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ASIA . INDIA

L'India : il salto della speranza

Diario di viaggio - ottobre 1999
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15 Ottobre 1999

Dalla regione di Delhi, ci siamo spostati, con un pullman, nella regione del Rajasthan. Secondo dire della guida, questa regione è ben quattro volte più grande della nostra misera Italia. Questa zona è denominata anche ' Terra dei Re'. Fu la patria dei Rajput, guerrieri orgogliosi e molto dignitosi. Con il sopra citato mezzo di trasporto, abbiamo impiegato circa 6 ore per raggiungere il nuovo stato. Ricordando che sulle strade indiane si circola alla maniera opposta che da noi, cioè alla maniera inglese, c'è da dire, inoltre, che le strade non sono asfaltate, non esistono strisce pedonali, segnaletiche e mai, dico mai, i pedoni hanno la precedenza sulle automobili : mai ! Questi devono solo divincolarsi fra le auto, i risciò, le motociclette, ma non è pericoloso, loro sono abituati. Solo nelle grandi città esistono dei semafori (particolarità : vicino alla scritta STOP, vi è quella di : RELAX...tutto detto !). Come avevo già accennato prima, i clacson vengono sempre utilizzati, anzi, pare sia proprio d'obbligo suonare per ogni manovra che il conducente fa : sorpassi, retromarcia,... Sembra un campo da guerra la strada indiana, per chi non è abituato, ma è veramente bellissimo e molto affascinante. Ricordo che appena tornata in Italia, so solo io quanto mi mancavano i rumori assordanti ma penetranti dei clacson indiani. Con il pullman, giungere a destinazione, è stata una vera e propria impresa epica. Il caldo, le manovre improvvise, decise, brusche, le buche nel terreno, numerosissime. Nonostante tutto, però, amavo queste difficoltà, giuro e, nonostante la stanchezza e anche se i miei occhi volevano chiudersi per riposare, io non lo permettevo, dovevo fotografare tutto quello che potevo, non avevo tempo da perdere. Mi sarei poi riposata in Italia...Ogni centimetro di bellezza indiana ho nel mio cuore, nella mia mente e nella mia memoria, nulla dimenticherò. Quando nelle situazioni c'è coinvolto il cuore, non resta altro da fare che vivere per sempre di quei ricordi che resteranno per sempre. Il primo impatto con Jaipur, chiamata anche 'città rosa', poiché molte costruzioni sono appunto di questo colore, nonché capitale di questo stato, è stata la visione di un laghetto bellissimo, circondato da colline. Al centro di questo vi era un palazzo della dinastia dei Moghul. Che splendore ! Io provenendo da zone simili, diciamo che ho gli occhi abituati, ma lo splendore resta sempre splendore, in ogni luogo questo si trovi. Lo stile dell'albergo sempre lo stesso : lussuosissimo e fin troppo 'comodo'. Prima tappa di Jaipur è stato l'Osservatorio Astronomico, un insieme di strumenti, a cielo aperto, lasciati dagli antenati che utilizzavano per misurare il tempo dell'epoca passata. All'interno di questo spazio vi erano pulizia e ordine, fuori, come sempre, sporcizia e la solita massa di indiani che ti assaliva per barattare oggetti, accendini, cartoline,... Una particolarità che ha destato molto stupore è stato vedere il modo in cui starnutiscono gli indiani. Hanno una tecnica tutta loro ! Dunque : starnutiscono, poi con la mano si puliscono e, in maniera molto decisa, gettano a terra i residui. Caspita ! ! !Veramente impressionante...Tutto all'aria aperta, incuranti della gente che li circonda...Liberi, liberi...Certo che se dovesse passare una persona nel mentre, si farebbe una bella doccia ! Al termine abbiamo visitato il Palazzo di Città del Maharaja con relativo Museo. Molto interessante, soprattutto l'architettura che era un insieme fra arte indiana e mussulmana, con relativi colori caratteristici di un filone e dell'altro. Sono stata, comunque, innondata letteralmente dalla quotidianità indiana, quando ci siamo diretti verso il Palazzo dei Venti. Una struttura, o meglio, una parete, senza profondità, di color rosa, rappresentante una serie di finestre, dalle quali, un tempo, si affacciavano le donne indiane, che non potevano uscire da lì. Veramente suggestivo. Ecco, viaggiando per le vie, che erano super affollatissime, sono stata travolta da commenti e complimenti di ragazzi, uomini : 'Sembri un'indiana, per il viso, i capelli...You are beautiful... You are very nice...Vanessa è bella come il sole...sei bellissima... ma per caso uno dei tuoi genitori è indiano ?, che occhi...'. Addirittura, per un bacio, mi regalavano dei pensierini, elefantini ed altri souvenirs, per un bacio dato da una ragazza indiana di nome Vanessa. E' straordinario : i profumi, l'incenso, la gente, i bambini, le vacche per la strada, tutto quello che avevo letto nei libri, ora li ritrovavo nella realtà. Tremendo...allora era proprio tutto vero...tutto quanto ! Gente seduta per terra che vendeva i propri prodotti, che faceva il mercato...e i colori....Ahhh ! Splendidi pure questi, meravigliosi. I colori sono forti, accesi, ben definiti, come le sensazioni che tutto questo paese riesce a trasmetterti, attraverso i paesaggi, gli sguardi degli indiani, gli occhi...e gli occhi ! Al termine della visita, mi stavo dirigendo verso il pullman. ALT ! ALT ! Gente che voleva vendermi degli oggetti. Tenevo gli occhi bassi, per cercare di dissuaderli dal loro intento. All'improvviso, una voce di un ragazzino. Una voce : 'Excuse me, guardami negli occhi. Perché non mi guardi...Dai, guardami negli occhi !' Ti prego,no, lasciami vivere, ti prego, non riuscirei mai a reggere i tuoi occhi e quello che dentro leggerei, vedrei la tua anima e per me sarebbe la fine..ti prego, fallo per me ! ; 'Ehi, dai , i miei occhi, ...'...Cedo, non ce la faccio più...Ahhh..i suoi occhi, quegli occhi...Mio Dio Universale...aiuto !proteggimi...mi hanno invasa totalmente : i sensi, l'anima, i sentimenti,...lacrime di pura sensibilità sono giunte ai miei occhi e avevano una voglia tremenda di fuoriuscire, ma no, non potevo, assolutamente...' Ti prego mandami un bacio, un solo bacio,...' Il pullman si è messo in movimento, i nostri occhi incollati, non riuscivamo più ad abbassarli, le mie incessanti lacrime...Dio che voglia di scendere, prenderlo con me e portarmelo a casa, in Italia, per dare anche a lui la possibilità di vivere serenamente la sua gioventù, invece di elemosinare in India, per pochissime rupie. Perché a me è toccata questa sorte , a lui invece quella di fare dell'accattonaggio ai turisti che vengono a visitare il suo paese ? Già per gli indiani la vita è breve, circa sessant'anni, perché devono trascorrere questi anni a chiedere il denaro agli altri ? Dio come vorrei che ci fossero delle risposte a tutte queste mie domande, perché, perché ! Io me ne stavo andando e non l'avrei più rivisto, cosa sarebbe stato di lui ? Tutta la vita ad elemosinare ? Quando noi invece ricchi, borghesi, saturi di ricchezza, ci lamentiamo sempre, siamo sempre di corsa e più che sputare sulla nostra esistenza non facciamo, non siamo capaci di apprezzare l'attimo e tutta la nostra fortuna. Sprechiamo il nostro tempo, preziosissimo, a commettere errori sopra errori, a lamentarci di quando stiamo bene, di quando stiamo male, di qualsiasi cosa...Chissà dove si trova ora quel ragazzino, che mi ha aperto le porte dell'India... Per le strade tutti gli indiani ti regalano dei bigliettini da visita, chi per pubblicizzare un gioielliere, chi uno Speak Italian, chi il proprio negozio di antiquariato...Mi è nata, fra quell'immensa folla, una sensazione intensissima di timore e di paura. Ancora in Italia mi si diceva della possibilità, una volta giunta in India, di essere influenzata psicologicamente dalle sensazioni indiane e poi di non essere più capace di uscirne : una droga ! Ecco, mi è venuto il terrore vero e proprio di essere catturata da questo mondo, imprigionata fra questi odori, incensi,...per poi non essere più capace di staccarmene, o comunque, una volta tornata alla patria , di sentirne talmente tanto la nostalgia da starne male ! Tutti mi chiamavano, toccavano e mi sentivo quasi soffocare, dai mendicanti, dai malati, da persone mutilate, senza braccia, senza gambe, che si strisciavano al suolo,... Che realtà forti, realtà che ti portano a molte riflessioni filosofiche e di vita, che ti rodono dentro per sempre, perché a queste non riuscirai mai a dare delle risposte, continui a rifletterci, appena hai del tempo a disposizione, ma...niente, è praticamente impossibile. Devo dire che per la prima volta un viaggio organizzato è stato l'ideale, anche perché non sapevo se poi, nella realtà, l'India mi sarebbe piaciuta. Mi ha dato la possibilità di guardarmi in giro, senza problemi, difficoltà ed imprevisti. Ma, per me non va bene, mi sento troppo stretta e vincolata. Mi rendevo comunque conto che appena avevo la possibilità di gettarmi completamente nella realtà indiana, immediatamente vi era davanti a me il vetro del pullman che mi faceva da muro, costringendomi a restare nel mio mondo occidentale. In India quindi ci tornerò, ma a maniera tutta mia ! L'ideale sarebbe andare con un'amica ed essere accompagnate da un ragazzo indiano che conosco e di cui mi fido, che ci farebbe da guida e che ci mostrerebbe, senza le classiche perdite di tempo da 'pecore' dei turisti, le vere meraviglie dei luoghi. Anche un'altra giornata era trascorsa, ma è una successione ininterrotta di esperienze e di sensazioni emotive, che non si possono classificare in minuti, ore, insomma, inserire nella nostra concezione di tempo. È un'atmosfera a parte, un mondo a parte che sarebbe molto riduttivo paragonare all'occidente carico di stress e di perdita dell'essenziale, del sufficiente. Tornata nella mia stanza (439), stanchissima ma molto soddisfatta, ho preso il mio note.book e ho cominciato a scrivere. Le solite inevitabili lacrime sono scese dai miei occhi. Lacrime...Lacrime...Lacrime... Bonne Nuit...

16 Ottobre 1999

Eccomi di nuovo ad aprire gli occhi nella mia India. Che strana sensazione...sento i profumi, gli odori, i rumori e...la musica, si, proprio della musica. Ad essere sincera, è da questa mattina presto che sento in lontananza dei rumori di strumenti musicali, sembrano quasi utilizzati per una strana funzione religiosa : suoni di campanelle, melodie, canti,...Ma... incuriosita, mi affaccio alla finestra, non vedo assolutamente nulla ! Chissà ! Mi piacerebbe parteciparvi, sarebbe strabiliante per i miei sensi e le mie emozioni. Un ricordo indimenticabile. Tappa di oggi è il Forte Amber, poco lontano da Jaipur, visitata ieri. Già con il vocabolo Forte, si da l'idea del paesaggio e del tipo di costruzione. Ambiente collinare, al centro un laghetto, con un palazzo e tutt'intorno delle montagnole. Sulle cime più elevate di queste vi sono delle torri di vedetta che, all'epoca, controllavano i potenziali nemici che si potevano avvicinare. Per salire a visitare il palazzo, in cima ad una salita, abbiamo utilizzato un inconsueto mezzo di trasporto : un elefante. Pazzesco, mai salita su un elefante e nemmeno mai visto. Però ! Forse da piccolina allo zoo, ma il ricordo è molto sfumato. Ovviamente erano molto lenti, scuri di pelle (sinceramente il nome della razza non lo conosco !) e ricchi di ornamenti che l'uomo aveva fornito loro : coperte, ...Ogni elefante aveva la capacità di portare fino a quattro persone e i turisti erano seduti in una specie di cesto. A dirigere ciascun elefante, vi era un indiano che con un aggeggio in mano, controllava ogni passo dell'animale. Gli occidentali salivano con questa bestia, nel frattempo i cittadini di Jaipur, tranquillamente, camminavano nella loro normale quotidianità. Nel mentre, vi erano alcuni indiani che ci scattavano delle foto, che ci avrebbero poi consegnato in seguito, dietro pagamento di alcune rupie. Una volta giunti in cima, siamo entrati attraverso una porta che ci apriva lo scenario davanti ad un coloratissimo e affollatissimo mercato. Proseguendo abbiamo visitato il palazzo internamente. I vetri delle strutture erano bellissimi, dipinti con dei colori molto intensi, l'architettura mi pareva mussulmana, ma in alcuni tratti anche indiana. La nostra visita è stata per tutto il tempo accompagnata e visionata da un gruppetto di scimmie, molto magre, color marrone chiaro, con la coda molto sottile e lunga che si divertivano a saltellare da una parte all'altra delle facciate del palazzo. Alcuni dicevano che l'uomo poteva avvicinarsi poiché non pericolose, altri invece dichiaravano l'opposto...ma...mi sono limitata a far loro alcune foto ! Qui ho visto venditori di banane, moltissimi commercianti di oggetti vari, gente che chiedeva continuamente dei baci e se fossi già stata sposata. Donne indiane che vendevano alcuni fiori di color giallo intenso, rosso, arancione che, in seguito, ho poi rivisto su alcune statue di divinità (quale, ad esempio, il dio Ganesh, dio della fortuna. Esso è rappresentato con le orecchie grandi, per sentire meglio, con la proboscite, perché è curioso e con la pancia grossa, perché ha la capacità di digerire tutte le critiche e moltissimi altri) sparse un po' in tutti i luoghi che ho visitato. In prevalenza, tutte le donne viste, indossavano il sari, tranne alcune, ma molto rare, che vestivano all'occidentale : maglietta, pantaloni e scarpe normali, come concetto di normalità considerato da me ; questo, comunque, soprattutto nei grossi centri. Presumo saranno state persone appartenenti ad un medio-alto strato sociale, istruite, che sicuramente erano già state in Europa, o che, comunque, avevano già avuto la possibilità di uscire dall'India. Vorrei ora soffermare l'attenzione su una categoria particolare indiana, quella dei Sikh. Questi uomini si contraddistinguono dagli altri, per varie caratteristiche. Il modo migliore è quello di elencarle e di descriverle. 1 * portano i capelli lunghissimi (che non si tagliano mai !) raccolti in un turbante di color rosso, rosa (portafortuna !) ; 2 * sotto il turbante hanno nascosto un pettine di legno ; 3 * nell'antichità, ogni uomo portava una spada, come un dignitoso e forte guerriero, per difendersi dal nemico ; 4 * al polso destro hanno un braccialetto d'argento ; 5 * indossano solo mutande corte (i nostri boxer) . 6 * nella maggior parte, portano la barba. Pare che questi individui non fumino mai e hanno utilizzato come proprio cognome Singh, che significa leone. La guida dice che siano concentrati, per la maggioranza, nello stato del Punjab. Ed eccomi arrivata al termine di quest'altra giornata affascinante ed unica in quanto tale. Devo dire che il contatto con gli altri italiani vi era, per me, solo per lo stretto necessario, le conversazioni inevitabili, fatte durante le pause della colazione, pranzo e cena. Volevo staccarmi del tutto (per quanto potevo riuscirci !), dall'occidente e dai miei connazionali ; infatti il loro ricordo è molto annebbiato e confuso, com'è giusto che sia. Aimè, ricordo frasi e discorsi di persone di mezza età, che mi hanno ferito profondamente, lasciando delle cicatrici indelebili e che mi hanno fatto riflettere parecchio. Faccio alcuni esempi, per far capire il non senso delle parole della gente, in alcune circostanze. Eravamo per le vie della città, quando, una signora : "OHHHH, che puzza, che cacca, mi sono sporcata tutte le scarpe, voglio tornare in albergo..." e sul più bello della sua interessante uscita vocale, prende un fazzoletto BIANCO, dal taschino e protegge la sua persona occidentale e limitata dagli incantevoli ed inebrianti profumi indiani. A pranzo :" OHHHH, ma come sono lunghi a portarci il cibo questi indiani, che servizio lento e nelle camere ! ! ! Questa mattina ho trovato il mio asciugamano con una macchiolina ! ! ! (Certo che il rispetto e la sensibilità per la gente che abbiamo visto sdraiata sui marciapiedi, perché senza un alloggio...non esiste ! Manco un lieve riferimento...Niente !) Se fossimo in Europa... ! ", o ancora, appena saliti la mattina, sul pullman : " Chissà a pranzo se ci sarà oggi del pesto ? Ne avrei proprio voglia !" e poi...non dimentichiamo, le classiche canzoni cantate sul pullman : 'Azzurro' di Celentano e tantissime altre,...stupiti, i miei conoscenti, mi chiedevano : "Ma Vanessa, non canti ? Ti stiamo disturbando ?"...No, no, sono solo molto stonata ! ! ! Oh My God...terribile, incredibile, pazzesco...è proprio questo che mi ha fatto isolare dal resto dei miei compatrioti. Poi, va beh, vi erano le abbuffate, classiche all'italiana, sul buffet. Si riempivano all'inverosimile i piatti...che disgusto, il solo pensiero...Ne avrei tantissime altre...Ma vorrei risparmiare i miei lettori, da ulteriore squallore ! Come tutte le sere, appena coricata nel letto, ho preso il mio note.book e la mia penna... Lacrime...Lacrime...Lacrime... Bonne Nuit...

17 Ottobre 1999

Sempre con il solito pullman, ci siamo diretti ad Agra, città che si trova nello stato dell'Uttar Pradesh, anche questo situato nella zona del nord ovest. Questa città è famosissima in tutto il mondo poiché possiede uno dei monumenti più famoso dell'India, nonché una delle sette meraviglie del mondo, il Taj Mahal. Questo venne fatto costruire dall'imperatore Moghul Shahjehan nel 1631 in memoria della moglie Mumtaz Mahal, morta durante il parto del quattordicesimo figlio dopo 17 anni di matrimonio. La sua costruzione fu completata solamente nel 1653 e richiese l'impiego di 20.000 operai. Parteciparono, addirittura, rappresentanze provenienti dall'Europa. Il viaggiare per le strade di Agra mi ha portato l'esempio classico del paradosso indiano : le vie della città sono a dir poco squallide, sporchissime e il grado di inquinamento atmosferico è elevatissimo. C'è moltissima gente, un'invasione indescrivibile di formiche, nemmeno due occhi bastano per seguire tutti. Le vie proliferano di negozietti che vendono stoffa, alimenti, sigarette, ... I locali sono piccolissimi e molto lunghi in profondità. Solo persone abituate sono in grado di sopportare il caldo e l'umidità che si vengono a creare all'interno. Occorre dire che viaggiando si fa proprio fatica a respirare, il fumo dello smog penetra proprio nel corpo e quasi riesce ad annebbiare la vista. Per noi occidentali è pazzesco, ma per me è stato straordinario. Ho vissuto e visto la vera India proprio qui, in mezzo a questa straordinaria gente. I profumi forti, penetranti, l'odore delle spezie, gli sguardi assillanti, unici, fulminei, diretti, hanno la capacità di rubarti il cuore. Quando mi veniva in mente che da lì a pochi giorni avrei abbandonato quella terra, la nostalgia aveva il sopravvento. È terribile : giuro ! Ho fatto di tutto per non farmi penetrare dall'India e dagli indiani, ma hanno vinto loro. Il ricordo è magnifico e tristissimo nello stesso momento. Con una guida, un ragazzo giovane, ho preso un risciò a motore. Mio Dio Universale, che esperienza sensazionale. Essere in mezzo a loro, sentirsi come loro...L'autista , sinceramente, non so come faceva a guidare, o meglio, a schiviare gli altri mezzi che gli si mettevano, praticamente, sulla sua traiettoria. Gli indiani nella loro anarchia più totale sulle strade, sono dei veri esperti guidatori. Che emozioni...uniche. Mi diceva Roberto, questo il nome della guida, che il mal d'India verrà, eccome se verrà. Sono realtà che ti prendono dentro e non si scorderanno mai, perché tutti i sensi, le sensazioni, le emozioni, sono coinvolte !Come una donna : non si sa perché attrae ed affascina, ma lo fa ! E' straordinario vedere quelle donne coi sari colorati, così fini, leggiadre, affascinanti, gentili, umili...e, quei ragazzi che, per titolo di amicizia, si tengono per mano. Unici. L'amicizia li porta ad un contatto umano ! Unici ! Discreti, umili, rispettosi, riservati...Dio, il mio cuore è là con loro e lo sarà per sempre, non vi è dubbio alcuno. Come inizio di giornata abbiamo visitato il Fatehpur Sikri, fatto edificare dall'imperatore Akbar nel luogo ove si dice che un indovino gli predisse la nascita del figlio. Questo rappresenta una serie di costruzioni di color rosso intenso, all'interno delle quali, qua e la vi sono dei giardini. L'architettura è decisamente di stile indiano e a sorreggere le strutture vi sono delle splendide colonne lavorate molto minuziosamente. Ogni tanto, all'uscita di questi monumenti, si vedevano gruppetti di Guru, cioè di quegli individui abbigliati in maniera molto vistosa, che dovrebbero rappresentare delle guide ascetico-religiose, ma che, aimè, da noi volevano solo rupie, ad ogni foto che scattavamo loro ! E ora, è arrivato per me il momento di cercare di descrivere le sensazioni che una persona qualunque può provare alla visione del Taj Mahal. Cercherò di rendere almeno l'idea, ma è un compito molto arduo. L'unica soluzione è provarlo nella realtà personale. Dunque, iniziamo dall'ingresso. Già fuori vi era un'immensità di gente ( molti indiani che giungevano da tutte le parti dell'India !)...una folla incalcolabile. Ovviamente a noi turisti è stato concesso il privilegio di farci strada davanti agli altri. Ma che strada : tortuosa e complicata ! Improvvisamente mi sono ritrovata in un fiume in piena, le onde mi spingevano a destra e a sinistra, davanti, dietro...mi stavano per travolgere...ho fatto forza su me stessa : fatti coraggio Vanessa, non lasciarti trasportare...Mai...e infatti, eccome se ne è valsa la pena : alzo lo sguardo...Dio, Dio...la natura combinata al genio umano, in questo caso, ha creato l'impareggiabile, l'unico, ...davanti ai miei occhi ho l'immagine ancora precisa, nitida. In lontananza un immenso monumento di marmo bianco, ai lati due strutture, una moschea e una costruzione dedicata a tutte le altre religioni del mondo. Il tutto sistemato al centro di un enorme giardino, molto pulito e curato. Lungo i viali vi erano anche delle vasche rettangolari colme d'acqua. Che spettacolo indimenticabile ! Inoltre vi era un'atmosfera, nell'aria, paradisiaca, suggestiva, da sogno proprio. Mi sono allontanata completamente dagli altri e, da sola, ho esplorato in ogni angolo questa meraviglia. Abbiamo avuto la fortuna di restare fino al tramonto e devo dire che sono entrata in estasi fisico.psichica. Mi sono sdraiata su un muretto, sotto il cielo indiano, colmo di colori rossicci...ho percepito, nell'animo, tutto l'AMORE che ha spinto l'imperatore ad essere così determinato nel voler far costruire in vent'anni uno splendore che resterà per Sempre. Tutte le generazioni che verranno, avranno la possibilità, finchè la Terra girerà, di osservare ciò e di riflettere sul significato Amore. Devo essere sincera, in quest'ultimo periodo della mia vita, ho perso la fiducia, la speranza e la voglia di credere in questo sentimento. L'ho persa sia per esperienze personali, sia per paura della sofferenza, sia perché nel mondo vi sono tantissime situazioni che con l'amore hanno ben poco a che vedere ! ! ! Vorrei ancora crederci, so che se lo volessi veramente lo potrei fare. Per ora è ancora presto, ho bisogno di tempo. So che una mattina mi sveglierò e lo sentirò palpitare ancora in me, sarà rinato nelle mie emozioni e nel mio corpo...ma, è ancora presto ! Grazie comunque a questo esempio memorabile che mi ha inniettato almeno la voglia di crederci ancora, nonostante tutto. E' proprio vero : l'Amore è il motore che fa vivere, senza di questo non esistono sacrifici, speranze, illusioni,...l'Amore è la vita. Una serenità ed una pace interiore, eliminando ogni emozione negativa, sono riuscita ad ottenere in questo luogo paradisiaco. Pace, senza odio, senza differenza di razze,...Eravamo uomini tutti uguali, in quel luogo, sotto lo stesso cielo, per assaporare lo stesso desiderio di immortalità. Uscendo da questo sogno, mi sono voltata un'ultima volta...un bacio all'amore, alla pace, alla fratellanza,...poi ho chiuso gli occhi ! Tornando sul pullman, la guida ci ha illustrato varie realtà indiane. Prima di tutto ci ha spiegato come funziona il matrimonio in India. Normalmente tutti i matrimoni sono combinati. I ragazzi si sposano mediamente verso i 21 anni, le ragazze verso i 18. Entrambi devono essere vergini. Ora il divorzio è previsto per legge, ma, in realtà, soprattutto per le donne, è un passo non consigliabile, poiché poi vengono ghettizzate e non riusciranno più a riformarsi una famiglia. L'idea della convivenza non esiste e per le donne, assolutamente, è proibito andare a vivere da sole. In passato sia fra marito e moglie che fra figli e genitori, ci si dava del 'Lei', ora, questa usanza è andata scemando, soprattutto fra le persone istruite. Altro argomento è stato quello della bellezza. Le donne indiane hanno come punto di riferimento la bellezza occidentale e...proprio per questo, loro, addirittura, acquistano delle creme schiarenti, per avere la carnagione più chiara, come la nostra. Adorano truccarsi, indossare ornamenti sui capelli, nei vestiti, con colori molto vistosi e con tonalità molto accese. I capelli sono sempre nerissimi, lunghissimi e bellissimi. Tengono molto alla pulizia del proprio corpo e alla relativa cura. Una curiosità : avendo visto in giro molti bambini con dipinti gli occhi di nero, mi chiedevo quale fosse il significato. Ho saputo che il Kajal è segno di buona fortuna, contro il malocchio e di buon auspicio per la vita futura. Altro fatto che ha destato in me un po' di stupore è stato quando ho visto dei ragazzi indiani con gli occhi...azzurri ! azzurri ? come è possibile ? ho saputo che questi discendono dalla razza degli Ariani, rappresentano un numero molto limitato di individui e, le ragazze indiane, assolutamente...aimè...non li guardano ! come faranno ? invece, vi lascio immaginare, la loro bellezza ! ! ! Per quanto riguarda le caste, ormai non vi è più la distinzione netta. Anzi, oggi, un intoccabile può diventare anche un Presidente, uscendo quindi dalla sua casta originaria. Questo è stato un grosso segno di evoluzione del paese. Altre stranezze puramente indiane sono che assolutamente in India non vi sono gatti, poiché si ritiene che questi portino sfortuna. Non esiste la carta igienica : ci si pulisce tranquillamente con l'acqua e poiché, per questa azione, viene utilizzata con la mano sinistra, questa è da ritenersi impura. Dopo queste spiegazioni e curiosità, siamo giunti presso il nostro albergo. Giunta nella mia stanza ( 255), ho preso la mia penna e il mio note.book. Ho ripensato a quando, in passato, guardando il Cielo italiano, fantasticavo, sul giorno in cui quello che i miei occhi avrebbero visto, sarebbe stato quello indiano....mi facevo forza, nella mia costante determinazione e caparbietà, nonostante tutto e tutti ! Infatti...enorme soddisfazione dello spirito. Grazie. Lacrime...Lacrime...Lacrime... Bonne Nuit...



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