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Birmania
17-28 febbraio 2000
Prima di organizzare un viaggio è
bene documentarsi
della situazione degli altri paesei.
Prima di entrare nel racconto del viaggio, è necessario fare
qualche piccola precisazione:
Turisticamente la Birmania non è molto visitabile perché il
governo non vede di buon occhio il turismo in quanto lo vede
come un elemento di disturbo nell'"equilibrio" della vita
locale. Il turista normale viene normalmente indirizzato ad
appoggiarsi a qualche agenzia turistica che quindi ti porta
nei luoghi turistici caratteristici impedendoti così di poter
girare liberamente. Il turismo "fai da te" è comunque possibile
anche se è molto controllato: viaggiare in Birmania è possibile,
ma è difficile per via dei numerosi posti di blocco e della
difficoltà data dalla lingua, tenendo conto che la maggioranza
dei militari e della polizia è analfabeta, quindi con loro
non è possibile nemmeno parlare in inglese. A volte non conoscono
nemmeno la lingua ufficiale e parlano soltanto il dialetto
locale.
Seconda precisazione è che della Birmania noi sappiamo pochissimo
in quanto il governo non vuole diffondere nessuna notizia,
le comunicazioni interne e con l'estero sono tutte rigorosamente
controllate (compresa la posta in arrivo e in partenza e le
telefonate che sono tutte ascoltate) e chiaramente il governo
tende a nascondere il più possibile anche al turista. Una
decina di anni fa l'ONU ha tolto alla Birmania gli aiuti che
vengono dati ai paesi poveri in quanto è stato dichiarato
un paese che non rispetta i diritti fondamentali dell'uomo.
Fatte queste precisazioni non possiamo dimenticare che la
Birmania è un paese povero, dove la gente vive ancora nelle
capanne o in baracche di legno sia nei paesi o villaggi, sia
nelle città. Le costruzioni in muratura sono poche e generalmente
vecchie e cadenti. Solo il centro della capitale, dove abitano
i ricchi e le famiglie dei generali, è "moderno", per modo
di dire.
Numeri:
Se vogliamo capire qualcosa della Birmania bisogna tener presente
questi dati: la popolazione è inferiore a quella italiana
(46 milioni e 56 milioni) su un territorio che è più del doppio
di quello dell'Italia (677.000 - 301.000 Kmq). In Birmania
circolano 44.000 autovetture, cioè una ogni 1.045 abitanti,
in It. 1 ogni 1,6 abitanti. 3.500 Km di rete ferroviaria che
risale al tempo dell'occupazione inglese, quindi 50 anni fa
non più rimodernata e con le carrozze ancora dell'epoca. 1
televisore ogni 250 ab.(per lo più concentrati nella capitale,
altrimenti normalmente ce n'è 1 ogni villaggio) e un telefono
ogni 350 (in It. 1 telefono ogni 2 ab. senza contare i cellulari)
e esiste una rete per cellulari solo in tre città. La vita
media non supera i 58 anni, c'è un medico ogni 3.700 persone
(It. 1 ogni 190), un posto in ospedale (ospedali!?) ogni 1.700
persone (It. 1 ogni 140), la mortalità infantile è 50 volte
superiore a quella italiana.
Nota:
Dopo questa infarinatura birmana si può precisare una cosa
che farà poco piacere a molte persone che mi appiccicheranno
l'appellativo di razzista, ma io suggerirei di andarci per
credere. Una domanda che sorge spontanea potrebbe essere:
ma come è possibile che esista un paese così? E così sconosciuto?
La responsabilità chiaramente è del governo che si disinteressa
del popolo, mentre è molto interessato alle famiglie di chi
governa. Il governo ha però buon gioco in tutto questo grazie
alla cultura Birmana. I birmani sono al 90% buddisti (il buddismo
non si può considerare una religione, in quanto non è teso
al rapporto con Dio, ma al pieno raggiungimento della "pace"
personale) e il buddismo è una cultura che spinge le persone
a ricercare qualcosa per se stessi, ma a non preoccuparsi
per gli altri. Questo significa che nessuno si batte per i
diritti dell' uomo, per la libertà, per l'uguaglianza, per
la cultura (scuole.), per il rispetto dell'uomo. e tantissime
altre cose. Il popolo è tenuto nell' ignoranza maggiormente
possibile, garantendo le scuole che però più di quel tanto
non educano (l'università è chiusa da 7 anni, cioè da quando
gli universitari hanno cominciato a protestare per chiedere
maggior rispetto dei diritti dell'uomo). Tutto viene garantito
al minimo della sussistenza e la popolazione è convinta di
vivere in un paese felice non rendendosi conto di quanto sia
pesante, difficile, faticoso e a volte disumano il modo di
vivere birmano nel 2.000(!). I lavori nei campi si svolgono
senza l'aiuto dei mezzi meccanici e a motore; i ponti, le
strade, tutto viene costruito a mano col solo aiuto degli
autocarri per il trasporto del materiale, quando è tanto,
ma tutto è caricato e scaricato manualmente. E così via. Gli
unici che cercano di muoversi in questa situazione sono i
cristiani cattolici guidati dai missionari (che ormai sono
quasi tutti birmani perché quelli italiani sono stati scacciati
quasi nella totalità una ventina d'anni fa) che, come si può
benissimo immaginare, sono però ostacolati, in parte emarginati
e limitati nella loro azione. Possiamo ora cominciare il racconto
del viaggio, se qualcuno vorrà chiede maggiori informazioni,
si faccia avanti via E-mail.
Il viaggio:
Siamo arrivati nella capitale, Rangoon, il 17 febbraio
2000 (la Birmania è raggiungibile solo via aereo da Bangkok
in Thainlandia, in questo modo è più facile il controllo dei
turisti che vi entrano). Lo scopo del nostro viaggio era di
visitare la Birmania non sotto l'aspetto turistico, ma cercando
di capirne la realtà, anche perché volevamo aiutare un missionario
che conoscevamo, per cui ci siamo fatti guidare da lui, altrimenti
sarebbe stato impossibile visitare tutto quello che abbiamo
visitato. Avevamo già prenotato un pulmino con autista e quindi
saremmo stati liberi di girare sempre con il missionario con
noi. Visita alla capitale, visita al tempio buddista più importante
della Birmania, cena in un ristorante tipico, ma solo per
turisti, pernottamento in albergo. Al mattino partenza alle
8.00 per la prima meta: Taungon a 250 Km dalla capitale. Siamo
arrivati alle sei del pomeriggio a causa delle strade asfaltate,
ma troppo dismesse (che aggettivo gentile!). Lungo il tragitto
visita ad altri templi caratteristici buddisti (alla fine
ti rendi conto che sono tutti uguali perché la cultura buddista
è conservatrice, per cui tutti copiano, non creatrice) e una
missione cattolica con un orfanotrofio per ragazzi e adolescenti.
Il giorno dopo siamo andati a visitare un posto dove
tagliavano le piante (la Birmania è uno dei più grandi esportatori
di tek, un legno molto pregiato), esperienza molto interessante.
Alla sera visita ad alcuni luoghi in città e in pareticolare
siamo stati colpiti da un orfanotrofio per infanti e bambini
fino ai 5 anni. In Birmania sono molti i bambini abbandonati
perché la famiglia non riesce a mantenerli, ma gli unici orfanotrofi
esistenti sono quelli cattolici. Chi non viene trovato e portato
in una di queste strutture è destinato o a morire o a condurre
una vita di stenti. 20 febbraio, ore 4.00 partenza
da Taungon per Taunggy ove c'è il lago più bello della Birmania
e vicino una missione importante ove risiede il missionario
italiano più anziano. Siamo arrivati alle 19.00 dopo aver
percorso 350Km. Un viaggio allucinante senza soste. La sera
siamo andati nella missione, poi pernottamento in albergo
vicino al lago. 21 febbraio. con una barca a motore
abbiamo visitato alcuni luoghi caratteristici sul lago. 22
febbraio ripartiamo al mattino presto per andare a Mandalay
(la seconda città come abitanti della Birmania) e vi arriviamo
verso le 15.00. Mandalay era la città più importante per noi,
ove c'è la missione di P. John, il missionario che conoscevamo.
Siccome P. John è anche rettore del seminario teologico di
Mandalay, siamo stati ospiti da lui. Il seminario teologico
ospita ora 115 seminaristi nei primi due anni di teologia.
Gli altri tre anni li avrebbero frequentati a Rangoon. 23/2:
visita alla sua missione. Abbiamo constatato quanto sia miserrima
la vita in Birmania anche in città. 24/2: P. John ci
ha portati con un fuoristrada di un suo parrocchiano (P. John
è anche parroco della sua missione e responsabile dei rapporti
con gli altri sacerdoti di tutta la zona di Mandalay, nonché
incaricato per quanto riguarda le necessità delle varie parrocchie
e dei sacerdoti) a visitare altre due missioni con particolari
necessità: in una, a causa delle numerose piogge nella stagione
piovosa, era crollato l'unico ponte che collegava il villaggio
della missione alla strada, per cui le persone erano obbligate
a percorrere un sentiero lunghissimo a piedi per potersi collegare
alla strada. Nell'altra missione non erano ancora riusciti
ad aprire un "dispensario", cioè unapiccola infermeria con
dei medicinali di uso corrente e d'urgenza, per cui avevano
parecchi problemi di tipo sanitario, medico e igienico. Questi
villaggi erano situati a circa 200 Km da Mandalay. 25/2
Visita ad un altro villaggio dove era urgente una riparazione
alla scuola perché era diventata pericolante ed inoltre erano
ormai rimasti senza banchi e senza sedie. Un'altra missione
abbisognava di rifare la casa del parroco e risistemare la
Chiesa perché, sempre a causa delle piogge, erano ormai inabitabile
la prima (il parroco viveva con i suoi genitori in una capanna
di frasche attigua alla Chiesa) e inaccessibile la seconda.
26/2: Abbiamo visitato la città di Mandalay. Il palazzo
reale non è paragonabile ad un qualsiasi palazzo anche non
reale in Italia. L'unica cosa reale è lo spazio intorno al
palazzo adibito a verde. 27/2: Abbiamo iniziato il
viaggio di ritorno passando dalla zona dei templi. Una zona
ove ci sono migliaia di tempietti antichi di qualche secolo.
28/2 continua il viaggio di ritorno. Arriviamo alla
capitale in serata e ne approfittiamo per rivisitare il centro
di sera con cena in riva al mare. Il giorno dopo ritorno in
Italia.



Angy57
birmania@argante.com
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