Il
giorno 2 di ottobre, protetti dai nostri angeli custodi di cui
ricorreva la festa, siamo partiti quasi in settanta da Ospitaletto,
accompagnati dal nostro parroco don Carlo, in pellegrinaggio
a Lourdes. Per me era la prima volta, ma c’era gente che ci
tornava per la terza, quarta e, persino, quinta volta. E dopo
aver fatto questa esperienza capisco anche il perché. Sono stati
tre giorni intensi di preghiera, liturgia, contemplazione, Chiesa.
È come se, ripercorrendo le tappe delle apparizioni e della
vita di Bernadette, fossimo tutti tornati a catechismo. E come
per Bernadette nostra catechista straordinaria è stata la Madonna.
Maria ci ha condotti per mano in un itinerario teso a riscoprire
le nostre radici spirituali e a ripercorrere le tappe della
nostra fede per poi poter continuare con forza e speranza il
cammino della nostra esistenza quotidiana. Ed ecco allora i
segni attraverso i quali la Madonna ci ha parlato: le folle:
immense di ogni lingua, popolo e nazione. Eravamo in quarantamila
in quei giorni a Lourdes. Mai come allora, soprattutto in occasione
della fiaccolata notturna, mi sono sentita parte del Corpo Mistico
di Cristo, una cellula di quel corpo, accanto ad altre migliaia
di cellule, tutte con lo stesso DNA. A Lourdes si vive tangibilmente
l’esperienza di appartenenza ad una Chiesa universale, viva
e palpitante. Tutti i figli di Dio dispersi si radunano in unità
ai piedi della Madonna, tenera madre di Gesù e nostra. Gli ammalati:
Lourdes è la città degli ammalati e la malattia è la vocazione
conclamata di Bernadette. Vengono in migliaia a Lourdes per
cercare la guarigione fisica ma, soprattutto, la guarigione
del cuore, il coraggio di ricominciare e la gioia di vivere.
A Lourdes ci ricordiamo che Gesù è venuto per i poveri e per
i sofferenti. È a loro che la buona novella è annunciata. L’acqua:
quella della roccia di Massabielle che scorre dalle fontane
e alimenta le piscine. Quell’acqua che è il segno di un’altra
acqua, quella che ci purifica, quella che sgorga dal fianco
trafitto in croce di Gesù, quella del nostro Battesimo. Mi sono
immersa anch’io in quell’acqua, dentro le piscine. Un’esperienza
forte, fisicamente e spiritualmente, emozionante. Ho rinnovato
il Battesimo, rivivendo coscientemente il rituale sacro. La
roccia: dove è apparsa la Madonna, dove il cielo, per intercessione
di Maria, ha toccato la terra. A Lourdes appoggiarsi sulla roccia
della apparizione è come appoggiarsi sulla spalla della nostra
roccia, Gesù, e dirgli: “credo, Signore, ma sono fragile. Ti
prego resta sempre con me. Aumenta la mia fede”. La luce: quella
del cero che Bernadette teneva in mano fino alla terza apparizione,
quella che illumina il grande piazzale durante la processione
della sera, quella che brilla nella notte davanti alla grotta,
quella delle piccole candele che accompagnano una preghiera
personale, quella dei grandi ceri, segno di ringraziamento dei
pellegrini. A Lourdes impariamo a tenere viva la speranza. La
luce ci ricorda che la morte ed il dolore non hanno mai l’ultima
parola, perché Gesù ha vinto la morte. Grazie Maria, nostra
tenera madre, perché ci hai offerto Gesù, la misericordia stessa,
la redenzione stessa. Grazie Maria, mia tenera madre, per avermi
chiamato a questo pellegrinaggio, parabola di fede e di speranza,
dell’attesa e del futuro contro la tentazione dell’attaccamento
al mio guscio, al mio privato, alle mie piccole cose, all’inerzia,
al possesso, all’egoismo. Grazie Maria, mia tenera madre, perché
attraverso questo pellegrinaggio sono risalita alle sorgenti
limpide della mia fede e della tradizione cristiana.
Paola
info@argante.com
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