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ASIA . INDIA

L'India : il salto della speranza

Diario di viaggio - ottobre 1999
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13 Ottobre 1999

E' da circa un mese che ho 23 anni .
Sapevo che il mio primo viaggio da sola sarebbe stato quello per l'India e così è stato. Arrivo all'aeroporto con mamma, papà e Blanche... Alla ricerca di un certo signor Antonio Rubino, il responsabile del gruppo nel quale ero stata inserita. Non riuscendo a capire subito chi fosse, da sola ho fatto il check-in ed ho svolto le altre operazioni burocratiche. Non vi era molta gente, tranne un numeroso gruppo di ...anziani . Aimè, tra me la certezza che quella gente avrebbe condiviso con me due settimane ininterrottamente si è fatta immediatamente viva e sempre più accentuata. Terrorizzata, ho chiesto ad un individuo che mi pareva il leader dove fossero diretti... Con mia grande gioia la risposta è stata : India del Sud. Dopo aver tirato un lunghissimo sospiro di sollievo...ho ricominciato a guardarmi intorno. Un flash ! Improvvisamente i miei occhi si sono soffermati sulla figura alquanto ambigua di un tizio che aveva tutta l'aria di un accompagnatore : agitato, nervoso, insicuro, ...classico giubbottino 'mille-tasche', mi avvicino... era lui... il signor Antonio. Saluto i miei genitori, dopo la commozione provata e dopo che mamma mi ha affidato letteralmente ad Antonio (caricandolo di un'enorme responsabilità !) e dopo che papà mi dice :"Mi raccomando, non fidarti di nessuno, neanche di quel 'tuaia'"(indicando il signor Rubino - classico termine dialettale delle zone di origine di mio padre !). Raggiungo gli altri del mio gruppo : circa sei persone di mezza età. Partenza presunta ore 10.50 ...in realtà partenza verso le 11.00 ! Da sola ! Bellissima sensazione, io e il Mondo ! Anzi : io, il mondo, il mio notebook e la mia penna. Percepivo in me una voglia di andarmene, di aprirmi alle realtà del mondo, ovviamente belle e brutte, felici e tristi...Una voglia di scoprire... Ho sempre avuto in me questa voglia di conoscere, di sapere, di alzarmi la mattina dal letto e avere uno scopo da raggiungere, in continuazione. Una terribile e frustrante angoscia invade il mio cuore e la mia persona quando non vi è in me questo stimolo che è paragonabile all'acqua, al pane, insomma, all'essenza della mia vita. Nel momento in cui non mi si presentano all'orizzonte nuove realtà da toccare e vivere...muoio, muoio dentro e perisco esternamente. Aimè quale sensazione atroce ! Mentre mi trovavo sull'aereo diretta per Zurigo , guardavo fuori dal finestrino e i miei occhi si perdevano in un mare di ghiaccio, circondato da montagne...no, no, non montagne ma nuvole grossissime, fitte e bianche. In alto, il cielo azzurrissimo ed altre nuvole... Ghiaccio, tantissimo ghiaccio...Mi trovavo ad un'altezza di 6100 metri, con una temperatura di - 18°C. L'aereo raggiungeva anche gli 824 Km/h (se non oltre !). Fra una nube e l'altra, guardando verso il basso si intravedevano piccoli laghetti ed alcune casette sporadiche situate nelle posizioni meno facili ed anguste. Le persone in questo mondo sono tantissime, nemmeno ad immaginarle una mente umana riesce... ognuno vive proprio la sua, unica, occasione di vita ! Verso le 11.30 siamo giunti a Zurigo. All'arrivo il tempo atmosferico era molto nuvoloso , come se da un momento all'altro le nubi si aprissero e facessero cadere tutta l'acqua racchiusa nella loro bocca immensa ed infinita. La gente che mi circondava fino a quel momento era 'normale'(per i canoni di normalità fino ad ora vissuti e conosciuti ): benestante, ordinata, pulita, insomma , di tipo occidentale e dal colore della carnagione, soprattutto, bianca. Quando, dopo circa un'ora, sono salita su un'enorme aereo diretto verso l'India, già la gente era leggermente 'diversa' : moltissimi individui dalla carnagione olivastra , con caratteri tipicamente orientali, mi circondavano. Non so perché, ma già in quell'ambiente percepivo una strana sensazione che mi piaceva moltissimo e mi metteva a mio agio. Il caso ha voluto che vicino al mio sedile si sedesse un chirurgo indiano che esercitava la sua professione nell'Illinois, negli Stati Uniti. Il suo nome è Sarfraz Ahmad. Purtroppo parlava solo inglese e per me riuscire a capirlo era molto difficile. Lo stesso discorso ovviamente valeva anche per lui. L'unica cosa che ho compreso esattamente è stata : "You are very rich !", dopo avergli detto quanto avevo pagato l'intero viaggio. Durante il viaggio di andata, verso le 16.10, la mia attenzione si è concentrata sul tramonto. I colori, all'esterno, si presentavano favolosi : giallo, arancione, azzurro, rosso, ... varie gradazioni ed intensità. Fra una dormita consapevole o meno, pranzavamo, cenavamo e facevamo degli spuntini. Improvvisamente, al mio ennesimo risveglio, vedo, per terra, qualcosa che sembrava pelle umana :...strano... ! Cosa poteva mai essere ? Dopo varie riflessioni sono giunta alla risposta : un piede, anzi, due piedi. Il mio nuovo conoscente indiano, per stare più comodo, si era tolto tranquillamente le scarpe e le calze...da questa scoperta penso sia iniziata la mia prima avventura indiana. Ero ormai catapultata nella mentalità indiana. Ore 22.45 : ora indiana, quindi, rispetto all'Italia 3,5 ore in più (perché da noi c'era ancora l'ora legale, altrimenti 4,5 ore in più di fuso orario) : arrivo all'aereoporto di Delhi. Guardo fuori dal finestrino...un'emozione indescrivibile, immensa : finalmente il mio sogno indiano si stava avverando. Fuori è buio, vedo solo tantissime luci che sembrano lucciole che mi invitano a guardarle, che desiderano essere scoperte da me e solo da me. Il primo impatto con l'India, la mia India. India immaginata, sognata,... e, finalmente, a portata di mano, lì sotto, lì, davanti ai miei occhi. Non credibile alla mia mente. ...care lucciole, sto arrivando... In me da sempre. Per un anno effettivo studiata, analizzata su guide specializzate, ammirata in tutta la sua bellezza attraverso fotografie ed immagini. Ma sentita e percepita dentro, da SEMPRE. Prima di addormentarmi pensata e sognata durante il sonno... E' qui ! Ora finalmente ci sono, sono arrivata, è tutta mia . In queste situazioni è difficile distinguere il sogno dalla realtà ! Perché la realtà si trasforma in sogno e viceversa. Non vi è più una distinzione netta. Si vive, ma la mente è molto confusa : irrazionale o razionale ? Comunque...sono arrivata. Ho raggiunto, da sola, il mio obiettivo (come sempre per me è accaduto !). In me ho sentito molta soddisfazione, che mi ha dato la forza di vivere il viaggio alla mia maniera. Ormai ero arrivata ! Ho cercato di svegliarmi e di recuperare tutte le energie necessarie per scendere dall'aereo e per espletare le necessarie azioni burocratiche. Primo impatto con il suolo indiano... Un sogno indimenticabile... Mi immetto in un tunnel. Comincio ad intravedere la realtà indiana : donne bellissime con sari dai colori molto accesi, uomini sick con turbanti altissimi, monaci tibetani che indossano la classica tunica color bordeau coi capelli cortissimi. E , soprattutto, statue religiose rappresentanti ogni divinità.. Sono finalmente stata proiettata in un altro mondo, in un'altra dimensione : mi sento viva, come non mai ! Mi dirigo, con le persone con le quali sono stata destinata a condividere il mio viaggio, a recuperare i bagagli e le valigie. Ultimate tutte le operazioni di sbarco , esco e... mi ritrovo a camminare lungo un corridoio, letteralmente invasa dagli sguardi dei cittadini indiani, come se fossi stata una stella del cinema hollywoodiano. Uscita dall'aeroporto, mi sono diretta verso un autobus. L'atmosfera era incredibile, come se fossi stata catapultata in un film degli anni 1960 : le auto bianche tipo una seicento, vecchio stile...e, il rumore dei clacson, dovunque e comunque. Per gli indiani è d'obbligo l'utilizzo di questo strumento : serve per avvertire di un sorpasso che si sta per compiere, per avvertire di un pericolo, ... E poi gli odori. Vi sono degli odori che ti penetrano immediatamente la pelle , talmente diversi e forti, con carattere, da quelli ai quali si è abituati, che non ti lasciano mai più. Ti innamori subito di queste particolarità così fragranti e speciali. Un sick era l'autista, che ci avrebbe accompagnato per tutto il resto della visita a Delhi. Non essendoci l'usanza di utilizzare le frecce direzionali, come da noi in occidente, viene utilizzato un essere umano che osserva la situazione del traffico e, ove necessario, indica agli altri guidatori, le intenzioni del nostro pullman. In conseguenza a ciò, questo particolare personaggio, è stato soprannominato : L'UOMO FRECCIA. Autobus molto spartani con l'aria condizionata disponibile grazie ad alcuni ventilatori, color blu intenso. Prima di arrivare all'albergo che ci avrebbe ospitato per due giorni, ho avuto modo di osservare le persone che mi avrebbero accompagnata durante il mio viaggio : vi erano prevalentemente persone di mezza età, sole. Il caso ha voluto che incontrassi anche tre ragazze di La Spezia, che, vedendomi sola, hanno avuto la cattiva idea di volermi ADOTTARE. In seguito, poi, da sole, hanno capito che avevano sbagliato persona ! Nonostante ciò, comunque, le ho ringraziate per il gesto d'altruismo. Subito avevo capito che con quelle persone, però, non avevo nulla a che fare... eravamo di generazioni troppo diverse e soprattutto, eravamo andate in India per motivi completamente differenti. Alla ricerca di un non so chè di completamente diverso ! Giunte all'albergo , mi si è presentata davanti agli occhi una ricchezza che stonava e che era un insulto a tutto il resto, stile completamente occidentale. Albergo lussuosissimo e bellissimo che facevo fatica a comprendere...era tutto buio, molto scuro e io non riuscivo a destreggiarmi in questa giungla, colma di contrasti. Contrasti : ho letto moltissimo sull'India e in ogni frase ho trovato il vocabolo : contrasto. E' realmente un paradosso infinito . L'ho notato appena arrivata... Un marciapiede vedo davanti ai miei occhi. Da un lato la ricchezza invadente occidentale, smisurata, forse senza alcun significato, importata con la forza dagli inglesi; dall'altro due sagome...si, esattamente due individui umani sdraiati sulla terra indiana : senza casa ? senza letto ? senza soldi ?senza lavoro ?senza niente, nulla apparteneva a queste persone, presumo, se non la loro unica anima e il loro unico corpo. In mezzo alle due sponde mi ritrovo io, turista occidentale, sbarcata sul territorio indiano in cerca di un qualche cosa di diverso, di unico, di un'esperienza indimenticabile, pronta a bere e a carpire tutto quello che i miei occhi riusciranno a fotografare e a memorizzare. È molto buio. Sento, annuso gli odori indiani e non riesco ad esprimere la gioia del mio cuore...mi sento rilassata, soddisfatta, felice,... Con il resto degli italiani, entro in albergo e sistemo la valigia. Immediatamente il mio pensiero è rivolto alle persone care che mi stanno pensando, a coloro che mi hanno dato la possibilità di essere presente su questa terra. Gentilmente l'amica italiana conosciuta , mi impresta il suo cellulare e chiamo casa. Tranquillizzo i miei genitori, dicendo che sono arrivata a Delhi bene, a parte la stanchezza ovvia e che, soprattutto, ho conosciuto donne giovani, al fine di creare in loro la certezza che non starò due settimane da sola. Aimè ! Preoccupazione fortissima in loro che volevo alleviare... Ormai era giunto il momento della buona notte. Dopo esserci accordati per l'indomani, ognuno si è sistemato nella propria camera. Non mi sentivo per niente sola, io amo la mia solitudine perchè ho la compagnia di me stessa...e questo è sufficiente. Mi sono scontrata con il linguaggio inglese immediatamente e subito mi sono resa conto che non risulta essere facile dall'oggi al domani dover parlare e farsi capire in un'altra lingua, con la quale non si ha mai avuta molta confidenza. Avrei avuto bisogno di esercizio ! Dopo aver sistemato le faccende burocratiche ed organizzative, sono riuscita ad infilarmi sotto le coperte...e a...riflettere. Preso il mio note.book e la mia penna, ho ritrovato me stessa, in compagnia di me stessa. Ho mandato un bacio della buona notte alle 'persone' che riguardano strettamente la mia vita : mamma, papà , la mia Blanchina e a tutte le altre che, in maniera, forse indiretta, hanno contribuito a formare la Vanessa fin qui modellata e creata. Come avevo letto in un libro di Hermann Hesse, esistono la malinconia, la nostalgia, come sentimenti, ma, ovviamente, vengono vissuti come tali e si continua lungo il proprio cammino, incessantemente ed inevitabilmente. Qual fortuna ritrovarsi soli a navigare, sognare, nella scrittura, nelle parole, nei propri pensieri. Ritrovare la forza in se stessi e l'energia necessaria per vivere eternamente con l'ausilio dei vocaboli, che non sono altro che la nostra vera essenza e la nostra anima, lo specchio di noi stessi. Quale fortuna essere in grado di percepire simile ricchezze ed andare oltre la realtà normale. Quale gioia chiudere gli occhi per la prima volta nella mia vita, sotto il cielo indiano e sotto quelle stelle, che, una volta rubato il cuore, lo terranno sempre ed eternamente con sé, morbosamente custodito come un tesoro prezioso. Lacrime...Lacrime...Lacrime... Bonne Nuit...

14 Ottobre 1999

Ho aperto gli occhi questa mattina e non ero in Italia. Quando ho cominciato a realizzare mi sono ricordata che ero in India...in India ! Da sola...che sogno, finalmente si era realizzato, dopo anni ed anni di desiderio. Una felicità indescrivibile, straordinaria, ma quando si vuole veramente qualcosa, prima o poi, nonostante tutte le difficoltà che si incontrano, la si riesce ad ottenere. Dopo queste varie riflessioni filosofiche, ho fatto forza su me stessa e mi sono vestita : magliettina abbondante, pantaloni e scarpe molto comode, pronta per affrontare la mia prima giornata di visita nella mia India, per osservare, alla luce del giorno, la realtà di questo immenso paese. Prima di tutto la colazione. Molto varia e ricca. Diciamo che era molto simile a quella di tipo occidentale, le uniche differenze stavano nel pane : chapati e nel basilico, che era onnipresente nella macedonia con papaya, anguria, semini di melograno. Da bere (ma questo durante tutta la giornata) vi era il the al latte : il chai. Il servizio era a buffet, quindi potevo scegliere ciò che più mi aggradava, ma resta il fatto che i camerieri ti viziavano continuamente. Ovviamente in alberghi di 4, 5 stelle non si poteva aspettarsi altro. Presumo sia stato uno degli hotel più lussuosi dell'intera Delhi. Vi erano infatti parecchi turisti americani, inglesi, borghesi, ricchi, uomini d'affari, immagino. Anche il modo di lavorare dei dipendenti dell'albergo era di alto livello, molto professionale ed occidentale : indiani istruiti, che avevano forse avuto anche la possibilità di venire in occidente per acquisire tecniche alberghiere all'avanguardia. Questa era la realtà dell'albergo. La visione fuori dal castello incantato era opposta. Sia durante la mattina che nel pomeriggio, abbiamo visitato Delhi. La mattina Old Delhi, il pomeriggio la parte nuova. Prima tappa è stato il Forte Rosso, the Red Fort, costruito nel 1648 dall'imperatore Moghul Shahiehan. Una cinta muraria molto grande, di color rossiccio, dalla quale si poteva accedere all'interno per mezzo di una grande porta chiamata Lahore Gate. È stato da questo momento che sono stata completamente catapultata nella realtà indiana. Mentre camminavo vedevo gente che faceva i propri bisogni senza problemi al lato della strada, senza curarsi minimamente del parere delle persone che passeggiavano vicino a loro. Individui che si facevano delle docce tranquillamente per la strada, si lavavano e si asciugavano al sole. È questo che amo dell'India : la libertà di fare, vestirsi, parlare, come si vuole, seguendo solo il proprio pensiero e il proprio volere, senza che nessuno ti giudichi o ti ghettizzi. Camminare fra gli indiani è pazzesco. Ti guardano, ammirati ; ti fanno fotografie da far vedere ai loro amici, parenti ; ti fanno sentire una star, si vogliono fare fotografare affinchè la loro immagine giunga in occidente. Tutti ti guardano, sono incuriositi dalla pelle bianca, dal modo nostro di vestirci, dalla bellezza particolare, affascinante, che colpisce (non si sa perché, ma è così ! ) di una ragazza italiana, dai suoi occhi, dal suo sguardo, dai suoi capelli, dal suo sorriso...tutti : giovani, donne, uomini... Il mio capogruppo, il mitico Antonio, era preoccupatissimo per questa situazione. Mi ripeteva continuamente : "Ah, io mi deresponsabilizzo...tu starai qui ! ! !". Mia mamma all'aeroporto, affidandomi alle sue cure, gli aveva addossato un'enorme responsabilità ! Povero Antonio ! Era allarmato... Mi stavo accorgendo sempre più dei contrasti dell'India. Si passa dal lusso sfrenato che si trova negli alberghi e che hanno a disposizione i ricchi, le persone istruite, alla povertà accecante dei poveri, non acculturati. I poveri resteranno sempre più poveri, i ricchi, nel corso della loro vita, lo diventeranno sempre di più. È inevitabile...è il corso delle cose che funziona così. Una riflessione mi è nata spontanea : venire e viaggiare in questo paese, da sola, per la mia persona è completamente impossibile. Anche se dovessi indossare sari, mettermi il bindi e comportarmi da indiana, l'attenzione cadrebbe inevitabilmente su di me, per il colore della pelle, il modo di parlare,... quindi sarebbe molto pericoloso perché potrei incontrare gente ospitale e buona d'animo, come, però, gentaglia, priva di scrupoli. Da questo momento quindi ho compreso che il mio prossimo viaggio in India (da laureata, spero ! ! !) sarà sicuramente più spartano e libero, però sempre affiancata da qualcuno. Devo dire che già dalle prime osservazioni, molte cose che mi aveva raccontato Boris, al ritorno dai suoi viaggi, risultavano coincidere. Boris, questo ragazzo che ha lasciato un profondo segno nella mia esistenza e nella mia visione di vita. Dopo aver visitato il Forte Rosso, ci siamo recati presso la Moschea del Venerdì (Jama Masjid) , che rappresenta una delle più grandi moschee dell'India. All'interno potevamo entrare (come in tutti i luoghi sacri indiani !), per rispetto, solo, o scalzi, o con delle calzine che proteggevano i piedi. Dopo aver percorso delle scale, davanti ai miei occhi mi si è presentata una grande piazza, colma di gente, giunta lì per pregare un proprio Dio. Anche qui sono stata invasa dagli indiani, che volevano continuamente foto, che mi chiedevano il nome e che ....volevano le mie penne BIC. Erano affascinati da queste penne....soprattutto, ovviamente, i bambini. Al centro della piazza vi era una specie di vasca colma d'acqua, che veniva utilizzata per attutire i danni provocati sui fisici dall'intenso caldo ( fortunatamente però con un grado di umidità molto bassa !). Dopo quest'ultima visita ci siamo diretti verso un antico minareto fatto costruire da Qutub Ud Din Aibek nel 1199 che si può definire un esempio mirabile dell'architettura afghana risalente all'avvento della dominazione mussulmana in India. Naturalmente mi portavo sempre, fra una visita e l'altra, delle bottiglie d'acqua potabile, che erano necessarie per combattere, almeno in parte, il caldo intenso. Queste o le acquistavo dall'uomo freccia o in giro per le strade. Camminando fra le vie, ho avuto modo di vedere i famosi risciò a pedali, quelli classici e anche alcuni a motore, una sorta di piccola carrozza. Ovviamente quelli più caratteristici sono quelli antichi, i sostituti sono un po' pacchiani e progressisti, ma molto più comodi e meno faticosi per gli autisti ! ! ! Successiva tappa è stato il Mausoleo di Humayun, nel quale vi è anche un luogo dove sono state disposte le ceneri di Gandhi, una sorta di tomba, circondata di fiori, da un bellissimo prato e da alcune cassettine : Charity Box, per la carità. Come accennerò oltre, un altro paradosso indiano è il seguente. Le strade, i negozi,...sono sporchissimi, immondizia ovunque, invece all'interno dei luoghi sacri, nelle chiese, nei mausolei, splendore, ricchezza, pulizia dappertutto. Vi sono proprio degli addetti che con delle scopette, composte da ramoscelli di foglie, puliscono appena vedono dello sporco. Anche i prati sono sempre ben tagliati, anzi, per questa mansione, utilizzano (non sempre !), proprio le vacche, le sacre vacche...ma poverine ! ! !Non erano immuni dalle fatiche e dalle torture degli uomini, in quanto, appunto, sacre ? Misteri appartenenti all'India... Questa straordinaria prima giornata di visita e scoperte si è conclusa con l'apparizione ai miei occhi della New Delhi, nella quale si trovano, soprattutto, i palazzi governativi : Parliament House, President's house, i palazzi del segretariato di governo... In questa zona, ho incontrato, per la prima volta , degli incantatori di serpenti (Snake Charmer) che, alla vista dei turisti, facevano uscire questi poveri rettili da una scatola e cominciavano ad intontirli con della musica che fuoriusciva dai loro flauti magici. Cosa non si fa per i soldi ! ! ! Oltre a questi vi erano anche delle povere scimmiette, vestite in maniera umana, che ballavano, sembrando delle bambine. Questa visione mi ha veramente rattristito ! Diciamo che la giornata era terminata. Al rientro in pullman, quindi nel centro della capitale, intorno alle bancarelle del mercato, vi era un'infinità di gente, tantissimi occhi, una miriade di gente seduta per terra, senza una casa, o meglio, la loro unica casa, il marciapiede ! Che strana realtà, che strana concezione del Tempo : fino a quel momento, inimmaginabile ! Rientrata nella mia camera (804) , mi sono sistemata nel letto. Ho preso il mio note.book, la mia penna e ho cominciato a scrivere, a lasciare il segno di quello che durante la giornata il mio cuore aveva provato, le varie emozioni e conclusioni. Soddisfazione immensa al pensiero di aver intrapreso questo viaggio da sola, senza l'aiuto psicologico e materiale di nessuno e paura, confusione, incredulità, quando rifletto su me stessa, sul modo in cui sono fatta e per come vivo, per ciò che ho fatto e per ciò che farò. Nel Cielo ci sono le stelle, delle INDIANSTARS, che mi fanno ripensare a quando ero in Italia e guardando il Cielo, mi proiettavo nel paese che avrei visitato, che avevo nel cuore. Non sapevo ancora quando, ma sapevo che l'avrei fatto. Ecco, mi ricordo molto bene che la notte è trascorsa in compagnia...no, nessun uomo ! ! ! Per due settimane, questi li ho lasciati lontani da me, dal mio fisico intendo, non dai miei pensieri ! E' pazzesco, per me, ma è stato così ! L'ho proprio voluto e così ho fatto. Dicevo...compagnia...compagnia... di un piccione ! Si, proprio un piccione che ha russato per tutta la notte...caro dolce piccione : grazie. Lacrime...Lacrime...Lacrime per la nostalgia, per l'esperienza solitaria, per la visione di un altro mondo, per la povertà, per la felicità vista negli occhi dei bambini (nonostante la loro situazione !), per l'immortalità di quei momenti, per l'unicità...lacrime...lacrime...lacrime... ...Ma ho la mia scrittura : quando mi getto in questa tutte le mie paure e sentimenti, svaniscono...ma ho la mia scrittura ! Lacrime...Lacrime...Lacrime... Bonne Nuit...




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