
attendendo le 12.30, quindi ripercorriamo a ritroso Odòn Ippoton
e giunti in cima ci fermiamo a guardare la chiesa bizantina
della "Madonna del Castello".
Il suo interno é rimasto intatto nonostante
durante l'invasione turca, fosse stata trasformata in moschea,
ma il campanile non c'é più, visto che era stato trasformato
in minareto.
Proprio di fronte, dall'altro lato della
strada c'é la "Locanda dei cavalieri di Auvergne, che
mostra una caratteristica architettonica particolare ed unica
: la scala costruita sulla facciata, infatti, é un elemento
tipicamente Egeo e non certo di origine occidentale.
Proseguendo, oltrepassiamo una piccola arcata,
che ci inserisce nella piazza di Argirokastrou, al centro
della quale c'é una fontana. La base di quest'ultima, che
non é altro che un fonte battesimale, fu trovata da archeologi
italiani nella chiesa di Sant'Irene, nel villaggio di Arnitta
e trasportata nel luogo attuale.
Rimango colpito dalle numerose sfere di
pietra che si trovano sparse in giro; non sono altro che le
palle di pietra utilizzate nella difesa della città, durante
l'invasione turca.
Dietro la fontana si erge una delle più
antiche costruzioni del castello, datata 14° secolo, dove
oggi ha sede l'Istituto storico Archeologico.
Oltre si apre la grande Piazza di Symi,
proprio all'imbocco della Porta di Eleftherias (della libertà).
Qui si trovano le rovine del tempio di Afrodite,
che risalgono al 3° secolo a.C. e che costituiscono uno dei
rari monumenti dell'antichità, che si possono trovare in città.
Superiamo la piazza e usciamo dalla città
vecchia attraverso la Porta Eleftherias. Ci ritroviamo così
di fronte al porto di Mandraki, porto di battaglia dell'antica
Rodi, dove oggi sono ormeggiate le imbarcazioni private e
i piccoli traghetti che giornalmente collegano Rodi con le
isole limitrofe.
Risaliamo la darsena destra, su cui si trovano
i tre mulini a vento, dove un tempo veniva macinato il grano
scaricato dalle navi commerciali.
Questa lingua di terra culmina poi con il
faro di Agios Nikolaos, anch'esso fortificato e visitabile,
senza spendere nulla. Da qui si può vedere a destra il nuovo
porto commerciale, dove attraccano i grandi traghetti e oltre
il secondo porto, Akantia.
Inoltre, guardando verso la città, si notano
benissimo, le mura fortificate e su tutto il magnifico "Palazzo
dei Gran Maestri", ricostruito pietra su pietra durante
il dominio italiano.
Il lato opposto del porto costeggia, invece,
la città. All'inizio si trova il parcheggio dei taxi, proprio
di fronte alla "verde" piazza Alexandrias, quindi
la nuova piazza del mercato dove i negozi si susseguono gli
uni agli altri.
Alle spalle del nuovo mercato, in Odòs Aveof,
c'é la stazione degli autobus; la linea Roda, copre la costa
occidentale, la linea Ktel, quella orientale.
All'inizio del lungo mare, infine, c'é la
fermata dei bus che seguono l'itinerario cittadino; in tutto
8 linee.
Proseguendo, passiamo davanti alla banca
di Grecia, al palazzo di giustizia e alle poste. Di fronte
al palazzo delle poste si trova la "Chiesa dell'Annunciazione",
costruita dai cavalieri e copia fedele della chiesa medievale
di San Giovanni.
Alla sua destra, ben visibili, le due colonne
che delimitano l'ingresso al porto, sulla cima delle quali
svettano le statue del "Cervo" e della "Cerva",
simboli della città. Qui la tradizione colloca il mitologico
colosso di Rodi.
Terminato questo giro, sono ormai le 12.10
e decidiamo di ritornare al "Palazzo dei Gran Maestri"
per potervi entrare.
In poco meno di 10 minuti, attraversando
di nuovo la "Porta Eleftherias", raggiungiamo l'entrata
del Palazzo; é ancora chiuso e c'é una calca di gente che
attende.
All'apertura, tutti si affrettano ad entrare
e, dato che si paga l'ingresso, si crea una lunga coda davanti
alla maestosa entrata posta in mezzo a due grandi torri.
Di fare coda non abbiamo, ne voglia, ne
tempo (dato che il parcheggio é pagato sino alle 13.00), quindi
ci accontentiamo di di vedere l'ingresso del palazzo e poi
ci dirigiamo alla macchina.
Rodi é fantastica, incredibile, bella e
affascinante; ci si può tranquillamente passare un'intera
giornata, tanti sono i monumenti che possiede. Anzi forse
non é affatto sbagliato pensare che sia tutto l'insieme un'enorme
monumento, che é arrivato intatto sino a noi...
Lasciamo Rodi seguendo la costa occidentale;
scendendo da Odòn Papagou, prendiamo a sinistra, costeggiamo
il porto, passiamo di fronte all'acquario e torniamo indietro
seguendo le indicazioni per Ialyssos.
Subito dopo l'acquario, che si trova sulla
punta occidentale della città, si apre una piccola e stretta
spiaggia, costellata di ombrelloni e piena di gente : é la
spiaggia della città.
L'aspetto non é particolarmente invitante,
ma l'acqua ha un colore fantastico : azzurro pastello.
Superiamo Kritika e Ixia, costeggiando la
baia di Trianta, dove i grandi alberghi si susseguono; questa
é la zona della prima grande espansione turistica.
Dopo 8 Km. entriamo nell'abitato di Ialyssos,
altro grosso centro turistico e sulla sinistra intravedo il
cartello che indica la deviazione per il colle di Filirimos,
dove si trova l'acropoli di Ialyssos.
La strada, 5 Km. in tutto, va verso l'interno
e per i primi 3 Km. resta pianeggiante; poi comincia a salire,
con vari tornanti, in mezzo ad un bosco di pini, per giungere
in cima al colle, dove di fronte ad un ampio parcheggio, c'é
l'ingresso all'acropoli.
Non si paga nulla per accedervi e superato
il cancello e l'immancabile bar, si hanno due scelte : a sinistra
si sale verso l'acropoli, a destra si può seguire un lungo
cammino alberato, denominato "Via Crucis", che raggiunge
la sommità occidentale del colle.
Ci avviamo verso l'acropoli e fatta una
breve salita, arriviamo alla piccola chiesa di Panagia Filerimou.
Carina e strana al tempo stesso, con un campanile che sembra
più una torre, la chiesetta si integra benissimo nel paesaggio
brullo, grazie al colore delle pietre che la costituiscono.
L'interno é però spoglio e oscuro; la sola luce presente é
infatti quella che filtra dalle strette finestre.
Sulla destra si trova il corpo centrale
del Monastero dedicato alla Madonna, che continua girando
dietro la chiesa. Opera del 15° secolo, durante l'occupazione
turca, venne utilizzato come stalla della cavalleria ottomana
e solo con l'occupazione italiana tornò al suo splendore.
Le celle che lo compongono si susseguono
lungo uno stretto e basso corridoio, dove tra una porta e
l'altra si trova il dipinto di un santo.
Torniamo indietro e usciamo dall'acropoli,
rinunciando a fare la "Via Crucis"; ci attira molto
di più vedere il paesaggio che si gode dal colle, proprio
alla fine della salita, sulla sinistra, terminata l'ultima
curva, prima del breve rettilineo, che porta al parcheggio.
Ci sono due sedie rosse; le raggiungiamo
a piedi e ci sediamo di fronte a questa stupenda cartolina.
Di fronte a noi c'é la baia di Trianta e lo sguardo segue
l'orizzonte, da Rodi a Kremastì !
Restiamo per una mezz'oretta, anche perché
al fresco e con la brezza che soffia leggera, é veramente
un piacere stare lì seduti a guardare lo sfondo che Rodi ci
offre.
Ripartiamo intorno alle 16.00 e scesi a
Ialyssos, seguo le indicazioni per la spiaggia. Arriviamo
così in riva al mare, all'altezza di un grande hotel e stendiamo
il nostro telo sui ciottoli grossi che costituiscono la spiaggia.
C'é molto vento e il mare é abbastanza mosso;
l'acqua non é limpida, ma ha un colore azzurro intenso. Prendere
il sole non é per nulla "faticoso"; il vento non
ci fa percepire il suo calore, anzi ho un pò di freddo.
Restiamo sino alle 19.00, poi facciamo ritorno
a casa. La sera ceniamo nuovamente alla "Taverna To Petrino",
un pò per pigrizia, un pò per stanchezza, un pò perché siamo
sicuri di mangiare bene; in effetti il buon "Petrino"
non si smentisce neanche in questa ventosa serata, lasciandoci
"pienamente" soddisfatti.
20 Agosto 2002 - Terme di Kallithea.
Sveglia finalmente tranquilla, alle 09.00,
per la visita delle terme di Kallithea, poste all'inizio della
costa orientale, a 15 Km. da Rodi città.
Per raggiungerle ripercorriamo la super-strada
con la quale ieri siamo giunti a Rodi, ma arrivati al semaforo,
che di fatto, ne sancisce la fine, invece di girare a sinistra,
verso la città, prendiamo a destra verso Faliraki.
Faliraki è il cuore del nuovo sviluppo turistico
dell'isola; la "Rimini" del luogo, con grandi alberghi,
numerosissimi locali e discoteche. Arrivarci di mattina, già
da un'idea di quello che si potrà trovare la sera; il turismo
é cosmopolita con una predominanza di inglesi.
Fortunatamente e senza rimpianti, la tocchiamo
solo marginalmente, di passaggio; prendiamo infatti la strada
costiera, ritornando verso il capoluogo e fatti 6 Km., sulla
destra, troviamo la deviazione per Kallithea.
Percorriamo altri 500 metri e siamo nel
grande parcheggio delle terme, di fronte al quale si trovano
due piccoli bar.
L'entrata alle vecchie terme é gratuita,
anche perché sono state abbandonate e solo ultimamente si
sono fatti dei lavori per poterle recuperare. Di questi lavori,
troviamo tracce tangibili, una volta entrati nel centro; il
corpo principale delle terme, quello posto a ridosso della
minuscola spiaggia, presenta ricoperto di una gettata di cemento
grigio, che fa svanire il fascino naturale della costruzione.
L'interno invece é fortunatamente ancora salvo e garantisce
un pò di quella caratteristica atmosfera, che doveva respirarsi
al suo interno nei momenti di massimo splendore.
Il resto della struttura é completamente
in rovina e aggirarsi per quelli che erano gli spogliatoi
e i padiglioni laterali sembra un viaggio all'interno di una
città fantasma.
Tuttavia ciò che resta consente di farsi
un'idea della bellezza e del fascino che questo luogo doveva
avere, quando dalle sue fonti sgorgava un'acqua dalle qualità
terapeutiche.
L'insenatura su cui si affacciano le terme
ha un'acqua limpida e di colore verde; anche qui é pieno di
lettini e volendo si può rimanere per trascorrere una tranquilla
giornata al sole. Il complesso termale é stato riciclato e
trasformato così in stabilimento balneare !
Noi decidiamo, invece, di raggiungere la
spiaggia posta dalla parte opposta, proprio sotto il parcheggio,
da cui parte il breve sentiero che consente di accedervi.
C'é una piccola spiaggia di sabbia, con
ombrelloni e lettini, ma l'accesso al mare avviene esclusivamente
dagli scogli e in alcuni punti, ciò é facilitato da apposite
passerelle di legno al termine delle quali si trovano delle
corte scalette che si gettano in mare. Sul lato sinistro invece
ci sono solo scogli, fortunatamente abbastanza levigati e
piatti.
Ci sistemiamo proprio qui, sfruttando al
meglio l'ombra che i macigni più grandi possono offrire.
L'acqua é limpidissima e di un colore verde
acceso. Entrarci non é poi così difficile, anche senza l'ausilio
delle passerelle e delle scalette. Unico neo : la quasi totale
assenza di vento, visto che la spiaggia si trova in una baia
molto coperta. Oggi il sole si sente... e quanto si sente
!
Sulla sinistra, all'inizio della spiaggia,
c'é una taverna con diversi tavolini, posti sotto un pergolato
coperto d'edera.
Verso le 13.30 abbiamo l'occasione di saggiare
la sua utilità e funzionalità ! I prezzi sono nella norma;
c'é una differenza minima con i bar dei centri più grandi,
che si può stimare nell'ordine di un euro in più per ogni
consumazione. Per farsi un'idea : il frape costa 2 euro, una
bella fetta di anguria, 2,50 e una bottiglia di Fanta da 0,33
cc., 1,50.
Dopo aver trascorso le ore più calde comodamente
seduti al bar, ritorniamo sugli scogli, dove rimaniamo sino
alle 19.00; praticamente sino a quando il sole sparisce dietro
la collina adiacente, quindi ritorniamo a Tolos.
La sera ceniamo a Paradissi, con le gyros
di "Xepi", che sono proprio buone. Terminiamo infine
la serata, prendendoci un buon "kafedaki", ovvero
un café greco servito nel bicchiere di vetro e non nella tradizionale
tazzina.
21 Agosto 2002 - Capo Ladikò, Baia di
Anthony Quinn, Trogonou.
Torniamo ad alzarci presto perché é nostra
intenzione andare alla baia di Anthony Quin, che sappiamo,
per sentito dire, essere meta di molti turisti.
Dato che si trova subito dopo Faliraki,
per raggiungerla ripercorro la strada che da due giorni ci
consente di arrivare dalla parte opposta dell'isola e giunto
a Faliraki, prosegui verso Sud. Percorro poco più di 1 Km.
e sulla sinistra trovo la deviazione per Ladikò e la baia
di Anthony Quin.
La strada sale per 500 metri, quindi ridiscende
per circa 200 metri e si biforca; prendendo a destra si scende
per altri 150 metri arrivando a ridosso della baia di Capo
Ladikò. Qui si trova una piccola e stretta spiaggia di sabbia
e ghiaia occupata completamente da ombrelloni e lettini, alle
spalle della quale c'é una Taverna.
Andando a sinistra, invece, la strada continua
per circa 200 metri, terminando in uno spiazzo sterrato che
funge da parcheggio per coloro che vogliono scendere alla
baia di Anthony Quin, oppure al porticciolo di Capo Ladikò,
costituito da una banchina in cemento, sulla quale sono disposti
ombrelloni e lettini.
Lasciamo il bolide all'ombra dei numerosi
alberelli presenti e ci dirigiamo alla baia di Anthony Quin.
Questo nome deriva dal fatto che il governo, ai tempi del
film "Zorba il greco", aveva regalato la baia al
popolare attore; alcuni anni dopo, però, cambiato il governo,
lo stato si riprese il regalo ! L'attore non si rassegnò all'idea
di perdere questo piccolo angolo incontaminato e aprì un contenzioso
legale, che ancora oggi si trascina senza giungere ad una
soluzione.
La scalinata che consente di raggiungere
la baia, comincia proprio dal parcheggio, a ridosso del minuscolo
bar, che dall'alto la domina.
C'é anche un sentiero, che parte dal bar
e si erpica sul promontorio a sinistra della baia, dal quale
é possibile godere di una bella vista sulla baia stessa.
Quest'ultima é dotata di una spiaggia ridottissima;
forse sarebbe meglio chiamarla riva, visto che é larga 3/4
metri, costituita completamente di ciottoli e molto frastagliata.
I lettini sono ovunque e comunque...; più
gente arriva, più cercano di sistemarne e dato che costano
7 euro al giorno, se ne comprende il motivo. Gli ombrelloni
invece sono pochissimi, ma del resto non si saprebbe dove
piantarli...
In compenso l'acqua é straordinaria; limpidissima
e di un colore particolare, che va dal verde all'azzurro tenue.
Purtroppo, data la sua notorietà, si riempie
subito e in breve tempo ci troviamo in un carnaio; praticamente
siamo gomito a gomito e poco ci manca che ci calpestino !
Questa situazione diviene insopportabile
intorno alle 12.30, quindi decidiamo di abbandonare la baia
e spostarci oltre. Visto che siamo vicini, proviamo ad affacciarci
sulla spiaggia di Capo Ladikò, ma anche questa é stracolma;
tutti gli ombrelloni sono pieni e c'é una concentrazione di
gente eccessiva per il corto e stretto litorale, di cui la
baia dispone.
Non é molto diverso da quello che abbiamo
appena lasciato, di conseguenza optiamo per un'altro spostamento.
Tuttavia la fame ci invita a sfruttare la
taverna alla spalle della spiaggia e dato che c'è un tavolino
libero, ci sediamo.
Ordiniamo un'insalata greca ed una moussaka;
i prezzi sono leggermente più alti del normale, ma non così
eccessivi. Il cibo comunque é ottimo, quindi non badiamo più
di tanto ai 12 euro che spendiamo.
La particolarità del posto si rivela però
un'altra : nel tavolo di fianco al nostro, scoviamo l'attrice
Elena Sofia Ricci, con la figlia e i genitori ! In seguito
verremo a sapere, che ogni anno passano il mese di Agosto
proprio qui, soggiornando nel residence situato sulla collina
adiacente. Guarda un pò i casi della vita !
Terminato il nostro spuntino, lasciamo Capo
Ladikò e ci dirigiamo verso la baia successiva, quella di
Afantou.
Lo spostamento é breve, solo 1,5 Km a Sud.
La prima deviazione che troviamo, é quella che indica "Trogonou
beach" e non ce la facciamo scappare; svolto a sinistra
e dopo 500 metri siamo in riva al mare. E' il tratto iniziale
della lunga baia di Afantou.
Parcheggiamo il "bolide" nello
spiazzo a ridosso della spiaggia, proprio di fianco alla taverna
omonima e ci dirigiamo verso il mare.
Sulla destra noto subito un presidio militare;
una sorta di parcheggio per auto civili, piantonato da un
militare, ma non capisco immediatamente di cosa si tratta.
L'arcano si svelerà in seguito.
Di fronte alla taverna ci sono degli ombrelloni
azzurri, comodamente raggiungibili utilizzando le passerelle
di legno, che anche noi sfruttiamo, per camminare agevolmente
sui ciottoli grossi, di cui il litorale é composta.
Un centinaio di metri più a destra, c'é
un'altro gruppo di ombrelloni, tutti bianchi, con alle spalle
una seconda taverna.
Proseguendo verso destra si arriva a ridosso
delle pendici del colle che delimita la spiaggia. ci dirigiamo
proprio là, sistemandoci sotto questi piccoli "faraglioni",
tra i quali si aprono anfratti e grotte.
Camminare al di fuori della passerella non
é molto agevole, ma neanche così impossibile e anche se la
gente non manca, l'estensione della spiaggia, assicura un
ampia porzione di spazio vitale ! Almeno non ho il complesso
da scatola di sardine che Capo Ladikò e la baia di Anthony
Quin, mi hanno suscitato !
Come detto la spiaggia é interamente composta
da ciottoli grossi, bianchi, levigati e arrotondati, che caratterizzano
anche il fondale circostante. L'acqua é molto bella; limpida
e di un colore verde intenso nei primi 10 15 metri, diventa
lentamente blu scuro più al largo.
Oltre all'ombra della scogliera, si é rinfrescati
da una leggera brezza; in sostanza un bel posticino !
Rimaniamo sino alle 19.00, quindi facciamo
ritorno a Tolos.
Durante il ritorno ci fermiamo a Paradissi
per la consueta "visita" al supermercato e da "Xepi",
dove ormai siamo clienti fissi, per riempire lo stomaco con
le sue appetitose e abbondanti "gyros pita".
22 Agosto 2002 - Trogonou.
La baia di Afantou, ci ha lasciato soddisfatti
e visto che riteniamo meriti molto di più di qualche ora rubata
alla fine di una giornata, decidiamo di dedicargli interamente
il nostro terz'ultimo giorno a Rodi.
Ci dirigiamo, proprio alla spiaggia che
ieri ci ha lasciato così soddisfatti : "Trogonou beach".
Ripercorriamo l'iter di ieri, andandoci
a sistemare, proprio all'estremità sinistra della spiaggia,
dove c'é una sorta di grotta, molto affascinante, sotto la
quale disporsi.
Lo scenario é incredibile : di fronte, a
pochi metri, il mare col suo continuo andirivieni, a destra
tutta la lunga baia di Afantou, sopra di me la scogliera !
Le persone sono veramente poche e per molto
tempo ci godiamo questo anfratto da soli; poi, verso le 11.00
siamo costretti a dividerlo con qualche altro, anche perché
cominciano ad arrivare le barche che conducono i turisti al
"tour delle spiagge" e figurarsi se non fanno tappa
qui !
Verso le 12.30, ripariamo all'interno della
grotta, dove oltre all'ombra si gode un bel fresco e inevitabilmente
ci addormentiamo...
Ci risvegliamo un'ora dopo, sollecitati
da un leggero languorino, quindi prendiamo la via delle taverne,
che abbiamo a disposizione.
Solo per motivi logistici (é la prima che
incontriamo...) ci dirigiamo a quella posta a ridosso del
gruppo di ombrelloni bianchi; é carina, pulita e stranamente
vuota.
Immediatamente mi viene incontro il cameriere,
o forse dovrei dire il militare, dato che porta i pantaloni
della mimetica; chiedo se posso mangiare e lui gentilmente
mi spiega che la taverna, come gli ombrelloni bianchi di fronte,
sono riservati solo ai militari e alle loro famiglie. Ecco
svelato l'arcano del giorno prima; é una sorta di spiaggia
privata, adibita ad uso militare.
A questo punto non abbiamo scelta : si va
alla taverna successiva, quella che porta il nome della spiaggia,
poche decine di metri più avanti.
Qui la gente c'é e tutti i tavoli sono occupati;
ne dividiamo così uno da quattro posti, con una coppia di
greci, che già sta mangiando e che di buon grado accetta la
nostra "intromissione".
Se una cosa del genere la facessimo in una
pizzeria del nostro "civilissimo" paese, rischieremmo
la denuncia nel peggiore dei casi, gli insulti e i più svariati
commenti, nel migliore !
I prezzi sono abbordabili, anche per il
pesce, quindi ne approfittiamo e prendiamo un'insalata greca
(3 euro), calamari (5 euro) e pesciolini fritti (5,50 euro)
e una porzione di tzatziki (1,80 euro); il tutto bagnato da
una birra Mythos (greca, 2 euro) e una bottiglia d'acqua da
75 cc. (1,50 euro).
Le porzioni sono abbondanti e tutto é buono
e ben cucinato. Anche la coppia al nostro fianco mangia pesce,
ma a differenza nostra, pasteggia con il tradizionale "ouzo",
allungato con acqua e qualche cubetto di ghiaccio.
Appena si rendono conto che anche noi mangiamo
pesce, ma beviamo birra e acqua, subito tentano di comunicare
con noi e tra qualche parola di greco a me nota e di inglese
comunemente conosciuta, riusciamo a capirci. Il messaggio
é chiaro : "psari me ouzu, ne me bear !", ovvero
"il pesce va mangiato sorseggiando ouzo e non birra !"
Questa é la migliore tradizione greca, che
esalta il sapore del pesce. Mi chiedono se ne voglio e io
accetto volentieri; perché disdegnare una tradizione ?
Alla mia risposta affermativa il signore
si alza e va a recuperarmi il piccolo e largo bicchiere normalmente
usato per questa bevanda e mi versa un pò di ouzo, aggiungendo
del ghiaccio; quindi mi porge il bicchiere. Io, un pò di esperienza
delle tradizioni greche la porto con me, così, ci aggiungo
un pò dell'acqua di Cinzia, accompagnato da un segno di approvazione
di entranbi gli ellenici e brindo con loro.
L'alta gradazione alcolica dell'ouzo (40°,
praticamente grappa di anice, molto simile alla nostra sanbuca)
é stemperato dall'acqua e dal ghiaccio, che addolciscono anche
il forte sapore di anice, che lo contraddistingue. Ne viene
fuori una bevanda dal colore grigio chiaro, torbida e all'anice,
che accompagna, contrastandolo con forza il delicato sapore
del pesce.
Continuiamo il nostro pasto con la compagnia
discreta di questa gentile coppia, con la quale abbozzo qualche
altra parola, quindi dopo un buon café greco, ritorniamo al
nostro "rifugio".
Lasciamo a malincuore la spiaggia di Trogonou,
quando il sole viene nascosto dalla scogliera e ritorniamo
a Tolos.
Ceniamo in appartamento con le ultime vettovaglie
rimaste; ormai siamo agli sgoccioli della viaggio...
23 Agosto 2002 - Haraci.
Ci alziamo con tranquillità e andiamo a
fare colazione a Paradissi. Ci rechiamo da "Xepi",
in piazza e ordiniamo due "kafedaki", che sono ormai
diventati una nostra consuetudine, dopo averne scoperto l'esistenza.
Qui conosciamo una gentile signora, Mia
Papas, che ha vissuto per oltre quarant'anni in Italia con
la quale parliamo amichevolmente. Ci spiega, che l'euro non
é ancora stato ben digerito, almeno sulle isole e anche se
facilita il turismo, in molti non ne sono contenti. Inoltre
ci dice che quest'anno la stagione non é andata poi così bene;
di solito Rodi é meta di circa 6 milioni di turisti l'anno,
mentre nel 2002 se ne sono visti soltanto la metà ! Eppure
a me sembrava che ci fosse molta gente !
Parlando del più e del meno, scopriamo che
questa sera a Kremastì ci sarà una festa di paese, con la
fiera; una sorta di "Festa dell'Unità" in stile
greco, e che anche suo marito, genovese di nascita, che fa
lo scultore, ha uno spazio di esposizione.
Visto che siamo entrati in confidenza ne
approfitto per chiedere dove possiamo andare a mangiare il
pesce, bene e senza spendere un patrimonio.
Ci risponde che il posto ideale é a Skala
Kamirou, ma non nei due ristoranti a ridosso del porto, bensì,
in quello sulla strada principale, di fronte alla deviazione
per quest'ultimo. Il suo nome é "Ristorante Macedonia";
la cucina é pulita, il pesce fresco e ben cucinato, il prezzo
giusto !
"Molto bene", penso tra
me e me, "questa sera ci si va di sicuro !".
Intanto dobbiamo passare la giornata e decidiamo
di tornare ad Haraci, che ci era piaciuta, optando però per
la spiaggia del paese e non per la "Gold beach".
Ripercorriamo forse per l'ultima volta la
solita strada per attraversare l'isola e in poco più di mezz'ora
raggiungiamo Haraci.
Giunto a ridosso del paese, prendo a destra
verso i parcheggi e lasciato il bolide in sosta, raggiungiamo
la baia, che si trova poche centinaia di metri più avanti.
Ci sistemiamo tra la "Taverna Argo"
e la "Taverna Thalassa", vicino ad un alberello
che ci assicurerà l'ombra nelle ore calde.
Una parola sulle due taverne appena menzionate
: la prima si trova all'inizio della baia, sugli scogli che
la delimitano e a discapito di un aspetto affacinate, propone
prezzi altissimi; la seconda posta invece lungo la strada
che costeggia la spiaggia, pur avendo un aspetto più tradizionale
con tavolini e sedie in legno, offre un menù con prezzi abbordabili
(insalata greca euro 2,90; tzatziki, 1,50; filetto di cernia,
pesce spada o tonno 8,70;pesce spada lla griglia 8,70; calamari
5,60).
La baia é molto carina e soprattutto tranquilla;
ci sono pochissime persone, molte delle quali sono gente del
luogo.
La spiaggia é di ciottoli piccoli, che continuano
sin dentro l'acqua e il mare é cristallino e calmo.
Essendo protetta dal promontorio, su cui
si erge il castello medievale di Feraklos, é riparata dal
vento, che é quasi completamente assente; e questa é forse
l'unica nota stonata del posto.
Restiamo tutta la giornata qui, in tranquillità
e quiete; solo alle 18.30, dopo aver sorseggiato un buon frape
in uno dei numerosi bar che si susseguono sulla strada che
costeggia l'intero perimetro della spiaggia, torniamo verso
Tolos.
La sera, come anticipato, abbiamo deciso
di seguire i consigli della nostra nuova "conoscente"
e raggiungiamo così Skala Kamirou, prendendo posto ad uno
dei tavolini di legno, posti sotto il pergolato, del "Ristorante
Macedonia".
L'accoglienza é calorosa e gentile e abbiamo
l'imbarazzo della scelta per decidere dove sederci, visto
che oltre a noi c'é solo un'altra coppia, che dopo capiremo
essere di italiani.
In un tavolo sulla sinistra invece siedono
i genitori della proprietaria che discutono, sorseggiando
"ouzo", con un'altra persona.
Chiedo il pesce e subito la signora mi dice
tutto quello che può offrirmi, facendomi scegliere direttamente
dal contenitore pieno di ghiaccio il pesce pescato la notte
precedente.
Ordiniamo quanto segue : polipo, calamari,
gamberetti di Simi, un fagri di mezzo chilo con delle melanzane
grigliate come contorno e una bottiglia di retzina di accompagnamento.
Mi chiede se il pesce lo voglio fritto o
grigliato; propendo per la seconda scelta. Chiaramente calamari
e gamberetti saranno fritti.
La signora ravviva la brace utilizzando
il fon e comincia a grigliare il polipo e il fagri.
La prima portata ad arrivare sono le melanzane,
che dopo essere state grigliate, vengono schiacciate e mescolate
con olio e aglio, in modo da costituire una sorta di salsa
molto saporita, ma difficilmente digeribile !
Quindi arrivano i calamari e i gamberetti
di Simi. Questi ultimi sono piccolissimi; grandi quanto la
falange del mignolo e si mangiano interamente. A discapito
della loro dimensione, però, sono saporitissimi ! Anche i
calamari sono ben fritti e tenerissimi.
Le porzioni sono abbondanti e davvero ben
cucinate.
Ancora qualche minuto e ci servono il polipo
e il pesce. Anche il polipo risulta tenero e il fagri, una
sorta di orata, ma di colore rosa, saporitissimo.
Al termine della cena siamo pieni e soddisfatti
e ancora di più dopo aver bevuto il café greco, fatto ad arte
e visto il conto : solo 42 euro in due !
Nei ristoranti poco distanti, un pasto del
genere ci sarebbe costato almeno 20 euro in più.
Contenti, riprendiamo il "bolide"
e facciamo rotta verso Kremastì, che raggiungiamo facilmente
seguendo la costa, subito dopo aver superato l'aeroporto.
La fiera é veramente animata; ci sono moltissime
persone e dobbiamo lasciare l'auto leggermente al di fuori
del centro del paese, nel cui parco, sono allestite le varie
bancarelle.
Girelliamo per la fiera per circa un'ora,
poi torniamo al nostro appartamento per consumare l'ultima
notte.
24 Agosto 2002 - Kalavarda e ritorno...
Ci alziamo con calma e come prima cosa ci
rechiamo al supermercato di Paradissi, per comperare qualche
prodotto tipico da portare a casa.
Poi dopo il consueto "kafedaki"
da "Xepi", torniamo in appartamento e cominciamo
a raccogliere e sistemare le nostre cose, quindi, verso le
10.30, decidiamo di andare a prendere l'ultimo sole della
nostra vacanza e siccome non abbiamo voglia di fare molti
chilometri torniamo a Kalavarda; in pratica finiamo da dove
avevamo cominciato...
La giornata fila via veloce e alle 16.30
facciamo ritorno in appartamento.
La preparazione dei bagagli é lunga, noiosa
e delicata, visto che devo stivare nello zaino, tutto quello
che ho comprato da portare a casa.
Una bella doccia e qualche ultimo ritocco
da perfezionista allo zaino e siamo pronti.
L'appuntamento in aeroporto é per le 20.20
e visto che abbiamo quasi due ore di margine, decidiamo di
andare a mangiarci un'ultima "gyros" da "Xepi"
a Paradissi !
La soddisfazione é totale ! Restiamo lì
sino alle 20.00, poi, mentre il giorno comincia a dissolversi
nell'oscurità della sera, ci dirigiamo al vicino aeroporto.
Lascio il "bolide" negli appositi
parcheggi riservati alle auto a noleggio e dato che la nostra
compagnia non ha un ufficio in loco e non c'é nessuno a ritirare
la macchina, lascio le chiavi sotto il tappetino, come mi
aveva spiegato di fare il ragazzo che me l'aveva consegnata
al nostro arrivo.
Tuttavia non sono convinto di questo metodo
e per stare tranquillo faccio un colpo di telefono alla compagnia;
mi risponde un gentile signore, che mi ribadisce di fare,
quanto ho appena fatto !
L'aereo parte in perfetto orario e il viaggio
é tranquillo e piacevole, visto che a differenza dell'andata,
ci danno la cena, che non é per niente male !
L'atterraggio a Milano, sancisce la fine
delle vacanze e d il ritorno alla normalità... E in effetti
non é per niente caldo !
Il ritiro bagagli é forse più lungo del
ritiro dell'auto... Il "pandino" ci aspetta e in
poco più di mezz'ora ritorniamo a casa.
Maurizio Fabbri
Se vuoi vedere tutte le foto di
questo viaggio, visita il mio sito internet NO PROFIT sui
viaggi :
mauri.fabbri@tin.it
- http://members.xoom.virgilio.it/mfwebsite
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