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India: Il salto della speranza - Vanessa

ASIA . INDIA


DEDICO QUESTO SCRITTO AL MIO GRANDE E VERO AMORE ASIF.
Vanessa/Heena

PERDERSI SERVE PER RITROVARE QUALCOSA: FINALMENTE SONO A CASA!

In attesa dell’alba,
aspetto il sole sorgere.
L’anima è pronta,
il Cuore anche!
Un aereo vola lontano,
vola verso la verità…
il vero!
In attesa dell’alba.

Credere nei sogni: questo ho imparato da tanti discorsi con il mio amato ‘nonno’ – scrittore Pierre Levergeois e, una volta individuati questi sogni, fare di tutto, in Verità e nel sacrificio, per raggiungerli.

‘Dove c’è una volontà, c’è un cammino’, mi ha ripetuto fino alla nausea lui, quasi mi volesse fare un lavaggio mentale.

…e questo ho sempre fatto, con costanza, lacrime, sofferenza, sacrificio…

L’importante è seguire il cuore, quella che lui indica è la strada giusta da percorrere, anche se non sempre è facile vederla, sentirla e nemmeno individuarla.

Scrivere anche con il cuore e con i sentimenti, questo è il mio obiettivo con questo mio secondo diario, proseguimento tanto atteso e sognato del primo che riguardava il mio viaggio d’iniziazione di tre anni fa nella mia India. Parlerò e scriverò con l’anima in mano, in verità assoluta perché tutto ciò che ho vissuto possa restare per sempre e affinché l’AMORE vinca sempre su tutti gli altri sentimenti umani, affinché l’AMORE sia monito di speranza e motore della vita.

LOVE IS ENOUGHT: è una scritta che ho letto su un poster appeso alla parete di una stanza nella casa dei genitori di Asif ( chiamato da loro però Bobby).

Finalmente ho ritrovato me stessa e ora che sto scrivendo ho l’energia per poter vivere in felicità e serenità…scrivere è proprio la mia vita, mi rilassa, mi carica d’adrenalina che mi fa vivere qualitativamente una vita serena e vera, vera soprattutto.

Con l’avvento delle feste natalizie sono entrata, aimé, in un periodo molto buio e triste della mia vita, sarà stato perché con il mio amato Asif dal giorno di Pasqua 2002 è iniziato l’inizio di una presunta fine…non per colpa nostra ma esclusivamente per tranquillizzare i miei genitori. Mettendoci d’accordo siamo arrivati alla conclusione di allontanarci, io uscendo con altri uomini e lui con altre donne, perché cosi clandestinamente non potevamo più proseguire. Io il coraggio di farlo conoscere ai miei genitori l’ho avuto, ma non è servito assolutamente a nulla, almeno a breve termine. Per tutti i mesi successivi ci siamo sentiti sporadicamente, per il bisogno che inevitabilmente abbiamo entrambi, ma ci siamo visti sempre meno. Naturalmente poi, con l’inizio delle classiche feste che ti colpiscono al cuore, nei sentimenti, essendoci dei problemi di cuore, la forza di tenerli ben chiusi nel cassetto è venuta meno e tutta l’angoscia, la tristezza e la nostalgia sono venute a galla. Mi mancava tremendamente il mio amato Asif e da morire la mia India, avevo una voglia tremenda di tornarci, non potevo più posticipare, avevo gia aspettato fin troppo, usando l’intelligenza e la razionalità. Un periodo veramente, come torno a ripetere, privo completamente di energie positive, non avevo più forza, ne mentale, ne fisica. Sarà anche perché dal novembre 2002 non facevo più l’amore ed essendo io dell’ariete(come ascendente), ho un bisogno vitale fisico incredibile…Però non volevo fare nulla, era una mia scelta, assolutamente nulla, nella verità del mio viaggio in India, dell’importanza che io facevo corrispondere a questo, per la mia anima, il mio cuore e per l’amore – rispetto che avevo per Asif e per te, M.D., che sapevo bene che dall’alto mi osservavi e mi controllavi.

Terribile…anche la mia amica Daniela si era accorta di questo mio stato negativo d’essere, perché non riuscivo più a fare la ‘buffona’ e, sinceramente, in qualsiasi luogo mi trovavo mi sentivo a disagio, fuori dal mondo, tutto mi sembrava inutile: ridere, scherzare,…

Dovevo tornare in India…a qualsiasi costo! Il destino poi mi ha fatto incontrare Monica, che è stata la mia unica Luce in questi mesi d’attesa interminabile…mi sarebbe piaciuto addormentarmi e risvegliarmi gia in India. E’ stata colei che mi ha dato la forza di crederci e di tenere duro.

Per tutto questo tempo, era l’unico interlocutore che avevo e M.D. ti ringrazio tanto per avermela fatta incontrare proprio in questo preciso momento anche se so che era gia tutto calcolato e scritto. Presumo quindi che la sua funzione fosse stata solo questa perché poi il destino non ci ha mai fatto incontrare, né in India, né in Italia.

Stavo scrivendo…cari lettori…o posteri…o non so chi!!! …mi sarebbe piaciuto risvegliarmi gia in India poiché non avevo assolutamente voglia di far fronte a innumerevoli ed infinite difficoltà nella mia famiglia…già, mi sono scordata di accennare, a grandi linee, la situazione famigliare…una meraviglia!!! Il papà per circa due mesi non ha più parlato ne a me, ne a mia mamma poiché assolutamente non voleva che partissi per l’India. Sarà perché un paese lontano, sarà per i pregiudizi relativi e connessi, sarà per la paura che ci andassi con Asif, sarà per il ruolo che doveva comunque mantenere all’interno del quadro famigliare, fatto sta che mi ha fatto impazzire per tutto sto tempo! Un silenzio abissale, tranne ogni tanto che si risvegliava e focalizzava l’attenzione esclusivamente contro la mamma, dicendo che la colpa di tutta la situazione era esclusivamente sua, in quanto mamma, appunto. Incredibile…li avevo entrambi contro ed assolutamente non si riusciva a fare un discorso serio e razionale, senza dover per forza urlare e fare la voce grossa. Che periodo…ero contrastata continuamente…da una parte mi spiaceva per la mamma, vittima ingiusta, dall’altra per il papà, perché capivo bene i suoi timori e preoccupazioni, dall’altra mi spiaceva per i continui litigi tra loro…ma, nonostante queste mie consapevolezze, non ho cambiato idea e non mi sono spostata di un centimetro rispetto a ciò che sentivo continuamente, in ogni istante, provenire dal mio cuore. Non potevo più tornare indietro, non potevo cambiare idea,…dovevo proseguire per la mia strada e per ciò che sentivo dentro che era giusto fare. Ho cercato di ascoltare tanto il mio profondo, tutte le notti, i giorni,…e le risposte erano sempre le medesime…ora o mai più…carpe diem. E’ stato uno dei periodi più difficili e duri della mia vita ( oltre l’anno mitico ed indimenticabile del 1995!), veramente al limite della sopportazione umana, ma, con grande coraggio, umiltà, forza e grinta, sono riuscita ad affrontarlo e a viverlo.

Non mi restava altro che viverlo, non potevo fare altro che quello, evitarlo o posticiparlo sarebbe stato più facile ma assolutamente inutile e negativo e poi avrei vissuti di rimpianti e di rimorsi che mi avrebbero tormentato per tutto il resto della mia vita!

Giorni, ore, minuti…il tempo è trascorso, tra mille preparativi, e.mail, pagamenti, telefonate e, dopo l’ultima arrabbiatura celestiale del mio babbo (sempre diretta alla mamma!), il giorno della partenza è giunto: 19 febbraio 2003!!!

Asif era partito il giorno prima, non era destino che facessimo il volo insieme ma che ci vedessimo nell’amata terra indiana.

…E proprio la sera prima di partire mi manda un messaggio la mia ex.collega dicendomi che il signor CAUZZO era morto…cosa??? Ho cominciato a piangere ( considerata anche la terribile tensione e stress che stavo vivendo !) e non mi sono più fermata…fino a quando ho ricevuto smentita…cioè ero stata io ad aver inteso una persona per un’altra…MIIIIIII!!!!!…ma proprio quella sera??? Del resto mi è servita per eliminare con il pianto un pò di tensione e frustrazione.

Come dicevo…scrivevo…il giorno fatidico era giunto…dovevo incontrarmi con Asif e poi con Monica e poi…assolutamente non sapevo cosa avrei fatto, con chi sarei stata e chi avrei conosciuto. Come potevo cascare dall’aereo, come potevo prendermi un’infezione ( che tra l’altro dopo circa una settimana che ero rientrata in Italia, prontamente si è scatenata con focolaio in Cina, una specie di influenza atipica, come è definita dai medici, che ha fatto e sta facendo migliaia di vittime, al Sars!!!), come…poteva essere l’ultima volta che vedevo la mia nazione d’origine…comunque…non volevo pensarci ed infatti o fatto di tutto per concentrarmi su altre questioni ben più prettamente legate alla mia esperienza tanto sognata e che era giunta la stagione giusta nella mia vita per riviverla  più apertamente, grazie M.D.

Quante sere osservavo la luna e speravo che fosse quella indiana, quanti giorni osservavo gli aerei e sognavo di esserci sopra con destinazione India, quante volte, guardandomi allo specchio e parlando con te, mi facevo forza, attraverso la mia immagine riflessa ed alle volte, con delle timide lacrime agli occhi. Ora finalmente avevi deciso che il momento era giunto, era giunto…

Mattina del 19 febbraio 2003, sveglia alle 4.00 della mattina. Avevo noleggiato un taxi. Considerata la tensione famigliare, l’indipendenza era l’unico modo per giungere all’aeroporto Malpensa di Milano, dove, alle 8.00 circa il volo per Vienna sarebbe partito.

Una forza interiore ed una determinazione incredibili. Naturalmente ho salutato la mamma, alla quale, per non farla preoccupare, avevo detto che stavo partendo per le Tenerife ed ho salutato il mio babbo con un: ‘Ciao papi’. Di lacrime non me ne sono scese poiché stavo seguendo la strada del cuore percui ero tranquilla con la mia anima, serena e positiva.

Mai…e ripeto mai, mi sono sentita sola…la solitudine è un concetto che non mi appartiene e spero che non mi apparterà mai…ritengo di riuscire a non viverlo come sentimento poiché ho la scrittura che mi salva…è come se parlassi con mia sorella, con me stessa riflessa allo specchio, della quale mi fido ciecamente e con la quale posso confidarmi totalmente con l’anima aperta ed il cuore sincero. L’unico modo per sentirsi veramente vivi è quello di avere la certezza di lasciare qualcosa d’infinito, di indelebile che resterà anche alla mia morte e, grazie al M.D., nella passione per la scrittura ho trovato questo senso di unicità ed eternità che mi appaga totalmente e mi fa capire che sto vivendo per qualcosa di importante e profondo, perché con la mia scrittura un giorno, forse, chissà, qualcuno dei miei lettori, potrà piangere, sognare, trovare la forza o il coraggio di prendere una decisione piuttosto che un’altra, ridere o semplicemente solo vivere felicemente delle ore in compagnia dei miei scritti.

Del resto, uno dei miei inizi è proprio avvenuto nella stessa maniera. Mi ricordo che avevo all’incirca 15 anni e mi ritrovavo nel magazzino di una libreria…all’improvviso nelle mie mani è arrivato un libro…attenzione…non l’ho preso io…è stato lui a scegliere me…Margherite Duras, la mia amata musa e la sua storia intitolata ‘L’amante’…è da li che, tutti i pomeriggi, sognavo, sognavo…ed ho cominciato a scrivere le mie esperienze tanto vere e tanto belle, tanto forti e tanto indimenticabili. Lei amava, era pazza per la sua scrittura, o meglio la scrittura era la sua vita e per me vale lo stesso, è la stessa passione, è la stessa incredibile droga che ho nelle vene e nel mio sangue. Scrivere per me è adrenalina pura…e forse, dico forse,…ma chi lo sa…anzi, ne sono certa, morirò scrivendo, come ha fatto lei…va beh…basta…altrimenti mi rattristo, intanto il concetto l’ho chiarito bene.

Stavo scrivendo…mannaggia ho perso il filo del discorso…arrivata all’aeroporto mi accordo con l’autista che mi venga a prendere il 3 marzo…ah…non mi soffermo sul costo andata e ritorno, perché io stessa se ci ripenso, sto male!!!

Bene…eccomi all’aeroporto…mi affretto con razionalità, a portare a termine tutte le incombenze burocratiche ed…eccomi seduta su un seggiolino in attesa del volo per Vienna…aspetto…o meglio sogno…in questi momenti non si riesce a capire bene o meglio a distinguere il sogno dalla realtà, non capivo se stavo sognando o se stavo vivendo che cosa d’altro…l’unica cosa di cui avevo certezza è che stavo facendo la cosa giusta e dentro , nel cuore, ero fortemente soddisfatta, rilassata, sapevo che mi stavo recando verso la mia casa e la mia vera felicità, percui  ero tremendamente appagata, come dopo un orgasmo, ecco, la situazione è la stessa. Giunto il momento del boarding, saluto con lo spirito la mia Italia, ringraziandola degli splendidi ed unici genitori che mi ha regalato. In realtà ho scritto le mie prime impressioni in un diario che la mia Simona mi ha regalato (sapendo forse che l’avrei utilizzato per qualcosa di molto importante) ma, non voglio scrivere qua quello che ho scritto li, come ho fatto nel mio primo viaggio in India. Qua voglio esclusivamente scrivere a getto continuo ciò che mi ricordo, i miei pensieri, le mie voglie e desideri. Ecco…un fatto che ricordo molto bene è la nebbia nella quale siamo incappati prima di fare scalo a Vienna. Sinceramente è stata la prima volta in cui mi ritrovo in un muro grigio senza uscita…mi sono domandata come facciano i piloti ad avere orientamento, come fanno a sapere dove devono andare? E’ istinto? Comunque è una strana sensazione non vedere nulla…assolutamente nulla…sono comunque giunta a Vienna e correndo sono andata al gate che mi permetteva d' imbarcami per Delhi…eravamo in un ritardo tremendo e non avevo nemmeno la certezza di riuscire a prendere l’aereo…corri, corri,…invece vedo, da lontano, una lunghissima fila di…indiani…erano quasi tutti indiani…che aspettavano di imbarcarsi…ero salva…ma… poi…grazie a …non so bene cosa…dopo alcune informazioni chieste ad un gentile ragazzo, invece di dover fare la coda per l’’economy’, lui mi ha fatto passare nella ‘business’ con un: ‘la signora è ok’ ed una strizzatina d’occhio…che carino…l’ho ringraziato tanto e mi sono diretta verso l’aereo…solo dopo, però, aver dato alcune informazioni inerenti la tastierina numerica del cellulare ad un giovane americano che parlava francese. Sinceramente ancora adesso non so che cosa avesse bisogno…ma comunque spero di averlo aiutato.

…finalmente sull’aereo…stavo cercando di ricordare chi avevo vicino, ma aimè non me lo ricordo…beh…pas des problemès…aereo super affollato, servizio austriaco gradevole, ho dormito, mangiato, sognato, guardato i films indiani e andata alla toilette. Decisamente undici ore di volo su un aereo ti fanno proprio capire come, nella sostanza, è composta la vita: mangiare, andare al gabinetto, dormire. Tutto qua…il resto solo contorno, esclusivamente, contorno.

Mi ricordo un momento preciso in cui, stremata, ho guardato l’orologio e mi sono detta: ‘Mancano ancora due ore…come farò a trascorrere questo tempo?’…e poi…tutto è venuto da se…ho guardato fuori dal finestrino e ho visto LE LUCI…M.D….le mie luci, quanto le ho sognate…ora finalmente ero li…e…all’improvviso…LA LUNA…e che luna!!! Grossa, tonda, gialla…che splendore…quasi mi desse il benvenuto nella mia India…quanti pianti ha visto, quanta forza mi ha dato…lei rappresentava l’insieme di tutte le lune che in Italia avevo osservato, sognando. Grazie luna mia…

Eccomi…dopo aver sognato, sognato ed essere volata sulla luna, per toccarla…ho ripreso la mia razionalità e la mia forza concreta per prepararmi all’espletamento degli obblighi burocratici che mi attendevano.  Scendo dall’aereo…attendo il bagaglio, consegno il passaporto e la carta di disimbarco…e …in lontananza vedo molti indiani che attendono i passeggeri, turisti, parenti…sto per attraversare il corridoio, con la sensazione di essere una star…e…mannaggia…il solito indiano mi ferma perché non ho compilato una parte d’obbligo per il disimbarco…mannaggia…ecco…la mia idea della star…svanita nel nulla, dovevo ricollegare il cervello e…compilare quel maledetto foglietto…appoggia la valigia, lo zainetto, cerca la penna…miiii…prendi il passaporto…

ed intanto il mio Asif era fuori, fra la folla…che mi aspettava…per mesi non ci siamo più sentiti…ma nonostante questo io sapevo che lui era li ad aspettarmi, è una certezza che avevo nel cuore e nei sensi…qualcun altro, dal fuori, potrebbe considerarmi una pazza , fare migliaia di chilometri…e se poi lui non c’è? Ma…non ho mai avuto dubbi…sapevo che lui c’era…fra noi non servono le parole, tante parole o gli accordi continui…le nostre parole e i nostri discorsi sono solo con il cuore…ci bastano quelli per capirci…interroghiamo i nostri cuori ed abbiamo le risposte reciproche.

Esco…finalmente attraverso il lungo corridoio…dopo l’ok del guardiano…e…sono tutti uguali…impossibile… proseguo, con i miei bagagli, non so bene per dove e verso quale direzione, anche li, stavo seguendo l’istinto…fino a quando…sento una voce…CHICCA!!!…ecco il mio cuore che mi stava chiamando…lo sentivo bene…una luce si è aperta e ha creato una strada luminosa. Intorno tutto buio, in mezzo la luce…ho seguito la via e…ecco il mio amore, il mio cuore, la mia casa, la mia eternità.

Finalmente ero giunta nella mia casa….finalmente! Ecco la gente indiana, i profumi indiani, l’atmosfera indiana che tanto avevo immaginato, sognato ed ora…era tutta mia.

Con Asif c’era anche un suo amico, Rajkumar. Naturalmente con il pacchetto della Mistral avevo incluso due notti d’albergo ed il trasporto con auto dall’aeroporto all’albergo. Naturalmente però Asif mi ha sconvolto i piani, poiché assolutamente il giorno dopo dovevamo partire per Khajuraho, percui una sola notte in hotel e manco il trasporto sulla car noleggiata, poiché c’era l’autista di Rajkumar che ci avrebbe accompagnati a destinazione. Dopo che Asif ha parlato con il Mr. che mi era venuto a prendere ed aver chiarito tutta la situazione, io ero tranquilla…ma…comunque non proprio perché all’improvviso mi sono ricordata dell’impegno preso con Monica, che avrei dovuto incontrare davanti allo stesso aeroporto due giorni dopo. Mannaggia…come fare per avvisarla? Lei non aveva il cellulare, solo l’e.mail ma io non sapevo lo stesso come avvisarla. Io ed Asif ci abbiamo pensato molto ma assolutamente non potevamo fare nulla se non scriverle una posta elettronica quando però saremmo riusciti a trovare un internet cafè.

Va beh…io non potevo restare sola a Delhi per aspettare lei ed assolutamente Asif doveva partire per Khajuraho perché lo stavano aspettando tutti i suoi parenti per il matrimonio di suo fratello a Mahoba.

A proposito di questo fatto, è strano come proprio quando tu M.D. hai voluto che tornassi in India, mi hai dato l’opportunità di assistere al matrimonio del fratello di Asif. Tante altre volte volevo tornare in India, ma per un motivo o per un altro, il matrimonio non si poteva celebrare e invece quest’anno…beh…so bene che non è una coincidenza ma esattamente un tuo volere ben preciso e scritto (e di questo ti ringrazio infinitamente!).

Comunque…siamo saliti tutti in auto e, dopo circa mezz’ora, siamo arrivati in albergo. Che pessimo albergo, privo di gusto e di estetica interessante ed, inoltre, troppo lontano dal centro di Delhi. L’ultima volta che avevo visto Asif era stato a dicembre del 2002 ed ora finalmente potevo riabbracciarlo, parlarci insieme e tornarci ancora a volere bene, un bene profondo e vero. Abbiamo parecchio parlato e, nonostante la stanchezza incredibile che avevo e che aveva anche lui, infatti lui era arrivato il giorno prima a Delhi, ci siamo addormentati tardissimo. Presumo che abbiamo dormito circa un’ora ed alle 7.00 ci siamo svegliati. Il mio abbigliamento per il momento era ancora occidentale ma mi sarei calata in Heena molto presto. Sempre con l’autista di Rajkumar ci siamo diretti verso un altro aeroporto di Delhi, che effettua voli interni e abbiamo preso la coincidenza che ci avrebbe portato a Khajuraho…si, proprio a Khajuraho! Per pagare meno il mio biglietto Asif mi ha trasformato l’identità con una nuova: Khan Vanasia e infatti, successivamente tutti mi chiamarono in tal maniera.

 Devo dire che rispetto al primo viaggio, assolutamente l’atmosfera, la visione, ciò che percepivo erano completamente diverse, sarà perché ero l’unica italiana in mezzo a tutti indiani, o non so cosa…comunque, l’unica certezza che ho, è che stavo incredibilmente bene ed ero veramente e finalmente felice, dopo mesi bui e difficilissimi, al limite, credetemi, della sopportazione umana e della mia salute psicologica e anche fisica!

La mia grande forza interiore però mi ha aiutato sempre e solo la visione degli occhi di Asif, mi facevano dimenticare tutta la sofferenza atroce trascorsa. Stavo bene, ora stavo finalmente bene.

Essere sull’aereo con Asif…quante volte avevamo sognato questo momento…quante volte…il destino aveva deciso che non potevamo farlo insieme dall’Italia, ma ugualmente siamo riusciti a volare insieme sulle nuvole, mano nella mano ( è un’espressione assolutamente metaforica, perché non ci era permesso né di toccarci, né di baciarci, né effusioni strane da innamorati), comunque eravamo insieme nel cielo, nel paradiso che apparteneva solo a noi due.

Avendo lui lavorato alcuni anni per la ‘Indianairlines ‘ conosceva parecchie persone, tra cui, un ragazzo sick che faceva lo stuart che era …incredibilmente sexy…un viso, un sorriso, degli occhi…che sprizzavamo ovunque l’amore. Vedevo che anche lui, in maniera non eccessiva, nel rispetto di Asif, mi guardava e mi scrutava…eh…eh…eh…all’improvviso dal finestrino ho visto dall’alto i templi erotici , che bellissimo spettacolo, e da li ho capito che eravamo quasi giunti a destinazione. Tre anni fa avevo percorso lo stesso tragitto ma …l’avevo vissuto con occhi differenti. Una volta arrivati…i ricordi si sono fatti più nitidi e il rivedere il luogo dove avevo incontrato per la prima volta il mio Cicci, mi ha creato delle forti emozioni, era tutto uguale…che strana la vita! Asif ha cominciato a salutare molti suoi amici e io mi stavo gustando quei momenti unici.

Sono trascorsi alcuni mesi da quando sono tornata, ma in qualsiasi momento mi trovo o in qualsiasi luogo sono, alla mente mi tornano sempre persone, scene, visioni indiane…è talmente forte il legame che mi unisce all’India e a tutto quello che la compone, che resterà con me fino alla mia morte, indipendentemente dalle scelte di vita che farò e da dove andrò a vivere. In Italia mi ritrovo circondata dall’India, nella musica, nei vestiti, nei gioielli, nelle fotografie, nei miei scritti, nei miei continui pensieri e riferimenti…non so se devo considerarla preoccupante questa situazione o no, del resto comunque ormai ci sono dentro tutta, in tutti i sensi, percui era destino cosi e sono arrivata alla conclusione che l’unico modo per non soffrire più è quello di accettarlo e basta, senza domandarmi più nulla. Alcune risposte sono riuscita a trovarle, con il tempo e la meditazione, altre no, ma non voglio più nemmeno cercarle, intanto so che verranno da se con il maturare delle stagioni e quando la luna sarà arrivata nella giusta posizione nel cielo. Aspetto…come sempre mi ha detto Asif…stiamo aspettando che Dio ci dia dei segni per sapere quale sarà il nostro destino, se insieme o se ognuno per la sua strada. Basta però pensare, basta! E’ una sofferenza atroce per entrambi e, dopo quasi 4 anni, veramente non è più sopportabile una situazione cosi, viviamo in completa libertà e nel rispetto reciproco, poi, al momento giusto, quel che sarà, sarà. Io comunque sono certa che l’amore vincerà su tutto: sul sesso, sui problemi pratici della vita ed addirittura sulla morte, ne sono certa, ci credo e ci crederò per Sempre. E’ l’unico modo in cui voglio vivere e posso vivere e nulla al mondo mi farà cambiare idea: nessuno e niente.

Perbacco…mi sono dilungata parecchio, ma ci tenevo molto a questa riflessione, cosi, chissà, se un giorno questo mio scritto sincero verrà letto dalla mia tanto sognata Soraya( figlia di Asif), cara piccola mia, riuscirai a capire quanto amo il tuo papà e quanto lo amerò per Sempre. I sacrifici che sto facendo e che sta facendo anche lui, sono anche per riuscire a darti, un giorno, se il M.D. lo vorrà, la gioia di essere venuta su questa terra solo per un atto unico ed eterno di vero Amore , che ti darà la forza di vivere forte e felice per tutti i tuoi giorni. Sacrifici anche per donarti una vita culturalmente felice e piena di soddisfazioni. Io sto vivendo per fare il grande salto di livello sociale della generazione in cui sono nata (oltre ad averne fatti molti altri per la poesia, il mio modo di essere e di vivere, il book. Fotografico,…) e tu farai lo stesso, secondo il tempo in cui vivrai e ciò che avrai nel cuore. Ti voglio bene, sei sempre nei miei sogni e, chissà, forse un giorno ci conosceremo. Avrei tanta voglia di cercare di metterti al mondo ora ma devo aspettare il momento giunto…proprio per il tuo bene!

Dopo i vari saluti ad amici e conoscenti vari che Asif da parecchi mesi non vedeva più, ci siamo diretti verso un albergo chiamato Siddharta. Ah… dimenticavo che quel primo tragitto in auto, sull’auto di Asif, una Maruti bianca, l’ho fatto con alla guida Shakil…e si…proprio Shakil, il cugino di Asif. E’ stato incredibile, veramente, vederlo dopo averne sentito parlare tanto al telefono ed averci io stessa discusso qualche volta…che emozione incredibile…Shakil Khan. Che nostalgia, proprio ora che lo sto ricordando. Appena visto, dimenticandomi ancora che ero ormai giunta in India, l’ho salutato , o meglio ho cercato di salutarlo con i due nostri classici baci sulle guance, ma lui, giustamente, per rispetto nei confronti del suo caro amico-cugino Asif, si è allontanato da me. In seguito, poi, in auto, gli ho domandato le mie scuse per il mio gesto non rispettoso, ma lui ha risposto con un ‘ no problem’, sapendo bene che in Italia le usanze sono queste.

Che atmosfera incredibile…faceva caldo, un caldo secco e non umido nel quale riuscivo a percepire delle sensazioni e delle emozioni fortissime ed incredibili. Mi pareva che il calore entrasse ed uscisse dal mio cuore e questo finisse in un orgasmo di piacere che coinvolgeva tutti i sensi. Che paesaggi magnifici, i bambini, le lunghe strade sterrate, gli animali, un sogno finalmente trasformato in realtà…NOTHING IS IMPOSSIBLE IN THIS WORLD…questo ho imparato dall’India, dalla sua gente, dalla nostalgia e dalla lunga ed eterna sofferenza che avrò per questo paese unico. Ringrazio te M.D. per avermelo fatto conoscere ed amare per sempre.

L’albergo Siddharta era di proprietà di uno zio di Asif, che tra l’altro ho conosciuto, pranzandoci insieme dopo qualche giorno. Un Khan pure lui, mussulmano pure lui, che aveva una relazione anni fa con una ragazza svizzera. Molto gentilmente mi ha regalato una statua rappresentante una donna indiana, vestita con sari, in atteggiamento di danza.

Praticamente comunque da quanto ho capito lo zio possiede parecchie attività li in Khajuraho: l’office turistico, alberghi,…

Dopo aver sistemato i miei bagagli in una stanza molto spartana ma confortevole, l’esigenza fisica mi ha portato in bagno…perbacco che sorpresa!!! Esisteva solo il lavabo, al posto della doccia c’era un gran cumulo di terra…va beh…nessun problema…del resto. Asif era presissimo nell’andare a sistemare sue faccende personali e lavorative, percui io dopo avergli manifestato la felicità che avrei avuto ad andare a farmi un bel massaggio, lui mi ha accontentato. Massaggio…è dire poco, molto poco…massaggio ayurvedico, in un centro specializzato proprio li a Khajuraho…ora…descriverlo a parole non è facile…assolutamente no!…posso però provare a farlo…

Apro solo una piccola parentesi, per chiuderla fra non molto. Devo ringraziare il M.D. per la grande fortuna e dono che mi ha dato per la mia visione della vita legata strettamente alla mia scrittura…oggi non stavo molto bene emotivamente, mi mancava dell’energia, ma, appena ho cominciato a scrivere, a battere sui tasti…sono stata meglio…la vita, come tu M.D. sai molto bene, è parecchio difficile e ci sono dei momenti in cui veramente non so che strada prendere e che vie seguire…poi però, scrivendo, ritrovo me stessa e la forza e la grinta che mi contraddistinguono. Sai quante lotte ho dovuto sopportare, quanti pianti, quante sofferenze, resta il fatto che con le mie parole, sono sempre riuscita ad uscirne vittoriosa e forte sempre di più. Ho la fortuna di avere un punto di riferimento rappresentato proprio dalla mia scrittura che mi porta a vivere e a vedere il mondo e la quotidianità in modo molto speciale e particolare. Mi sono dilungata abbastanza, ma ci tenevo ai ringraziamenti.

Torniamo al massaggio. Una stanza, due donne: una per il lato destro, una per il lato sinistro. Un grosso tavolo cosparso completamente di olio. Essenze varie, indimenticabili. Io nuda, solo una specie di fazzoletto che mi copriva Shanti e basta. Il paradiso è durato per ben quasi due ore….da sogno. Massaggi ovunque: braccia, gambe, glutei, piedi, ventre,…una cosa incredibile, veramente. Pareva di nuotare fra questo olio e le essenze che esso emanava. Le donne assolutamente non parlavano, tranne due o tre parole ogni tanto. Prima davanti, poi dietro…che emozione, altro che il massaggio che mi ha fatto la signora esperta quest’estate a Gran Canaria, tutto un altro effetto, tutta un’altra emozione. L’India è unica in tutto, veramente in tutto. Al termine del super massaggio sono stata portata in una stanza dove c’era una specie di scatola nella quale mi sono seduta. C’era vapore ovunque ed io avevo fuori solo la testa. Una mezz’oretta di lussuria e a fare la doccia per togliermi tutto l’olio. Un massaggio cosi, comunque, lascia il segno, per molto tempo, molto.

Al termine sono uscita e c’erano Shakil ed Asif che mi stavano aspettando con la mitica Maruti bianca. C’era una temperatura bellissima e si stava di un bene, che non so descriverlo perfettamente. Stavo bene, non un mal di testa, un mal di pancia, un mal di qualcosa…niente…stavo proprio bene. Rientrati in albergo abbiamo cenato (tra le altre pietanze una zuppetta di verdure buonissima) e siamo partiti per Mahoba. Che emozione…finalmente potevo incontrare tutti i parenti di Asif e vedere i luoghi dove lui era nato ed era cresciuto. Stavo forse sognando?  Il solito discorso del sogno-realtà e della realtà-sogno: in alcuni momenti della vita proprio non si riesce a capire e a coglierne la differenza. Era tutto buio, completamente. Per le strade assolutamente non vi erano né lampioni, ne indicazioni stradali, né, ovviamente, tanto meno, strade asfaltate. Buche ovunque…massimo in India un’auto può avere la Vita di un anno, non di più, è praticamente impossibile che riesca a salvarsi per più tempo. Uno stress, per chi guida( e anche per i passeggeri! ) non indifferente…cercare di evitare le buche è praticamente impossibile, perché ce se sono ovunque: un campo minato. Più di una volta, infatti, mentre cercavo di bere, mi è andata acqua dappertutto…la mia acqua arancione, per la presenza di multi-super vitamine italiane! Non so esattamente quanto sia durato il viaggio…Tenete conto che da quando sono partita da Khajuraho, ho eliminato la visione occidentale presente in me del tempo classico, percui tutto ciò che scriverò e narrerò non avrà dei riferimenti cronologici, perchè assolutamente ero fuori completamente dal tempo, dall’orario e dagli schemi.

Durante il percorso, una cosa che mi ha colpito parecchio è stata la presenza ai margini delle strade di donne che, dopo aver lavorato per tutto il giorno nei campi, si riposavano, chiacchierando, in una posizione come se dovessero fare i loro bisogni. Tante donne ….che modo strano per rilassarsi. Ancora oggi ogni tanto ci penso e mi viene da ridere…

All’improvviso Asif si ferma, è da un po gia che girovaghiamo in un paesino, ma con il buio non riesco a vedere e soprattutto a capire…niente!

‘Siamo arrivati’, dice Asif…non so che cosa ho provato a sentire quelle sue parole…fatto sta che da quel momento ha veramente avuto inizio la mia esperienza indiana, come HEENA.  Scendiamo, entriamo in una casa…Asif mi dice di andare…ed io mi butto, letteralmente mi butto, in mezzo ad una folla di donne indiane che cantavano e ballavano. Appena mi hanno vista hanno cominciato a guardarmi come se fossi un’ extra.terrestre e poi mi hanno fatto segno di sedermi con loro. L’ho fatto ed è stato una full.immersion totale di emozioni e sensazioni. Praticamente, comunque, non ci capivo più nulla. Nessuno parlava inglese, se non i bambini e i giovani. Non parlandolo però spesso, all’inizio ho avuto delle difficoltà a capire e farmi capire. Tutti ridevano e cantavano canzoni stranissime. Tutte donne…solo donne… gli uomini si trovavano in un’altra stanza a ridere, scherzare con il futuro marito. Ogni tanto Asif passava per vedere se stavo bene e per controllare la situazione. Avrei voluto guardarmi in giro, capire, comprendere ma era tutto talmente nuovo, coinvolgente e sconvolgente allo stesso tempo, che non riuscivo a focalizzare nulla ed allo stesso momento riuscivo a focalizzare tutto. Insomma…una gran confusione…i festeggiamenti proseguivano per tutta la notte, ma Asif ha avuto il buon senso di farmi andare a riposare alcune ore. Per rispetto non potevo restare a casa loro, percui sono andata a dormire in un alberghetto. Non vi dico…non vi dico…la stanza…

a ripensarci ora mi sembra incredibile che io sia riuscita a vivere simili esperienze, invece poi analizzando bene il tutto, sono consapevole ormai di essere molto flessibile e di avere la capacità e l’intelligenza di vivere ogni tipo di luogo, in ogni momento. Ormai mi conosco molto bene ed avendo parecchia esperienza alle spalle, essendo sensibile all’inizio accuso i colpi, ma poi essendo molto forte, riesco a trovare l’energia per affrontare tutto.

Ero rimasta alla descrizione della stanza. Praticamente l’unica certezza che avevo era la porta chiusa a chiave, per il resto…nulla. Non c’erano finestre ed entrava aria dappertutto. Il problema in se, comunque, non era l’aria ma i strani lamenti che sentivo provenire dall’esterno. Erano scimmie? Vari uccelli tropicali? Resta il fatto che ho dormito molto poco e quasi sempre con la luce accesa…sentite un po…per vedere meglio…i ragni…che sbucavano da ogni angolo…e non erano ragnetti, ma bei ragnoni con delle zampone belle lunghe e pelose. Fortunatamente però avevo il mio diario che mi faceva compagnia e sul quale mi sono addormentata per un paio di orette, almeno credo! Incredibile, in una stanza indescrivibile, da sola, con la luce accesa, con il mio diario e tutte le finestre aperte. Da sola, in un alberghetto situato in un paesino non so bene di quale zona esattamente dell’India. Che pazzia, che pazzia,…ma io sono cosi, pazza di natura. O meglio, un po anomala ed alla ricerca continuamente di forti emozioni con le quali riuscire a sentirmi veramente viva. Sinceramente non so nemmeno io quanto ho dormito…so solo che l’ho fatto tutta la notte con la luce accesa e ad un certo punto, non sapendo esattamente che ore fossero poiché l’orologio del cellulare me ne indicava una e quello mio un’altra, ho deciso di svegliarmi completamente, vestirmi ed aspettare cosi Asif e Shakil sopra il letto.

Che emozioni e sensazioni incredibili…poteva capitare qualsiasi cosa di me, in teoria Asif poteva non venirmi a prendere ed io…e di me che ne sarebbe stato? In se, a livello quantitativo, da quando ci conosciamo, non ho mai visto Asif per molto tempo…avrebbe potuto anche farmi degli scherzi…ma in me, nel mio profondo avevo delle certezze assolute, sapevo e sentivo che non mi avrebbe mai abbandonato. E’ la stessa certezza che ho avuto e che mi ha spinto a raggiungerlo a Delhi da sola in aereo…la stessa…sono sentimenti profondi che sono dentro il sangue, dentro il cuore e che ti danno la forza di superare ogni ostacolo e difficoltà….

Ad un certo momento…ho sentito bussare…’Chicca’…era la sua voce…ed eccomi a dire addio alla mia camera indiana. Dopo essere saliti sulla Maruti bianca, siamo andati per il paese a vedere come si svolgeva la vita quotidiana. Tra qualsiasi tipo di animale e tipo di escremento ho visto in faccia la realtà. Successivamente ci siamo diretti verso la casa della nonna di Asif…signora che avevo gia visto in foto. Ricordo tutto alla perfezione, come se fossi li. Mangiavo sempre tanta frutta e bevevo sempre tanto the…banane, mandarini, uva…

Sinceramente non riesco a ricordare la cronologia esatta di ciò che è avvenuto nei giorni successivi, questo perché da quel momento in poi mi sono addentrata completamente nella vita indiana percui essendo per me una novità ero talmente presa da ciò che stavo vivendo che assolutamente razionalmente non riuscivo a seguire l’ordine del tempo in maniera occidentale.

Mi ricordo che entravo ed uscivo dalla casa di Asif, parlavo o meglio, cercavo di parlare in inglese con i più giovani che andavano a scuola e andavo a gesti con i più anziani. C’era un via vai di parenti continuo, ormai la festa riguardante il matrimonio aveva preso inizio. C’era chi stava in cucina, chi nel ‘soggiorno’ colmo di lenzuola messe per terra per dormire la notte, chi nel terrazzo sopra la casa. Proprio quest’ultimo era il mio luogo di rifugio. Era completamente sotto il sole ed era un posto tranquillo dove riuscivo a starmene per conto mio a riflettere e a scrivere un po. Tutt’intorno c’erano le altre case e alcuni massi di pietra che parevano delle montagne…gia…delle montagne cosi definite dalla mia cara Maya. Maya è una bambina di circa 7 anni con la quale subito sono entrata in sintonia. Appena l’ho vista ballare la prima sera mi ha colpito. Gli occhi, il sorriso, il carattere… Anche a lei sono piaciuta subito e per parecchi giorni siamo state spesso insieme, appena potevamo. Cara Maya. Lei infatti considerava quell’ammasso di sassi una grande montagna, per la visione sua della realtà. Abbiamo sempre parlato molto insieme, c’era parecchia intesa fra noi. Rappresentava, come tutti i bambini, la voce della verità ed infatti, rispetto ad altri adolescenti presenti nella casa ormai scaltri e furbetti, lei diceva sempre le cose come stavano e per me era fonte pura e casta di verità assoluta. La mia cara Maya. Mi faceva sempre dei regali: dei fiori appena colti, o delle piante di ceci verdi che erano ottimi da mangiare.

Ho pianto parecchio in auto, nella notte, quando l’ho salutata per l’ultima volta. Ci eravamo fatte una promessa una all’altra: di pensarci e, un giorno, di rivederci…chissà se avverrà, se tu M.D. lo vorrai. Ricordo quando mi trovavo al supermercato della Coop nella pausa pranzo per acquistare dei pastelli colorati…mai avrei pensato che un giorno li avrei regalati a Maya. Era contentissima quando glieli ho donati. Mi piacerebbe rivederla, un giorno, per vedere come sarà cresciuta. Sono certa che farà strada nella vita, ha un carattere forte, determinato ed ambizioso come Asif, il tempo mi darà le risposte. Cara dolce Maya. Provo molta nostalgia nello scrivere tutto ciò ma questi ricordi mi danno anche la forza di vivere rispettando le mie leggi interiori ed i miei principi, nonostante tutto e tutti.  Una voce profonda, degli occhietti intelligenti, un sorriso spettacolare e una passione sfrenata per il ballo. Buona fortuna cara Maya.

Quando stavo sul terrazzo ogni tanto si avvicinavano anche altri bambini e adulti che mi facevano domande di vario genere. Quando volevo rispondere lo facevo, quando non volevo facevo finta di non capire ciò che mi era stato chiesto…ovviamente. Il terrazzo era anche una via di fuga quando, stremata e nostalgica, non riuscivo più a sopportare la realtà sottostante. Mi ricordo infatti di una mattina in cui avevo dormito al massimo due ore, ero distrutta.

Nonostante la mia forza di sempre quel giorno, nel momento in cui mi sono seduta dietro la cucina e ho cominciato a mangiare la frutta, sono stata letteralmente invasa da mosche curiose ed invadenti…non ne potevo più, chiudevo gli occhi e cercavo di estraniarmi da ciò che mi circondava…ma tra le mosche e l’immondizia che c’era in giro…stavo per impazzire. Mi fossi fatta una doccia per riprendermi, avrei sopportato come ero sempre riuscita a fare, ma in quel momento proprio ero allo stremo delle mie forze…e allora mi sono gettata letteralmente sul terrazzo per respirare e succhiare energia positiva che mi desse la forza di riprendermi. Ho guardato il cielo, il suo azzurro ed il sole…e sono riuscita, dopo lunghi respiri, a ritrovare me stessa. Oh terrazzo…grazie di essere esistito. Devo riconoscere che quello è stato l’unico momento in cui veramente in due settimane ho fatto molta fatica a mantenere il controllo su di me…ho avvertito proprio dentro che non avevo più le forze per reagire, è stato un momento difficile che comunque sono riuscita a superare , come sempre.

Non ricordo esattamente ciò che ho vissuto dopo…nella memoria ho tanti flash di situazioni e di persone, di avvenimenti e di riflessioni che mi hanno lasciato un grande segno. E’ strano come alle volte la realtà si confonda con la fantasia e viceversa, è strano come tutto ciò che accade nella vita profondamente ha sempre un senso e un significato, anche se non sempre, subito, lo si riesce a trovare e a decifrare.

Nella casa c’era un via vai continuo: zii, amici, cugini, parenti vari…con alcuni sono subito entrata in sintonia, con altri assolutamente non avevo colloquio.

Con la mamma di Asif parlavo molto, come con le sue sorelle, con gli uomini invece un po meno ed assolutamente, tranne un saluto veloce, non ho mai parlato con il papà di Asif, come del resto lui stesso, mi diceva che non ci discuteva mai. Il nostro ritrovo era anche spesso una specie di magazzino con all’interno ogni tipo di oggetto, indumento, cibo, stracolmo di mosche…quante volte mi sono seduta li, senza più forze per alzarmi e per parlare. All’interno di questo ‘box’ ho donato delle scarpe alla sorella di Asif e dei cioccolatini a sua mamma. Ricordo bene che alla parete vi erano dei poster e quello che più mi ha colpito è stato quello con la scritta: LOVE IS ENOUGHT….ci ho riflettuto molto su questa frase, è breve, concisa ma dice tutto, dice la verità.

Attraverso una grata, vedevo sempre due bambine che pulivano il pavimento, facevano da mangiare e comunque svolgevano attività misere all’interno dell’ambiente famigliare. Mi domandavo sempre chi fossero e perché proprio solo a loro fosse stato riservato questo ruolo faticoso ed umiliante. Per avere informazioni, naturalmente non dovevo chiedere ad adulti, ormai scaltri e smaliziati, ma ai bambini, fonti attendibili di verità.

Un giorno infatti, mentre mi trovavo sul terrazzo, parlando con Maya, le ho chiesto chi fossero quelle bambine. Lei mi ha spiegato che sono figlie di nessuno, o meglio i genitori essendo poverissimi le hanno dovute ‘vendere’. La famiglia di Asif percui le aiutava facendo loro svolgere i lavori più umili e tristi.

Naturalmente le povere non andavano e non andranno mai a scuola, analfabete per tutta la vita e questo fa male, fa molto male, perché ci si domanda il perché e non si riesce a trovare delle risposte. Perché qui i bambini hanno tutto anzi, troppo ed in alcuni paesi devono svolgere fin da piccolissimi i lavori più disumani? Perché anche a loro non è concessa la possibilità di vivere l’infanzia da bambini, giocando, istruendosi, perché alcuni bambini hanno avuto il destino di potere e altri no? Mi sono sempre domandata ciò. Come per la bellezza…perché alcuni nascono belli e altri brutti? Alcuni affascinanti e altri no? Boh…sarà destino anche li…del resto sulla terra ci deve essere ogni tipo di essere umano, altrimenti fossimo tutti uguali sarebbe un massacro. Ho notato comunque in questi giorni di soggiorno spartano in India che i bambini all’interno della famiglia hanno un grande valore. Quando, ad esempio, eravamo tutti a tavola e finivamo di pranzare o di cenare, i genitori, chiamando i figli, di qualsiasi età, ordinavano loro di portare via i piatti o di andare a prendere qualcosa. Tengo a precisare però che questo l’ho notato nella classe medio.bassa, perché poi, nella famiglia benestante nella quale sono stata ospite assolutamente i bambini non facevano nulla, anzi vi era Pintu, il maggiordomo che si occupava di queste mansioni…comunque, vedremo il tutto più avanti, un giorno alla volta!

Quando io mi spostavo con Asif, assolutamente non restavamo mai da soli, anzi, avevamo sempre Shakil con noi, il caro Shakil  ( ‘impossible mission in Dharamsala’), un indian boy molto simpatico e soprattutto matto per le ragazze coreane o giapponesi: fare l’amore con loro a lui piace moltissimo. Shakil…vuole molto bene ad Asif e viceversa…molto carino anche…gia…

Uno dei giorni a venire, con lui siamo andati a prendere dei parenti di Asif in un paese molto lontano, che erano stati invitati al matrimonio. Per la prima volta in vita mia, ho guidato la Maruti bianca ed è stata, veramente, un’esperienza indimenticabile. A parte la strada, verso la quale bisognava sempre stare attenti ad evitare le buche, ma poi altro problema erano le marce. In Italia sulla destra, in India sulla sinistra…e non c’era mai una volta in cui mi ricordavo di mettere la mano al posto giusto. Altro inconveniente erano i cani. Gia…proprio i cani. Sti cani tutte le volte che passava una macchina si mettevano ad abbaiare andando in contro alla stessa auto e…mannaggia…tutte le volte mi spaventavo sempre parecchio, col rischio di sbandare per paura di far loro del male…Asif continuava a ripetermi che non c’era nulla da temere, ma, quando, all’improvviso, sono passata vicinissimo ad una signora che stava tranquillamente camminando ed ho rischiato di farla cadere…eh…eh…mi ha detto che sarebbe stato meglio se avesse guidato lui per il resto della strada perché il traffico si faceva più intenso! Del resto comunque io ero molto soddisfatta visto che era stata la prima volta… se ci saranno delle volte successive, farò più attenzione a cani e passanti! La strada era molto lunga e, veramente, i buchi erano infiniti…povera Maruti. Io mi trovavo nel sedile posteriore e, vestita da indiana, avevo la possibilità di gustarmi tutto il meraviglioso paesaggio, con sottofondo canzoni indiane, tra le quali anche la mia preferita che in Italia dal gran che l’ho ascoltata, ho rotto anche il nastro, ‘DOLITARO DOO  LI TAROOO, DOO LI TAROO’,… che bella canzone…mi ha sempre riempito d’energia infinita. Stavo parlando dei vistiti da indiana…finalmente, una volta giunta a Khajuraho, non potendomi più vestire come un’occidentale, Asif e Shakil mi hanno preso dei  Panjabi: pantaloni con casacca lunga o media e con foulard lungo…che belli…e con indosso questi mi sentivo proprio a mio agio, contenta e appagata.

Ero a casa…dentro e fuori,  interiormente ed esteticamente…un senso d’appagamento totale ed incredibile. Solo tu M.D. sai cosa rappresenta per me l’India e come mi fa sentire questa terra, solo tu riesci a vedere e a sentire la Verità….solo tu sai dove mi porterà con gli anni questa essenza profonda e incancellabile….io aspetto intanto…vivo…e lascio che sia tu ad indicarmi, passo dopo passo, la mia strada per la verità e in verità. In attesa del raggiungimento totale della ‘mia casa’ , so che mi metterai di fronte tante e molteplici esperienze di vita altrui, che mi faranno crescere o meglio, che mi amplieranno sempre più i miei orizzonti e ciò che i miei occhi hanno la possibilità di sentire. So che tutte le persone che mi farai conoscere in questo periodo avranno un loro ben preciso significato, che certo, in maniera diretta farò fatica a comprendere, ma analizzando la situazione troverò delle risposte e i perché proprio di questi individui. Conoscerò tante vite, tante esperienze interessanti, incredibili al solo pensiero, queste mi arricchiranno ma mai mi cambieranno, io resterò sempre la stessa, più ricca, ma sempre la stessa, con i miei principi e valori inderogabili, contro i quali mai mi scaglierò e con i quali vivrò l’intera mia esistenza. Il mio modo di vivere è profondo e la scrittura e la meditazione mi aiutano ad interiorizzare sempre più la ricerca verso la mia verità. Il lavoro mi porta a confrontarmi con altre persone e ad allontanarmi ogni tanto dal mio centro energetico, del resto comunque questo è necessario in quanto sono un essere umano che ha bisogno anche degli altri ed in più ho bisogno anche di soldi per poter mantenermi agli studi e permettermi di acquistare ciò che voglio.

Quello in cui abitava la famiglia degli amici di Asif, era proprio un villaggio. Esclusivamente capanne, strade sterrate e tanti bambini con le biciclette. Parecchio sterco di vacca messo ad essiccare per la costruzione delle abitazioni stesse. La casa era molto accogliente con bei mobili e molto ordinata. Io avevo la curiosità di andare per il paese a vedere un po la vita ma Asif assolutamente me lo ha negato poichè in quei villaggi sconosciuti non erano abituati a vedere stranieri. Qua, in questa realtà, riuscii a portare un significato al mio simbolo di nascita:

Stavo pensando al fatto che durante le due settimane sono sempre stata solo ed esclusivamente con indiani…e non me ne sono mai accorta, io ero una di loro. Qua, in questa realtà, riuscii a trovare un significato al mio simbolo di nascita: STEMMA REGALE CONTORNATO DI STELLE PREZIOSE. Vedere le persone essere felici, vedere i bambini sorridere, aiutare gli stessi a leggere, a scrivere…mi riempiva l’anima di serenità e solo in questo modo avevo la certezza che il tempo che trascorreva non era né sprecato, ne gettato, ma utilizzato per un fine importante, invisibile, ma molto vero e profondo. Non ci possiamo permettere di sprecare il tempo…ne abbiamo talmente poco a disposizione…

Dopo che l’amico di Asif e Shakil hanno fatto una doccia rinfrescante, siamo tutti saliti sulla Maruti bianca con destinazione Mahoba. La coppia aveva da poco avuto una bambina…era bellissima, sempre in braccio alla mamma. La donna ed il marito erano persone normalissime e mi pare che si occupassero della gestione dei campi, o comunque di agricoltura. Lei non era bella, aveva i lineamenti non fini. La bambina presumo abbia acquisito i connotati del papà, più carino.

Io ero molto stanca e parlavo molto poco, anche perché avevo bisogno di meditare, osservare, esplorare nella mia anima. Durante il tragitto ci siamo fermati in una cittadina per andare a trovare il papà dell’amico di Asif, che era dottore in un ospedale. Lui dal momento in cui era morte la moglie non si era più risposato e viveva da solo in un appartamento che il governo gli aveva affidato. Era un gran bell’uomo, con degli occhi blu-verdi incredibili, molto affascinante. Parlava solo un inglese molto strano, in maniera molto veloce che assolutamente non riuscivo a comprendere. Un comportamento che mi ha lasciato molto perplessa è stato quello che nel momento in cui siamo arrivati nella sua casa, la nuora l’ha solo salutato velocemente e poi con la bambina è andata a sistemarsi nell’altra stanza, per rispetto al suocero!!!!!!!!! Ma che rispetto e rispetto!!!!! Non può parlare al suocero perché è la donna della famiglia…io avevo il permesso di stare con loro a stuzzicare dei dolci e a parlare solo perché ero una turista, altrimenti fossi stata la moglie di Asif anche a me sarebbe toccata la stessa sorte.

Ora che sto scrivendo questi miei ricordi, in maniera distaccata mi viene da fare alcune considerazioni come appunto quella del rispetto della donna in India. Un’analisi la si può fare solo però in base allo strato sociale in cui la donna appartiene. Nelle famiglie povere la donna ha il compito di gestire ed organizzare il mènage famigliare ma sempre avendo una libertà molto limitata…capirete più avanti ciò che intendo con libertà vincolata.

Dopo aver cercato di capire il Dottore ci siamo salutati perché dovevamo tornare a Mahoba. Era sera inoltrata ed era gia tutto buio. La scena che più mi ha colpito è stato vedere il Dottore seduto su una sedia mentre stava visitando tutti i pazienti. Si trovava al centro di una piazza, con vicino alcuni alberi…io ero in auto e mi ricordo ancora il sorriso di addio che ci siamo reciprocamente scambiati, mentre lui controllava la salute di un bimbo. Era tutta magia, l’ambiente, l’atmosfera, ciò che stavo vivendo era solo ed esclusivamente un grande sogno che nonostante tutte le difficoltà che avevo dovuto affrontare, paure ed angosce ero riuscita a vivere e a raggiungere.

Nell’ottobre del 1999 mi ero ripromessa che in India ci sarei tornata in questa maniera e cosi è stato: febbraio 2003, dopo circa 3 anni ci sono riuscita. Tu solo M.D. sai quanto ho sofferto e patito ma  mai mi sono lasciata sopraffare dal dolore o dal sacrificio. Ho sempre vissuto in funzione di questo mio grande sogno e finalmente lo stavo vivendo. Tutti i sacrifici che ho sopportato e l’energia sono stati dati grazie all’aiuto della meditazione, della riflessione quotidiana e alla mia grande determinazione, nonostante tutto e tutti.

Per le strade c’era un gran caos, luci, odori, un gran vociare che faceva della mia India il luogo più bello da me fin’ora esplorato e vissuto. Le strade erano colme di buche e veramente interminabili. Nessun cartello stradale, nessun tipo di segnaletica…

Asif è veramente stato molto bravo sia nel guidare che nel sacrificio che ha fatto, a me ha sempre ripetuto che agiva solo per inerzia. Sapeva che doveva farlo e lo faceva senza pensarci troppo, anche perché forse se ci avesse riflettuto troppo, non avrebbe più avuto la forza di combattere. Ho sempre ammirato molto Asif e lo ammiro ancora tanto, oltre a volergli molto bene, si è fatto da solo, senza l’aiuto di nessuno, in condizioni alle volte anche al limite della sopportazione umana ma ce l’ha sempre fatta. Abbiamo sofferto molto insieme e ci siamo amati veramente moltissimo…forse non era solo destino che ci sposassimo, era solo destino che ci incontrassimo e vivessimo delle forti ed indimenticabili emozioni per aiutare le nostre anime nei momenti di difficoltà e di sconforto che la vita ci riserverà. Ci siamo amati in verità e questa è la cosa più importante, adesso e per sempre. Io ogni tanto mangiavo uva e mandarini e bevevo…non so nemmeno io come ho fatto a sopravvivere una settimana in queste condizioni, è proprio vero che la forza di volontà aiuta in qualsiasi situazione.

Dopo un’interminabile viaggio siamo arrivati finalmente a Mahoba. Come sempre c’era una gran confusione di gente che andava e veniva. Sinceramente non ricordo esattamente ciò che è avvenuto prima e ciò che è avvenuto dopo. Mi ricordo che io appena potevo andavo a parlare con Maya. Alt…vi ho gia parlato di Maya? Un breve accenno all’inizio…Dunque, un passo per volta. La prima sera appena ero arrivata avevo visto delle ragazze giovani che mi fissavano e mi scrutavano. Per non mettere loro in imbarazzo e per non mettermi io in cattiva luce ovviamente avevo deciso di essere umile, ma sempre vigile! E di cercare di farmele tutte ‘amiche’. Inizialmente a una avevo regalato un laccio per i capelli, finchè poi sono giunta all’incontro di altre tre ragazze. Una diversa dall’altra sia fisicamente che caratterialmente. La prima, Saba, con la quale poi ho instaurato un ottimo rapporto, era la più bella e affascinante ed infatti io glielo ripetevo sempre. A posteriori poi ho saputo da Asif che lei , tramite la sua famiglia, lo aveva chiesto in matrimonio. La seconda, la più brutta e veramente rozza, era un soggetto indescrivibile. A parte il fisico, grosso, grasso, aveva dei lineamenti pessimi, un nasone, delle bruttissime labbra e poi…e poi …la voce…non potete nemmeno immaginarvi il tipo di voce che aveva…stridula, lancinante, penetrante, allucinante. Ovviamente lei sapendo di essere il nulla completo era gelosissima e continuava a criticare tutti. Io per tenerla tranquilla le dicevo sempre che era carina,… ma sono certa che era consapevole di se stessa. Tutte le volte che i ragazzi le dicevano qualcosa lei li aggrediva urlando come una pazza, con quella voce!!!, e li comandava sempre, dicendo quello che dovevano fare, o quello che avevano sbagliato…incredibile…un soggetto veramente inimmaginabile. Cattiva d’animo…e queste sono le persone più pericolose che possano esistere.

Terza ragazza era un mix fra un’indiana e una cinese, thainlandese…furba…ma furba, che più furba non si poteva. Anche lei appena vista l’avevo gia inquadrata…l’unica indiana nel gruppo famigliare che invece di vestirsi come tale, indossava vestiti occidentali: tailleur, calze di nailon e più volte al giorno si vestiva, si cambiava. Furba…ma furba…a me personalmente ha rubato una farfallina di stoffa che mi aveva regalato Asif e che avevo messo nel mio zainetto ( era destino che essendo nata in India, restasse nel suo paese!).  Quando ero in casa i soldi li avevo sistemati nella custodia della macchina fotografica ma lo zainetto lo dovevo lasciare nello sgabuzzino…comunque gia a priori sapendo che qualcuno poteva rubarmi qualcosa, avevo lasciato all’interno il minimo indispensabile. Venni poi a sapere in seguito che la stessa aveva rubato dei cioccolatini svizzeri che un amico di Asif aveva regalato a lui e che io avevo regalato a sua mamma e che sua mamma aveva regalato alla neo.sposa. C’è comunque di buono che avevo gia inquadrato tutto fin dall’inizio, percui non ho avuto sorprese negative. Aveva troppo gli occhi da furba, ma in senso negativo, non positivo…e infatti il tempo mi ha dato ragione.

Ogni tanto, all’improvviso, sentivo una voce di un uomo giungere prepotentemente e notavo che la gente appena l’ascoltava si fermava e rifletteva. Venni a scoprire che si trattava della voce del ‘Muezzin’, una sorta di prete per i mussulmani che più volte al giorno si intrometteva portando le sue preghiere. In due settimane ho frequentato prevalentemente mussulmani, tranne un’amica della mamma di Saba che era anche lei cristiana e Minnù che era induista e che più di una volta mi fece visitare il tempio dove spesso andava a pregare.

Il tema della religione in India è complicatissimo e del resto io non sono in grado di spiegarlo. Nella mia semplicità però resto sempre più esterrefatta quando vedo questa convivenza perfetta fra persone di religioni cosi differenti…è un vero mistero.

Comunque io trascorrevo quasi tutto il mio tempo con Saba, che con me si è sempre comportata molto bene e con Maya. La mia cara Maya, nipote di Asif di all’incirca 7 anni. Con lei sono immediatamente entrata in sintonia, le ho subito voluto bene e lei anche a me… le sono piaciuta subito. Era veramente molto carina e furbetta, però in lei c’era scaltrezza positiva, vivacità d’animo e di spirito. Come ho accennato all’inizio, è a lei che ho deciso di regalare i pastelli che avevo comprato alla Coop, durante la pausa pranzo, qualche giorno prima di partire. Proprio in quel momento sognavo a chi la sorte avrebbe voluto che regalassi le penne colorate e Maya è stata la risposta, dopo alcuni giorni.

Io e lei ci mettevamo sempre sul terrazzo e parlavamo, ridevamo, scherzavamo, tanto, tanto…i bambini sono i migliori perché non hanno secondi fini, a differenza degli adulti.

Ancor oggi nella mia camera ho una foto di Maya mentre si sta mangiando un cecio…

La ricordo con gioia e col cuore. Spero tanto che trovi nella sua vita la felicità che si merita, magari come grande ballerina, era bravissima a ballare. Sua particolarità anche che ricordo era che detestava i chapati…un’indiana che detesta il chapati? Inimmaginabile…ma vero! E’ la bambina, fra tutte quelle che ho conosciuto e visto in questo periodo che più mi ha lasciato il segno nel cuore. E’ magica come bimba, questo è il suo destino e sarà per sempre cosi, fino alla sua morte.

Io mi sedevo sui materassi sistemati a terra e cercavo di parlare o comunque di farmi capire dalle donne che mi stavano intorno. Vedendo che alcune avevano lo smalto rosso sulle unghie, proposi di far vedere loro il mio cosi potevano provare un prodotto occidentale. Loro se lo mettevano solo sulla mano destra, per moda mi hanno detto e solo poche se lo mettevano anche sulle unghie dei piedi. Praticamente il mio smalto ha fatto il giro di tutte le ragazze presenti, beh…poco male, intanto gia dall’Italia lo avevo portato che era quasi vuoto e poi comunque mi rendeva felice sapere che riuscivo in qualche maniera a far parte della vita delle persone che mi circondavano.

Finalmente…la sorella di Asif, mentre giravo da una parte all’altra della casa, mi chiede se volevo farmi fare l’hennè sulle mani. E me lo chiedi??? Hanno una tale esperienza queste ragazze nel farlo che è come se fosse intrinseco nel loro Dna. Un contenitore colmo di henné appuntito per poter fare i disegni con più precisione. Fiori su entrambe le mani e parte anche delle braccia. Per le donne è molto importante averlo e mostrarlo, soprattutto durante la cerimonia del matrimonio. Tutte ridevano ed erano incuriosite…ogni tanto sentivo che mi paragonavano a Sonia Ghandi e che vedevano in me molte somiglianze con le donne indiane: occhi, capelli, sorriso, bocca, fisico, gentilezza, finezza.

In un momento non ben definito mi ricordo che Saba ha chiesto ad Asif se potevo seguirla. Da quel momento praticamente è iniziata la vera cerimonia di matrimonio.

Ah…dimenticavo un piccolo particolare: proprio davanti all’abitazione di Bobby (tutti i parenti di Asif lo chiamano cosi), vi era una specie di scuola per bambini, infatti tutte le volte che ci passavo di fronte, tutti i bimbi mi guardavano incuriositi ed io facevo lo stesso. Erano tutti vestiti nella stessa maniera ed erano bellissimi. Ovviamente Mahoba non l’ho mai visitata tranquillamente ed in maniera minuziosa, ma solo attraverso la Maruti Bianca, poiché Bobby non poteva accompagnarmi in quanto molto occupato…da sola non potevo spostarmi e nemmeno con le ragazze potevo uscire.

L’unica evasione che sono riuscita a conquistarmi è stata una brevissima escursione in bicicletta con Saba. Quanto abbiamo riso…lei guidava ed io stavo dietro seduta su un sellino che sembrava un sasso. Quanto ci siamo divertite…tutti ci guardavano…che momenti indimenticabili, veramente. Appena rientrate però, ovviamente c’è stato uno degli zii che ha cominciato a stressare dicendo che la bicicletta non funzionava bene percui non potevamo più utilizzarla…che noioso!!!

Va beh…Saba mi teneva sempre per mano e cosi facendo mi ha fatto salire su un autobus stracolmo di gente. Io ero molto confusa ed incredula circa quello che mi stava accadendo…vedevo Bobby con tutti gli altri uomini che mi guardava…quando improvvisamente sono stata scaraventata fuori dallo stesso autobus verso un mini bus colmo pure questo di gente. Io e Saba ci siamo sistemate dietro super schiacciate fra noi…

Ci siamo dirette verso la casa della nonna di Asif poiché molte ragazze dovevano cambiare abiti per la cerimonia. Unico neo della situazione era la solita ragazzina ‘thainlandese’ che invece di vestirsi da indiana aveva indossato un tailleur stile occidentale e delle calze di naylon con il caldo che faceva!!! L’avevo capita fin dall’inizio…i suoi occhi mi avevano rivelato tutta la sua verità. Io intanto mangiavo sempre banane, mandarini e uva e bevevo parecchio, mettendo nell’acqua delle bustine comprate in Italia con dei sali minerali e vitamine.

Al termine dei preparativi abbiamo ripreso quel pulmino e siamo tornati nella casa di Asif.

Nella casa c’era sempre un gran via,vai.

Nel mentre, esplorando un po la casa, mi ero accorta che nell’ultima stanza le donne stavano sistemando il letto matrimoniale e mettendo sopra il letto una grande corona di rose rosse e di altri fiori. A ragionamento capii che quella sarebbe diventata la camera da letto degli sposi. Pareti colorate di rosa ed accanto al letto vi era una grossa scatola che avrebbe contenuto tutta la dote della neo.moglie.

All’improvviso ho visto quasi tutti i partecipanti alzarsi, prendere valigie e sacche ed indirizzarsi verso due pulmini che ci aspettavano fuori dall’abitazione.

Era arrivato il momento di dirigersi verso la casa della sposa, che si trovava in un altro paesino. Nello specifico non so ne come si chiamava, ne a quanto distava…so solo che mi sono sistemata nella parte posteriore del pulmino, vicino a Saba e che con musica a gran volume indiana in sottofondo, abbiamo cominciato a viaggiare…e che viaggio…ah…sul nostro mezzo solo donne, su quell’altro Asif e tutti gli altri uomini.

Dicevo…che viaggio…che viaggio…veramente bellissimo…ogni tanto mi venivano offerte delle caramelline alla menta che avevo gia assaggiato sull’aereo ed in qualsiasi posto andassi. Lo consideravano un rinfresca alito, un gomma da masticare.

Non so dire per quanto tempo sono stata su quel pulmino…due ore minimo…almeno penso…nel mentre parlavo con Saba e con le sue amiche e ogni tanto cantavo, non so bene cosa…ma cantavo. Fuori era buio e le strade erano continuamente invase da buche che obbligavano l’autista a cercare di evitarle…quando le vedeva, però!

Assolutamente non vi era segnaletica per terra e manco pensare alla luce per indicarci la via!!!

Dopo non so quanto tempo…finalmente siamo giunti a destinazione. Una grossa porta addobbata da luci vistose e fiori indicava l’entrata della festa matrimoniale. 

All’interno vi erano dei grandi capannoni con per terra grandi materassi, che sarebbero poi stati utilizzati per dormire. Dopo essermi presa i soldi ed averli messi nella macchina fotografica che avevo sempre nelle mie mani, con la bottiglia dell’acqua energetica ho lasciato la mia sacca in un angolino. Da quel momento sono sempre rimasta con Saba.

Era giunto il momento di cambiarmi, poiché il sari che indossavo per il matrimonio assolutamente non poteva essere adeguato, percui su un altro pulmino, questa volta guidato dal fratello di Saba ( un gran bel ragazzo e molto simpatico), ci siamo dirette verso casa loro.

La casa…la casa…ora: mi ricordo di essere entrata dalla porta principale e di essere immediatamente salita lungo una scala che era quasi verticale! Arrivata a destinazione vi era una stanza adibita a cucina, sala da pranzo, magazzino e da li mi sono spostata nella camera di Saba. Molto carina, addobbata con poster ed oggetti femminili che rappresentavano la giovane età di Saba. Il mio sguardo poi si è soffermato sul soffitto colore blu. Nell’angolo, ho visto due lucertolone di colore giallo che stavano proprio bene con il colore dello sfondo. Fra me ovviamente avevo pensato che erano state proprio dipinte bene…eh…eh…eh…mai pensare d’istinto, alle volte! Capirete più avanti il perché di questa affermazione…

La preparazione è avvenuta nella stessa stanza di Saba con tutte le altre ragazze. Che bella esperienza che è stata…tutte erano felicissime e ridevano, scherzavano,…ogni donna si è cambiata l’abito, indossando quello più bello per la cerimonia. Tutte si sono addobbate i polsi con molti braccialetti colorati, anelli, pendenti che si mettevano sui capelli e che andavano a ricoprire la fronte, anelli messi nel naso e gli orecchini. Ora, per quanto riguarda gli orecchini, alcuni erano semplici come i nostri occidentali, cioè infilati nel buco relativo, altri invece, novità per me, si appendevano dietro all’orecchio ed essendo lunghi, andavano a cadere sullo stesso intero orecchio. Devo dire che sono una scoperta geniale. Per restare in argomento di scoperte, un’altra che mi ha entusiasmato è stata un classico anello dal quale però nasceva una specie di guanto che andava a coprire tutta la mano.

Per quanto riguarda le cavigliere, beh, quelle sono d’abitudine ma oltre quelle in parecchie ragazze ho visto anche nelle dita dei piedi molti anellini. Per quanto riguarda il trucco, invece, devo dire che ognuna faceva un po secondo il suo gusto. La particolarità che più mi ha colpito è stata quella però di cospargersi completamente il viso, le braccia ed il decolté con della cipria bianca per nascondere la pelle scura…ehhhhh…è proprio cosi! Noi spendiamo cifre esagerate per recarci nei centri d’abbronzatura o comunque d’estate impieghiamo parecchie ore del nostro tempo sotto il sole per sviluppare la melanina…e loro…ebbene si…spendono soldi per acquistare polveri schiarenti…che controsensi la vita…è proprio vero che una realtà che ci può essere in un luogo, viene completamente stravolta in un luogo opposto del pianeta. Non esistono certezze, ma solo relatività nella vita, questo ho imparato, ragionare, usare l’intelligenza ma avendo sempre la testa aperta a 360 gradi, perché le sfumature vitali sono infinite.

Fra tutte le donne la più bella e la più affascinante era Saba, un viso veramente splendido e anche il corpo non era niente male.

La stessa Saba, gentilmente mi aveva imprestato un suo vestito, dire magnifico era poco, giallo, come se avesse saputo che io l’adoravo come colore. Era veramente magnifico. Mi sono truccata, ho messo sui capelli quel ciondolo che giungeva fino alla fronte ed…ero pronta. La più brutta di tutte ( quella con la voce allucinante!) non so quante volte si vestiva, si svestiva, si truccava, si struccava, mai contenta di come appariva…e poi il risultato è stato nullo, come ci si poteva immaginare. L’ultima a vestirsi è stata Saba, solo io e lei in camera mentre giu gli altri ci stavano aspettando, continuando a suonare il clacson. Si è truccata nella giusta misura e ha indossato un sari arancione molto carino. Quando abbiamo terminato…è saltata la luce…mannaggia, nei paesini cosi piccoli continuava a saltare la luce. Anche a Mahoba ricordo che ogni tanto restavamo al buio, fortunatamente però il generatore immediatamente rimetteva in circolo l’energia…e lo stesso è avvenuto li, dopo però che al buio, siamo scese con tanto di sari ingombrante lungo quelle scale tremende…non so manco io come ho fatto a raggiungere il piano inferiore senza rompermi qualche parte del corpo. Finalmente giunte, siamo salite sul pulmino e via…verso la festa. Tutti ridevano, scherzavano…i ragazzi erano vestiti con abiti molto classici e lo stesso fratello di Saba era uno schianto. Amava fare ginnastica infatti si vedeva dal bel fisico che aveva. Una volta giunti a destinazione siamo andati a cenare, mentre si stavano svolgendo tutti i vari passaggi della cerimonia. Sinceramente in sequenza non li ricordo, però posso raccontare ciò che ho visto con il significato che posso darci io.

Appena dopo aver risistemato la mia sacca nel dormitorio, con Saba e le altre ci siamo dirette verso la strada che attraversava tutto il paese. All’improvviso, non so come…mi sono ritrovata all’interno di un lungo fiume di persone. In testa vi era una specie di carretto che trasportava tutti i musicisti che suonavano musiche indiane con dei toni altissimi. Subito dietro c’era lo sposo su un cavallo…beh…può sembrare banale come

Situazione…invece no!!!nulla in India è banale…Lo sposo era completamente immerso da una ghirlanda enorme di fiori che gli offuscava la vista completamente…e anche il respiro…presumo…non vedeva dove stava andando e nemmeno cosa stava accadendo intorno a lui. Aveva un bambino in braccio e stava zitto…in contemplazione. Dietro lui c’erano tutte le donne della famiglia che andava in processione. Io ero vicina a Saba e alle altre…incredibile…ai lati c’erano dei cordoni che delimitavano le donne dagli uomini che invece stavano fuori. Ad addobbare questi cordoni vi erano moltissimi fiori e degli altoparlanti che espandevano la musica in tutto il paese…che emozione inimmaginabile!!! Mi sembrava incredibile che proprio io fossi li…l’unica occidentale in mezzo a migliaia di indiani, in un paesino sperduto dell’India a festeggiare un matrimonio…cercavo di estraniarmi da quella realtà per essere obiettiva, ma alle volte proprio non si riesce ad essere obiettivi e razionali, in alcune situazioni proprio risulta impossibile ed anche stupido perché si toglierebbe tutta l’energia magica del momento.

Dopo ogni sette, dieci metri, il carretto si fermava e con lui tutti quanti. Mettendosi tutti in gruppo gli uomini si mettevano a ballare come dei pazzi in maniera tipicamente indiana, con salti e movimenti delle braccia, mentre le donne si mettevano accanto a loro e con delle rupie in mano passavano tutto il corpo dei ballerini, in segno di buona fortuna della vita e di possibilità di fare soldi.  Scena alquanto squallida è stata quando i bambini poveri del paese, venuti a vedere il matrimonio, si gettavano come dei pazzi sulle banconote, pensando di trovare cosi la soluzione a tutti i loro problemi ed alla condizione sociale alla quale appartenevano…aime…aime…certo è che posso giudicare io che sono nata senza problemi di soldi, ma forse loro, non avendoli mai avuti era ovvio che si comportassero in tal maniera,…mi sforzavo comunque di non riflettere, immaganizzavo e basta…avrei poi rielaborato in Italia, con calma e tranquillità.

Questa sorta di processione non saprei dire quanto sia durata. Per me era un camminare non ragionato ed  inconsapevole. Mi limitavo esclusivamente a muovere gambe e piedi ed a osservare ciò che mi accadeva intorno. Era tutto talmente strano, nuovo, indescrivibile. Avevo gli occhi spalancati per cercare di non perdere nemmeno un particolare. Era buio, era notte ma non so assolutamente dire che ore fossero. Le luci però dei festeggiamenti erano talmente forti e colorate che rischiaravano tutto l’ambiente circostante…avevo il timore di non avere abbastanza sguardo per cogliere tutto ciò che era la realtà che mi stava davanti… quando si trattava di ballare, Asif c’era sempre ed era come sempre splendido, era magnifico…la musica e la danza li ha proprio nel sangue come sua nipote Maya. Si muovono naturalmente, senza imposizioni, né schemi prefissati…e questo lo si nota immediatamente…è quasi fosse una valvola di sfogo la loro. Ognuno del resto ha la sua. Quando si è stressati, tristi, angosciati, ognuno ha la sua erba rilassante: chi lo sport, chi la danza, chi la scrittura, chi il sesso, chi una sigaretta,…

All’improvviso, non so come e dopo quanto tempo, mi sono ritrovata nel capannone dove avevo lasciato in custodia della sorte la mia sacca…

Premesso che tutte le funzioni erano solo per donne e solo per uomini, non c’è mai stato una miscela fra i due sessi. Anche se durante la cena il fratello di Saba e suo cugino erano sempre con noi. Ricordo che la scena che più mi ha impressionato (in negativo!) è stata quella del pianto della futura sposa e delle rispettive parenti. Ho visto lei vestita di nero che continuava a piangere e le donne della sua famiglia anche…che bugiarde e false!!! Tutte menzogne, si vedeva che fingevano, forse, però, tranne la sposa che realmente, a parer mio, era triste di andare a vivere nella casa di persone che manco sapeva chi fossero. Quelle urla strazianti, mi avevano scioccato parecchio anche perché io più che osservare stando zitta non potevo fare. In un’altra stanza vi erano tutti gli oggetti facenti parte della dote che la ragazza si portava via con se. Magliette, collane, piatti,…e in un’altra ancora c’era il ritrovo completo di tutte le donne invitate al matrimonio: saranno state un centinaio…appena io entrai e mi andai a sedere…mi vidi tutti gli sguardi addosso. Inizialmente provai imbarazzo, ma poi mi abituai. Feci un po di foto con Saba e Maya…

In un’altra stanza ancora poi…beh…ci fu lo scambio merce… o meglio, l’acquisto della futura moglie, mentre lei ovviamente non era presente.

Tutti i parenti di Asif seduti da una parte e due rappresentanti della famiglia di lei dall’altra. Parlando in hindi io non capii nulla, andavo più che altro a ragionamento. Praticamente Asif aveva i soldi in mano e banconota dopo banconota chiedeva alla donna che rappresentava la moglie se gli bastavano. La stessa faceva sempre cenno con la testa di no, finchè, si vede scocciata, afferrò l’altra donna quasi che volesse andarsene. Asif appena capita l’intenzione, alzandosi in piedi, prende altre rupie e le mostra tutte…con quel gesto un sorriso immediatamente ci fu come risposta…ormai il gioco era terminato. Un baratto, una merce da acquistare e da vendere…aimè però non si tratava di una cosa ma di una donna.

Mentre osservavo queste scene, avevo parecchi pensieri e riflessioni, però naturalmente le tenevo dentro di me in quanto essendo ospite dovevo osservare e rispettare le usanze della gente che stavo frequentando, com’era giusto che fosse. Il trascorrere del tempo li era completamente fuori dallo stesso tempo…i festeggiamenti ed i rituali li duravano 24 ore su 24, senza mai fermarsi per 3 o quattro giorni, percui non ricordo di aver mai guardato l’orologio, proprio non ne sentivo la necessità, come invece capita in Italia, che alle volte lo guardiamo continuamente, forse, alle volte, non sapendo nemmeno il perché e non ricordandoci nemmeno l’ora indicata dalle lancette viste un secondo prima!!!

Durante la cena io mangiai esclusivamente chapati ed ogni tanto Asif mi faceva portare della frutta.

Mentre stavo parlando con gli altri ragazzi seduta tranquillamente su una sedia, vedo Asif arrivare con altri uomini. Uno di questi era un suo amico ‘yogi’, insegnante di yoga, che abitava spesso a Torino e che frequentemente Asif  ospitava a Portogruaro. Alcune volte al telefono mi era gia capitato di parlarci…Mi ha studiata e scrutata da cima a fondo…come se volesse capire se potevo andare bene per Asif oppure no…e poi mi dice’ Ti avevo gia notato durante la processione…’ Brevissimo saluto e poi sono tornata a colloquiare con tutti gli altri.

Mi ricordo che durante la notte faceva abbastanza freschino, infatti cercavo sempre di coprirmi le braccia. Durante il giorno, invece, le temperature si aggiravano sui 25 gradi. Caldo secco…si stava molto bene. Molta gente vedevo che se ne stava andando ed infatti anche Saba ed i suoi parenti mi avevano fatto capire che volevano andare a dormire. Asif nel mentre è arrivato e mi ha detto che potevo andare a casa di Saba a riposarmi e poi qualcuno ad una cert’ora mi sarebbe venuto a prendere. Io ero molto stanca percui ho accettato immediatamente tale offerta. Sicuramente intanto la futura moglie avrebbe ultimato i rituali della cerimonia e il marito? Vi chiederete tutti…e il marito dove si trova? Dov’è andato a finire? Sinceramente non lo so nemmeno io…durante questa cerimonia non l’ho mai visto…immagino però che lui sia rimasto nella zona ‘only mans’ mentre i suoi parenti espletavano tutte le formalità per l’acquisto della moglie!

Il conducente del pulmino era il parrucchiere che avevo visto a casa di Asif, a Mahoba, mentre metteva la crema per il viso al fratello di Bobby e gli tagliava i capelli. Questo personaggio, considerata la professione che svolgeva, aveva infatti i capelli…rossi…gia, proprio rossi…e…due occhi da furbo…in negativo…che mi avevano messo subito in guardia…e infatti…quando ero seduta dietro di lui, dal finestrino retrovisore continuava a guardarmi e tutte le volte che ne aveva la possibilità mi toccava…il seno, le gambe, la mano…in un certo senso comunque riesco anche a comprenderlo…gli sarò sembrata un’extra.terrestre caduta dal cielo, in mezzo a tutti indiani. Una volta scesa dal pulmino, molto stanca con quasi entrambi gli occhi chiusi, seguo Saba mentre apre la porta di casa…lei comincia a salire le scale e poi arrivo io…non so da dove, come, perché, sulle mie mani mi è arrivata…una lucertola…gia…vi ricordate quelle lucertole che pensavo fossero state dipinte sul soffitto in maniera tanto perfetta???eh….in realtà erano fatte di carne e di ossa e me ne sono ritrovata una sulle mie mani…l’urlo che d’istinto mi è fuoriuscito dal mio profondo presumo l’abbiamo sentito anche nel sud dell’India…oh My God…che spavento!!!

Tutti si sono messi a ridere come dei pazzi ed io ho cercato di riprendere le forze almeno per affrontare le ripide scale e per infilarmi sotto le lenzuola del letto di Saba.

Dopo essermi spogliata…Saba guardava continuamente il mio perizoma…in India non lo usano…ci siamo sdraiate sul letto e addormentate…Good night…Good night…

Buio, silenzio…finalmente un po di riposo…anche se ogni tanto pensavo al fatto che nel letto potevano arrivare quelle lucertole a salutarmi…ma mi sforzavo di cancellare il pensiero, come ho imparato dalle tante letture di buddismo che ho fatto…tutto sembrava finalmente tranquillo…sereno…zzzzzz……zzzzzzz……zzzzzzz…..

All’improvviso…una zanzara…..ahhhhhhhh…..la zanzara noooo……la luce non c’era…io dovevo immediatamente prendere il mio spray …ho cominciato a pensare alla malaria e a tutte quelle dolci malattie (gia a vevo tre puntini nel piede destro che mi erano comparsi, cosi, all’improvviso e che mi scomparirono solo al rientro in Italia, verso il mese di aprile!)…ho provato a chiamare Saba ma nulla…dormiva, dormiva, o almeno faceva finta ridendo come una pazza alle mie spalle…allora nel buio completo ho afferrato la mia sacca e…dopo vari tentativi a vuoto, sono riuscita a prendere lo spray…dopo averlo spruzzato in tutto lo spazio intorno a me…stremata…mi sono riaddormentata…dormi…dormi…

Non penso che siano trascorsi nemmeno 5 minuti che sento il clacson di un’auto suonare…qualcuno era venuto a prendermi…ero stremata…mi sono rivestita e Saba è venuta con me…era Asif…anche lui distrutto…ma soprattutto arrabbiato perché aveva litigato con i suoi zii che in pratica essendo gelosi di lui e della fortuna che si è fatto, rispetto a un tempo, ora lo vedono con sguardo cupo. Questi lo criticano sempre e naturalmente criticavano anche me perché lui mi aveva presentato come una ‘good friend’ ma per loro non è accettabile come situazione percui io dovevo calarmi nel ruolo di sua moglie…e cosi è stato…

Una volta giunti sempre nel luogo della cerimonia, dopo varie ultime formalità, siamo saliti tutti sulla Maruti bianca, destinazione Mahoba.

Proprio in quel frangente mi sono accorta che il marito era riapparso…Asif guidava ed accanto c’era suo fratello, per l’appunto.

Dietro c’eravamo io, la neo.moglie e una delle sorelle di Asif che la sorreggeva dandole conforto.

La moglie continuava a piangere disperata nascosta dal velo del sari. Ormai era giunta l’alba e tutti eravamo distrutti dalla stanchezza…la strada era sempre più dissestata e, nonostante i miei sforzi di tenere Asif il più possibile sveglio, parlandogli spesso, più di una volta ha rischiato di andare fuori strada ( concetto relativo !!! per le strade dell’india!!!), comunque si è spostato troppo dal centro strada, prendendo tutte le buche che vi erano lungo il tragitto…che esperienza…che esperienza…la moglie nel mentre continuava a piangere…piangere…piangere…ma che matrimoni sono questi??? Invece di considerarlo il momento più bello della vita ( almeno cosi presumo debba essere questo di!), era un lamento di tristezza continuo…stavo per non farcela più…le ultime forze mi stavano per abbandonare…quando…eccoci arrivati a Mahoba…ahhhhhh…..non vedevo l’ora di andarmene a dormire per un paio d’ore…invece…quando entro in casa…erano tutti svegli, felici, per affrontare l’altro giorno di festeggiamento….ahhhhhhhhh…..My God…My God…questo momento sinceramente non lo ricordo per poterlo descrivere…so solo che, non avendo fatta nessuna doccia ero veramente…stremata…mi sentivo tutta appiccicaticcia…ero più morta che viva…parlavo, camminavo solo per inerzia e niente più…la mamma di Asif nello sgabuzzino ebbe la buona idea di farmi vedere alcune foto di Asif  da piccolo e di tutti gli altri parenti…ogni tanto bevevo e mangiavo ceci verdi e dei dolci…

Intanto la moglie dove l’avevano messa? L’avevano fatta adagiare nella sua camera posizionata sotto quel cappello di fiori che le avevano preparato per l’occasione. Assolutamente non voleva ne parlare, ne mangiare e stava sempre sdraiata sul letto…per me avesse potuto si sarebbe uccisa in quel momento. Ho saputo da voci esterne che non aveva più i genitori e quindi il matrimonio è stato un passo obbligato. Ogni tanto però chiamavano anche me per poter fare delle foto sul letto con la sposa…fui costretta a truccarmi e tutti i parenti ridevano come dei pazzi…effettivamente fra noi c’era molta somiglianza, eravamo molto simili…Asif in questa circostanza si arrabbiò, e questa fu la prima volta in due settimane che lo vidi cosi, perché i suoi parenti lo prendevano in giro per la situazione in cui mi ero messa…boh…io non ci evdevo nulla di male…comunque, in seguito, feci più attenzione…

All’improvviso…asif mi fa chiamare e mi dice che dobbiamo andare a fare visita ai suoi parenti in un paesino vicino…nooooooooooo…..con quali forse potevo seguirlo???

Il caldo quando si è stanchi e non si ha avuto l’occasione di fare una doccia diventa insopportabile e io avevo raggiunto il limite. A destinazione sembrava non arrivassimo mai…l’ambiente che mi circondava era stupendo, c’era un bel laghetto e l’atmosfera era deliziosa…aime, però la stanchezza prendeva il sopravvento…una volta giunti cominciammo a parlare, in tutte le case che girammo tutti ci offrirono del cibo e io non ce la facevo più. Avevo addirittura gli occhi che mi bruciavano tanto avevano bisogno di acqua…anche Asif vedevo che era morto…però era obbligato ad andare a far visita a tutti altrimenti si offendevano.

Per prendere almeno un po d’aria cercai conforto fuori nel giardino…improvvisamente però tutti i bambini incuriositi dalla mia presenza, vennero intorno a me…ed io…stavo per svenire…o meglio impazzire…stavo per urlare…o meglio stavo proprio per perdere il mio tanto forte self.control…sono stata obbligata ad alzarmi…e a fuggire…altrimenti non sarei più stata consapevole delle mie reazioni!!!!! Asif vedendomi cosi ha capito perfettamente la situazione…e infatti da li a poco ce ne siamo andati…

Da tenere in considerazione che con me e Bobby c’era sempre Shakil…assolutamente non ci era permesso andare da soli in giro!!! Dopo aver girato ancora due o tre abitazioni e dopo aver visto una donna, mentre stavamo parlando, prendere un grosso vasone contenente dell’olio per capelli e passarselo tranquillamente sui capelli asciutti, incurante di tutto e tutti, finalmente tornammo a Mahoba….prendemmo le sacche e…tornammo a Khajuraho…dove, se dio avesse voluto, finalmente sarei riuscita a farmi la doccia!!!Acqua…acqua…acqua…acqua…avevo bisogno di immergermi completamente nell’acqua. Dopo ancora brevi soste di Asif per comprarsi delle cassette di musica, per andare a trovare alcuni suoi vecchi amici e dopo aver visto i primi ‘travestiti’ indiani della mia vita???Ma vi rendete conto? Stavamo attraversando un mercato e Bobby mi indica due uomini travestiti da donna che tranquillamente stavano chiacchierando…in India? Ma…è un fatto incredibile!!!

In questi giorni a Khajuraho c’era il festival nazionale della danza. Tutti i migliori ballerini (sia donne che uomini) giungevano da ogni parte dell’India per partecipare a questo importantissimo e famosissimo festival. A tarda notte arrivammo e di corsa andai a vedere il termine della serata del festival. Era molto interessante e soprattutto affascinante vedere sia i musicisti che le ballerine interpretare con il corpo musiche cosi profondamente accattivanti e commoventi.

Al termine mi diressi a gran velocità nella camera e ….si…si…si…si…mi feci la doccia….ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh……..ahhhhhhhhhhhhhhhhhh….acqua…acqua…una sensazione totale di rinascita, tornavo a vivere!!!

 Solo in Nepal tre anni prima avevo provato la stessa sensazione solo che la avevo bisogno di una doccia calda, per riscaldarmi da tutta l’umidità che la pioggia mi aveva inserito nelle ossa.

Appena toccai il letto mi addormentai, almeno penso…del resto sia io che Asif per tutte le due settimane facemmo cosi: eravamo talmente stremati che la stanchezza prendeva subito il sopravvento.

L’indomani ci dirigemmo per l’ultima volta a Mahoba, per gli ultimi festeggiamenti.

Quando arrivammo l’ambiente era festoso e finalmente, quando mi recai nella stanza matrimoniale, vidi che la moglie stava meglio, anche se ancora alquanto triste. Per non vederla cosi ogni tanto facevo la buffona…’smile’, ‘smile’,…e la riempivo di baci…ed infatti lei gradualmente si riprendeva…la sera ci fu una grande festa. Tutte le donne cenarono sopra il terrazzo, gli uomini invece accanto all’entrata della casa. Mangiammo tanto chapati e io mi divertii molto con il fratello di Saba che affermava di riuscire a mangiare in un giorno solo 25 chapati….cosa??? ‘It’s impossible!’ dicevo io ed era un continuo ridere insieme.

Ad un certo punto arrivò un ospite con relativa moglie. Costui pare fosse il capo della polizia li del paese e tutti lo riverirono come fosse un Dio. Che persona disgustosa!!! Grasso, squallido e naturalmente la moglie era la sua fotocopia. Uno schifo…nel momento in cui si alzò per andarsene, tutti fecero lo stesso…tranne io…fino a quando Asif mi guardò implorandomi con lo sguardo di alzarmi almeno nel rispetto dei suoi famigliari…ecco, se lo feci, lo feci unicamente per loro…

Dopo che Asif, Maya ed altri componenti della famiglia ballarono un po, essendo tutti molto stanchi si decise di andare a dormire. Tutte le donne per terra fra loro, io invece andai a dormire con Asif e gli altri ospiti maschili…che privilegio!!! Beh…non so manco io come ho fatto a dormire…proprio perché ero distrutta. Ero sdraiata su un letto…si…ma con formiche e mosche continue…al limite di sopportazione presi il mio spray e almeno per alcune ore riuscii a riposare.

Con Maya ormai eravamo legatissime e alla sola idea che la sera avrei dovuto lasciarla mi venivano le lacrime….comunque mi sforzavo di non pensarci.

L’ora della partenza, purtroppo, arrivò…più di una volta avevo cercato di telefonare a mia mamma per tranquillizzarla sulla mia sorte, ma aimè non riuscivo assolutamente a prendere la linea…boh…misteri dell’India!!!

Quando arrivò il momento, dopo aver riposto tutti i bagagli sull’auto, tutti i parenti ci vennero incontro per salutarci. Davanti a loro riuscii a trattenere le lacrime. Diedi un bacione alla sposa, che finalmente aveva ritrovato il sorriso, alla mamma di Asif, a Saba e a suo fratello e a tutti gli altri. Per ultimo tenni in serbo il mio saluto speciale a Maya, un grosso bacio e un caloroso abbraccio.

Solo io e lei, tranne tu M.D., sai quanto ci siamo volute bene e quanto feeling sia nato tra di noi. Questo ci sarà per sempre…

Salimmo in macchina e via…addio Mahoba. Buona fortuna a tutti…Good luck!

Naturalmente le lacrime scesero…fortunatamente era buio e nessuno si accorse…Forse un giorno rivedrò Mahoba, forse un giorno tornerò e vedrò tutti cresciuti, compresa Maya che sarà diventata una donna. Non so cosa accadrà…e nemmeno voglio saperlo…tu M.D. sai tutto ed io aspetto solo il tuo volere, i tuoi cenni. So che per il mio bene ad ogni momento della vita mi accosterai le persone giuste che mi daranno proprio quello di cui necessito in quel particolare frangente del mio cammino e di questo ti ringrazio tanto, so che mi sei sempre vicino.

Il rientro a Khajuraho fu abbastanza triste e stancante, ma come ormai ho imparato sulla mia pelle, la vita deve continuare in qualsiasi modo essa si presenti…THE  SHOW MUST  GO  ON. Una volta giunti andammo subito a dormire…

L’indomani mattina io ed Asif pranzammo con lo zio che, molto gentilmente mi regalò una statua rappresentante una ballerina indiana e poi, dopo aver salutato tutti, salimmo su un’auto che ci avrebbe accompagnato fino alla stazione per prendere il treno che ci portava a Delhi. L’auto era una…avete presente quelle classiche bianche, tipo maggiolone? Ecco salimmo proprio su quella…che meraviglia, era splendida ed era suggestiva la sensazione che si percepiva nell’esserci dentro.

Durante il tragitto attraversammo paesaggi mozzafiato: distese enormi, senza confini…ed io ero felicissima e mi sentivo protetta stando vicino al mio Asif. Stavo veramente bene…stavo veramente bene.

Quando arrivammo alla stazione mi ricordai che era la stessa alla quale feci riferimento tre anni prima durante il mio primo viaggio, nella quale prendemmo lo stesso treno che ci portò sempre a Delhi. Questa volta dormii parecchio, ogni tanto scrivevo e parlavo con Asif e Shakil. Feci anche parecchi pranzi e cene, assaggiando di tutto, anche se essendo molto speziato, ogni tanto prendevo delle pastiglie che mi portai dall’Italia per risolvere questo relativo problema. Addirittura provai il succo al mango…squisito e anche il gelato alla vaniglia…in India!!!

Mentre attraversavo tutti quei kilometri, ogni tanto avevo ancora la forza di pensare ed immaginavo i miei genitori, la mia Blanchina e tutte le persone alle quali voglio bene e che mi vogliono bene veramente, con il cuore.

A differenza del mio primo viaggio, in questo la stanchezza aveva preso talmente il sopravvento quasi sempre che non riuscivo tutte le sere a scrivere, anche perché non sempre avevo le possibilità tecnologiche per farlo…prendevo esclusivamente appunti che ritenevo più importanti e che poi avrei rielaborato in Italia, al mio rientro, in assoluta tranquillità.

Alla stazione ci aspettava l’autista di Rajkumar che ci portò in un quartiere di Delhi, colmo di artisti di tutto il mondo. L’hotel, il ‘Prince Palace’, che Asif aveva prenotato oltre ad essere economico era soprattutto vicino ad un Internet Cafè, dal quale potevamo scrivere e.mail o telefonare.

Per tre o quattro giorni andai con Asif e Shakil in giro per i quartieri a comprare del materiale che poi sarebbe arrivato in Italia. Io e Shakil ridevamo e scherzavamo molto e ogni tanto lui mi diceva che …sono molto intelligente!!! Non ho mai capito se anche dicendomi ciò scherzava o se diceva sul serio…Boh… Le vie erano stracolme di gente…di tutti i tipi. Io intanto avevo anche cominciato ad imparare alcune parole in hyndi, come:

·      TIGER: va bene

·       CHALO, CHALO: andiamo

·      CIAO: è tutto ok

·      NAMASCAR: augurio di buona sorte (namaste)

Un giorno andammo anche in una fiera dell’artigianato molto bella simile al Macif che si tiene in zona Fiere a Milano verso dicembre. Fu un’esperienza molto interessante.

L’ultima sera che stemmo insieme, io e Asif, dopo essere stati in un ottimo ristorante di cucina indiana e nel quale finalmente riuscii a cibarmi ed a dissetarmi in maniera completa, andammo al cinema.

AHHHHHH………i cinema indiani…solo dalla grandezza delle sale si capisce quanto sia importante per gli indiani il cinema! Delle sale enormi, venti volte più grandi delle nostre e uno schermo gigantesco. Il film che andammo a vedere si intitolava ‘ The body’ e raccontava la storia di un ragazzo perdutamente innamorato di una donna sposata. Quando il marito non c’era i due stavamo insieme e lui faceva dei giochi erotici col ghiaccio alla ragazza, sul suo corpo che lo ha fatto impazzire d’amore. Asif nel mentre cercava di raccontarmi la storia, visto che il tutto era raccontato in hindi, senza sottotitoli in inglese e lo stesso all’improvviso mi dice: ‘ Lo vedi che siete voi donne a fare impazzire gli uomini, solo voi!’.

Alla fine del primo tempo ce ne andammo poiché sarebbe durato troppo…tornammo in albergo e trascorremo l’ultima notte insieme, io ed Asif, entrambi quasi consapevoli del fatto che per lungo tempo non ci saremmo più rivisti…per molto tempo.

All’indomani mi vennero a prendere per portarmi nel negozio di moda di Minnù, la cara moglie di Rajkumar e Asif con gli altri, se ne andarono verso il lavoro che li attendeva come commercianti.

Quando Asif se ne andò avvertii nel cuore un mancamento indescrivibile, quasi stessi per svenire…ma …dovevo essere forte ed andare avanti…mi salutò con un cenno della mano, nessun bacio e nessun abbraccio, non ci era permesso.

Da una parte mi sentivo priva di energia, completamente svuotata senza di lui, dall’altra invece ero molto soddisfatta di me perché mi ero comportata in maniera egregia e perché avevo resistito sempre con intelligenza e savoir.faire, anche nei momenti più difficili.

Mi ero messa alla prova e  avevo ottenuto risultati ottimi…la soddisfazione mi usciva dagli occhi, dalla pelle,…ma soprattutto dai miei silenzi…i miei silenzi racchiudono da sempre la mia grande soddisfazione di ciò che ho fatto, dei grandi sacrifici che ho sopportato e delle grandi vittorie che ho fin’ora conquistato.

Nei due giorni successivi Rajkumar, Minnù e i figli mi hanno ospitato nella loro casa come se fossi una figlia. Sono stati veramente molto cari, con sentimento mi hanno accolta.

Minnù mi stava sempre vicina e mi chiedeva continuamente se stavo bene e se avessi avuto bisogno di qualcosa. Con loro sono stata a passeggio per Delhi, ad acquistare braccialetti per me, stoffe e altri souvenirs. Veramente sono state delle persone incredibilmente gentili…non saprò mai come ringraziarle. All’interno della casa io avevo una stanza tutta per me, con relativo bagno e anche la signora che faceva i lavori domestici. Mi ricorderò sempre del maggiordomo PINTU e di come Minnù lo chiamava per farsi aiutare a svolgere qualsiasi mansione.

In giorno, con la stessa Minnù, in auto, parlammo del matrimonio. Lei mi disse che la sua non era stata un’unione d’amore ma che comunque ora aveva lo stesso creato un’ottima famiglia e che con il marito ci andava d’accordo.

Dopo le sue parole nacquero in me alcune riflessioni su quali canoni adottare per un matrimonio felice: l’amore? L’intesa sessuale? Il denaro? La posizione sociale?..rifletti, rifletti, non sono ancora riuscita a trovare delle risposte…è giusto il nostro modo libero di intendere il matrimonio o il loro? O forse non bisogna generalizzare ma ognuno deve seguire il suo istinto e basta?…col tempo sono certa capirò…e vi comunicherò le risposte in merito alla questione tanto delicata.

 Con la famiglia vivevano anche i genitori di Rajkumar, due splendide persone. Economicamente stavano parecchio bene ed infatti vivevano nel quartiere più ricco di Delhi, con stile europeo. I figli erano tre: due ragazze e un maschietto. Tutti e tre studiavano e comunque il tipo di organizzazione era completamente occidentale. Rajkumar è un commerciante, infatti spesso viene in Europa per lavoro e Minnù si occupa di abbigliamento. Dirige un atelier con relativo negozio di vendita al dettaglio…una famiglia ben organizzata e dalle mille risorse.

L’ultima sera, oltre ad aver assistito al derby di cricket fra Pakistan e India, dal quale è uscita vincitrice la stessa squadra del paese che mi stava ospitando, sono andata ad una festa di compleanno di un amichetto del figlio di Rajkumar. Prevalentemente il rituale era il medesimo di un birthday occidentale. Si mangia, si beve, si scherza,…palloncini, scritte varie sui muri,…Nel mentre Asif mi chiamava sempre per sapere come stavo, dov’ero e se ero pronta per partire.

Non sapevamo quando, dove e se ci saremmo rincontrati…sapevamo solo di volerci molto bene.

Dopo aver terminato i festeggiamenti Rajkumar con tutta la famiglia mi accompagna all’aeroporto. Alcune riflessioni anche durante il tragitto in auto, ma non più di tante poiché avevo più che altro preoccupazioni tecniche relative al check.in, al biglietto e a tutto il resto di natura amministrativa.

Stavo per lasciare anche per questa volta la mia India, dopo quest’ultimo viaggio tanto sognato e desiderato e soprattutto tanto sofferto e complicato: sono riuscita a viverlo solo ed esclusivamente ascoltando la mia voce interna che mi diceva di farlo…tutti mi erano contro o comunque erano parecchio preoccupati per me.

I saluti con Minnù e la famiglia sono stati molto veloci: chissà se un giorno li rivedrò ancora?

Minnù, un giorno, parlando mi disse che forse ci saremmo rincontrate a Delhi per aiutare i bambini orfani e che avevano bisogno solo di un po’ d’affetto…a me piacerebbe molto, sarebbe un mio grande desiderio. Ora, del resto, devo e voglio finire i miei studi universitari e poi seguirò il mio cammino, che nel mio profondo sono certa non sarà un percorso normale e facile. Sento che sarà complicato e colmo di sacrifici ma che mi darà soddisfazioni enormi di spirito, come del resto è stata la mia vita da quando sono nata fino ad ora. Ognuno ha il suo destino e il proprio ruolo deciso nel momento della nascita…o forse prima…e da qualsiasi lato si possa prendere la vita, questo ruolo emergerà sempre. Non mi resta altro che vivere ed aspettare ciò che sarà mio compito svolgere in questa vita…se non sono morta durante l’incidente del 15 Settembre 2002 ci sarà sicuramente un motivo. Dovevo restare in vita per…

completerò la frase fra qualche anno, quando terminato i miei studi, avrò le risposte che aspettavo!

Salutato tutti, entro in aeroporto, svolgo il check.in con l’aiuto di un gentile signore indiano che mi chiede la mia e.mail per amicizia amorosa (!) e attendo il volo che mi riporterà in Europa, a Vienna.

A proposito di questo gentile signore indiano, involontariamente associo quest’ultimo saluto della terra indiana a quello che mi era stato fatto dalla terra londinese, nell’estate del 2002, da parte di un caro ragazzo che, attraverso i gesti, si sforzava di farmi capire che era diventato pazzo di me! Grazie per questi atti dolci da parte di due paesi che un tempo erano strettamente legati. Coincidenza?

 Dopo gli ultimi acquisti, provo a scrivere un po ma la stanchezza è molta anche perché sono le 2.00 della mattina percui il sonno cerca di prendere il sopravvento sulla mia razionalità. Annunciano il mio volo…c’è tantissima gente…io mi ricordo solo che ho dovuto prendermi molte pastiglie perché causa cibo piccante bruciavo ovunque! …e poi…più nulla…praticamente ho dormito per quasi tutte le 10 ore di viaggio…il rientro percui è stato molto più veloce. Fuori dal finestrino vedevo solo buio e c’era solo buio…solo all’arrivo a Vienna l’alba cominciava a spuntare ed io riacquistai le forze per l’ultimo viaggio. A Milano arrivai verso le 9.00 della mattina del 3 marzo 2003…ero stremata, senza forse ma la soddisfazione del mio spirito mi faceva alzare da terra per kilometri e kilometri. Mi aspettava il solito taxista che mi riportò sul Lago Maggiore. Parlai con lui molto poco perché avevo un sonno tremendo e gli occhi mi si chiudevano spesso…presumo comunque che abbia compreso la mia condizione psico.fisica.

Arrivai sotto casa…e scesi…per la stanchezza chiusi velocemente la pagina di vita che riguardò questo viaggio, per poi però riprenderla nel mio racconto che da li a pochi giorni avrei cominciato a scrivere, per non dimenticare…

Per non dimenticare di non smettere mai …e dico mai…di credere nei propri sogni e fare di tutto per poterli raggiungere, uno dopo l’altro, perché la vita tutta, in sé, non è altro che un vero e grande sogno!

Heena chiudeva la pagina del suo ruolo e faceva riaprire il nuovo ruolo a Vanessa…

Mi addormentai stremata, la sera, nel mio letto, ma non sapevo dov’ero…o meglio…sognavo di essere a casa mia: in India.

NAMASTE     CON AMORE INFINITO

Vanessa/Heena
vanessacaretti@supereva.it



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