DEDICO
QUESTO SCRITTO AL MIO GRANDE E VERO AMORE ASIF.
Vanessa/Heena
PERDERSI SERVE PER RITROVARE QUALCOSA: FINALMENTE
SONO A CASA!
In attesa dell’alba,
aspetto
il sole sorgere.
L’anima è pronta,
il Cuore anche!
Un aereo vola lontano,
vola verso la verità…
il vero!
In attesa dell’alba.
Credere nei sogni: questo ho imparato
da tanti discorsi con il mio amato ‘nonno’ – scrittore Pierre Levergeois e,
una volta individuati questi sogni, fare di tutto, in Verità e
nel sacrificio, per raggiungerli.
‘Dove c’è una volontà, c’è un cammino’,
mi ha ripetuto fino alla nausea lui, quasi mi volesse fare
un lavaggio mentale.
…e questo ho sempre
fatto, con costanza, lacrime, sofferenza, sacrificio…
L’importante è seguire il cuore, quella che lui indica è la
strada giusta da percorrere, anche se non sempre è facile
vederla, sentirla e nemmeno individuarla.
Scrivere anche con il cuore e con i
sentimenti, questo è il
mio obiettivo con questo mio secondo diario, proseguimento
tanto atteso e sognato del primo che riguardava il mio viaggio
d’iniziazione di tre anni fa nella mia India. Parlerò e scriverò con
l’anima in mano, in verità assoluta perché tutto ciò che
ho vissuto possa restare per sempre e affinché l’AMORE vinca
sempre su tutti gli altri sentimenti umani, affinché l’AMORE
sia monito di speranza e motore della vita.
LOVE IS ENOUGHT: è una scritta che ho letto su un poster
appeso alla parete di una stanza nella casa dei genitori
di Asif ( chiamato da loro però Bobby).
Finalmente ho ritrovato me stessa e
ora che sto scrivendo ho l’energia per poter vivere in felicità e serenità…scrivere è proprio
la mia vita, mi rilassa, mi carica d’adrenalina che mi fa
vivere qualitativamente una vita serena e vera, vera soprattutto.
Con l’avvento delle feste natalizie sono entrata, aimé,
in un periodo molto buio e triste della mia vita, sarà stato
perché con il mio amato Asif dal giorno di Pasqua 2002 è iniziato
l’inizio di una presunta fine…non per colpa nostra ma esclusivamente
per tranquillizzare i miei genitori. Mettendoci d’accordo
siamo arrivati alla conclusione di allontanarci, io uscendo
con altri uomini e lui con altre donne, perché cosi clandestinamente
non potevamo più proseguire. Io il coraggio di farlo conoscere
ai miei genitori l’ho avuto, ma non è servito assolutamente
a nulla, almeno a breve termine. Per tutti i mesi successivi
ci siamo sentiti sporadicamente, per il bisogno che inevitabilmente
abbiamo entrambi, ma ci siamo visti sempre meno. Naturalmente
poi, con l’inizio delle classiche feste che ti colpiscono
al cuore, nei sentimenti, essendoci dei problemi di cuore,
la forza di tenerli ben chiusi nel cassetto è venuta meno
e tutta l’angoscia, la tristezza e la nostalgia sono venute
a galla. Mi mancava tremendamente il mio amato Asif e da
morire la mia India, avevo una voglia tremenda di tornarci,
non potevo più posticipare, avevo gia aspettato fin troppo,
usando l’intelligenza e la razionalità. Un periodo veramente,
come torno a ripetere, privo completamente di energie positive,
non avevo più forza, ne mentale, ne fisica. Sarà anche perché dal
novembre 2002 non facevo più l’amore ed essendo io dell’ariete(come
ascendente), ho un bisogno vitale fisico incredibile…Però non
volevo fare nulla, era una mia scelta, assolutamente nulla,
nella verità del mio viaggio in India, dell’importanza che
io facevo corrispondere a questo, per la mia anima, il mio
cuore e per l’amore – rispetto che avevo per Asif e per te,
M.D., che sapevo bene che dall’alto mi osservavi e mi controllavi.
Terribile…anche la mia amica Daniela si era accorta di questo
mio stato negativo d’essere, perché non riuscivo più a fare
la ‘buffona’ e, sinceramente, in qualsiasi luogo mi trovavo
mi sentivo a disagio, fuori dal mondo, tutto mi sembrava
inutile: ridere, scherzare,…
Dovevo tornare in India…a qualsiasi costo! Il destino poi
mi ha fatto incontrare Monica, che è stata la mia unica Luce
in questi mesi d’attesa interminabile…mi sarebbe piaciuto
addormentarmi e risvegliarmi gia in India. E’ stata colei
che mi ha dato la forza di crederci e di tenere duro.
Per tutto questo tempo, era l’unico interlocutore che avevo
e M.D. ti ringrazio tanto per avermela fatta incontrare proprio
in questo preciso momento anche se so che era gia tutto calcolato
e scritto. Presumo quindi che la sua funzione fosse stata
solo questa perché poi il destino non ci ha mai fatto incontrare,
né in India, né in Italia.
Stavo scrivendo…cari lettori…o posteri…o non so chi!!! …mi
sarebbe piaciuto risvegliarmi gia in India poiché non avevo
assolutamente voglia di far fronte a innumerevoli ed infinite
difficoltà nella mia famiglia…già, mi sono scordata di accennare,
a grandi linee, la situazione famigliare…una meraviglia!!!
Il papà per circa due mesi non ha più parlato ne a me, ne
a mia mamma poiché assolutamente non voleva che partissi
per l’India. Sarà perché un paese lontano, sarà per i pregiudizi
relativi e connessi, sarà per la paura che ci andassi con
Asif, sarà per il ruolo che doveva comunque mantenere all’interno
del quadro famigliare, fatto sta che mi ha fatto impazzire
per tutto sto tempo! Un silenzio abissale, tranne ogni tanto
che si risvegliava e focalizzava l’attenzione esclusivamente
contro la mamma, dicendo che la colpa di tutta la situazione
era esclusivamente sua, in quanto mamma, appunto. Incredibile…li
avevo entrambi contro ed assolutamente non si riusciva a
fare un discorso serio e razionale, senza dover per forza
urlare e fare la voce grossa. Che periodo…ero contrastata
continuamente…da una parte mi spiaceva per la mamma, vittima
ingiusta, dall’altra per il papà, perché capivo bene i suoi
timori e preoccupazioni, dall’altra mi spiaceva per i continui
litigi tra loro…ma, nonostante queste mie consapevolezze,
non ho cambiato idea e non mi sono spostata di un centimetro
rispetto a ciò che sentivo continuamente, in ogni istante,
provenire dal mio cuore. Non potevo più tornare indietro,
non potevo cambiare idea,…dovevo proseguire per la mia strada
e per ciò che sentivo dentro che era giusto fare. Ho cercato
di ascoltare tanto il mio profondo, tutte le notti, i giorni,…e
le risposte erano sempre le medesime…ora o mai più…carpe
diem. E’ stato uno dei periodi più difficili e duri della
mia vita ( oltre l’anno mitico ed indimenticabile del 1995!),
veramente al limite della sopportazione umana, ma, con grande
coraggio, umiltà, forza e grinta, sono riuscita ad affrontarlo
e a viverlo.
Non mi restava altro che viverlo, non
potevo fare altro che quello, evitarlo o posticiparlo sarebbe
stato più facile
ma assolutamente inutile e negativo e poi avrei vissuti di
rimpianti e di rimorsi che mi avrebbero tormentato per tutto
il resto della mia vita!
Giorni, ore, minuti…il tempo è trascorso, tra mille preparativi,
e.mail, pagamenti, telefonate e, dopo l’ultima arrabbiatura
celestiale del mio babbo (sempre diretta alla mamma!), il
giorno della partenza è giunto: 19 febbraio 2003!!!
Asif era partito il giorno prima, non
era destino che facessimo il volo insieme ma che ci vedessimo
nell’amata terra indiana.
…E proprio la sera prima di partire mi manda un messaggio
la mia ex.collega dicendomi che il signor CAUZZO era morto…cosa???
Ho cominciato a piangere ( considerata anche la terribile
tensione e stress che stavo vivendo !) e non mi sono più fermata…fino
a quando ho ricevuto smentita…cioè ero stata io ad aver inteso
una persona per un’altra…MIIIIIII!!!!!…ma proprio quella
sera??? Del resto mi è servita per eliminare con il pianto
un pò di tensione e frustrazione.
Come dicevo…scrivevo…il giorno fatidico era giunto…dovevo
incontrarmi con Asif e poi con Monica e poi…assolutamente
non sapevo cosa avrei fatto, con chi sarei stata e chi avrei
conosciuto. Come potevo cascare dall’aereo, come potevo prendermi
un’infezione ( che tra l’altro dopo circa una settimana che
ero rientrata in Italia, prontamente si è scatenata con focolaio
in Cina, una specie di influenza atipica, come è definita
dai medici, che ha fatto e sta facendo migliaia di vittime,
al Sars!!!), come…poteva essere l’ultima volta che vedevo
la mia nazione d’origine…comunque…non volevo pensarci ed
infatti o fatto di tutto per concentrarmi su altre questioni
ben più prettamente legate alla mia esperienza tanto sognata
e che era giunta la stagione giusta nella mia vita per riviverla più apertamente,
grazie M.D.
Quante sere osservavo la luna e speravo
che fosse quella indiana, quanti giorni osservavo gli aerei
e sognavo di esserci
sopra con destinazione India, quante volte, guardandomi allo
specchio e parlando con te, mi facevo forza, attraverso la
mia immagine riflessa ed alle volte, con delle timide lacrime
agli occhi. Ora finalmente avevi deciso che il momento era
giunto, era giunto…
Mattina del 19 febbraio 2003, sveglia
alle 4.00 della mattina. Avevo noleggiato un taxi. Considerata
la tensione famigliare,
l’indipendenza era l’unico modo per giungere all’aeroporto
Malpensa di Milano, dove, alle 8.00 circa il volo per Vienna
sarebbe partito.
Una forza interiore ed una determinazione
incredibili. Naturalmente ho salutato la mamma, alla quale,
per non farla preoccupare,
avevo detto che stavo partendo per le Tenerife ed ho salutato
il mio babbo con un: ‘Ciao papi’. Di lacrime non me ne sono
scese poiché stavo seguendo la strada del cuore percui ero
tranquilla con la mia anima, serena e positiva.
Mai…e ripeto mai, mi sono sentita sola…la solitudine è un
concetto che non mi appartiene e spero che non mi apparterà mai…ritengo
di riuscire a non viverlo come sentimento poiché ho la scrittura
che mi salva…è come se parlassi con mia sorella, con me stessa
riflessa allo specchio, della quale mi fido ciecamente e
con la quale posso confidarmi totalmente con l’anima aperta
ed il cuore sincero. L’unico modo per sentirsi veramente
vivi è quello di avere la certezza di lasciare qualcosa d’infinito,
di indelebile che resterà anche alla mia morte e, grazie
al M.D., nella passione per la scrittura ho trovato questo
senso di unicità ed eternità che mi appaga totalmente e mi
fa capire che sto vivendo per qualcosa di importante e profondo,
perché con la mia scrittura un giorno, forse, chissà, qualcuno
dei miei lettori, potrà piangere, sognare, trovare la forza
o il coraggio di prendere una decisione piuttosto che un’altra,
ridere o semplicemente solo vivere felicemente delle ore
in compagnia dei miei scritti.
Del resto, uno dei
miei inizi è proprio
avvenuto nella stessa maniera. Mi ricordo che avevo all’incirca
15 anni e mi ritrovavo nel magazzino di una libreria…all’improvviso
nelle mie mani è arrivato un libro…attenzione…non l’ho preso
io…è stato lui a scegliere me…Margherite Duras, la mia amata
musa e la sua storia intitolata ‘L’amante’…è da li che, tutti
i pomeriggi, sognavo, sognavo…ed ho cominciato a scrivere
le mie esperienze tanto vere e tanto belle, tanto forti e
tanto indimenticabili. Lei amava, era pazza per la sua scrittura,
o meglio la scrittura era la sua vita e per me vale lo stesso, è la
stessa passione, è la stessa incredibile droga che ho nelle
vene e nel mio sangue. Scrivere per me è adrenalina pura…e
forse, dico forse,…ma chi lo sa…anzi, ne sono certa, morirò scrivendo,
come ha fatto lei…va beh…basta…altrimenti mi rattristo, intanto
il concetto l’ho chiarito bene.
Stavo scrivendo…mannaggia ho perso il filo del discorso…arrivata
all’aeroporto mi accordo con l’autista che mi venga a prendere
il 3 marzo…ah…non mi soffermo sul costo andata e ritorno,
perché io stessa se ci ripenso, sto male!!!
Bene…eccomi all’aeroporto…mi affretto con razionalità, a
portare a termine tutte le incombenze burocratiche ed…eccomi
seduta su un seggiolino in attesa del volo per Vienna…aspetto…o
meglio sogno…in questi momenti non si riesce a capire bene
o meglio a distinguere il sogno dalla realtà, non capivo
se stavo sognando o se stavo vivendo che cosa d’altro…l’unica
cosa di cui avevo certezza è che stavo facendo la cosa giusta
e dentro , nel cuore, ero fortemente soddisfatta, rilassata,
sapevo che mi stavo recando verso la mia casa e la mia vera
felicità, percui ero tremendamente appagata, come dopo un
orgasmo, ecco, la situazione è la stessa. Giunto il momento
del boarding, saluto con lo spirito la mia Italia, ringraziandola
degli splendidi ed unici genitori che mi ha regalato. In
realtà ho scritto le mie prime impressioni in un diario che
la mia Simona mi ha regalato (sapendo forse che l’avrei utilizzato
per qualcosa di molto importante) ma, non voglio scrivere
qua quello che ho scritto li, come ho fatto nel mio primo
viaggio in India. Qua voglio esclusivamente scrivere a getto
continuo ciò che mi ricordo, i miei pensieri, le mie voglie
e desideri. Ecco…un fatto che ricordo molto bene è la nebbia
nella quale siamo incappati prima di fare scalo a Vienna.
Sinceramente è stata la prima volta in cui mi ritrovo in
un muro grigio senza uscita…mi sono domandata come facciano
i piloti ad avere orientamento, come fanno a sapere dove
devono andare? E’ istinto? Comunque è una strana sensazione
non vedere nulla…assolutamente nulla…sono comunque giunta
a Vienna e correndo sono andata al gate che mi permetteva
d' imbarcami per Delhi…eravamo in un ritardo tremendo e non
avevo nemmeno la certezza di riuscire a prendere l’aereo…corri,
corri,…invece vedo, da lontano, una lunghissima fila di…indiani…erano
quasi tutti indiani…che aspettavano di imbarcarsi…ero salva…ma… poi…grazie
a …non so bene cosa…dopo alcune informazioni chieste ad un
gentile ragazzo, invece di dover fare la coda per l’’economy’,
lui mi ha fatto passare nella ‘business’ con un: ‘la signora è ok’ ed
una strizzatina d’occhio…che carino…l’ho ringraziato tanto
e mi sono diretta verso l’aereo…solo dopo, però, aver dato
alcune informazioni inerenti la tastierina numerica del cellulare
ad un giovane americano che parlava francese. Sinceramente
ancora adesso non so che cosa avesse bisogno…ma comunque
spero di averlo aiutato.
…finalmente sull’aereo…stavo cercando di ricordare chi avevo
vicino, ma aimè non me lo ricordo…beh…pas des problemès…aereo
super affollato, servizio austriaco gradevole, ho dormito,
mangiato, sognato, guardato i films indiani e andata alla
toilette. Decisamente undici ore di volo su un aereo ti fanno
proprio capire come, nella sostanza, è composta la vita:
mangiare, andare al gabinetto, dormire. Tutto qua…il resto
solo contorno, esclusivamente, contorno.
Mi ricordo un momento preciso in cui,
stremata, ho guardato l’orologio e mi sono detta: ‘Mancano ancora due ore…come
farò a trascorrere questo tempo?’…e poi…tutto è venuto da
se…ho guardato fuori dal finestrino e ho visto LE LUCI…M.D….le
mie luci, quanto le ho sognate…ora finalmente ero li…e…all’improvviso…LA
LUNA…e che luna!!! Grossa, tonda, gialla…che splendore…quasi
mi desse il benvenuto nella mia India…quanti pianti ha visto,
quanta forza mi ha dato…lei rappresentava l’insieme di tutte
le lune che in Italia avevo osservato, sognando. Grazie luna
mia…
Eccomi…dopo aver sognato, sognato ed essere volata sulla
luna, per toccarla…ho ripreso la mia razionalità e la mia
forza concreta per prepararmi all’espletamento degli obblighi
burocratici che mi attendevano. Scendo dall’aereo…attendo
il bagaglio, consegno il passaporto e la carta di disimbarco…e …in
lontananza vedo molti indiani che attendono i passeggeri,
turisti, parenti…sto per attraversare il corridoio, con la
sensazione di essere una star…e…mannaggia…il solito indiano
mi ferma perché non ho compilato una parte d’obbligo per
il disimbarco…mannaggia…ecco…la mia idea della star…svanita
nel nulla, dovevo ricollegare il cervello e…compilare quel
maledetto foglietto…appoggia la valigia, lo zainetto, cerca
la penna…miiii…prendi il passaporto…
ed intanto il mio Asif era fuori, fra
la folla…che mi aspettava…per
mesi non ci siamo più sentiti…ma nonostante questo io
sapevo che lui era li ad aspettarmi, è una certezza che
avevo nel cuore e nei sensi…qualcun altro, dal fuori, potrebbe
considerarmi una pazza , fare migliaia di chilometri…e se
poi lui non c’è? Ma…non ho mai avuto dubbi…sapevo che lui
c’era…fra noi non servono le parole, tante parole o gli accordi
continui…le nostre parole e i nostri discorsi sono solo con
il cuore…ci bastano quelli per capirci…interroghiamo i nostri
cuori ed abbiamo le risposte reciproche.
Esco…finalmente attraverso il lungo corridoio…dopo l’ok
del guardiano…e…sono tutti uguali…impossibile… proseguo,
con i miei bagagli, non so bene per dove e verso quale direzione,
anche li, stavo seguendo l’istinto…fino a quando…sento una
voce…CHICCA!!!…ecco il mio cuore che mi stava chiamando…lo
sentivo bene…una luce si è aperta e ha creato una strada
luminosa. Intorno tutto buio, in mezzo la luce…ho seguito
la via e…ecco il mio amore, il mio cuore, la mia casa, la
mia eternità.
Finalmente ero giunta nella mia casa….finalmente! Ecco la
gente indiana, i profumi indiani, l’atmosfera indiana che
tanto avevo immaginato, sognato ed ora…era tutta mia.
Con Asif c’era anche un suo amico, Rajkumar.
Naturalmente con il pacchetto della Mistral avevo incluso
due notti d’albergo ed il trasporto con auto dall’aeroporto
all’albergo. Naturalmente però Asif mi ha sconvolto i piani,
poiché assolutamente il giorno dopo dovevamo partire per
Khajuraho, percui una sola notte in hotel e manco il trasporto
sulla car noleggiata, poiché c’era l’autista di Rajkumar
che ci avrebbe accompagnati a destinazione. Dopo che Asif
ha parlato con il Mr. che mi era venuto a prendere ed aver
chiarito tutta la situazione, io ero tranquilla…ma…comunque
non proprio perché all’improvviso mi sono ricordata dell’impegno
preso con Monica, che avrei dovuto incontrare davanti allo
stesso aeroporto due giorni dopo. Mannaggia…come fare per
avvisarla? Lei non aveva il cellulare, solo l’e.mail ma io
non sapevo lo stesso come avvisarla. Io ed Asif ci abbiamo
pensato molto ma assolutamente non potevamo fare nulla se
non scriverle una posta elettronica quando però saremmo riusciti
a trovare un internet cafè.
Va beh…io non potevo restare sola a Delhi per aspettare
lei ed assolutamente Asif doveva partire per Khajuraho perché lo
stavano aspettando tutti i suoi parenti per il matrimonio
di suo fratello a Mahoba.
A proposito di questo fatto, è strano come proprio quando
tu M.D. hai voluto che tornassi in India, mi hai dato l’opportunità di
assistere al matrimonio del fratello di Asif. Tante altre
volte volevo tornare in India, ma per un motivo o per un
altro, il matrimonio non si poteva celebrare e invece quest’anno…beh…so
bene che non è una coincidenza ma esattamente un tuo volere
ben preciso e scritto (e di questo ti ringrazio infinitamente!).
Comunque…siamo saliti tutti in auto e, dopo circa mezz’ora,
siamo arrivati in albergo. Che pessimo albergo, privo di
gusto e di estetica interessante ed, inoltre, troppo lontano
dal centro di Delhi. L’ultima volta che avevo visto Asif
era stato a dicembre del 2002 ed ora finalmente potevo riabbracciarlo,
parlarci insieme e tornarci ancora a volere bene, un bene
profondo e vero. Abbiamo parecchio parlato e, nonostante
la stanchezza incredibile che avevo e che aveva anche lui,
infatti lui era arrivato il giorno prima a Delhi, ci siamo
addormentati tardissimo. Presumo che abbiamo dormito circa
un’ora ed alle 7.00 ci siamo svegliati. Il mio abbigliamento
per il momento era ancora occidentale ma mi sarei calata
in Heena molto presto. Sempre con l’autista di Rajkumar ci
siamo diretti verso un altro aeroporto di Delhi, che effettua
voli interni e abbiamo preso la coincidenza che ci avrebbe
portato a Khajuraho…si, proprio a Khajuraho! Per pagare meno
il mio biglietto Asif mi ha trasformato l’identità con una
nuova: Khan Vanasia e infatti, successivamente tutti mi chiamarono
in tal maniera.
Devo dire che rispetto al primo viaggio, assolutamente
l’atmosfera, la visione, ciò che percepivo erano completamente
diverse, sarà perché ero l’unica italiana in mezzo a tutti
indiani, o non so cosa…comunque, l’unica certezza che ho, è che
stavo incredibilmente bene ed ero veramente e finalmente
felice, dopo mesi bui e difficilissimi, al limite, credetemi,
della sopportazione umana e della mia salute psicologica
e anche fisica!
La mia grande forza
interiore però mi
ha aiutato sempre e solo la visione degli occhi di Asif,
mi facevano dimenticare tutta la sofferenza atroce trascorsa.
Stavo bene, ora stavo finalmente bene.
Essere sull’aereo con Asif…quante volte
avevamo sognato questo momento…quante volte…il destino aveva
deciso che non potevamo farlo insieme dall’Italia, ma ugualmente
siamo riusciti a volare insieme sulle nuvole, mano nella
mano ( è un’espressione assolutamente metaforica, perché non
ci era permesso né di toccarci, né di baciarci, né effusioni
strane da innamorati), comunque eravamo insieme nel cielo,
nel paradiso che apparteneva solo a noi due.
Avendo lui lavorato alcuni anni per
la ‘Indianairlines ‘ conosceva
parecchie persone, tra cui, un ragazzo sick che faceva lo
stuart che era …incredibilmente sexy…un viso, un sorriso,
degli occhi…che sprizzavamo ovunque l’amore. Vedevo che anche
lui, in maniera non eccessiva, nel rispetto di Asif, mi guardava
e mi scrutava…eh…eh…eh…all’improvviso dal finestrino ho visto
dall’alto i templi erotici , che bellissimo spettacolo, e
da li ho capito che eravamo quasi giunti a destinazione.
Tre anni fa avevo percorso lo stesso tragitto ma …l’avevo
vissuto con occhi differenti. Una volta arrivati…i ricordi
si sono fatti più nitidi e il rivedere il luogo dove avevo
incontrato per la prima volta il mio Cicci, mi ha creato
delle forti emozioni, era tutto uguale…che strana la vita!
Asif ha cominciato a salutare molti suoi amici e io mi stavo
gustando quei momenti unici.
Sono trascorsi alcuni
mesi da quando sono tornata, ma in qualsiasi momento mi
trovo o in qualsiasi
luogo sono, alla mente mi tornano sempre persone, scene,
visioni indiane…è talmente forte il legame che mi unisce
all’India e a tutto quello che la compone, che resterà con
me fino alla mia morte, indipendentemente dalle scelte di
vita che farò e da dove andrò a vivere. In Italia mi ritrovo
circondata dall’India, nella musica, nei vestiti, nei gioielli,
nelle fotografie, nei miei scritti, nei miei continui pensieri
e riferimenti…non so se devo considerarla preoccupante questa
situazione o no, del resto comunque ormai ci sono dentro
tutta, in tutti i sensi, percui era destino cosi e sono arrivata
alla conclusione che l’unico modo per non soffrire più è quello
di accettarlo e basta, senza domandarmi più nulla. Alcune
risposte sono riuscita a trovarle, con il tempo e la meditazione,
altre no, ma non voglio più nemmeno cercarle, intanto so
che verranno da se con il maturare delle stagioni e quando
la luna sarà arrivata nella giusta posizione nel cielo. Aspetto…come
sempre mi ha detto Asif…stiamo aspettando che Dio ci dia
dei segni per sapere quale sarà il nostro destino, se insieme
o se ognuno per la sua strada. Basta però pensare, basta!
E’ una sofferenza atroce per entrambi e, dopo quasi 4 anni,
veramente non è più sopportabile una situazione cosi, viviamo
in completa libertà e nel rispetto reciproco, poi, al momento
giusto, quel che sarà, sarà. Io comunque sono certa che l’amore
vincerà su tutto: sul sesso, sui problemi pratici della vita
ed addirittura sulla morte, ne sono certa, ci credo e ci
crederò per Sempre. E’ l’unico modo in cui voglio vivere
e posso vivere e nulla al mondo mi farà cambiare idea: nessuno
e niente.
Perbacco…mi sono dilungata parecchio, ma ci tenevo molto
a questa riflessione, cosi, chissà, se un giorno questo mio
scritto sincero verrà letto dalla mia tanto sognata Soraya(
figlia di Asif), cara piccola mia, riuscirai a capire quanto
amo il tuo papà e quanto lo amerò per Sempre. I sacrifici
che sto facendo e che sta facendo anche lui, sono anche per
riuscire a darti, un giorno, se il M.D. lo vorrà, la gioia
di essere venuta su questa terra solo per un atto unico ed
eterno di vero Amore , che ti darà la forza di vivere forte
e felice per tutti i tuoi giorni. Sacrifici anche per donarti
una vita culturalmente felice e piena di soddisfazioni. Io
sto vivendo per fare il grande salto di livello sociale della
generazione in cui sono nata (oltre ad averne fatti molti
altri per la poesia, il mio modo di essere e di vivere, il
book. Fotografico,…) e tu farai lo stesso, secondo il tempo
in cui vivrai e ciò che avrai nel cuore. Ti voglio bene,
sei sempre nei miei sogni e, chissà, forse un giorno ci conosceremo.
Avrei tanta voglia di cercare di metterti al mondo ora ma
devo aspettare il momento giunto…proprio per il tuo bene!
Dopo i vari saluti ad amici e conoscenti
vari che Asif da parecchi mesi non vedeva più, ci siamo diretti verso un albergo
chiamato Siddharta. Ah… dimenticavo che quel primo tragitto
in auto, sull’auto di Asif, una Maruti bianca, l’ho fatto
con alla guida Shakil…e si…proprio Shakil, il cugino di Asif.
E’ stato incredibile, veramente, vederlo dopo averne sentito
parlare tanto al telefono ed averci io stessa discusso qualche
volta…che emozione incredibile…Shakil Khan. Che nostalgia,
proprio ora che lo sto ricordando. Appena visto, dimenticandomi
ancora che ero ormai giunta in India, l’ho salutato , o meglio
ho cercato di salutarlo con i due nostri classici baci sulle
guance, ma lui, giustamente, per rispetto nei confronti del
suo caro amico-cugino Asif, si è allontanato da me. In seguito,
poi, in auto, gli ho domandato le mie scuse per il mio gesto
non rispettoso, ma lui ha risposto con un ‘ no problem’,
sapendo bene che in Italia le usanze sono queste.
Che atmosfera incredibile…faceva caldo, un caldo secco e
non umido nel quale riuscivo a percepire delle sensazioni
e delle emozioni fortissime ed incredibili. Mi pareva che
il calore entrasse ed uscisse dal mio cuore e questo finisse
in un orgasmo di piacere che coinvolgeva tutti i sensi. Che
paesaggi magnifici, i bambini, le lunghe strade sterrate,
gli animali, un sogno finalmente trasformato in realtà…NOTHING
IS IMPOSSIBLE IN THIS WORLD…questo ho imparato dall’India,
dalla sua gente, dalla nostalgia e dalla lunga ed eterna
sofferenza che avrò per questo paese unico. Ringrazio te
M.D. per avermelo fatto conoscere ed amare per sempre.
L’albergo Siddharta era di proprietà di uno zio di Asif,
che tra l’altro ho conosciuto, pranzandoci insieme dopo qualche
giorno. Un Khan pure lui, mussulmano pure lui, che aveva
una relazione anni fa con una ragazza svizzera. Molto gentilmente
mi ha regalato una statua rappresentante una donna indiana,
vestita con sari, in atteggiamento di danza.
Praticamente comunque da quanto ho capito
lo zio possiede parecchie attività li in Khajuraho: l’office
turistico, alberghi,…
Dopo aver sistemato i miei bagagli in
una stanza molto spartana ma confortevole, l’esigenza fisica mi ha portato in bagno…perbacco
che sorpresa!!! Esisteva solo il lavabo, al posto della doccia
c’era un gran cumulo di terra…va beh…nessun problema…del
resto. Asif era presissimo nell’andare a sistemare sue faccende
personali e lavorative, percui io dopo avergli manifestato
la felicità che avrei avuto ad andare a farmi un bel massaggio,
lui mi ha accontentato. Massaggio…è dire poco, molto poco…massaggio
ayurvedico, in un centro specializzato proprio li a Khajuraho…ora…descriverlo
a parole non è facile…assolutamente no!…posso però provare
a farlo…
Apro solo una piccola parentesi, per
chiuderla fra non molto. Devo ringraziare il M.D. per la
grande fortuna e dono che
mi ha dato per la mia visione della vita legata strettamente
alla mia scrittura…oggi non stavo molto bene emotivamente,
mi mancava dell’energia, ma, appena ho cominciato a scrivere,
a battere sui tasti…sono stata meglio…la vita, come tu M.D.
sai molto bene, è parecchio difficile e ci sono dei momenti
in cui veramente non so che strada prendere e che vie seguire…poi
però, scrivendo, ritrovo me stessa e la forza e la grinta
che mi contraddistinguono. Sai quante lotte ho dovuto sopportare,
quanti pianti, quante sofferenze, resta il fatto che con
le mie parole, sono sempre riuscita ad uscirne vittoriosa
e forte sempre di più. Ho la fortuna di avere un punto di
riferimento rappresentato proprio dalla mia scrittura che
mi porta a vivere e a vedere il mondo e la quotidianità in
modo molto speciale e particolare. Mi sono dilungata abbastanza,
ma ci tenevo ai ringraziamenti.
Torniamo al massaggio. Una stanza, due
donne: una per il lato destro, una per il lato sinistro.
Un grosso tavolo cosparso
completamente di olio. Essenze varie, indimenticabili. Io
nuda, solo una specie di fazzoletto che mi copriva Shanti
e basta. Il paradiso è durato per ben quasi due ore….da sogno.
Massaggi ovunque: braccia, gambe, glutei, piedi, ventre,…una
cosa incredibile, veramente. Pareva di nuotare fra questo
olio e le essenze che esso emanava. Le donne assolutamente
non parlavano, tranne due o tre parole ogni tanto. Prima
davanti, poi dietro…che emozione, altro che il massaggio
che mi ha fatto la signora esperta quest’estate a Gran Canaria,
tutto un altro effetto, tutta un’altra emozione. L’India è unica
in tutto, veramente in tutto. Al termine del super massaggio
sono stata portata in una stanza dove c’era una specie di
scatola nella quale mi sono seduta. C’era vapore ovunque
ed io avevo fuori solo la testa. Una mezz’oretta di lussuria
e a fare la doccia per togliermi tutto l’olio. Un massaggio
cosi, comunque, lascia il segno, per molto tempo, molto.
Al termine sono uscita
e c’erano Shakil
ed Asif che mi stavano aspettando con la mitica Maruti bianca.
C’era una temperatura bellissima e si stava di un bene, che
non so descriverlo perfettamente. Stavo bene, non un mal
di testa, un mal di pancia, un mal di qualcosa…niente…stavo
proprio bene. Rientrati in albergo abbiamo cenato (tra le
altre pietanze una zuppetta di verdure buonissima) e siamo
partiti per Mahoba. Che emozione…finalmente potevo incontrare
tutti i parenti di Asif e vedere i luoghi dove lui era nato
ed era cresciuto. Stavo forse sognando? Il solito discorso
del sogno-realtà e della realtà-sogno: in alcuni momenti
della vita proprio non si riesce a capire e a coglierne la
differenza. Era tutto buio, completamente. Per le strade
assolutamente non vi erano né lampioni, ne indicazioni stradali,
né, ovviamente, tanto meno, strade asfaltate. Buche ovunque…massimo
in India un’auto può avere la Vita di un anno, non di più, è praticamente
impossibile che riesca a salvarsi per più tempo. Uno stress,
per chi guida( e anche per i passeggeri! ) non indifferente…cercare
di evitare le buche è praticamente impossibile, perché ce
se sono ovunque: un campo minato. Più di una volta, infatti,
mentre cercavo di bere, mi è andata acqua dappertutto…la
mia acqua arancione, per la presenza di multi-super vitamine
italiane! Non so esattamente quanto sia durato il viaggio…Tenete
conto che da quando sono partita da Khajuraho, ho eliminato
la visione occidentale presente in me del tempo classico,
percui tutto ciò che scriverò e narrerò non avrà dei riferimenti
cronologici, perchè assolutamente ero fuori completamente
dal tempo, dall’orario e dagli schemi.
Durante il percorso,
una cosa che mi ha colpito parecchio è stata la presenza ai margini delle strade
di donne che, dopo aver lavorato per tutto il giorno nei
campi, si riposavano, chiacchierando, in una posizione come
se dovessero fare i loro bisogni. Tante donne ….che modo
strano per rilassarsi. Ancora oggi ogni tanto ci penso e
mi viene da ridere…
All’improvviso Asif si ferma, è da un po gia che girovaghiamo
in un paesino, ma con il buio non riesco a vedere e soprattutto
a capire…niente!
‘Siamo arrivati’, dice Asif…non so che cosa ho provato a
sentire quelle sue parole…fatto sta che da quel momento ha
veramente avuto inizio la mia esperienza indiana, come HEENA. Scendiamo,
entriamo in una casa…Asif mi dice di andare…ed io mi butto,
letteralmente mi butto, in mezzo ad una folla di donne indiane
che cantavano e ballavano. Appena mi hanno vista hanno cominciato
a guardarmi come se fossi un’ extra.terrestre e poi mi hanno
fatto segno di sedermi con loro. L’ho fatto ed è stato una
full.immersion totale di emozioni e sensazioni. Praticamente,
comunque, non ci capivo più nulla. Nessuno parlava inglese,
se non i bambini e i giovani. Non parlandolo però spesso,
all’inizio ho avuto delle difficoltà a capire e farmi capire.
Tutti ridevano e cantavano canzoni stranissime. Tutte donne…solo
donne… gli uomini si trovavano in un’altra stanza a ridere,
scherzare con il futuro marito. Ogni tanto Asif passava per
vedere se stavo bene e per controllare la situazione. Avrei
voluto guardarmi in giro, capire, comprendere ma era tutto
talmente nuovo, coinvolgente e sconvolgente allo stesso tempo,
che non riuscivo a focalizzare nulla ed allo stesso momento
riuscivo a focalizzare tutto. Insomma…una gran confusione…i
festeggiamenti proseguivano per tutta la notte, ma Asif ha
avuto il buon senso di farmi andare a riposare alcune ore.
Per rispetto non potevo restare a casa loro, percui sono
andata a dormire in un alberghetto. Non vi dico…non vi dico…la
stanza…
a ripensarci ora mi
sembra incredibile che io sia riuscita a vivere simili
esperienze, invece poi
analizzando bene il tutto, sono consapevole ormai di essere
molto flessibile e di avere la capacità e l’intelligenza
di vivere ogni tipo di luogo, in ogni momento. Ormai mi conosco
molto bene ed avendo parecchia esperienza alle spalle, essendo
sensibile all’inizio accuso i colpi, ma poi essendo molto
forte, riesco a trovare l’energia per affrontare tutto.
Ero rimasta alla descrizione della stanza.
Praticamente l’unica certezza che avevo era la porta chiusa a chiave,
per il resto…nulla. Non c’erano finestre ed entrava aria
dappertutto. Il problema in se, comunque, non era l’aria
ma i strani lamenti che sentivo provenire dall’esterno. Erano
scimmie? Vari uccelli tropicali? Resta il fatto che ho dormito
molto poco e quasi sempre con la luce accesa…sentite un po…per
vedere meglio…i ragni…che sbucavano da ogni angolo…e non
erano ragnetti, ma bei ragnoni con delle zampone belle lunghe
e pelose. Fortunatamente però avevo il mio diario che mi
faceva compagnia e sul quale mi sono addormentata per un
paio di orette, almeno credo! Incredibile, in una stanza
indescrivibile, da sola, con la luce accesa, con il mio diario
e tutte le finestre aperte. Da sola, in un alberghetto situato
in un paesino non so bene di quale zona esattamente dell’India.
Che pazzia, che pazzia,…ma io sono cosi, pazza di natura.
O meglio, un po anomala ed alla ricerca continuamente di
forti emozioni con le quali riuscire a sentirmi veramente
viva. Sinceramente non so nemmeno io quanto ho dormito…so
solo che l’ho fatto tutta la notte con la luce accesa e ad
un certo punto, non sapendo esattamente che ore fossero poiché l’orologio
del cellulare me ne indicava una e quello mio un’altra, ho
deciso di svegliarmi completamente, vestirmi ed aspettare
cosi Asif e Shakil sopra il letto.
Che emozioni e sensazioni
incredibili…poteva
capitare qualsiasi cosa di me, in teoria Asif poteva non
venirmi a prendere ed io…e di me che ne sarebbe stato? In
se, a livello quantitativo, da quando ci conosciamo, non
ho mai visto Asif per molto tempo…avrebbe potuto anche farmi
degli scherzi…ma in me, nel mio profondo avevo delle certezze
assolute, sapevo e sentivo che non mi avrebbe mai abbandonato.
E’ la stessa certezza che ho avuto e che mi ha spinto a raggiungerlo
a Delhi da sola in aereo…la stessa…sono sentimenti profondi
che sono dentro il sangue, dentro il cuore e che ti danno
la forza di superare ogni ostacolo e difficoltà….
Ad un certo momento…ho sentito bussare…’Chicca’…era la sua
voce…ed eccomi a dire addio alla mia camera indiana. Dopo
essere saliti sulla Maruti bianca, siamo andati per il paese
a vedere come si svolgeva la vita quotidiana. Tra qualsiasi
tipo di animale e tipo di escremento ho visto in faccia la
realtà. Successivamente ci siamo diretti verso la casa della
nonna di Asif…signora che avevo gia visto in foto. Ricordo
tutto alla perfezione, come se fossi li. Mangiavo sempre
tanta frutta e bevevo sempre tanto the…banane, mandarini,
uva…
Sinceramente non riesco
a ricordare la cronologia esatta di ciò che è avvenuto nei giorni successivi,
questo perché da quel momento in poi mi sono addentrata completamente
nella vita indiana percui essendo per me una novità ero talmente
presa da ciò che stavo vivendo che assolutamente razionalmente
non riuscivo a seguire l’ordine del tempo in maniera occidentale.
Mi ricordo che entravo ed uscivo dalla
casa di Asif, parlavo o meglio, cercavo di parlare in inglese
con i più giovani
che andavano a scuola e andavo a gesti con i più anziani.
C’era un via vai di parenti continuo, ormai la festa riguardante
il matrimonio aveva preso inizio. C’era chi stava in cucina,
chi nel ‘soggiorno’ colmo di lenzuola messe per terra per
dormire la notte, chi nel terrazzo sopra la casa. Proprio
quest’ultimo era il mio luogo di rifugio. Era completamente
sotto il sole ed era un posto tranquillo dove riuscivo a
starmene per conto mio a riflettere e a scrivere un po. Tutt’intorno
c’erano le altre case e alcuni massi di pietra che parevano
delle montagne…gia…delle montagne cosi definite dalla mia
cara Maya. Maya è una bambina di circa 7 anni con la quale
subito sono entrata in sintonia. Appena l’ho vista ballare
la prima sera mi ha colpito. Gli occhi, il sorriso, il carattere… Anche
a lei sono piaciuta subito e per parecchi giorni siamo state
spesso insieme, appena potevamo. Cara Maya. Lei infatti considerava
quell’ammasso di sassi una grande montagna, per la visione
sua della realtà. Abbiamo sempre parlato molto insieme, c’era
parecchia intesa fra noi. Rappresentava, come tutti i bambini,
la voce della verità ed infatti, rispetto ad altri adolescenti
presenti nella casa ormai scaltri e furbetti, lei diceva
sempre le cose come stavano e per me era fonte pura e casta
di verità assoluta. La mia cara Maya. Mi faceva sempre dei
regali: dei fiori appena colti, o delle piante di ceci verdi
che erano ottimi da mangiare.
Ho pianto parecchio
in auto, nella notte, quando l’ho salutata per l’ultima volta. Ci eravamo fatte
una promessa una all’altra: di pensarci e, un giorno, di
rivederci…chissà se avverrà, se tu M.D. lo vorrai. Ricordo
quando mi trovavo al supermercato della Coop nella pausa
pranzo per acquistare dei pastelli colorati…mai avrei pensato
che un giorno li avrei regalati a Maya. Era contentissima
quando glieli ho donati. Mi piacerebbe rivederla, un giorno,
per vedere come sarà cresciuta. Sono certa che farà strada
nella vita, ha un carattere forte, determinato ed ambizioso
come Asif, il tempo mi darà le risposte. Cara dolce Maya.
Provo molta nostalgia nello scrivere tutto ciò ma questi
ricordi mi danno anche la forza di vivere rispettando le
mie leggi interiori ed i miei principi, nonostante tutto
e tutti. Una voce profonda, degli occhietti intelligenti,
un sorriso spettacolare e una passione sfrenata per il ballo.
Buona fortuna cara Maya.
Quando stavo sul terrazzo ogni tanto
si avvicinavano anche altri bambini e adulti che mi facevano
domande di vario genere.
Quando volevo rispondere lo facevo, quando non volevo facevo
finta di non capire ciò che mi era stato chiesto…ovviamente.
Il terrazzo era anche una via di fuga quando, stremata e
nostalgica, non riuscivo più a sopportare la realtà sottostante.
Mi ricordo infatti di una mattina in cui avevo dormito al
massimo due ore, ero distrutta.
Nonostante la mia
forza di sempre quel giorno, nel momento in cui mi sono
seduta dietro la cucina
e ho cominciato a mangiare la frutta, sono stata letteralmente
invasa da mosche curiose ed invadenti…non ne potevo più,
chiudevo gli occhi e cercavo di estraniarmi da ciò che mi
circondava…ma tra le mosche e l’immondizia che c’era in giro…stavo
per impazzire. Mi fossi fatta una doccia per riprendermi,
avrei sopportato come ero sempre riuscita a fare, ma in quel
momento proprio ero allo stremo delle mie forze…e allora
mi sono gettata letteralmente sul terrazzo per respirare
e succhiare energia positiva che mi desse la forza di riprendermi.
Ho guardato il cielo, il suo azzurro ed il sole…e sono riuscita,
dopo lunghi respiri, a ritrovare me stessa. Oh terrazzo…grazie
di essere esistito. Devo riconoscere che quello è stato l’unico
momento in cui veramente in due settimane ho fatto molta
fatica a mantenere il controllo su di me…ho avvertito proprio
dentro che non avevo più le forze per reagire, è stato un
momento difficile che comunque sono riuscita a superare ,
come sempre.
Non ricordo esattamente
ciò che ho vissuto
dopo…nella memoria ho tanti flash di situazioni e di persone,
di avvenimenti e di riflessioni che mi hanno lasciato un
grande segno. E’ strano come alle volte la realtà si confonda
con la fantasia e viceversa, è strano come tutto ciò che
accade nella vita profondamente ha sempre un senso e un significato,
anche se non sempre, subito, lo si riesce a trovare e a decifrare.
Nella casa c’era un via vai continuo: zii, amici, cugini,
parenti vari…con alcuni sono subito entrata in sintonia,
con altri assolutamente non avevo colloquio.
Con la mamma di Asif parlavo molto,
come con le sue sorelle, con gli uomini invece un po meno
ed assolutamente, tranne
un saluto veloce, non ho mai parlato con il papà di Asif,
come del resto lui stesso, mi diceva che non ci discuteva
mai. Il nostro ritrovo era anche spesso una specie di magazzino
con all’interno ogni tipo di oggetto, indumento, cibo, stracolmo
di mosche…quante volte mi sono seduta li, senza più forze
per alzarmi e per parlare. All’interno di questo ‘box’ ho
donato delle scarpe alla sorella di Asif e dei cioccolatini
a sua mamma. Ricordo bene che alla parete vi erano dei poster
e quello che più mi ha colpito è stato quello con la scritta:
LOVE IS ENOUGHT….ci ho riflettuto molto su questa frase, è breve,
concisa ma dice tutto, dice la verità.
Attraverso una grata, vedevo sempre
due bambine che pulivano il pavimento, facevano da mangiare
e comunque svolgevano
attività misere all’interno dell’ambiente famigliare. Mi
domandavo sempre chi fossero e perché proprio solo a loro
fosse stato riservato questo ruolo faticoso ed umiliante.
Per avere informazioni, naturalmente non dovevo chiedere
ad adulti, ormai scaltri e smaliziati, ma ai bambini, fonti
attendibili di verità.
Un giorno infatti, mentre mi trovavo
sul terrazzo, parlando con Maya, le ho chiesto chi fossero
quelle bambine. Lei mi
ha spiegato che sono figlie di nessuno, o meglio i genitori
essendo poverissimi le hanno dovute ‘vendere’. La famiglia
di Asif percui le aiutava facendo loro svolgere i lavori
più umili e tristi.
Naturalmente le povere
non andavano e non andranno mai a scuola, analfabete per
tutta la vita e
questo fa male, fa molto male, perché ci si domanda il perché e
non si riesce a trovare delle risposte. Perché qui i bambini
hanno tutto anzi, troppo ed in alcuni paesi devono svolgere
fin da piccolissimi i lavori più disumani? Perché anche a
loro non è concessa la possibilità di vivere l’infanzia da
bambini, giocando, istruendosi, perché alcuni bambini hanno
avuto il destino di potere e altri no? Mi sono sempre domandata
ciò. Come per la bellezza…perché alcuni nascono belli e altri
brutti? Alcuni affascinanti e altri no? Boh…sarà destino
anche li…del resto sulla terra ci deve essere ogni tipo di
essere umano, altrimenti fossimo tutti uguali sarebbe un
massacro. Ho notato comunque in questi giorni di soggiorno
spartano in India che i bambini all’interno della famiglia
hanno un grande valore. Quando, ad esempio, eravamo tutti
a tavola e finivamo di pranzare o di cenare, i genitori,
chiamando i figli, di qualsiasi età, ordinavano loro di portare
via i piatti o di andare a prendere qualcosa. Tengo a precisare
però che questo l’ho notato nella classe medio.bassa, perché poi,
nella famiglia benestante nella quale sono stata ospite assolutamente
i bambini non facevano nulla, anzi vi era Pintu, il maggiordomo
che si occupava di queste mansioni…comunque, vedremo il tutto
più avanti, un giorno alla volta!
Quando io mi spostavo con Asif, assolutamente
non restavamo mai da soli, anzi, avevamo sempre Shakil
con noi, il caro
Shakil ( ‘impossible mission in Dharamsala’), un indian
boy molto simpatico e soprattutto matto per le ragazze coreane
o giapponesi: fare l’amore con loro a lui piace moltissimo.
Shakil…vuole molto bene ad Asif e viceversa…molto carino
anche…gia…
Uno dei giorni a venire, con lui siamo
andati a prendere dei parenti di Asif in un paese molto
lontano, che erano
stati invitati al matrimonio. Per la prima volta in vita
mia, ho guidato la Maruti bianca ed è stata, veramente, un’esperienza
indimenticabile. A parte la strada, verso la quale bisognava
sempre stare attenti ad evitare le buche, ma poi altro problema
erano le marce. In Italia sulla destra, in India sulla sinistra…e
non c’era mai una volta in cui mi ricordavo di mettere la
mano al posto giusto. Altro inconveniente erano i cani. Gia…proprio
i cani. Sti cani tutte le volte che passava una macchina
si mettevano ad abbaiare andando in contro alla stessa auto
e…mannaggia…tutte le volte mi spaventavo sempre parecchio,
col rischio di sbandare per paura di far loro del male…Asif
continuava a ripetermi che non c’era nulla da temere, ma,
quando, all’improvviso, sono passata vicinissimo ad una signora
che stava tranquillamente camminando ed ho rischiato di farla
cadere…eh…eh…mi ha detto che sarebbe stato meglio se avesse
guidato lui per il resto della strada perché il traffico
si faceva più intenso! Del resto comunque io ero molto soddisfatta
visto che era stata la prima volta… se ci saranno delle volte
successive, farò più attenzione a cani e passanti! La strada
era molto lunga e, veramente, i buchi erano infiniti…povera
Maruti. Io mi trovavo nel sedile posteriore e, vestita da
indiana, avevo la possibilità di gustarmi tutto il meraviglioso
paesaggio, con sottofondo canzoni indiane, tra le quali anche
la mia preferita che in Italia dal gran che l’ho ascoltata,
ho rotto anche il nastro, ‘DOLITARO DOO LI TAROOO, DOO LI
TAROO’,… che bella canzone…mi ha sempre riempito d’energia
infinita. Stavo parlando dei vistiti da indiana…finalmente,
una volta giunta a Khajuraho, non potendomi più vestire come
un’occidentale, Asif e Shakil mi hanno preso dei Panjabi:
pantaloni con casacca lunga o media e con foulard lungo…che
belli…e con indosso questi mi sentivo proprio a mio agio,
contenta e appagata.
Ero a casa…dentro e fuori, interiormente ed esteticamente…un
senso d’appagamento totale ed incredibile. Solo tu M.D. sai
cosa rappresenta per me l’India e come mi fa sentire questa
terra, solo tu riesci a vedere e a sentire la Verità….solo
tu sai dove mi porterà con gli anni questa essenza profonda
e incancellabile….io aspetto intanto…vivo…e lascio che sia
tu ad indicarmi, passo dopo passo, la mia strada per la verità e
in verità. In attesa del raggiungimento totale della ‘mia
casa’ , so che mi metterai di fronte tante e molteplici esperienze
di vita altrui, che mi faranno crescere o meglio, che mi
amplieranno sempre più i miei orizzonti e ciò che i miei
occhi hanno la possibilità di sentire. So che tutte le persone
che mi farai conoscere in questo periodo avranno un loro
ben preciso significato, che certo, in maniera diretta farò fatica
a comprendere, ma analizzando la situazione troverò delle
risposte e i perché proprio di questi individui. Conoscerò tante
vite, tante esperienze interessanti, incredibili al solo
pensiero, queste mi arricchiranno ma mai mi cambieranno,
io resterò sempre la stessa, più ricca, ma sempre la stessa,
con i miei principi e valori inderogabili, contro i quali
mai mi scaglierò e con i quali vivrò l’intera mia esistenza.
Il mio modo di vivere è profondo e la scrittura e la meditazione
mi aiutano ad interiorizzare sempre più la ricerca verso
la mia verità. Il lavoro mi porta a confrontarmi con altre
persone e ad allontanarmi ogni tanto dal mio centro energetico,
del resto comunque questo è necessario in quanto sono un
essere umano che ha bisogno anche degli altri ed in più ho
bisogno anche di soldi per poter mantenermi agli studi e
permettermi di acquistare ciò che voglio.
Quello in cui abitava la famiglia degli
amici di Asif, era proprio un villaggio. Esclusivamente
capanne, strade sterrate
e tanti bambini con le biciclette. Parecchio sterco di vacca
messo ad essiccare per la costruzione delle abitazioni stesse.
La casa era molto accogliente con bei mobili e molto ordinata.
Io avevo la curiosità di andare per il paese a vedere un
po la vita ma Asif assolutamente me lo ha negato poichè in
quei villaggi sconosciuti non erano abituati a vedere stranieri.
Qua, in questa realtà, riuscii a portare un significato al
mio simbolo di nascita:
Stavo pensando al
fatto che durante le due settimane sono sempre stata solo
ed esclusivamente con
indiani…e non me ne sono mai accorta, io ero una di loro.
Qua, in questa realtà, riuscii a trovare un significato al
mio simbolo di nascita: STEMMA REGALE CONTORNATO DI STELLE
PREZIOSE. Vedere le persone essere felici, vedere i bambini
sorridere, aiutare gli stessi a leggere, a scrivere…mi riempiva
l’anima di serenità e solo in questo modo avevo la certezza
che il tempo che trascorreva non era né sprecato, ne gettato,
ma utilizzato per un fine importante, invisibile, ma molto
vero e profondo. Non ci possiamo permettere di sprecare il
tempo…ne abbiamo talmente poco a disposizione…
Dopo che l’amico di Asif e Shakil hanno fatto una doccia
rinfrescante, siamo tutti saliti sulla Maruti bianca con
destinazione Mahoba. La coppia aveva da poco avuto una bambina…era
bellissima, sempre in braccio alla mamma. La donna ed il
marito erano persone normalissime e mi pare che si occupassero
della gestione dei campi, o comunque di agricoltura. Lei
non era bella, aveva i lineamenti non fini. La bambina presumo
abbia acquisito i connotati del papà, più carino.
Io ero molto stanca e parlavo molto
poco, anche perché avevo
bisogno di meditare, osservare, esplorare nella mia anima.
Durante il tragitto ci siamo fermati in una cittadina per
andare a trovare il papà dell’amico di Asif, che era dottore
in un ospedale. Lui dal momento in cui era morte la moglie
non si era più risposato e viveva da solo in un appartamento
che il governo gli aveva affidato. Era un gran bell’uomo,
con degli occhi blu-verdi incredibili, molto affascinante.
Parlava solo un inglese molto strano, in maniera molto veloce
che assolutamente non riuscivo a comprendere. Un comportamento
che mi ha lasciato molto perplessa è stato quello che nel
momento in cui siamo arrivati nella sua casa, la nuora l’ha
solo salutato velocemente e poi con la bambina è andata a
sistemarsi nell’altra stanza, per rispetto al suocero!!!!!!!!!
Ma che rispetto e rispetto!!!!! Non può parlare al suocero
perché è la donna della famiglia…io avevo il permesso di
stare con loro a stuzzicare dei dolci e a parlare solo perché ero
una turista, altrimenti fossi stata la moglie di Asif anche
a me sarebbe toccata la stessa sorte.
Ora che sto scrivendo questi miei ricordi,
in maniera distaccata mi viene da fare alcune considerazioni
come appunto quella
del rispetto della donna in India. Un’analisi la si può fare
solo però in base allo strato sociale in cui la donna appartiene.
Nelle famiglie povere la donna ha il compito di gestire ed
organizzare il mènage famigliare ma sempre avendo una libertà molto
limitata…capirete più avanti ciò che intendo con libertà vincolata.
Dopo aver cercato di capire il Dottore
ci siamo salutati perché dovevamo tornare a Mahoba. Era sera inoltrata ed era
gia tutto buio. La scena che più mi ha colpito è stato vedere
il Dottore seduto su una sedia mentre stava visitando tutti
i pazienti. Si trovava al centro di una piazza, con vicino
alcuni alberi…io ero in auto e mi ricordo ancora il sorriso
di addio che ci siamo reciprocamente scambiati, mentre lui
controllava la salute di un bimbo. Era tutta magia, l’ambiente,
l’atmosfera, ciò che stavo vivendo era solo ed esclusivamente
un grande sogno che nonostante tutte le difficoltà che avevo
dovuto affrontare, paure ed angosce ero riuscita a vivere
e a raggiungere.
Nell’ottobre del 1999 mi ero ripromessa
che in India ci sarei tornata in questa maniera e cosi è stato:
febbraio 2003, dopo circa 3 anni ci sono riuscita. Tu solo
M.D. sai quanto ho sofferto e patito ma mai mi sono lasciata
sopraffare dal dolore o dal sacrificio. Ho sempre vissuto
in funzione di questo mio grande sogno e finalmente lo stavo
vivendo. Tutti i sacrifici che ho sopportato e l’energia
sono stati dati grazie all’aiuto della meditazione, della
riflessione quotidiana e alla mia grande determinazione,
nonostante tutto e tutti.
Per le strade c’era un gran caos, luci, odori, un gran vociare
che faceva della mia India il luogo più bello da me fin’ora
esplorato e vissuto. Le strade erano colme di buche e veramente
interminabili. Nessun cartello stradale, nessun tipo di segnaletica…
Asif è veramente stato molto bravo sia nel guidare che nel
sacrificio che ha fatto, a me ha sempre ripetuto che agiva
solo per inerzia. Sapeva che doveva farlo e lo faceva senza
pensarci troppo, anche perché forse se ci avesse riflettuto
troppo, non avrebbe più avuto la forza di combattere. Ho
sempre ammirato molto Asif e lo ammiro ancora tanto, oltre
a volergli molto bene, si è fatto da solo, senza l’aiuto
di nessuno, in condizioni alle volte anche al limite della
sopportazione umana ma ce l’ha sempre fatta. Abbiamo sofferto
molto insieme e ci siamo amati veramente moltissimo…forse
non era solo destino che ci sposassimo, era solo destino
che ci incontrassimo e vivessimo delle forti ed indimenticabili
emozioni per aiutare le nostre anime nei momenti di difficoltà e
di sconforto che la vita ci riserverà. Ci siamo amati in
verità e questa è la cosa più importante, adesso e per sempre.
Io ogni tanto mangiavo uva e mandarini e bevevo…non so nemmeno
io come ho fatto a sopravvivere una settimana in queste condizioni, è proprio
vero che la forza di volontà aiuta in qualsiasi situazione.
Dopo un’interminabile viaggio siamo arrivati finalmente
a Mahoba. Come sempre c’era una gran confusione di gente
che andava e veniva. Sinceramente non ricordo esattamente
ciò che è avvenuto prima e ciò che è avvenuto dopo. Mi ricordo
che io appena potevo andavo a parlare con Maya. Alt…vi ho
gia parlato di Maya? Un breve accenno all’inizio…Dunque,
un passo per volta. La prima sera appena ero arrivata avevo
visto delle ragazze giovani che mi fissavano e mi scrutavano.
Per non mettere loro in imbarazzo e per non mettermi io in
cattiva luce ovviamente avevo deciso di essere umile, ma
sempre vigile! E di cercare di farmele tutte ‘amiche’. Inizialmente
a una avevo regalato un laccio per i capelli, finchè poi
sono giunta all’incontro di altre tre ragazze. Una diversa
dall’altra sia fisicamente che caratterialmente. La prima,
Saba, con la quale poi ho instaurato un ottimo rapporto,
era la più bella e affascinante ed infatti io glielo ripetevo
sempre. A posteriori poi ho saputo da Asif che lei , tramite
la sua famiglia, lo aveva chiesto in matrimonio. La seconda,
la più brutta e veramente rozza, era un soggetto indescrivibile.
A parte il fisico, grosso, grasso, aveva dei lineamenti pessimi,
un nasone, delle bruttissime labbra e poi…e poi …la voce…non
potete nemmeno immaginarvi il tipo di voce che aveva…stridula,
lancinante, penetrante, allucinante. Ovviamente lei sapendo
di essere il nulla completo era gelosissima e continuava
a criticare tutti. Io per tenerla tranquilla le dicevo sempre
che era carina,… ma sono certa che era consapevole di se
stessa. Tutte le volte che i ragazzi le dicevano qualcosa
lei li aggrediva urlando come una pazza, con quella voce!!!,
e li comandava sempre, dicendo quello che dovevano fare,
o quello che avevano sbagliato…incredibile…un soggetto veramente
inimmaginabile. Cattiva d’animo…e queste sono le persone
più pericolose che possano esistere.
Terza ragazza era un mix fra un’indiana e una cinese, thainlandese…furba…ma
furba, che più furba non si poteva. Anche lei appena vista
l’avevo gia inquadrata…l’unica indiana nel gruppo famigliare
che invece di vestirsi come tale, indossava vestiti occidentali:
tailleur, calze di nailon e più volte al giorno si vestiva,
si cambiava. Furba…ma furba…a me personalmente ha rubato
una farfallina di stoffa che mi aveva regalato Asif e che
avevo messo nel mio zainetto ( era destino che essendo nata
in India, restasse nel suo paese!). Quando ero in casa i
soldi li avevo sistemati nella custodia della macchina fotografica
ma lo zainetto lo dovevo lasciare nello sgabuzzino…comunque
gia a priori sapendo che qualcuno poteva rubarmi qualcosa,
avevo lasciato all’interno il minimo indispensabile. Venni
poi a sapere in seguito che la stessa aveva rubato dei cioccolatini
svizzeri che un amico di Asif aveva regalato a lui e che
io avevo regalato a sua mamma e che sua mamma aveva regalato
alla neo.sposa. C’è comunque di buono che avevo gia inquadrato
tutto fin dall’inizio, percui non ho avuto sorprese negative.
Aveva troppo gli occhi da furba, ma in senso negativo, non
positivo…e infatti il tempo mi ha dato ragione.
Ogni tanto, all’improvviso, sentivo una voce di un uomo
giungere prepotentemente e notavo che la gente appena l’ascoltava
si fermava e rifletteva. Venni a scoprire che si trattava
della voce del ‘Muezzin’, una sorta di prete per i mussulmani
che più volte al giorno si intrometteva portando le sue preghiere.
In due settimane ho frequentato prevalentemente mussulmani,
tranne un’amica della mamma di Saba che era anche lei cristiana
e Minnù che era induista e che più di una volta mi fece visitare
il tempio dove spesso andava a pregare.
Il tema della religione in India è complicatissimo e del
resto io non sono in grado di spiegarlo. Nella mia semplicità però resto
sempre più esterrefatta quando vedo questa convivenza perfetta
fra persone di religioni cosi differenti…è un vero mistero.
Comunque io trascorrevo quasi tutto
il mio tempo con Saba, che con me si è sempre comportata molto bene e con Maya.
La mia cara Maya, nipote di Asif di all’incirca 7 anni. Con
lei sono immediatamente entrata in sintonia, le ho subito
voluto bene e lei anche a me… le sono piaciuta subito. Era
veramente molto carina e furbetta, però in lei c’era scaltrezza
positiva, vivacità d’animo e di spirito. Come ho accennato
all’inizio, è a lei che ho deciso di regalare i pastelli
che avevo comprato alla Coop, durante la pausa pranzo, qualche
giorno prima di partire. Proprio in quel momento sognavo
a chi la sorte avrebbe voluto che regalassi le penne colorate
e Maya è stata la risposta, dopo alcuni giorni.
Io e lei ci mettevamo sempre sul terrazzo
e parlavamo, ridevamo, scherzavamo, tanto, tanto…i bambini sono i migliori perché non
hanno secondi fini, a differenza degli adulti.
Ancor oggi nella mia camera ho una foto
di Maya mentre si sta mangiando un cecio…
La ricordo con gioia e col cuore. Spero
tanto che trovi nella sua vita la felicità che si merita, magari come grande
ballerina, era bravissima a ballare. Sua particolarità anche
che ricordo era che detestava i chapati…un’indiana che detesta
il chapati? Inimmaginabile…ma vero! E’ la bambina, fra tutte
quelle che ho conosciuto e visto in questo periodo che più mi
ha lasciato il segno nel cuore. E’ magica come bimba, questo è il
suo destino e sarà per sempre cosi, fino alla sua morte.
Io mi sedevo sui materassi sistemati
a terra e cercavo di parlare o comunque di farmi capire
dalle donne che mi stavano
intorno. Vedendo che alcune avevano lo smalto rosso sulle
unghie, proposi di far vedere loro il mio cosi potevano provare
un prodotto occidentale. Loro se lo mettevano solo sulla
mano destra, per moda mi hanno detto e solo poche se lo mettevano
anche sulle unghie dei piedi. Praticamente il mio smalto
ha fatto il giro di tutte le ragazze presenti, beh…poco male,
intanto gia dall’Italia lo avevo portato che era quasi vuoto
e poi comunque mi rendeva felice sapere che riuscivo in qualche
maniera a far parte della vita delle persone che mi circondavano.
Finalmente…la sorella di Asif, mentre giravo da una parte
all’altra della casa, mi chiede se volevo farmi fare l’hennè sulle
mani. E me lo chiedi??? Hanno una tale esperienza queste
ragazze nel farlo che è come se fosse intrinseco nel loro
Dna. Un contenitore colmo di henné appuntito per poter fare
i disegni con più precisione. Fiori su entrambe le mani e
parte anche delle braccia. Per le donne è molto importante
averlo e mostrarlo, soprattutto durante la cerimonia del
matrimonio. Tutte ridevano ed erano incuriosite…ogni tanto
sentivo che mi paragonavano a Sonia Ghandi e che vedevano
in me molte somiglianze con le donne indiane: occhi, capelli,
sorriso, bocca, fisico, gentilezza, finezza.
In un momento non ben definito mi ricordo
che Saba ha chiesto ad Asif se potevo seguirla. Da quel
momento praticamente è iniziata
la vera cerimonia di matrimonio.
Ah…dimenticavo un piccolo particolare: proprio davanti all’abitazione
di Bobby (tutti i parenti di Asif lo chiamano cosi), vi era
una specie di scuola per bambini, infatti tutte le volte
che ci passavo di fronte, tutti i bimbi mi guardavano incuriositi
ed io facevo lo stesso. Erano tutti vestiti nella stessa
maniera ed erano bellissimi. Ovviamente Mahoba non l’ho mai
visitata tranquillamente ed in maniera minuziosa, ma solo
attraverso la Maruti Bianca, poiché Bobby non poteva accompagnarmi
in quanto molto occupato…da sola non potevo spostarmi e nemmeno
con le ragazze potevo uscire.
L’unica evasione che sono riuscita a conquistarmi è stata
una brevissima escursione in bicicletta con Saba. Quanto
abbiamo riso…lei guidava ed io stavo dietro seduta su un
sellino che sembrava un sasso. Quanto ci siamo divertite…tutti
ci guardavano…che momenti indimenticabili, veramente. Appena
rientrate però, ovviamente c’è stato uno degli zii che ha
cominciato a stressare dicendo che la bicicletta non funzionava
bene percui non potevamo più utilizzarla…che noioso!!!
Va beh…Saba mi teneva sempre per mano e cosi facendo mi
ha fatto salire su un autobus stracolmo di gente. Io ero
molto confusa ed incredula circa quello che mi stava accadendo…vedevo
Bobby con tutti gli altri uomini che mi guardava…quando improvvisamente
sono stata scaraventata fuori dallo stesso autobus verso
un mini bus colmo pure questo di gente. Io e Saba ci siamo
sistemate dietro super schiacciate fra noi…
Ci siamo dirette verso la casa della
nonna di Asif poiché molte
ragazze dovevano cambiare abiti per la cerimonia. Unico neo
della situazione era la solita ragazzina ‘thainlandese’ che
invece di vestirsi da indiana aveva indossato un tailleur
stile occidentale e delle calze di naylon con il caldo che
faceva!!! L’avevo capita fin dall’inizio…i suoi occhi mi
avevano rivelato tutta la sua verità. Io intanto mangiavo
sempre banane, mandarini e uva e bevevo parecchio, mettendo
nell’acqua delle bustine comprate in Italia con dei sali
minerali e vitamine.
Al termine dei preparativi abbiamo ripreso quel pulmino
e siamo tornati nella casa di Asif.
Nella casa c’era sempre un gran via,vai.
Nel mentre, esplorando un po la casa,
mi ero accorta che nell’ultima stanza le donne stavano
sistemando il letto matrimoniale e mettendo sopra il letto
una grande corona di rose rosse
e di altri fiori. A ragionamento capii che quella sarebbe
diventata la camera da letto degli sposi. Pareti colorate
di rosa ed accanto al letto vi era una grossa scatola che
avrebbe contenuto tutta la dote della neo.moglie.
All’improvviso ho visto quasi tutti i partecipanti alzarsi,
prendere valigie e sacche ed indirizzarsi verso due pulmini
che ci aspettavano fuori dall’abitazione.
Era arrivato il momento di dirigersi
verso la casa della sposa, che si trovava in un altro paesino.
Nello specifico
non so ne come si chiamava, ne a quanto distava…so solo che
mi sono sistemata nella parte posteriore del pulmino, vicino
a Saba e che con musica a gran volume indiana in sottofondo,
abbiamo cominciato a viaggiare…e che viaggio…ah…sul nostro
mezzo solo donne, su quell’altro Asif e tutti gli altri uomini.
Dicevo…che viaggio…che viaggio…veramente bellissimo…ogni
tanto mi venivano offerte delle caramelline alla menta che
avevo gia assaggiato sull’aereo ed in qualsiasi posto andassi.
Lo consideravano un rinfresca alito, un gomma da masticare.
Non so dire per quanto tempo sono stata
su quel pulmino…due
ore minimo…almeno penso…nel mentre parlavo con Saba e con
le sue amiche e ogni tanto cantavo, non so bene cosa…ma cantavo.
Fuori era buio e le strade erano continuamente invase da
buche che obbligavano l’autista a cercare di evitarle…quando
le vedeva, però!
Assolutamente non vi era segnaletica per terra e manco pensare
alla luce per indicarci la via!!!
Dopo non so quanto tempo…finalmente siamo giunti a destinazione.
Una grossa porta addobbata da luci vistose e fiori indicava
l’entrata della festa matrimoniale.
All’interno vi erano dei grandi capannoni con per terra
grandi materassi, che sarebbero poi stati utilizzati per
dormire. Dopo essermi presa i soldi ed averli messi nella
macchina fotografica che avevo sempre nelle mie mani, con
la bottiglia dell’acqua energetica ho lasciato la mia sacca
in un angolino. Da quel momento sono sempre rimasta con Saba.
Era giunto il momento di cambiarmi,
poiché il sari che indossavo
per il matrimonio assolutamente non poteva essere adeguato,
percui su un altro pulmino, questa volta guidato dal fratello
di Saba ( un gran bel ragazzo e molto simpatico), ci siamo
dirette verso casa loro.
La casa…la casa…ora: mi ricordo di essere entrata dalla
porta principale e di essere immediatamente salita lungo
una scala che era quasi verticale! Arrivata a destinazione
vi era una stanza adibita a cucina, sala da pranzo, magazzino
e da li mi sono spostata nella camera di Saba. Molto carina,
addobbata con poster ed oggetti femminili che rappresentavano
la giovane età di Saba. Il mio sguardo poi si è soffermato
sul soffitto colore blu. Nell’angolo, ho visto due lucertolone
di colore giallo che stavano proprio bene con il colore dello
sfondo. Fra me ovviamente avevo pensato che erano state proprio
dipinte bene…eh…eh…eh…mai pensare d’istinto, alle volte!
Capirete più avanti il perché di questa affermazione…
La preparazione è avvenuta nella stessa stanza di Saba con
tutte le altre ragazze. Che bella esperienza che è stata…tutte
erano felicissime e ridevano, scherzavano,…ogni donna si è cambiata
l’abito, indossando quello più bello per la cerimonia. Tutte
si sono addobbate i polsi con molti braccialetti colorati,
anelli, pendenti che si mettevano sui capelli e che andavano
a ricoprire la fronte, anelli messi nel naso e gli orecchini.
Ora, per quanto riguarda gli orecchini, alcuni erano semplici
come i nostri occidentali, cioè infilati nel buco relativo,
altri invece, novità per me, si appendevano dietro all’orecchio
ed essendo lunghi, andavano a cadere sullo stesso intero
orecchio. Devo dire che sono una scoperta geniale. Per restare
in argomento di scoperte, un’altra che mi ha entusiasmato è stata
un classico anello dal quale però nasceva una specie di guanto
che andava a coprire tutta la mano.
Per quanto riguarda le cavigliere, beh,
quelle sono d’abitudine
ma oltre quelle in parecchie ragazze ho visto anche nelle
dita dei piedi molti anellini. Per quanto riguarda il trucco,
invece, devo dire che ognuna faceva un po secondo il suo
gusto. La particolarità che più mi ha colpito è stata quella
però di cospargersi completamente il viso, le braccia ed
il decolté con della cipria bianca per nascondere la pelle
scura…ehhhhh…è proprio cosi! Noi spendiamo cifre esagerate
per recarci nei centri d’abbronzatura o comunque d’estate
impieghiamo parecchie ore del nostro tempo sotto il sole
per sviluppare la melanina…e loro…ebbene si…spendono soldi
per acquistare polveri schiarenti…che controsensi la vita…è proprio
vero che una realtà che ci può essere in un luogo, viene
completamente stravolta in un luogo opposto del pianeta.
Non esistono certezze, ma solo relatività nella vita, questo
ho imparato, ragionare, usare l’intelligenza ma avendo sempre
la testa aperta a 360 gradi, perché le sfumature vitali sono
infinite.
Fra tutte le donne la più bella e la più affascinante
era Saba, un viso veramente splendido e anche il corpo
non era
niente male.
La stessa Saba, gentilmente mi aveva
imprestato un suo vestito, dire magnifico era poco, giallo,
come se avesse saputo che
io l’adoravo come colore. Era veramente magnifico. Mi sono
truccata, ho messo sui capelli quel ciondolo che giungeva
fino alla fronte ed…ero pronta. La più brutta di tutte (
quella con la voce allucinante!) non so quante volte si vestiva,
si svestiva, si truccava, si struccava, mai contenta di come
appariva…e poi il risultato è stato nullo, come ci si poteva
immaginare. L’ultima a vestirsi è stata Saba, solo io e lei
in camera mentre giu gli altri ci stavano aspettando, continuando
a suonare il clacson. Si è truccata nella giusta misura e
ha indossato un sari arancione molto carino. Quando abbiamo
terminato…è saltata la luce…mannaggia, nei paesini cosi piccoli
continuava a saltare la luce. Anche a Mahoba ricordo che
ogni tanto restavamo al buio, fortunatamente però il generatore
immediatamente rimetteva in circolo l’energia…e lo stesso è avvenuto
li, dopo però che al buio, siamo scese con tanto di sari
ingombrante lungo quelle scale tremende…non so manco io come
ho fatto a raggiungere il piano inferiore senza rompermi
qualche parte del corpo. Finalmente giunte, siamo salite
sul pulmino e via…verso la festa. Tutti ridevano, scherzavano…i
ragazzi erano vestiti con abiti molto classici e lo stesso
fratello di Saba era uno schianto. Amava fare ginnastica
infatti si vedeva dal bel fisico che aveva. Una volta giunti
a destinazione siamo andati a cenare, mentre si stavano svolgendo
tutti i vari passaggi della cerimonia. Sinceramente in sequenza
non li ricordo, però posso raccontare ciò che ho visto con
il significato che posso darci io.
Appena dopo aver risistemato la mia
sacca nel dormitorio, con Saba e le altre ci siamo dirette
verso la strada che
attraversava tutto il paese. All’improvviso, non so come…mi
sono ritrovata all’interno di un lungo fiume di persone.
In testa vi era una specie di carretto che trasportava tutti
i musicisti che suonavano musiche indiane con dei toni altissimi.
Subito dietro c’era lo sposo su un cavallo…beh…può sembrare
banale come
Situazione…invece no!!!nulla in India è banale…Lo sposo
era completamente immerso da una ghirlanda enorme di fiori
che gli offuscava la vista completamente…e anche il respiro…presumo…non
vedeva dove stava andando e nemmeno cosa stava accadendo
intorno a lui. Aveva un bambino in braccio e stava zitto…in
contemplazione. Dietro lui c’erano tutte le donne della famiglia
che andava in processione. Io ero vicina a Saba e alle altre…incredibile…ai
lati c’erano dei cordoni che delimitavano le donne dagli
uomini che invece stavano fuori. Ad addobbare questi cordoni
vi erano moltissimi fiori e degli altoparlanti che espandevano
la musica in tutto il paese…che emozione inimmaginabile!!!
Mi sembrava incredibile che proprio io fossi li…l’unica occidentale
in mezzo a migliaia di indiani, in un paesino sperduto dell’India
a festeggiare un matrimonio…cercavo di estraniarmi da quella
realtà per essere obiettiva, ma alle volte proprio non si
riesce ad essere obiettivi e razionali, in alcune situazioni
proprio risulta impossibile ed anche stupido perché si toglierebbe
tutta l’energia magica del momento.
Dopo ogni sette, dieci metri, il carretto
si fermava e con lui tutti quanti. Mettendosi tutti in
gruppo gli uomini si
mettevano a ballare come dei pazzi in maniera tipicamente
indiana, con salti e movimenti delle braccia, mentre le donne
si mettevano accanto a loro e con delle rupie in mano passavano
tutto il corpo dei ballerini, in segno di buona fortuna della
vita e di possibilità di fare soldi. Scena alquanto squallida è stata
quando i bambini poveri del paese, venuti a vedere il matrimonio,
si gettavano come dei pazzi sulle banconote, pensando di
trovare cosi la soluzione a tutti i loro problemi ed alla
condizione sociale alla quale appartenevano…aime…aime…certo è che
posso giudicare io che sono nata senza problemi di soldi,
ma forse loro, non avendoli mai avuti era ovvio che si comportassero
in tal maniera,…mi sforzavo comunque di non riflettere, immaganizzavo
e basta…avrei poi rielaborato in Italia, con calma e tranquillità.
Questa sorta di processione non saprei
dire quanto sia durata. Per me era un camminare non ragionato
ed inconsapevole.
Mi limitavo esclusivamente a muovere gambe e piedi ed a osservare
ciò che mi accadeva intorno. Era tutto talmente strano, nuovo,
indescrivibile. Avevo gli occhi spalancati per cercare di
non perdere nemmeno un particolare. Era buio, era notte ma
non so assolutamente dire che ore fossero. Le luci però dei
festeggiamenti erano talmente forti e colorate che rischiaravano
tutto l’ambiente circostante…avevo il timore di non avere
abbastanza sguardo per cogliere tutto ciò che era la realtà che
mi stava davanti… quando si trattava di ballare, Asif c’era
sempre ed era come sempre splendido, era magnifico…la musica
e la danza li ha proprio nel sangue come sua nipote Maya.
Si muovono naturalmente, senza imposizioni, né schemi prefissati…e
questo lo si nota immediatamente…è quasi fosse una valvola
di sfogo la loro. Ognuno del resto ha la sua. Quando si è stressati,
tristi, angosciati, ognuno ha la sua erba rilassante: chi
lo sport, chi la danza, chi la scrittura, chi il sesso, chi
una sigaretta,…
All’improvviso, non so come e dopo quanto
tempo, mi sono ritrovata nel capannone dove avevo lasciato
in custodia della
sorte la mia sacca…
Premesso che tutte le funzioni erano
solo per donne e solo per uomini, non c’è mai stato una miscela fra i due sessi.
Anche se durante la cena il fratello di Saba e suo cugino
erano sempre con noi. Ricordo che la scena che più mi ha
impressionato (in negativo!) è stata quella del pianto della
futura sposa e delle rispettive parenti. Ho visto lei vestita
di nero che continuava a piangere e le donne della sua famiglia
anche…che bugiarde e false!!! Tutte menzogne, si vedeva che
fingevano, forse, però, tranne la sposa che realmente, a
parer mio, era triste di andare a vivere nella casa di persone
che manco sapeva chi fossero. Quelle urla strazianti, mi
avevano scioccato parecchio anche perché io più che osservare
stando zitta non potevo fare. In un’altra stanza vi erano
tutti gli oggetti facenti parte della dote che la ragazza
si portava via con se. Magliette, collane, piatti,…e in un’altra
ancora c’era il ritrovo completo di tutte le donne invitate
al matrimonio: saranno state un centinaio…appena io entrai
e mi andai a sedere…mi vidi tutti gli sguardi addosso. Inizialmente
provai imbarazzo, ma poi mi abituai. Feci un po di foto con
Saba e Maya…
In un’altra stanza ancora poi…beh…ci fu lo scambio merce… o
meglio, l’acquisto della futura moglie, mentre lei ovviamente
non era presente.
Tutti i parenti di Asif seduti da una
parte e due rappresentanti della famiglia di lei dall’altra. Parlando in hindi io non
capii nulla, andavo più che altro a ragionamento. Praticamente
Asif aveva i soldi in mano e banconota dopo banconota chiedeva
alla donna che rappresentava la moglie se gli bastavano.
La stessa faceva sempre cenno con la testa di no, finchè,
si vede scocciata, afferrò l’altra donna quasi che volesse
andarsene. Asif appena capita l’intenzione, alzandosi in
piedi, prende altre rupie e le mostra tutte…con quel gesto
un sorriso immediatamente ci fu come risposta…ormai il gioco
era terminato. Un baratto, una merce da acquistare e da vendere…aimè però non
si tratava di una cosa ma di una donna.
Mentre osservavo queste
scene, avevo parecchi pensieri e riflessioni, però naturalmente le tenevo dentro
di me in quanto essendo ospite dovevo osservare e rispettare
le usanze della gente che stavo frequentando, com’era giusto
che fosse. Il trascorrere del tempo li era completamente
fuori dallo stesso tempo…i festeggiamenti ed i rituali li
duravano 24 ore su 24, senza mai fermarsi per 3 o quattro
giorni, percui non ricordo di aver mai guardato l’orologio,
proprio non ne sentivo la necessità, come invece capita in
Italia, che alle volte lo guardiamo continuamente, forse,
alle volte, non sapendo nemmeno il perché e non ricordandoci
nemmeno l’ora indicata dalle lancette viste un secondo prima!!!
Durante la cena io mangiai esclusivamente chapati ed ogni
tanto Asif mi faceva portare della frutta.
Mentre stavo parlando con gli altri
ragazzi seduta tranquillamente su una sedia, vedo Asif
arrivare con altri uomini. Uno di
questi era un suo amico ‘yogi’, insegnante di yoga, che abitava
spesso a Torino e che frequentemente Asif ospitava a Portogruaro.
Alcune volte al telefono mi era gia capitato di parlarci…Mi
ha studiata e scrutata da cima a fondo…come se volesse capire
se potevo andare bene per Asif oppure no…e poi mi dice’ Ti
avevo gia notato durante la processione…’ Brevissimo saluto
e poi sono tornata a colloquiare con tutti gli altri.
Mi ricordo che durante la notte faceva
abbastanza freschino, infatti cercavo sempre di coprirmi
le braccia. Durante il
giorno, invece, le temperature si aggiravano sui 25 gradi.
Caldo secco…si stava molto bene. Molta gente vedevo che se
ne stava andando ed infatti anche Saba ed i suoi parenti
mi avevano fatto capire che volevano andare a dormire. Asif
nel mentre è arrivato e mi ha detto che potevo andare a casa
di Saba a riposarmi e poi qualcuno ad una cert’ora mi sarebbe
venuto a prendere. Io ero molto stanca percui ho accettato
immediatamente tale offerta. Sicuramente intanto la futura
moglie avrebbe ultimato i rituali della cerimonia e il marito?
Vi chiederete tutti…e il marito dove si trova? Dov’è andato
a finire? Sinceramente non lo so nemmeno io…durante questa
cerimonia non l’ho mai visto…immagino però che lui sia rimasto
nella zona ‘only mans’ mentre i suoi parenti espletavano
tutte le formalità per l’acquisto della moglie!
Il conducente del pulmino era il parrucchiere
che avevo visto a casa di Asif, a Mahoba, mentre metteva
la crema per
il viso al fratello di Bobby e gli tagliava i capelli. Questo
personaggio, considerata la professione che svolgeva, aveva
infatti i capelli…rossi…gia, proprio rossi…e…due occhi da
furbo…in negativo…che mi avevano messo subito in guardia…e
infatti…quando ero seduta dietro di lui, dal finestrino retrovisore
continuava a guardarmi e tutte le volte che ne aveva la possibilità mi
toccava…il seno, le gambe, la mano…in un certo senso comunque
riesco anche a comprenderlo…gli sarò sembrata un’extra.terrestre
caduta dal cielo, in mezzo a tutti indiani. Una volta scesa
dal pulmino, molto stanca con quasi entrambi gli occhi chiusi,
seguo Saba mentre apre la porta di casa…lei comincia a salire
le scale e poi arrivo io…non so da dove, come, perché, sulle
mie mani mi è arrivata…una lucertola…gia…vi ricordate quelle
lucertole che pensavo fossero state dipinte sul soffitto
in maniera tanto perfetta???eh….in realtà erano fatte di
carne e di ossa e me ne sono ritrovata una sulle mie mani…l’urlo
che d’istinto mi è fuoriuscito dal mio profondo presumo l’abbiamo
sentito anche nel sud dell’India…oh My God…che spavento!!!
Tutti si sono messi a ridere come dei pazzi ed io ho cercato
di riprendere le forze almeno per affrontare le ripide scale
e per infilarmi sotto le lenzuola del letto di Saba.
Dopo essermi spogliata…Saba guardava continuamente il mio
perizoma…in India non lo usano…ci siamo sdraiate sul letto
e addormentate…Good night…Good night…
Buio, silenzio…finalmente un po di riposo…anche se ogni
tanto pensavo al fatto che nel letto potevano arrivare quelle
lucertole a salutarmi…ma mi sforzavo di cancellare il pensiero,
come ho imparato dalle tante letture di buddismo che ho fatto…tutto
sembrava finalmente tranquillo…sereno…zzzzzz……zzzzzzz……zzzzzzz…..
All’improvviso…una zanzara…..ahhhhhhhh…..la zanzara noooo……la
luce non c’era…io dovevo immediatamente prendere il mio spray …ho
cominciato a pensare alla malaria e a tutte quelle dolci
malattie (gia a vevo tre puntini nel piede destro che mi
erano comparsi, cosi, all’improvviso e che mi scomparirono
solo al rientro in Italia, verso il mese di aprile!)…ho provato
a chiamare Saba ma nulla…dormiva, dormiva, o almeno faceva
finta ridendo come una pazza alle mie spalle…allora nel buio
completo ho afferrato la mia sacca e…dopo vari tentativi
a vuoto, sono riuscita a prendere lo spray…dopo averlo spruzzato
in tutto lo spazio intorno a me…stremata…mi sono riaddormentata…dormi…dormi…
Non penso che siano trascorsi nemmeno
5 minuti che sento il clacson di un’auto suonare…qualcuno era venuto a prendermi…ero
stremata…mi sono rivestita e Saba è venuta con me…era Asif…anche
lui distrutto…ma soprattutto arrabbiato perché aveva litigato
con i suoi zii che in pratica essendo gelosi di lui e della
fortuna che si è fatto, rispetto a un tempo, ora lo vedono
con sguardo cupo. Questi lo criticano sempre e naturalmente
criticavano anche me perché lui mi aveva presentato come
una ‘good friend’ ma per loro non è accettabile come situazione
percui io dovevo calarmi nel ruolo di sua moglie…e cosi è stato…
Una volta giunti sempre nel luogo della
cerimonia, dopo varie ultime formalità, siamo saliti tutti
sulla Maruti bianca, destinazione Mahoba.
Proprio in quel frangente mi sono accorta
che il marito era riapparso…Asif guidava ed accanto c’era suo fratello,
per l’appunto.
Dietro c’eravamo io, la neo.moglie e
una delle sorelle di Asif che la sorreggeva dandole conforto.
La moglie continuava a piangere disperata
nascosta dal velo del sari. Ormai era giunta l’alba e tutti eravamo distrutti
dalla stanchezza…la strada era sempre più dissestata e, nonostante
i miei sforzi di tenere Asif il più possibile sveglio, parlandogli
spesso, più di una volta ha rischiato di andare fuori strada
( concetto relativo !!! per le strade dell’india!!!), comunque
si è spostato troppo dal centro strada, prendendo tutte le
buche che vi erano lungo il tragitto…che esperienza…che esperienza…la
moglie nel mentre continuava a piangere…piangere…piangere…ma
che matrimoni sono questi??? Invece di considerarlo il momento
più bello della vita ( almeno cosi presumo debba essere questo
di!), era un lamento di tristezza continuo…stavo per non
farcela più…le ultime forze mi stavano per abbandonare…quando…eccoci
arrivati a Mahoba…ahhhhhh…..non vedevo l’ora di andarmene
a dormire per un paio d’ore…invece…quando entro in casa…erano
tutti svegli, felici, per affrontare l’altro giorno di festeggiamento….ahhhhhhhhh…..My
God…My God…questo momento sinceramente non lo ricordo per
poterlo descrivere…so solo che, non avendo fatta nessuna
doccia ero veramente…stremata…mi sentivo tutta appiccicaticcia…ero
più morta che viva…parlavo, camminavo solo per inerzia e
niente più…la mamma di Asif nello sgabuzzino ebbe la buona
idea di farmi vedere alcune foto di Asif da piccolo e di
tutti gli altri parenti…ogni tanto bevevo e mangiavo ceci
verdi e dei dolci…
Intanto la moglie dove l’avevano messa? L’avevano fatta
adagiare nella sua camera posizionata sotto quel cappello
di fiori che le avevano preparato per l’occasione. Assolutamente
non voleva ne parlare, ne mangiare e stava sempre sdraiata
sul letto…per me avesse potuto si sarebbe uccisa in quel
momento. Ho saputo da voci esterne che non aveva più i genitori
e quindi il matrimonio è stato un passo obbligato. Ogni tanto
però chiamavano anche me per poter fare delle foto sul letto
con la sposa…fui costretta a truccarmi e tutti i parenti
ridevano come dei pazzi…effettivamente fra noi c’era molta
somiglianza, eravamo molto simili…Asif in questa circostanza
si arrabbiò, e questa fu la prima volta in due settimane
che lo vidi cosi, perché i suoi parenti lo prendevano in
giro per la situazione in cui mi ero messa…boh…io non ci
evdevo nulla di male…comunque, in seguito, feci più attenzione…
All’improvviso…asif mi fa chiamare e mi dice che dobbiamo
andare a fare visita ai suoi parenti in un paesino vicino…nooooooooooo…..con
quali forse potevo seguirlo???
Il caldo quando si è stanchi e non si ha avuto l’occasione
di fare una doccia diventa insopportabile e io avevo raggiunto
il limite. A destinazione sembrava non arrivassimo mai…l’ambiente
che mi circondava era stupendo, c’era un bel laghetto e l’atmosfera
era deliziosa…aime, però la stanchezza prendeva il sopravvento…una
volta giunti cominciammo a parlare, in tutte le case che
girammo tutti ci offrirono del cibo e io non ce la facevo
più. Avevo addirittura gli occhi che mi bruciavano tanto
avevano bisogno di acqua…anche Asif vedevo che era morto…però era
obbligato ad andare a far visita a tutti altrimenti si offendevano.
Per prendere almeno un po d’aria cercai conforto fuori nel
giardino…improvvisamente però tutti i bambini incuriositi
dalla mia presenza, vennero intorno a me…ed io…stavo per
svenire…o meglio impazzire…stavo per urlare…o meglio stavo
proprio per perdere il mio tanto forte self.control…sono
stata obbligata ad alzarmi…e a fuggire…altrimenti non sarei
più stata consapevole delle mie reazioni!!!!! Asif vedendomi
cosi ha capito perfettamente la situazione…e infatti da li
a poco ce ne siamo andati…
Da tenere in considerazione che con
me e Bobby c’era sempre
Shakil…assolutamente non ci era permesso andare da soli in
giro!!! Dopo aver girato ancora due o tre abitazioni e dopo
aver visto una donna, mentre stavamo parlando, prendere un
grosso vasone contenente dell’olio per capelli e passarselo
tranquillamente sui capelli asciutti, incurante di tutto
e tutti, finalmente tornammo a Mahoba….prendemmo le sacche
e…tornammo a Khajuraho…dove, se dio avesse voluto, finalmente
sarei riuscita a farmi la doccia!!!Acqua…acqua…acqua…acqua…avevo
bisogno di immergermi completamente nell’acqua. Dopo ancora
brevi soste di Asif per comprarsi delle cassette di musica,
per andare a trovare alcuni suoi vecchi amici e dopo aver
visto i primi ‘travestiti’ indiani della mia vita???Ma vi
rendete conto? Stavamo attraversando un mercato e Bobby mi
indica due uomini travestiti da donna che tranquillamente
stavano chiacchierando…in India? Ma…è un fatto incredibile!!!
In questi giorni a Khajuraho c’era il festival nazionale
della danza. Tutti i migliori ballerini (sia donne che uomini)
giungevano da ogni parte dell’India per partecipare a questo
importantissimo e famosissimo festival. A tarda notte arrivammo
e di corsa andai a vedere il termine della serata del festival.
Era molto interessante e soprattutto affascinante vedere
sia i musicisti che le ballerine interpretare con il corpo
musiche cosi profondamente accattivanti e commoventi.
Al termine mi diressi a gran velocità nella camera e ….si…si…si…si…mi
feci la doccia….ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh……..ahhhhhhhhhhhhhhhhhh….acqua…acqua…una
sensazione totale di rinascita, tornavo a vivere!!!
Solo in Nepal tre anni prima avevo provato la stessa sensazione
solo che la avevo bisogno di una doccia calda, per riscaldarmi
da tutta l’umidità che la pioggia mi aveva inserito nelle
ossa.
Appena toccai il letto mi addormentai,
almeno penso…del
resto sia io che Asif per tutte le due settimane facemmo
cosi: eravamo talmente stremati che la stanchezza prendeva
subito il sopravvento.
L’indomani ci dirigemmo per l’ultima
volta a Mahoba, per gli ultimi festeggiamenti.
Quando arrivammo l’ambiente era festoso e finalmente, quando
mi recai nella stanza matrimoniale, vidi che la moglie stava
meglio, anche se ancora alquanto triste. Per non vederla
cosi ogni tanto facevo la buffona…’smile’, ‘smile’,…e la
riempivo di baci…ed infatti lei gradualmente si riprendeva…la
sera ci fu una grande festa. Tutte le donne cenarono sopra
il terrazzo, gli uomini invece accanto all’entrata della
casa. Mangiammo tanto chapati e io mi divertii molto con
il fratello di Saba che affermava di riuscire a mangiare
in un giorno solo 25 chapati….cosa??? ‘It’s impossible!’ dicevo
io ed era un continuo ridere insieme.
Ad un certo punto arrivò un ospite con relativa moglie.
Costui pare fosse il capo della polizia li del paese e tutti
lo riverirono come fosse un Dio. Che persona disgustosa!!!
Grasso, squallido e naturalmente la moglie era la sua fotocopia.
Uno schifo…nel momento in cui si alzò per andarsene, tutti
fecero lo stesso…tranne io…fino a quando Asif mi guardò implorandomi
con lo sguardo di alzarmi almeno nel rispetto dei suoi famigliari…ecco,
se lo feci, lo feci unicamente per loro…
Dopo che Asif, Maya ed altri componenti
della famiglia ballarono un po, essendo tutti molto stanchi
si decise di andare a
dormire. Tutte le donne per terra fra loro, io invece andai
a dormire con Asif e gli altri ospiti maschili…che privilegio!!!
Beh…non so manco io come ho fatto a dormire…proprio perché ero
distrutta. Ero sdraiata su un letto…si…ma con formiche e
mosche continue…al limite di sopportazione presi il mio spray
e almeno per alcune ore riuscii a riposare.
Con Maya ormai eravamo legatissime e
alla sola idea che la sera avrei dovuto lasciarla mi venivano
le lacrime….comunque
mi sforzavo di non pensarci.
L’ora della partenza, purtroppo, arrivò…più di una volta
avevo cercato di telefonare a mia mamma per tranquillizzarla
sulla mia sorte, ma aimè non riuscivo assolutamente a prendere
la linea…boh…misteri dell’India!!!
Quando arrivò il momento, dopo aver riposto tutti i bagagli
sull’auto, tutti i parenti ci vennero incontro per salutarci.
Davanti a loro riuscii a trattenere le lacrime. Diedi un
bacione alla sposa, che finalmente aveva ritrovato il sorriso,
alla mamma di Asif, a Saba e a suo fratello e a tutti gli
altri. Per ultimo tenni in serbo il mio saluto speciale a
Maya, un grosso bacio e un caloroso abbraccio.
Solo io e lei, tranne
tu M.D., sai quanto ci siamo volute bene e quanto feeling
sia nato tra di noi.
Questo ci sarà per sempre…
Salimmo in macchina e via…addio Mahoba. Buona fortuna a
tutti…Good luck!
Naturalmente le lacrime
scesero…fortunatamente
era buio e nessuno si accorse…Forse un giorno rivedrò Mahoba,
forse un giorno tornerò e vedrò tutti cresciuti, compresa
Maya che sarà diventata una donna. Non so cosa accadrà…e
nemmeno voglio saperlo…tu M.D. sai tutto ed io aspetto solo
il tuo volere, i tuoi cenni. So che per il mio bene ad ogni
momento della vita mi accosterai le persone giuste che mi
daranno proprio quello di cui necessito in quel particolare
frangente del mio cammino e di questo ti ringrazio tanto,
so che mi sei sempre vicino.
Il rientro a Khajuraho fu abbastanza
triste e stancante, ma come ormai ho imparato sulla mia
pelle, la vita deve continuare
in qualsiasi modo essa si presenti…THE SHOW MUST GO ON.
Una volta giunti andammo subito a dormire…
L’indomani mattina io ed Asif pranzammo con lo zio che,
molto gentilmente mi regalò una statua rappresentante una
ballerina indiana e poi, dopo aver salutato tutti, salimmo
su un’auto che ci avrebbe accompagnato fino alla stazione
per prendere il treno che ci portava a Delhi. L’auto era
una…avete presente quelle classiche bianche, tipo maggiolone?
Ecco salimmo proprio su quella…che meraviglia, era splendida
ed era suggestiva la sensazione che si percepiva nell’esserci
dentro.
Durante il tragitto
attraversammo paesaggi mozzafiato: distese enormi, senza
confini…ed io ero felicissima
e mi sentivo protetta stando vicino al mio Asif. Stavo veramente
bene…stavo veramente bene.
Quando arrivammo alla stazione mi ricordai
che era la stessa alla quale feci riferimento tre anni
prima durante il mio
primo viaggio, nella quale prendemmo lo stesso treno che
ci portò sempre a Delhi. Questa volta dormii parecchio, ogni
tanto scrivevo e parlavo con Asif e Shakil. Feci anche parecchi
pranzi e cene, assaggiando di tutto, anche se essendo molto
speziato, ogni tanto prendevo delle pastiglie che mi portai
dall’Italia per risolvere questo relativo problema. Addirittura
provai il succo al mango…squisito e anche il gelato alla
vaniglia…in India!!!
Mentre attraversavo tutti quei kilometri,
ogni tanto avevo ancora la forza di pensare ed immaginavo
i miei genitori, la mia Blanchina e tutte le persone alle
quali voglio bene e che mi vogliono bene veramente, con il
cuore.
A differenza del mio
primo viaggio, in questo la stanchezza aveva preso talmente
il sopravvento
quasi sempre che non riuscivo tutte le sere a scrivere, anche
perché non sempre avevo le possibilità tecnologiche per farlo…prendevo
esclusivamente appunti che ritenevo più importanti e che
poi avrei rielaborato in Italia, al mio rientro, in assoluta
tranquillità.
Alla stazione ci aspettava l’autista di Rajkumar che ci
portò in un quartiere di Delhi, colmo di artisti di tutto
il mondo. L’hotel, il ‘Prince Palace’, che Asif aveva prenotato
oltre ad essere economico era soprattutto vicino ad un Internet
Cafè, dal quale potevamo scrivere e.mail o telefonare.
Per tre o quattro giorni andai con Asif
e Shakil in giro per i quartieri a comprare del materiale
che poi sarebbe
arrivato in Italia. Io e Shakil ridevamo e scherzavamo molto
e ogni tanto lui mi diceva che …sono molto intelligente!!!
Non ho mai capito se anche dicendomi ciò scherzava o se diceva
sul serio…Boh… Le vie erano stracolme di gente…di tutti i
tipi. Io intanto avevo anche cominciato ad imparare alcune
parole in hyndi, come:
· TIGER:
va bene
· CHALO,
CHALO: andiamo
· CIAO: è tutto
ok
· NAMASCAR:
augurio di buona sorte (namaste)
Un giorno andammo anche in una fiera
dell’artigianato molto
bella simile al Macif che si tiene in zona Fiere a Milano
verso dicembre. Fu un’esperienza molto interessante.
L’ultima sera che stemmo insieme, io
e Asif, dopo essere stati in un ottimo ristorante di cucina
indiana e nel quale
finalmente riuscii a cibarmi ed a dissetarmi in maniera completa,
andammo al cinema.
AHHHHHH………i cinema indiani…solo dalla grandezza delle sale
si capisce quanto sia importante per gli indiani il cinema!
Delle sale enormi, venti volte più grandi delle nostre e
uno schermo gigantesco. Il film che andammo a vedere si intitolava ‘ The
body’ e raccontava la storia di un ragazzo perdutamente innamorato
di una donna sposata. Quando il marito non c’era i due stavamo
insieme e lui faceva dei giochi erotici col ghiaccio alla
ragazza, sul suo corpo che lo ha fatto impazzire d’amore.
Asif nel mentre cercava di raccontarmi la storia, visto che
il tutto era raccontato in hindi, senza sottotitoli in inglese
e lo stesso all’improvviso mi dice: ‘ Lo vedi che siete voi
donne a fare impazzire gli uomini, solo voi!’.
Alla fine del primo tempo ce ne andammo
poiché sarebbe durato
troppo…tornammo in albergo e trascorremo l’ultima notte insieme,
io ed Asif, entrambi quasi consapevoli del fatto che per
lungo tempo non ci saremmo più rivisti…per molto tempo.
All’indomani mi vennero a prendere per portarmi nel negozio
di moda di Minnù, la cara moglie di Rajkumar e Asif con gli
altri, se ne andarono verso il lavoro che li attendeva come
commercianti.
Quando Asif se ne andò avvertii nel cuore un mancamento
indescrivibile, quasi stessi per svenire…ma …dovevo essere
forte ed andare avanti…mi salutò con un cenno della mano,
nessun bacio e nessun abbraccio, non ci era permesso.
Da una parte mi sentivo priva di energia,
completamente svuotata senza di lui, dall’altra invece ero molto soddisfatta
di me perché mi ero comportata in maniera egregia e perché avevo
resistito sempre con intelligenza e savoir.faire, anche nei
momenti più difficili.
Mi ero messa alla prova e avevo ottenuto risultati ottimi…la
soddisfazione mi usciva dagli occhi, dalla pelle,…ma soprattutto
dai miei silenzi…i miei silenzi racchiudono da sempre la
mia grande soddisfazione di ciò che ho fatto, dei grandi
sacrifici che ho sopportato e delle grandi vittorie che ho
fin’ora conquistato.
Nei due giorni successivi Rajkumar,
Minnù e i figli mi hanno
ospitato nella loro casa come se fossi una figlia. Sono stati
veramente molto cari, con sentimento mi hanno accolta.
Minnù mi stava sempre vicina e mi chiedeva continuamente
se stavo bene e se avessi avuto bisogno di qualcosa. Con
loro sono stata a passeggio per Delhi, ad acquistare braccialetti
per me, stoffe e altri souvenirs. Veramente sono state delle
persone incredibilmente gentili…non saprò mai come ringraziarle.
All’interno della casa io avevo una stanza tutta per me,
con relativo bagno e anche la signora che faceva i lavori
domestici. Mi ricorderò sempre del maggiordomo PINTU e di
come Minnù lo chiamava per farsi aiutare a svolgere qualsiasi
mansione.
In giorno, con la stessa Minnù, in auto, parlammo del matrimonio.
Lei mi disse che la sua non era stata un’unione d’amore ma
che comunque ora aveva lo stesso creato un’ottima famiglia
e che con il marito ci andava d’accordo.
Dopo le sue parole nacquero in me alcune
riflessioni su quali canoni adottare per un matrimonio
felice: l’amore?
L’intesa sessuale? Il denaro? La posizione sociale?..rifletti,
rifletti, non sono ancora riuscita a trovare delle risposte…è giusto
il nostro modo libero di intendere il matrimonio o il loro?
O forse non bisogna generalizzare ma ognuno deve seguire
il suo istinto e basta?…col tempo sono certa capirò…e vi
comunicherò le risposte in merito alla questione tanto delicata.
Con la famiglia vivevano anche i genitori di Rajkumar,
due splendide persone. Economicamente stavano parecchio bene
ed infatti vivevano nel quartiere più ricco di Delhi, con
stile europeo. I figli erano tre: due ragazze e un maschietto.
Tutti e tre studiavano e comunque il tipo di organizzazione
era completamente occidentale. Rajkumar è un commerciante,
infatti spesso viene in Europa per lavoro e Minnù si occupa
di abbigliamento. Dirige un atelier con relativo negozio
di vendita al dettaglio…una famiglia ben organizzata e dalle
mille risorse.
L’ultima sera, oltre ad aver assistito al derby di cricket
fra Pakistan e India, dal quale è uscita vincitrice la stessa
squadra del paese che mi stava ospitando, sono andata ad
una festa di compleanno di un amichetto del figlio di Rajkumar.
Prevalentemente il rituale era il medesimo di un birthday
occidentale. Si mangia, si beve, si scherza,…palloncini,
scritte varie sui muri,…Nel mentre Asif mi chiamava sempre
per sapere come stavo, dov’ero e se ero pronta per partire.
Non sapevamo quando,
dove e se ci saremmo rincontrati…sapevamo solo di volerci
molto bene.
Dopo aver terminato i festeggiamenti
Rajkumar con tutta la famiglia mi accompagna all’aeroporto. Alcune riflessioni
anche durante il tragitto in auto, ma non più di tante poiché avevo
più che altro preoccupazioni tecniche relative al check.in,
al biglietto e a tutto il resto di natura amministrativa.
Stavo per lasciare
anche per questa volta la mia India, dopo quest’ultimo viaggio tanto sognato e desiderato
e soprattutto tanto sofferto e complicato: sono riuscita
a viverlo solo ed esclusivamente ascoltando la mia voce interna
che mi diceva di farlo…tutti mi erano contro o comunque erano
parecchio preoccupati per me.
I saluti con Minnù e la famiglia sono stati molto veloci:
chissà se un giorno li rivedrò ancora?
Minnù, un giorno, parlando mi disse che
forse ci saremmo rincontrate a Delhi per aiutare i bambini
orfani e che avevano bisogno solo di un po’ d’affetto…a me
piacerebbe molto, sarebbe un mio grande desiderio. Ora, del
resto, devo e voglio finire i miei studi universitari e poi
seguirò il mio cammino, che nel mio profondo sono certa non
sarà un percorso normale e facile. Sento che sarà complicato
e colmo di sacrifici ma che mi darà soddisfazioni enormi
di spirito, come del resto è stata la mia vita da quando
sono nata fino ad ora. Ognuno ha il suo destino e il proprio
ruolo deciso nel momento della nascita…o forse prima…e da
qualsiasi lato si possa prendere la vita, questo ruolo emergerà sempre.
Non mi resta altro che vivere ed aspettare ciò che sarà mio
compito svolgere in questa vita…se non sono morta durante
l’incidente del 15 Settembre 2002 ci sarà sicuramente un
motivo. Dovevo restare in vita per…
completerò la frase fra qualche anno, quando terminato i
miei studi, avrò le risposte che aspettavo!
Salutato tutti, entro in aeroporto,
svolgo il check.in con l’aiuto di un gentile signore indiano che mi chiede la mia
e.mail per amicizia amorosa (!) e attendo il volo che mi
riporterà in Europa, a Vienna.
A proposito di questo gentile signore
indiano, involontariamente associo quest’ultimo saluto della terra indiana a quello
che mi era stato fatto dalla terra londinese, nell’estate
del 2002, da parte di un caro ragazzo che, attraverso i gesti,
si sforzava di farmi capire che era diventato pazzo di me!
Grazie per questi atti dolci da parte di due paesi che un
tempo erano strettamente legati. Coincidenza?
Dopo gli ultimi acquisti, provo a scrivere un po ma la
stanchezza è molta anche perché sono le 2.00 della mattina
percui il sonno cerca di prendere il sopravvento sulla mia
razionalità. Annunciano il mio volo…c’è tantissima gente…io
mi ricordo solo che ho dovuto prendermi molte pastiglie perché causa
cibo piccante bruciavo ovunque! …e poi…più nulla…praticamente
ho dormito per quasi tutte le 10 ore di viaggio…il rientro
percui è stato molto più veloce. Fuori dal finestrino vedevo
solo buio e c’era solo buio…solo all’arrivo a Vienna l’alba
cominciava a spuntare ed io riacquistai le forze per l’ultimo
viaggio. A Milano arrivai verso le 9.00 della mattina del 3
marzo 2003…ero stremata, senza forse ma la soddisfazione
del mio spirito mi faceva alzare da terra per kilometri e
kilometri. Mi aspettava il solito taxista che mi riportò sul
Lago Maggiore. Parlai con lui molto poco perché avevo un
sonno tremendo e gli occhi mi si chiudevano spesso…presumo
comunque che abbia compreso la mia condizione psico.fisica.
Arrivai sotto casa…e scesi…per la stanchezza chiusi velocemente
la pagina di vita che riguardò questo viaggio, per poi però riprenderla
nel mio racconto che da li a pochi giorni avrei cominciato
a scrivere, per non dimenticare…
Per non dimenticare di non smettere
mai …e dico mai…di credere
nei propri sogni e fare di tutto per poterli raggiungere,
uno dopo l’altro, perché la vita tutta, in sé, non è altro
che un vero e grande sogno!
Heena chiudeva la pagina del suo ruolo
e faceva riaprire il nuovo ruolo a Vanessa…
Mi addormentai stremata, la sera, nel
mio letto, ma non sapevo dov’ero…o meglio…sognavo di essere
a casa mia: in India.
NAMASTE CON AMORE INFINITO
Vanessa/Heena
vanessacaretti@supereva.it


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