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L'India
: il salto della speranza
Diario di viaggio - ottobre 1999
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13 Ottobre 1999
E' da circa un mese che ho 23 anni .
Sapevo che il mio primo viaggio da sola sarebbe stato quello
per l'India e così è stato. Arrivo all'aeroporto con mamma,
papà e Blanche... Alla ricerca di un certo signor Antonio
Rubino, il responsabile del gruppo nel quale ero stata inserita.
Non riuscendo a capire subito chi fosse, da sola ho fatto
il check-in ed ho svolto le altre operazioni burocratiche.
Non vi era molta gente, tranne un numeroso gruppo di ...anziani
. Aimè, tra me la certezza che quella gente avrebbe condiviso
con me due settimane ininterrottamente si è fatta immediatamente
viva e sempre più accentuata. Terrorizzata, ho chiesto ad
un individuo che mi pareva il leader dove fossero diretti...
Con mia grande gioia la risposta è stata : India del Sud.
Dopo aver tirato un lunghissimo sospiro di sollievo...ho ricominciato
a guardarmi intorno. Un flash ! Improvvisamente i miei occhi
si sono soffermati sulla figura alquanto ambigua di un tizio
che aveva tutta l'aria di un accompagnatore : agitato, nervoso,
insicuro, ...classico giubbottino 'mille-tasche', mi avvicino...
era lui... il signor Antonio. Saluto i miei genitori, dopo
la commozione provata e dopo che mamma mi ha affidato letteralmente
ad Antonio (caricandolo di un'enorme responsabilità !) e dopo
che papà mi dice :"Mi raccomando, non fidarti di nessuno,
neanche di quel 'tuaia'"(indicando il signor Rubino - classico
termine dialettale delle zone di origine di mio padre !).
Raggiungo gli altri del mio gruppo : circa sei persone di
mezza età. Partenza presunta ore 10.50 ...in realtà partenza
verso le 11.00 ! Da sola ! Bellissima sensazione, io e il
Mondo ! Anzi : io, il mondo, il mio notebook e la mia penna.
Percepivo in me una voglia di andarmene, di aprirmi alle realtà
del mondo, ovviamente belle e brutte, felici e tristi...Una
voglia di scoprire... Ho sempre avuto in me questa voglia
di conoscere, di sapere, di alzarmi la mattina dal letto e
avere uno scopo da raggiungere, in continuazione. Una terribile
e frustrante angoscia invade il mio cuore e la mia persona
quando non vi è in me questo stimolo che è paragonabile all'acqua,
al pane, insomma, all'essenza della mia vita. Nel momento
in cui non mi si presentano all'orizzonte nuove realtà da
toccare e vivere...muoio, muoio dentro e perisco esternamente.
Aimè quale sensazione atroce ! Mentre mi trovavo sull'aereo
diretta per Zurigo , guardavo fuori dal finestrino e i miei
occhi si perdevano in un mare di ghiaccio, circondato da montagne...no,
no, non montagne ma nuvole grossissime, fitte e bianche. In
alto, il cielo azzurrissimo ed altre nuvole... Ghiaccio, tantissimo
ghiaccio...Mi trovavo ad un'altezza di 6100 metri, con una
temperatura di - 18°C. L'aereo raggiungeva anche gli 824 Km/h
(se non oltre !). Fra una nube e l'altra, guardando verso
il basso si intravedevano piccoli laghetti ed alcune casette
sporadiche situate nelle posizioni meno facili ed anguste.
Le persone in questo mondo sono tantissime, nemmeno ad immaginarle
una mente umana riesce... ognuno vive proprio la sua, unica,
occasione di vita ! Verso le 11.30 siamo giunti a Zurigo.
All'arrivo il tempo atmosferico era molto nuvoloso , come
se da un momento all'altro le nubi si aprissero e facessero
cadere tutta l'acqua racchiusa nella loro bocca immensa ed
infinita. La gente che mi circondava fino a quel momento era
'normale'(per i canoni di normalità fino ad ora vissuti e
conosciuti ): benestante, ordinata, pulita, insomma , di tipo
occidentale e dal colore della carnagione, soprattutto, bianca.
Quando, dopo circa un'ora, sono salita su un'enorme aereo
diretto verso l'India, già la gente era leggermente 'diversa'
: moltissimi individui dalla carnagione olivastra , con caratteri
tipicamente orientali, mi circondavano. Non so perché, ma
già in quell'ambiente percepivo una strana sensazione che
mi piaceva moltissimo e mi metteva a mio agio. Il caso ha
voluto che vicino al mio sedile si sedesse un chirurgo indiano
che esercitava la sua professione nell'Illinois, negli Stati
Uniti. Il suo nome è Sarfraz Ahmad. Purtroppo parlava solo
inglese e per me riuscire a capirlo era molto difficile. Lo
stesso discorso ovviamente valeva anche per lui. L'unica cosa
che ho compreso esattamente è stata : "You are very rich !",
dopo avergli detto quanto avevo pagato l'intero viaggio. Durante
il viaggio di andata, verso le 16.10, la mia attenzione si
è concentrata sul tramonto. I colori, all'esterno, si presentavano
favolosi : giallo, arancione, azzurro, rosso, ... varie gradazioni
ed intensità. Fra una dormita consapevole o meno, pranzavamo,
cenavamo e facevamo degli spuntini. Improvvisamente, al mio
ennesimo risveglio, vedo, per terra, qualcosa che sembrava
pelle umana :...strano... ! Cosa poteva mai essere ? Dopo
varie riflessioni sono giunta alla risposta : un piede, anzi,
due piedi. Il mio nuovo conoscente indiano, per stare più
comodo, si era tolto tranquillamente le scarpe e le calze...da
questa scoperta penso sia iniziata la mia prima avventura
indiana. Ero ormai catapultata nella mentalità indiana. Ore
22.45 : ora indiana, quindi, rispetto all'Italia 3,5 ore in
più (perché da noi c'era ancora l'ora legale, altrimenti 4,5
ore in più di fuso orario) : arrivo all'aereoporto di Delhi.
Guardo fuori dal finestrino...un'emozione indescrivibile,
immensa : finalmente il mio sogno indiano si stava avverando.
Fuori è buio, vedo solo tantissime luci che sembrano lucciole
che mi invitano a guardarle, che desiderano essere scoperte
da me e solo da me. Il primo impatto con l'India, la mia India.
India immaginata, sognata,... e, finalmente, a portata di
mano, lì sotto, lì, davanti ai miei occhi. Non credibile alla
mia mente. ...care lucciole, sto arrivando... In me da sempre.
Per un anno effettivo studiata, analizzata su guide specializzate,
ammirata in tutta la sua bellezza attraverso fotografie ed
immagini. Ma sentita e percepita dentro, da SEMPRE. Prima
di addormentarmi pensata e sognata durante il sonno... E'
qui ! Ora finalmente ci sono, sono arrivata, è tutta mia .
In queste situazioni è difficile distinguere il sogno dalla
realtà ! Perché la realtà si trasforma in sogno e viceversa.
Non vi è più una distinzione netta. Si vive, ma la mente è
molto confusa : irrazionale o razionale ? Comunque...sono
arrivata. Ho raggiunto, da sola, il mio obiettivo (come sempre
per me è accaduto !). In me ho sentito molta soddisfazione,
che mi ha dato la forza di vivere il viaggio alla mia maniera.
Ormai ero arrivata ! Ho cercato di svegliarmi e di recuperare
tutte le energie necessarie per scendere dall'aereo e per
espletare le necessarie azioni burocratiche. Primo impatto
con il suolo indiano... Un sogno indimenticabile... Mi immetto
in un tunnel. Comincio ad intravedere la realtà indiana :
donne bellissime con sari dai colori molto accesi, uomini
sick con turbanti altissimi, monaci tibetani che indossano
la classica tunica color bordeau coi capelli cortissimi. E
, soprattutto, statue religiose rappresentanti ogni divinità..
Sono finalmente stata proiettata in un altro mondo, in un'altra
dimensione : mi sento viva, come non mai ! Mi dirigo, con
le persone con le quali sono stata destinata a condividere
il mio viaggio, a recuperare i bagagli e le valigie. Ultimate
tutte le operazioni di sbarco , esco e... mi ritrovo a camminare
lungo un corridoio, letteralmente invasa dagli sguardi dei
cittadini indiani, come se fossi stata una stella del cinema
hollywoodiano. Uscita dall'aeroporto, mi sono diretta verso
un autobus. L'atmosfera era incredibile, come se fossi stata
catapultata in un film degli anni 1960 : le auto bianche tipo
una seicento, vecchio stile...e, il rumore dei clacson, dovunque
e comunque. Per gli indiani è d'obbligo l'utilizzo di questo
strumento : serve per avvertire di un sorpasso che si sta
per compiere, per avvertire di un pericolo, ... E poi gli
odori. Vi sono degli odori che ti penetrano immediatamente
la pelle , talmente diversi e forti, con carattere, da quelli
ai quali si è abituati, che non ti lasciano mai più. Ti innamori
subito di queste particolarità così fragranti e speciali.
Un sick era l'autista, che ci avrebbe accompagnato per tutto
il resto della visita a Delhi. Non essendoci l'usanza di utilizzare
le frecce direzionali, come da noi in occidente, viene utilizzato
un essere umano che osserva la situazione del traffico e,
ove necessario, indica agli altri guidatori, le intenzioni
del nostro pullman. In conseguenza a ciò, questo particolare
personaggio, è stato soprannominato : L'UOMO FRECCIA. Autobus
molto spartani con l'aria condizionata disponibile grazie
ad alcuni ventilatori, color blu intenso. Prima di arrivare
all'albergo che ci avrebbe ospitato per due giorni, ho avuto
modo di osservare le persone che mi avrebbero accompagnata
durante il mio viaggio : vi erano prevalentemente persone
di mezza età, sole. Il caso ha voluto che incontrassi anche
tre ragazze di La Spezia, che, vedendomi sola, hanno avuto
la cattiva idea di volermi ADOTTARE. In seguito, poi, da sole,
hanno capito che avevano sbagliato persona ! Nonostante ciò,
comunque, le ho ringraziate per il gesto d'altruismo. Subito
avevo capito che con quelle persone, però, non avevo nulla
a che fare... eravamo di generazioni troppo diverse e soprattutto,
eravamo andate in India per motivi completamente differenti.
Alla ricerca di un non so chè di completamente diverso ! Giunte
all'albergo , mi si è presentata davanti agli occhi una ricchezza
che stonava e che era un insulto a tutto il resto, stile completamente
occidentale. Albergo lussuosissimo e bellissimo che facevo
fatica a comprendere...era tutto buio, molto scuro e io non
riuscivo a destreggiarmi in questa giungla, colma di contrasti.
Contrasti : ho letto moltissimo sull'India e in ogni frase
ho trovato il vocabolo : contrasto. E' realmente un paradosso
infinito . L'ho notato appena arrivata... Un marciapiede vedo
davanti ai miei occhi. Da un lato la ricchezza invadente occidentale,
smisurata, forse senza alcun significato, importata con la
forza dagli inglesi; dall'altro due sagome...si, esattamente
due individui umani sdraiati sulla terra indiana : senza casa
? senza letto ? senza soldi ?senza lavoro ?senza niente, nulla
apparteneva a queste persone, presumo, se non la loro unica
anima e il loro unico corpo. In mezzo alle due sponde mi ritrovo
io, turista occidentale, sbarcata sul territorio indiano in
cerca di un qualche cosa di diverso, di unico, di un'esperienza
indimenticabile, pronta a bere e a carpire tutto quello che
i miei occhi riusciranno a fotografare e a memorizzare. È
molto buio. Sento, annuso gli odori indiani e non riesco ad
esprimere la gioia del mio cuore...mi sento rilassata, soddisfatta,
felice,... Con il resto degli italiani, entro in albergo e
sistemo la valigia. Immediatamente il mio pensiero è rivolto
alle persone care che mi stanno pensando, a coloro che mi
hanno dato la possibilità di essere presente su questa terra.
Gentilmente l'amica italiana conosciuta , mi impresta il suo
cellulare e chiamo casa. Tranquillizzo i miei genitori, dicendo
che sono arrivata a Delhi bene, a parte la stanchezza ovvia
e che, soprattutto, ho conosciuto donne giovani, al fine di
creare in loro la certezza che non starò due settimane da
sola. Aimè ! Preoccupazione fortissima in loro che volevo
alleviare... Ormai era giunto il momento della buona notte.
Dopo esserci accordati per l'indomani, ognuno si è sistemato
nella propria camera. Non mi sentivo per niente sola, io amo
la mia solitudine perchè ho la compagnia di me stessa...e
questo è sufficiente. Mi sono scontrata con il linguaggio
inglese immediatamente e subito mi sono resa conto che non
risulta essere facile dall'oggi al domani dover parlare e
farsi capire in un'altra lingua, con la quale non si ha mai
avuta molta confidenza. Avrei avuto bisogno di esercizio !
Dopo aver sistemato le faccende burocratiche ed organizzative,
sono riuscita ad infilarmi sotto le coperte...e a...riflettere.
Preso il mio note.book e la mia penna, ho ritrovato me stessa,
in compagnia di me stessa. Ho mandato un bacio della buona
notte alle 'persone' che riguardano strettamente la mia vita
: mamma, papà , la mia Blanchina e a tutte le altre che, in
maniera, forse indiretta, hanno contribuito a formare la Vanessa
fin qui modellata e creata. Come avevo letto in un libro di
Hermann Hesse, esistono la malinconia, la nostalgia, come
sentimenti, ma, ovviamente, vengono vissuti come tali e si
continua lungo il proprio cammino, incessantemente ed inevitabilmente.
Qual fortuna ritrovarsi soli a navigare, sognare, nella scrittura,
nelle parole, nei propri pensieri. Ritrovare la forza in se
stessi e l'energia necessaria per vivere eternamente con l'ausilio
dei vocaboli, che non sono altro che la nostra vera essenza
e la nostra anima, lo specchio di noi stessi. Quale fortuna
essere in grado di percepire simile ricchezze ed andare oltre
la realtà normale. Quale gioia chiudere gli occhi per la prima
volta nella mia vita, sotto il cielo indiano e sotto quelle
stelle, che, una volta rubato il cuore, lo terranno sempre
ed eternamente con sé, morbosamente custodito come un tesoro
prezioso. Lacrime...Lacrime...Lacrime... Bonne Nuit...
14 Ottobre 1999
Ho aperto gli occhi questa mattina e non ero in Italia. Quando
ho cominciato a realizzare mi sono ricordata che ero in India...in
India ! Da sola...che sogno, finalmente si era realizzato,
dopo anni ed anni di desiderio. Una felicità indescrivibile,
straordinaria, ma quando si vuole veramente qualcosa, prima
o poi, nonostante tutte le difficoltà che si incontrano, la
si riesce ad ottenere. Dopo queste varie riflessioni filosofiche,
ho fatto forza su me stessa e mi sono vestita : magliettina
abbondante, pantaloni e scarpe molto comode, pronta per affrontare
la mia prima giornata di visita nella mia India, per osservare,
alla luce del giorno, la realtà di questo immenso paese. Prima
di tutto la colazione. Molto varia e ricca. Diciamo che era
molto simile a quella di tipo occidentale, le uniche differenze
stavano nel pane : chapati e nel basilico, che era onnipresente
nella macedonia con papaya, anguria, semini di melograno.
Da bere (ma questo durante tutta la giornata) vi era il the
al latte : il chai. Il servizio era a buffet, quindi potevo
scegliere ciò che più mi aggradava, ma resta il fatto che
i camerieri ti viziavano continuamente. Ovviamente in alberghi
di 4, 5 stelle non si poteva aspettarsi altro. Presumo sia
stato uno degli hotel più lussuosi dell'intera Delhi. Vi erano
infatti parecchi turisti americani, inglesi, borghesi, ricchi,
uomini d'affari, immagino. Anche il modo di lavorare dei dipendenti
dell'albergo era di alto livello, molto professionale ed occidentale
: indiani istruiti, che avevano forse avuto anche la possibilità
di venire in occidente per acquisire tecniche alberghiere
all'avanguardia. Questa era la realtà dell'albergo. La visione
fuori dal castello incantato era opposta. Sia durante la mattina
che nel pomeriggio, abbiamo visitato Delhi. La mattina Old
Delhi, il pomeriggio la parte nuova. Prima tappa è stato il
Forte Rosso, the Red Fort, costruito nel 1648 dall'imperatore
Moghul Shahiehan. Una cinta muraria molto grande, di color
rossiccio, dalla quale si poteva accedere all'interno per
mezzo di una grande porta chiamata Lahore Gate. È stato da
questo momento che sono stata completamente catapultata nella
realtà indiana. Mentre camminavo vedevo gente che faceva i
propri bisogni senza problemi al lato della strada, senza
curarsi minimamente del parere delle persone che passeggiavano
vicino a loro. Individui che si facevano delle docce tranquillamente
per la strada, si lavavano e si asciugavano al sole. È questo
che amo dell'India : la libertà di fare, vestirsi, parlare,
come si vuole, seguendo solo il proprio pensiero e il proprio
volere, senza che nessuno ti giudichi o ti ghettizzi. Camminare
fra gli indiani è pazzesco. Ti guardano, ammirati ; ti fanno
fotografie da far vedere ai loro amici, parenti ; ti fanno
sentire una star, si vogliono fare fotografare affinchè la
loro immagine giunga in occidente. Tutti ti guardano, sono
incuriositi dalla pelle bianca, dal modo nostro di vestirci,
dalla bellezza particolare, affascinante, che colpisce (non
si sa perché, ma è così ! ) di una ragazza italiana, dai suoi
occhi, dal suo sguardo, dai suoi capelli, dal suo sorriso...tutti
: giovani, donne, uomini... Il mio capogruppo, il mitico Antonio,
era preoccupatissimo per questa situazione. Mi ripeteva continuamente
: "Ah, io mi deresponsabilizzo...tu starai qui ! ! !". Mia
mamma all'aeroporto, affidandomi alle sue cure, gli aveva
addossato un'enorme responsabilità ! Povero Antonio ! Era
allarmato... Mi stavo accorgendo sempre più dei contrasti
dell'India. Si passa dal lusso sfrenato che si trova negli
alberghi e che hanno a disposizione i ricchi, le persone istruite,
alla povertà accecante dei poveri, non acculturati. I poveri
resteranno sempre più poveri, i ricchi, nel corso della loro
vita, lo diventeranno sempre di più. È inevitabile...è il
corso delle cose che funziona così. Una riflessione mi è nata
spontanea : venire e viaggiare in questo paese, da sola, per
la mia persona è completamente impossibile. Anche se dovessi
indossare sari, mettermi il bindi e comportarmi da indiana,
l'attenzione cadrebbe inevitabilmente su di me, per il colore
della pelle, il modo di parlare,... quindi sarebbe molto pericoloso
perché potrei incontrare gente ospitale e buona d'animo, come,
però, gentaglia, priva di scrupoli. Da questo momento quindi
ho compreso che il mio prossimo viaggio in India (da laureata,
spero ! ! !) sarà sicuramente più spartano e libero, però
sempre affiancata da qualcuno. Devo dire che già dalle prime
osservazioni, molte cose che mi aveva raccontato Boris, al
ritorno dai suoi viaggi, risultavano coincidere. Boris, questo
ragazzo che ha lasciato un profondo segno nella mia esistenza
e nella mia visione di vita. Dopo aver visitato il Forte Rosso,
ci siamo recati presso la Moschea del Venerdì (Jama Masjid)
, che rappresenta una delle più grandi moschee dell'India.
All'interno potevamo entrare (come in tutti i luoghi sacri
indiani !), per rispetto, solo, o scalzi, o con delle calzine
che proteggevano i piedi. Dopo aver percorso delle scale,
davanti ai miei occhi mi si è presentata una grande piazza,
colma di gente, giunta lì per pregare un proprio Dio. Anche
qui sono stata invasa dagli indiani, che volevano continuamente
foto, che mi chiedevano il nome e che ....volevano le mie
penne BIC. Erano affascinati da queste penne....soprattutto,
ovviamente, i bambini. Al centro della piazza vi era una specie
di vasca colma d'acqua, che veniva utilizzata per attutire
i danni provocati sui fisici dall'intenso caldo ( fortunatamente
però con un grado di umidità molto bassa !). Dopo quest'ultima
visita ci siamo diretti verso un antico minareto fatto costruire
da Qutub Ud Din Aibek nel 1199 che si può definire un esempio
mirabile dell'architettura afghana risalente all'avvento della
dominazione mussulmana in India. Naturalmente mi portavo sempre,
fra una visita e l'altra, delle bottiglie d'acqua potabile,
che erano necessarie per combattere, almeno in parte, il caldo
intenso. Queste o le acquistavo dall'uomo freccia o in giro
per le strade. Camminando fra le vie, ho avuto modo di vedere
i famosi risciò a pedali, quelli classici e anche alcuni a
motore, una sorta di piccola carrozza. Ovviamente quelli più
caratteristici sono quelli antichi, i sostituti sono un po'
pacchiani e progressisti, ma molto più comodi e meno faticosi
per gli autisti ! ! ! Successiva tappa è stato il Mausoleo
di Humayun, nel quale vi è anche un luogo dove sono state
disposte le ceneri di Gandhi, una sorta di tomba, circondata
di fiori, da un bellissimo prato e da alcune cassettine :
Charity Box, per la carità. Come accennerò oltre, un altro
paradosso indiano è il seguente. Le strade, i negozi,...sono
sporchissimi, immondizia ovunque, invece all'interno dei luoghi
sacri, nelle chiese, nei mausolei, splendore, ricchezza, pulizia
dappertutto. Vi sono proprio degli addetti che con delle scopette,
composte da ramoscelli di foglie, puliscono appena vedono
dello sporco. Anche i prati sono sempre ben tagliati, anzi,
per questa mansione, utilizzano (non sempre !), proprio le
vacche, le sacre vacche...ma poverine ! ! !Non erano immuni
dalle fatiche e dalle torture degli uomini, in quanto, appunto,
sacre ? Misteri appartenenti all'India... Questa straordinaria
prima giornata di visita e scoperte si è conclusa con l'apparizione
ai miei occhi della New Delhi, nella quale si trovano, soprattutto,
i palazzi governativi : Parliament House, President's house,
i palazzi del segretariato di governo... In questa zona, ho
incontrato, per la prima volta , degli incantatori di serpenti
(Snake Charmer) che, alla vista dei turisti, facevano uscire
questi poveri rettili da una scatola e cominciavano ad intontirli
con della musica che fuoriusciva dai loro flauti magici. Cosa
non si fa per i soldi ! ! ! Oltre a questi vi erano anche
delle povere scimmiette, vestite in maniera umana, che ballavano,
sembrando delle bambine. Questa visione mi ha veramente rattristito
! Diciamo che la giornata era terminata. Al rientro in pullman,
quindi nel centro della capitale, intorno alle bancarelle
del mercato, vi era un'infinità di gente, tantissimi occhi,
una miriade di gente seduta per terra, senza una casa, o meglio,
la loro unica casa, il marciapiede ! Che strana realtà, che
strana concezione del Tempo : fino a quel momento, inimmaginabile
! Rientrata nella mia camera (804) , mi sono sistemata nel
letto. Ho preso il mio note.book, la mia penna e ho cominciato
a scrivere, a lasciare il segno di quello che durante la giornata
il mio cuore aveva provato, le varie emozioni e conclusioni.
Soddisfazione immensa al pensiero di aver intrapreso questo
viaggio da sola, senza l'aiuto psicologico e materiale di
nessuno e paura, confusione, incredulità, quando rifletto
su me stessa, sul modo in cui sono fatta e per come vivo,
per ciò che ho fatto e per ciò che farò. Nel Cielo ci sono
le stelle, delle INDIANSTARS, che mi fanno ripensare a quando
ero in Italia e guardando il Cielo, mi proiettavo nel paese
che avrei visitato, che avevo nel cuore. Non sapevo ancora
quando, ma sapevo che l'avrei fatto. Ecco, mi ricordo molto
bene che la notte è trascorsa in compagnia...no, nessun uomo
! ! ! Per due settimane, questi li ho lasciati lontani da
me, dal mio fisico intendo, non dai miei pensieri ! E' pazzesco,
per me, ma è stato così ! L'ho proprio voluto e così ho fatto.
Dicevo...compagnia...compagnia... di un piccione ! Si, proprio
un piccione che ha russato per tutta la notte...caro dolce
piccione : grazie. Lacrime...Lacrime...Lacrime per la nostalgia,
per l'esperienza solitaria, per la visione di un altro mondo,
per la povertà, per la felicità vista negli occhi dei bambini
(nonostante la loro situazione !), per l'immortalità di quei
momenti, per l'unicità...lacrime...lacrime...lacrime... ...Ma
ho la mia scrittura : quando mi getto in questa tutte le mie
paure e sentimenti, svaniscono...ma ho la mia scrittura !
Lacrime...Lacrime...Lacrime... Bonne Nuit...
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