Viaggio in Venezuela
(1 euro = 648 bolivares)
19 Gennaio 2002 - P.to Colombia,
Maracay, Ciudad Bolivar.
Ci alziamo presto e preparati gli zaini, li lasciamo
alla posada (in cucina), liberando la camera nr.3 !
Andiamo in spiaggia e già dai primi passi verso Playa grande,
mi rendo conto che c'è molta più gente dei giorni scorsi
: il week-end é iniziato !
La strada che porta alla spiaggia é percorsa da molte macchine
e altre se ne vedono parcheggiate; sono comparsi molti più
ombrelloni, le persone sono tantissime e c'é addirittura
il bagnino che vigila sui bagnati !
Ci spostiamo chiaramente verso destra, oltre la fine degli
ombrelloni, sistemandoci in un posto meno affollato e più
tranquillo.
Tuttavia la gente continua ad arrivare e ben presto anche
la parte di spiaggia non attrezzata si popola di persone.
Verso le 14.30 lasciamo Playa Grande e ci fermiamo per mangiare
al ristorante di Rolando, posto all'inizio della strada
che porta alla spiaggia, prima del ponte; pranzo con enpanada
al queso e polarcita.
Rientriamo alla posada e dopo una doccia siamo pronti per
la partenza, non prima di aver conosciuto una nuova ospite
della posada, una ragazza brasiliana, con cui parliamo di
Costarica e Brasile.
Visto che è presto e Rolando é rientrato, ne approfitto
per farmi preparare un "coco frio", ovvero il
succo del cocco non ancora maturo.
Particolare é la sua preparazione; con il macete viene praticato
un foro sulla noce di cocco, da cui con la cannuccia se
ne beve il succo. Il sapore é buono e il liquido dissetante.
Salutiamo nuovamente Rolando e raggiungiamo la fermata degli
autobus di P.to Colombia; qui ci mettiamo in fila ad attendere
la buseta che ci riporterà a Maracay.
L'ultima parte intorno alle 17.30, ma è necessario giungere
alla fermata un pò prima, visto che le persone che la prendono
sono diverse e se non si riesce a salire si é costretti
ad utilizzare il taxi,che é molto più costoso.
Siamo tra i primi in fila e riusciamo a salire senza problemi
sulla buseta, che lascia P.to Colombia alle 17.35; prezzo
del biglietto 2.200 bolivares.
Il viaggio é molto più movimentato a causa del traffico
sulla strada che porta a Maracay, dove giungiamo alle 19.30.
Qui acquistiamo un biglietto per Ciudad Bolivar con la compagnia
"Los Llanos" per 14.000 bolivares; il pullman
arriva in orario e parte come previsto alle 21.30 !
Come sempre l'aria condizionata é al massimo e dentro sembra
di stare in un frigorifero; inoltre i posti che vi assegnano
con il biglietto, raramente corrispondono a quelli che vi
danno sul pullman e bisogna essere un pò elastici nell'accettare
la collocazione offerta.
Assistiamo infatti ad una animata discussione tra l'autista
ed una coppia, che protesta perché al posto indicato sul
loro biglietto é seduta una ragazza con un enorme pupazzo
di "titti" al suo fianco...; la discussione, dai
toni accesi, va avanti per diverso tempo e riprende alla
prima fermata in programma, sino a che alla coppia non viene
assegnato un nuovo posto, migliore (a loro dire) di quello
precedente.
20 Gennaio 2002 -
Ciudad Bolivar, Canaima.
Alle 05.50 arriviamo a Ciudad Bolivar.
Usciamo dal terminal cittadino e proviamo a telefonare dai
telefoni all'angolo della strada.
Miracolosamente Michele prende la linea e parla con Dino,
a cui spiega i problemi che abbiamo incontrato a telefonare;
successivamente dallo stesso telefono, provo io, ma non
riesco a comunicare con l'Italia.
Decidiamo quindi di raggiungere il centro : dobbiamo infatti
andare all'Hotel Caracas, per informarci sul costo del tour
al Salto Angel.
La fermate della buseta, che porta al "Paseo",
ovvero la via che costeggia il fiume Orinoco, si trova sulla
strada a destra rispetto all'uscita del terminal; costo
del tragitto, 200 bolivares. Tempo di percorrenza, 10 minuti,
a meno che non facciate come noi, che un pò addormentati,
non abbiamo chiesto all'autista di lasciarci a destinazione,
facendoci così due volte il giro !
Finalmente scendiamo davanti all'Hotel Caracas : sono le
06.45. In giro non c'é quasi nessuno e trovatomi sul Paseo,
mi sembra di essere tornato indietro di 100 anni !
Purtroppo tutto é molto malandato e sporco e non mi entusiasma
più di tanto.
Alle 07.00 entriamo all'Hotel Caracas, dove con grande stupore
e contentezza scopriamo che il tour per il Salto Angel costa
200 $ per tre giorni, due notti, più 8.000 bolivares per
l'accesso al Parco nazionale di Canaima, da pagare direttamente
in loco; non credo alle mie orecchie, sono contento e soddisfatto.
Chiediamo quando é in programma la partenza del primo tour
e scopriamo, che alle 08.00 ne parte uno ! Manca solo mezz'ora,
ma non abbiamo dubbi, andiamo anche noi !
Paghiamo con i travell cheque rimasti e ci prepariamo.
Dato che lo zaino può essere lasciato al deposito bagagli
dell'Hotel, allestisco solo lo zainetto; prendo due magliette,
una delle quali a manica lunga, il k-way, le calze, mutande,
un asciugamano, il repellente per le zanzare e il necessario
per lavarmi.
Potrebbe sembrare poca roba, ma é sufficiente, visto che
ho indosso il costume, che risulterà utilissimo, e i pantaloni
lunghi; unico cosa utile non pervenuta, le ciabatte !
Il primo tratto di viaggio si svolge con l'immancabile buseta,
ma tranquilli sono solo 4 ore ! Circa a metà viaggio, si
sosta in un area di servizio, dove prendiamo un café negro,
molto, ma molto forte, che ci sveglia definitivamente.
La buseta copre lo spostamento da Ciudad Bolivar a La Paragua,
piccolo villaggio fatiscente, dove c'é, esclusivamente,
un minuscolo aeroporto, da dove prendiamo un "cessna",
che in circa 20 minuti, ci porta a Canaima.
Mi permetto di spendere alcune righe sul volo che ho fatto,
il primo con un aereo così piccolo...
Scesi all'aeroporto, mi ricordo di aver pensato : "quanti
rottami di aereo, ma dove saranno quelli che dobbiamo prendere
?", non ce ne erano altri !!!
Terrificante é la parola che rende meglio il mio stato d'animo...;
tuttavia colto da raptus, appena chiamano quattro persone,
con Michele mi faccio avanti e saliamo con due ragazzi canadesi
sul primo "cessna", pilotato dal capitano Jose
F. Madriz, un incrocio tra il capitano Stubin di "Love
Boat" e Sammy Davis Junior !
Il "cessna" ha i suoi annetti e li dimostra tutti;
i sedili sono infatti sfondati, i vetri offuscati e le cuffie
del capitano vengono tenute insieme dal nastro adesivo per
pacchi...
Nonostante tutto questo, l'aereo decolla e atterra a Canaima
senza problemi, se si eccettuano i numerosi vuoti d'area
!
Giunti a Canaima, bisogna pagare il biglietto di ingresso
al parco : costo, già noto, 8.000 bolivares.
Quindi si viene portati al proprio campo base; il nostro
era quello della "Tiuna Tour", la migliore per
quello che riguarda il rapporto qualità, prezzo.
Qui mi sento in dovere di fare una precisazione importante
: state bene attenti ai pacchetti viaggio che acquistate
e diffidate dalle imitazioni !
Se volete essere sicuri di acquisire un tour al Salto Angel
qualitativamente ottimo, rivolgetevi esclusivamente all'Hotel
Caracas; non fidatevi di altre persone o agenzie, che vi
offrono cose che poi non troverete, come lance singole,
servizi migliori, ecc., magari a prezzi molto più alti.
Un tour al Salto Angel di tre giorni, due notti, con spostamenti,
guide e pasti dalla partenza all'arrivo può costare dai
200 ai 350 $ a seconda della compagnia a cui ci si affida
e del luogo da cui si viene. A Canaima ci sono solo tre
compagnie che gestiscono i tour al Salto Angel : la "Tiuna
Tour", la "Canaima Tour" e la "Bernal
Tour".
L'Hotel Caracas, ve li può vendere tutti e tre; chiaramente
la differenza sta nel prezzo.
La migliore come rapporto qualità-prezzo é la "Tiuna
Tour", che con 200 $ offre un buonissimo servizio.
Sappiate inoltre che i tour si acquistano esclusivamente
all'interno dell'Hotel Caracas; se vi avvicinano alla stazione
degli autobus dicendo di essere operatori, mostrando tesserini
e/o biglietti da visita dell'Hotel e cercano di vendervi
il tour, non fidatevi, perdereste i vostri soldi !
Andate direttamente all'Hotel Caracas e comprate il vostro
tour da Francisco, sarete sicuri di trovarvi bene.
Torniamo ora a Canaima. Al campo base della Tiuna Tour ci
viene subito servito il pranzo, quindi si viene assegnati
alle guide.
In genere i gruppi sono formati da otto persone, il massimo
che possono portare le lance e ad ogni gruppo é affidata
una guida. Queste ultime sono molto professionali, parlano
correttamente diverse lingue, tra cui l'italiano, e hanno
contribuito in modo determinante a rendere il tour al Salto
Angel indimenticabile; le nostre erano Joe e Francisco,
due ragazzi preparati, simpatici e squisiti.
Prima di partire é necessario chiudere il proprio zaino
in un sacco nero dell'immondizia, che vi viene fornito al
campo, in modo che non si bagni durante il viaggio in lancia;
anche per la macchina fotografica vi viene dato un piccolo
sacchetto, prendetene due, vi torneranno comodi !
Vi consiglio di indossare il costume, i sandali e di portare
con voi il k-way; tenete invece le scarpe (chiaramente e
rigorosamente da ginnastica o meglio ancora da treking)
con lo zaino all'asciutto, per la sera ed i giorni successivi.
Verso le due si parte per l'avventura. Con la propria guida
si sale sulla lancia e si vanno a vedere i piccoli salti
presenti nella laguna di Canaima, che sono nell'ordine :
Ocaima, Golondrina, Wadaima, Hacha, Sapo, Sapito e Ara.
Dopo essere passati con la lancia di fronte ai primi quattro,
si torna a terra e si prosegue a piedi alla volta dei restanti
quattro.
Seguendo il sentiero, passiamo sotto il salto Sapo e andiamo
a fare il bagno ai piedi del salto Sapito. Questo, probabilmente,
é un privilegio di chi come me é stato in Venezuela a Gennaio,
nella stagione secca; in estate infatti, con i fiumi gonfi,
dubito che ciò sia possibile.
I salti sono magnifici e l'acqua é molto scura, sembra quasi
te o coca-cola; non é fredda come pensavo fosse e farci
il bagno é piacevole.
La natura circostante é incredibile; distese sconfinate
di verde, molto simili alle scenografie di "Jurassic
ParK", da cui emergono maestosi i tepui, dall'inconfondibile
forma rettangolare.
Ripresa la lancia, risaliamo il fiume Carrao per circa tre
ore, non senza difficoltà; l'acqua bassa infatti, costringe
il timoniere a spostarsi a destra e a sinistra del fiume
per evitare le pietre.
La forma arrotondata della chiglia delle lance permette
alle stesse di passare eventualmente indenne sulle rocce
ma ne diminuisce la stabilità, quindi tutti sono chiamati
a bilanciare il peso in modo da evitare che la lancia si
capovolga.
In pochi minuti, ci si trova bagnati, perché le sponde della
lancia sono basse e sovente si viene investiti dagli schizzi
della prua; mettersi il più indietro possibile, vi renderà
molto meno umido il viaggio.
Intorno alle 17.00 giungiamo al campo base intermedio della
"Tiuna Tour", dove passeremo la notte.
Il campo é ben organizzato, dotato di docce e servizi igienici
e ad ognuno é assegnata un'amaca dove dormire !
Di fronte alle amache ci sono i tavoli dove vengono consumati
i pasti, di buona qualità, ma non certo di abbondante quantità.
Oltre i tavoli c'é un piccolo prato con un sentiero, alla
fine del quale si trova un tranquillo affluente del più
ampio e agitato fiume Carrao; qui é possibile in alternativa
alla doccia, lavarsi. E' un'esperienza particolare, che
vi consiglio di provare.
Il nostro gruppo é abbastanza omogeneo per età ed é formato
da 15 elementi : oltre a me e Michele, unici italiani, ci
sono Lisa e Russel americani di Washington D.C., Morten
norvegese di Oslo, Tien signore di mezza età australiano,
in seguito soprannominato "l'uomo ovunque" due
canadesi, cinque inglesi, una coppia di coniugi tedeschi
e due signore venezuelane.
Con Lisa e Russel leghiamo in modo particolare, anche perché
Lisa avendo studiato un anno all'università di Bologna parla
abbastanza bene l'italiano; anche con Morten comunichiamo
abbastanza, ma in spagnolo.
Dopo la cena le guide ci spiegano cosa ci aspetterà il giorno
dopo e il solo pensare a cosa faremo mi elettrizza; speriamo
solo che sia una bella giornata.
Non resta che andare a riposare, ma dormire sull'amaca non
é così semplice come si crede, soprattutto se non lo si
é mai fatto; fortunatamente Michele ne ha ben due a casa
e le ho già collaudate !
Inoltre mi ricordo perfettamente le dritte che mi ha dato
e le metto subito in pratica. Sistemo la coperta che ci
hanno fornitomi sul fondo dell'amaca come un lenzuolo, in
modo da ripararmi dall'umidità che sale dal terreno, quindi
mi posiziono in diagonale, così da non dormire con la schiena
curva e con i lembi della coperta mi copro. Chiaramente
sono vestito con calze, pantaloni lunghi e maglietta a maniche
lunghe, visto che la sera la temperatura scende parecchio,
rispetto al giorno.
In men che non si dica sono nel mondo dei sogni...
21 Gennaio 2002 -
Salto Angel.
Durante la notte piove...; mi sveglio più volte e dopo le
cinque non riprendo più sonno.
Alle 06.15 albeggia ed in pochi secondi é subito giorno;
lentamente tutti si alzano e dopo la colazione siamo pronti
per l'avventura.
La giornata é serena, il fiume é alto; condizioni perfette
che ci consentono di abbassare ad un'ora e mezza il tempo
del nostro spostamento con la lancia.
Se non avesse piovuto, come spesso accade nella stagione
secca, ci sarebbe voluto molto più tempo : circa 4 ore ci
confida Francisco.
Risaliamo il rio Carrao, sino ad incontrare il rio Chorun,
nelle cui acque proseguiamo il nostro viaggio. La canoa
fila veloce e a tratti si inclina paurosamente a causa dei
repentini spostamenti verso destra e verso sinistra, che
si rendono necessari per evitare le secche; é un'avventura
nell'avventura !
Gli schizzi sono molto frequenti e copiosi, tanto che a
volte sembrano vere e proprie secchiate d'acqua.
Indosso il K-way, come consigliato dalle stesse guide, una
maglietta ed il costume, ma ho commesso un grosso errore;
mi sono infatti messo le scarpe da tennis, che ormai sono
inzuppate d'acqua !
Grossa stupidaggine, visto che si asciugheranno dopo giorni
!
Consiglio utile : negli spostamenti in canoa, indossare
sempre i sandali e portare le scarpe in un sacchetto di
plastica; così facendo resteranno asciutte e potrete usarle
tranquillamente per l'escursione e per i giorni successivi
!
Anche la macchina fotografica é ben protetta in un doppio
sacchetto di plastica; perdere le foto di questo viaggio
sarebbe imperdonabile.
Lo scenario che mi circonda é incredibile; bello, selvaggio,
incontaminato e affascinate. L'acqua del fiume ha un colore
particolarissimo; sembra infatti tè, talmente é ambrata.
Causa di ciò é il tannino contenuto nelle piante circostanti.
Dopo circa un'ora e mezza di lancia giungiamo al secondo
campo base, dove al termine dell'escursione torneremo a
mangiare; abbandoniamo le lance e lasciato il superfluo,
proseguiamo l'escursione a piedi.
Tuttavia, tra le fronde degli alberi, da lontano, é già
possibile vederlo. Maestoso, di fronte a noi si staglia
il Salto Angel; un filo d'acqua ininterrotto, che si lancia
dallo "Auyan Tepui". Quasi mille metri di cascata...,
la più alta al mondo.
L'ascesa sino ai piedi della cascata dura circa un'altra
ora e mezza e si sviluppa completamente all'interno della
foresta tropicale, seguendo uno stretto sentiero, costellato
di radici e rocce, che forniscono dei gradini naturali,
tanto comodi, quanto scivolosi.
La vegetazione che mi circonda é impressionante. La foresta
é viva, sembra quasi che respiri, ne percepisci la presenza,
la forza, la purezza; mi avvolge completamente e dopo pochi
passi, la luce si attenua e il cielo svanisce tra le sue
fronde.
Durante la prima ora di cammino il sentiero é agevole e
di media pendenza; poi, però, nell'ultimo tratto, diviene
ripido e impervio e i venti minuti finali dell'ascesa, per
raggiungere il "mirador", sono abbastanza impegnativi.
E' il preludio al clou della giornata...
Improvvisamente, infatti, usciti dalla boscaglia mi ritrovo
di fronte a sua maestà il Salto Angel (in lingua locale,
"kerepakupai mero").
Non mi sono mai sentito così piccolo in vita mia...; é imponente,
maestoso, immenso nel suo chilometro di salto.
Durante la stagione secca é costituito esclusivamente da
una sola colonna d'acqua, ma in quella delle piogge, é formato
da 14 grandi e 6 piccole e l'accesso al "mirador"
é molto difficile e disagevole, visto che si viene letteralmente
investiti dalla brezza generata dalla cascata.
Le foto che ho fatto non renderanno mai giustizia a questo
prodigio della natura, che porta il nome del pilota inglese
Jimmy Angel; riguardandole, mi rendo conto che la macchina
fotografica, questa volta, non é stata in grado di ritrarre
la bellezza di questo colosso; per riuscire a spiegare l'emozione
che mi ha dato trovarmi lì, dovrei essere così bravo da
descrivere la fatica, gli odori, i rumori, il clima e mille
altre peculiarità, che hanno reso questa esperienza unica
e indimenticabile.
Le emozioni non sono però finite qui; la stagione secca,
infatti, ci riserva un'altro privilegio.
Torniamo sui nostri passi e scendiamo un poco, sino a giungere
ad un laghetto, formato dall'acqua della cascata nel punto
in cui si trasforma in ruscello e prosegue la sua discesa
verso il rio Chorun. Qui é possibile fare il bagno..., ai
piedi del Salto Angel !
Da questo punto di vista mi sembra ancora più affascinante;
se lo si guarda per qualche minuto, ci si rende conto che
non é una semplice cascata, visto che sotto l'effetto del
vento, il suo aspetto cambia continuamente.
La discesa sembra molto più breve della salita, ma porta
via un'oretta; giungiamo infatti alle 13.45 al campo, dove
molto volentieri consumo il pranzo.
Verso le 15.00 riprendiamo la lancia e con un terzo in meno
del tempo, raggiungiamo Aonda, dove passeremo nuovamente
la notte.
Trascorro le ultime ore del pomeriggio al sole, che alle
17.30 sparisce. Ripeto l'esperienza del giorno prima, che
mi é molto piaciuta e invece di usare le docce, mi lavo
nelle acque del fiume.
La cena non si fa attendere molto e devo dire che l'accolgo
con entusiasmo, vista la fame...; la cucina si conferma
buona, ma la quantità é appena sufficiente !
Intorno alle 22.00, dopo esserci intrattenuti a parlare
con Lisa, Russel, Tien e la coppia di tedeschi, dai quali
apprendiamo, che Zanzibar é fattibile anche con il solo
volo, raggiungo la mia amaca e buona notte a tutti...
22 Gennaio 2002 -
Canaima, Ciudad Bolivar.
Sveglia alle 06.30 dopo una notte umida e freddina,
colazione e partenza per il ritorno a Canaima.
Riprendiamo le lance e percorriamo a ritroso il rio Carrao;
la lancia fila via veloce, favorita dalla corrente e in
poco meno di un'ora e mezza siamo a destinazione.
Piccola passeggiata, costeggiando la laguna e la spiaggia
di Canaima, quindi, dopo aver attraversato il villaggio
della Canaima tour, Francisco ci accompagna all'aeroporto,
dove scopriamo che il nostro rientro é fissato con il volo
delle 14.30; sono solo le 11.30 !
Raggiungiamo il villaggio della Tiuna Tour, dove fatta una
bella doccia, ci mettiamo pazientemente in attesa.
Fortunatamente non siamo soli; con noi ci sono infatti anche
Lisa e Russel e coloro che hanno optato per il tour di 4
giorni.
Purtroppo per loro a Canaima c'é ben poco da fare e da vedere
e il giorno aggiuntivo é più un supplizio, che un piacere;
inoltre il cibo non é compreso !
Alle 12.45 pranziamo e facciamo una piacevole, quanto terrificante
scoperta ! Lisa e Russel, a cui siamo abbinati per il viaggio
di ritorno, sono venuti direttamente da Ciudad Bolivar in
aereo, quindi, presumibilmente, anche il ritorno sarà uguale
: mi aspetta un'ora di cessna !
Sono contento, perché evito le quattro ore di buseta, ma
al tempo stesso preoccupato di come sopporterò l'ora di
volo.
Alle 15.00 ci portano sulla pista, dove con piacere noto
che il cessna é in condizioni molto migliori di quello che
mi ha portato a Canaima da La Paragua; anche il capitano,
sembra più serio e affidabile, anche se il pretesto per
giustificare il ritardo di trenta minuti é un tantino allarmante
: si é rotto un sacco di cemento durante l'atterraggio !
Il viaggio di ritorno si rivela tranquillo, anche se attraversiamo
diversi nuvoloni carichi di pioggia; riesco anche ad addormentarmi.
Alle 16.00 atterriamo a Ciudad Bolivar, dove ci congediamo
da Lisa e Russel.
Provo a chiamare casa dai telefoni dell'aeroporto, ma non
si riesce a prendere la linea.
Un ragazzo peruviano che lavora per un'agenzia di viaggio,
mi consiglia di chiamare da un telefono a pagamento; prendo
la linea, ma la comunicazione è molto disturbata.
Usciti dall'aeroporto saliamo su una buseta per raggiungere
il paseo, ma sbagliamo direzione. Quando ci accorgiamo di
allontanarci dal centro scendiamo e per tornare l'Hotel
Caracas, siamo costretti a prendere un taxi.
Sul paseo c'é moltissima gente; la città sembra molto viva,
ma é solo la prima impressione !
Decidiamo di dormire all'Hotel Caracas, dove per una doppia
spendiamo 7.000 bolivares; chiaramente le stanze sono consone
alla spesa : usare il termine squallido é infatti un eufemismo
!
La camera é buia, calda e con scarafaggi inclusi...; il
bagno, senza porta, lascia molto a desiderare.
Bisogna davvero dire, che l'Hotel Caracas é ottimo, esclusivamente,
come punto di riferimento per acquistare il tour al Salto
Angel o, con la "Expediciones Dearuna", i tour
di 2/3/4 giorni nella Gran Sabana. Per quello che riguarda
il pernottamento, stendiamo un velo pietoso; tuttavia, se
dovete fermarvi solo una notte, il prezzo, così basso, lo
rende interessante.
A Ciudad Bolivar l'umidità é impressionante; fa veramente
molto caldo...
Quando usciamo, la gente comincia a diradarsi e dopo le
19.30 in giro non si vede più nessuno.
Percorriamo il Paseo per cercare un posto dove mangiare,
ma quelli che vedo sono veramente poco invitanti. Nessuno
di quelli in cui entro, mi fa una buona impressione, anzi
mi sembrano tutti sporchi e improvvisati.
In generale tutta la città mi appare sporca e squallida,
ma sarei poco obiettivo se non aggiungessi, che ho visto
solo il paseo...; tuttavia, a mio modesto parere, se riuscite
a non fermarvi, é la miglior cosa !
Anche qui i bancomat non ci consentono di prelevare con
la carta di credito e l'unico modo di ottenere soldi é farsi
fare un anticipo di contante; per fare questo, però, é necessario
che la banca sia aperta !
Riusciamo a mangiare in un bar sul paseo a 500/600 metri
a sinistra, uscendo dall'Hotel Caracas; il locale é molto
carino e caratteristico, ma la qualità e quantità del cibo,
appena sufficiente.
Sono abbastanza nervoso e devo ammettere che Ciudad Bolivar
é il luogo più brutto che ho visto sino a questo momento
in Venezuela; pensare che la guida ne parlava tanto bene...
Facciamo ritorno all'Hotel Caracas, dove sorseggiando l'immancabile
polarcità, ci intratteniamo a parlare con Francisco, uno
degli operatori da cui é possibile acquistare i vari tour.
Ci chiede di scrivere qualcosa sul guest-book del Tour del
Salto Angel e non ho difficoltà a farlo, visto che da questo
punto di vista, e mi ripeto, mi sono trovato benissimo.
Facciamo conoscenza con Toni, un simpatico napoletano, che
come noi, é in giro per il Venezuela con la moglie e il
figlio di 2 anni.
23 Gennaio 2002 -
Ciudad Bolivar, P.to La Cruz, Santa Fe.
La notte di Ciudad Bolivar é caratterizzata da un caldo
umido opprimente e devo ammettere che dormo proprio male.
Forse, però, molto dipende anche dalla pessima considerazione
che ho maturato sulla stanza del Caracas !
Appena svegli ci rechiamo in banca per prelevare del contante.
Andiamo al Banco de Venezuela, che si trova su una perpendicolare
del Paseo, fatti trecento metri a sinistra usciti dall'hotel.
Apertura prevista per le 08.30; prendiamo quindi un café
negro nel bar di fronte e poi ci mettiamo in coda con tutti
gli altri.
Qui ci risparmiano la foto, ma la procedura per poter prendere
100.000 bolivares (equivalente di circa 150 euro) ci ruba
comunque mezz'ora.
Pagata la stanza, usciamo dal Caracas, attraversiamo la
strada e prendiamo la buseta per il terminal; in circa venti
minuti siamo a destinazione.
Alle 10.00 arriva il pullman per P.to la Cruz, che quindici
minuti dopo ci consente di lasciarci alle spalle la squallida
Ciudad Bolivar. Costo del biglietto, 5.000 bolivares.
Verso le 14.30 arriviamo a Barcellona; da qui a P.to la
Cruz la strada é breve, ma un inconveniente é in agguato
: la superstrada é infatti interrotta a causa di una manifestazione
!
Il pullman prende quindi una strada alternativa, ma comprensibilmente,
c'é molto traffico, così per percorrere un tratto di pochi
chilometri, ci impieghiamo più di un'ora ! Alle 15.47 entriamo
nel Terminal di P.to la Cruz.
Per arrivare a Santa Fe, manca ancora uno spostamento, che
é possibile fare con i "por puestos", ovvero,
furgoni da 10/12 posti, che partono solo quando sono pieni.
Si trovano facilmente, visto che sono parcheggiati lungo
la strada, di fronte all'entrata del termianl.
Ci sono anche i telefoni della Cantv, quelli che funzionano
molto raramente, almeno per ciò che riguarda il collegamento
internazionale; provo quindi a chiamare e miracolosamente,
riesco a parlare con l'Italia.
Verso le 17.00 il "por puestos" lascia P.to la
Cruz e in circa 45 minuti raggiunge Santa Fe; costo dello
spostamento 1.000 bolivares.
P.to la Cruz non mi fa una buona impressione, ma questo
é soltanto un giudizio dato a pelle; in seguito scoprirò,
per bocca di altre persone, che non avevo sbagliato per
niente : é molto cara, rispetto al resto del Venezuela e
brutta.
La strada che porta a Santa Fe, costeggia il litorale, che
per il primo tratto non é per nulla invitante, visto che
ci sono i cementifici e delle grosse navi ormeggiate al
largo.
Abbandonata P.to la Cruz, però, il paesaggio ritorna particolarissimo
e sotto di noi si susseguono piccole baie con graziose spiagge,
tra le quali intravediamo Playa Colorada.
Giunti a Santa Fe il "por puestos" ci lascia quasi
sulla spiaggia, dove si trovano le uniche posade del paese.
Leggendo la guida, abbiamo deciso di andare alla "Posada
Bahia del Mar", ma ci facciamo traviare da una signora
che era sul "por puestos" con noi, che ci consiglia
la "Posada Cafè del Mar", la prima che si incontra
sulla spiaggia, che fa anche da ristorante, dove lavora.
La stanza costa 8.000 bolivares e la prendiamo; é piccola
e buia, ma pulita con un bagno spazioso, ma spartano.
Le stanze si trovano sul retro del ristorante e la posada
ha due piani; a pianterreno, ci sono le stanze con letti
singoli, meno curate e più economiche, al primo piano, le
stanze con letti matrimoniali e al secondo una sorta di
veranda con alcune vecchie sedie e due amache, dove comprata
una bottiglia di ron e di coca, ci facciamo un bel cuba
libre come aperitivo.
I tavoli del ristorante sono direttamente sulla sabbia della
spiaggia, sotto un pergolato, di fronte al mare; l'atmosfera
é molto bella, soprattutto, se penso che é fine Gennaio
!
La sera ceniamo proprio qui, in maglietta, con i piedi nella
sabbia; del resto non ci sono alternative, visto che a Santa
Fe oltre a questo c'é solo un'altro ristorante, posto all'inizio
della spiaggia, che però ha prezzi molto più alti.
La cucina si rivela ottima : prendiamo delle seppie all'aglio
il cui sughetto é gustosissimo e ci invita all'italianissima
"scarpetta" e un filetto di sierra alla plancia,
dall'aspetto e dal sapore molto simile al pesce spada. Il
tutto, chiaramente accompagnato da alcune polarsite ! Costo
del tutto : 8.800 bolivares.
Mentre siamo al tavolo, sulla spiaggia rivediamo Toni, il
napoletano conosciuto a Ciudad Bolivar, che ci dice di essere
alla posada "Bahia del Mar", di cui ci parla benissimo
e ci invita a passarlo a trovare; chiaramente, anche per
curiosità di vedere a cosa abbiamo rinunciato, dopo cena
andiamo.
Seguiamo la spiaggia e dopo trecento metri troviamo la posada;
gestita da una signora francese, l'impatto é subito molto
positivo.
Attraverso un cancello, si passa infatti, dalla sabbia ad
un grazioso giardino, ben curato. A destra, sotto un pergolato,
c'é la cucina comune, due frigo e un gran tavolo a disposizione;
ai pali di legno, che costituiscono il pergolato, penzolano
due amache, che fanno molto ambiente. A sinistra c'é una
doccia, dove ripulirsi della sabbia, rientrando dalla spiaggia
e di fronte alcune sedie in pelle e due piccoli tavolini
bassi.
Domandiamo se hanno una camera e visto che la risposta é
affermativa, chiediamo di poterla vedere.
Le stanze si trovano, oltre che sul giardino, anche sul
retro. Attraversiamo un piccolo corridoio e usciamo in un
cortile; qui c'é un secondo edificio, che fa sempre parte
della posada, dove a piano terra, c'é la lavanderia, al
primo piano, altre due stanze.
Sono veramente molto carine, pulite, ben curate e nella
loro essenzialità, graziosamente arredate.
La decisione può essere soltanto una : l'indomani verremo
a prendere possesso della camera !
24 Gennaio 2002 - Santa Fe.
Ci alziamo di buon ora e lasciamo "El Cafè del
Mar" per andare a prendere la stanza libera della posada
"Bahia del Mar"; fortunatamente, nessun altro
é arrivato nella notte, ne prima di noi la mattina, così
la troviamo libera e per 10.000 bolivares a giorno, la prendiamo.
Nostra intenzione per la giornata é quella di fare il tour,
organizzato dal proprietario del "Cafè del Mar"
alle piccole isole Caracas.
Purtroppo, siamo solo io e Michele a voler fare l'escursione,
e per solo due persone la barca non si muove; minimo "sindacale",
quattro elementi !
Nell'inutile attesa, conosciamo Sandro, un simpaticissimo
ragazzo Argentino, con origini siciliane, ospite del "Cafè
del Mar", con cui passiamo il resto della giornata
sulla spiaggia di Santa Fe.
Quest'ultima é abbastanza lunga, di sabbia beige e sufficientemente
pulita; ci sono poche palme, ma in compenso su di essa si
susseguono le posade.
C'é anche il telefono della "CanTv", che Michele
di Bologna, conosciuto a P.to Colombia, ci ha assicurato
funzionare anche per le chiamate internazionali, ma nonostante
provi diverse volte, non riesco a prendere la linea.
Sotto la posada "Sietes Delfines", c'é un piccolo
bar, che ha dei tavolini sulla spiaggia; chiaramente non
possiamo, non approfittarne per sorseggiare una polarcita
e conosciamo Giuseppe e Paola dell'Isola d'Elba.
Anche loro stanno girando il Venezuela, ma a differenza
di me e Michele che ormai ci stiamo avviando a terminare
la nostra avventura, Paola e Giuseppe hanno di fronte a
loro ancora molti giorni, che spenderanno all' Isla Margherita
e a le fantastiche isole Los Roques.
Non sarei sincero se non ammettessi di invidiarli un pò,
ma purtroppo il tempo a nostra disposizione era limitato
e tutto sommato, sono contento delle scelte che abbiamo
fatto.
Inevitabilmente il discorso cade sulle reciproche impressioni
del paese e in generale sia noi, che loro abbiamo maturato
la stessa idea del Venezuela : chiaramente positiva.
Parlare la propria lingua a volte può far piacere e il tempo
scorre via senza che neanche ci si renda conto. Il tramonto
così non tarda ad arrivare e obiettivamente, chiude una
giornata molto tranquilla.
Tornati alla posada, la signora ci comunica che ci sono
altri due ragazzi che vogliono unirsi a noi per l'escursione
alle isole Arapo, Arapito e la piscina; la cosa ci fa molto
piacere, visto che potremo tirare un pò sul prezzo e risparmiare
qualcosina, che non é mai una brutta cosa !
Prima di raggiungere il "Café del Mar", dove ceneremo
in compagnia di Sandro, ci fermiamo a casa di William, il
pescatore, che ci porterà a fare l'escursione, e Michele
riesce nell'impresa di tirare sul prezzo : per il nostro
"gruppo", il costo sarà di 3.500 bolivares !
25 Gennaio 2002 -
Arapo, Arapito e "la piscina".
Sveglia di buon mattino e come prima cosa, spesa al
mercato, visto che per l'intera giornata saremo fuori.
Sulla spiaggia incontriamo Morten, che è arrivato nella
notte e anche lui si unisce a noi per l'escursione.
Provo nuovamente a chiamare casa, visto che dobbiamo confermare
il volo di ritorno, ma il telefono della spiaggia non funziona.
Proviamo quindi dall'altro apparecchio disponibile a Santa
Fe, posto nel centro del paese, sulla strada, che porta
alla carrettera, di fronte alla chiesa.
Dopo una breve coda, riesco a chiamare casa e affido a Roberta
l'onere di confermare il volo; chiamo anche Cinzia e anche
con lei non ci sono problemi di comunicazione : meno male
!
Ritorniamo alla posada a recuperare gli altri componenti
del gruppo e alle 10.00 ci rechiamo da William. A noi si
sono aggiunti altri quattro ragazzi : una coppia francese
e una italiana.
Dopo un breve colloquio, in cui William mette in chiaro
che il gruppo raccolto da Michele pagherà 3.500 bolivares,
come da accordi, mentre i nuovi arrivati 5.000, come da
lui richiesto normalmente, lasciamo Santa Fe alla volta
della piccola isola di Arapo.
La giornata é splendida, il mare tranquillo, e la barca
di William fila via veloce, costeggiando la costa.
All'improvviso avvistiamo un branco di delfini, William
dirige la barca verso di loro e per qualche minuto abbiamo
l'opportunità di vederli da vicino, in libertà.
Sono fantastici, perfetti nei movimenti; solcano le onde
eleganti e veloci e poi emergono in sincrono, mostrando
per un breve istante la pinna dorsale.
Lasciamo a malincuore questi splendidi animali, i miei preferiti,
e riprendiamo il nostro viaggio.
William ferma la barca tra l'isola di Arapo e Arapito, proprio
di fronte ad un'altro minuscolo isolotto, su cui è presente
una costruzione apparentemente disabitata da anni : questo
luogo viene chiamato "la piscina" e qui facciamo
il bagno.
L'acqua é limpida e chiarissima, e sul fondale é possibile
vedere il corallo. Indosso la maschera e comincio a scrutare
il fondale; é bellissimo, ricco di vita e di colori, non
vorrei più uscire da questo piccolo gioiellino della natura,
ma il nostro tour non finisce qui, purtroppo...
Risaliamo a bordo e ci rimettiamo in marcia; circumnavighiamo
un piccolo scoglio roccioso su sui sono appollaiati moltissimi
cormorani e rondini di mare, quindi William indirizza la
prua verso la piccola isola Arapito e ci lascia sulla spiaggia;
ci accordiamo per essere ripresi nel pomeriggio.
Stranamente vuole essere pagato subito e non al rientro
a Santa Fe e, pur fidandomi del nostro pescatore, verso
i miei 3.500 bolivares, con qualche remora !
L'isoletta é molto carina, con una piccola spiaggia di sabbia
chiara e diverse palme a garantire riparo dal sole, che
picchia non poco; ci sono anche due grosse iguane, che non
sembrano affatto intimorite dalla nostra presenza.
L'acqua é di un azzurro intenso e il fondale è ricco di
piccoli scogli, tra i quali nuotano moltissimi pesci colorati;
sembra un acquario naturale.
Resto a mollo con la maschera per molto tempo, anche perché
verso riva le onde accumulano una quantità impressionante
di coralli e madrepore.
Sembra tutto normale, ma sono convinto, che tra qualche
giorno, ripensandoci, sarà incredibile riflettere su dove
mi trovavo !
Alle 15.30 William ritorna a prenderci; é un pò presto purtroppo,
ma lo sbaglio è stato nostro a non aver indicato un'ora
precisa per il rientro.
Il ritorno mi sembra molto più veloce dell'andata e in poco
più di mezz'ora giungiamo sulla spiaggia di Santa Fe, da
dove siamo partiti in mattinata.
Il sole è ancora alto, quindi ci prendiamo una fresca polarcita
da Julio ai "Sietes Delfini"
Michele ne approfitta per chiedre quali siano le marche
migliori di "ron" e Julio ci fornisci tre nomi
sicuri : "Pampero Anniversario", "Selecto"
e "1860", affermando però che il primo é il migliore
in assoluto, da bere liscio.
Ci indica anche che possiamo trovare un negozio che vende
liquori, dove comprarlo, situato all'icrocio con la carretera,
che porta a P.to la Cruz.
Visto che é ancora presto, ne approfittiamo; torniamo infatti
alla posada, ci cambiamo e ci dirigiamo sulla carrettera.
Prendiamo la scorciatoia che si trova alla fine della spiaggia,
poche centinaia di metri a sinistra della posada e ripercorriamo
a ritroso la carrettera verso l'incrocio con la strada che
porta alla spiaggia.
Ecco la vera Santa Fe, non certo quella delle posade o del
centro a ridosso della stessa; quella che vediamo è la parte
vera, povera, spoglia e squallida...
Case in lamiera senza pavimento, bambini semi nudi che giocano
con nulla, sporcizia e degrado; anche questo é il Venezuela,
povertà e indigenza.
Dopo una camminata di dieci minuti arriviamo all'incrocio
e di fronte al piccolo spiazzo dove sostano le busete e
i por puestos, troviamo la distilleria.
Compro il Pampero Anniversario" e lo pago 5.000 bolivares;
alla distilleria vicino al mercato ce ne avevano chiesti
6.500 !
Al momento mi sembra caro, ma fra qualche giorno in aeroporto
cambierò idea, visto che lo vendono a 30 dollari !
Incontriamo l'autista del por puestos con cui siamo arrivati
qui a Santa Fe e gli chiediamo a che ora parte il primo
viaggio della mattina : ci conferma che già alle 05.00,
"salgono" a P.to la Cruz.
La cosa ci rallegra e tranquillizza; potremo infatti sfruttare
anche l'ultimo giorno a nostra disposizione e lasciare Santa
Fe il 27 mattina per raggiungere Caracas.
Fatta la nostra spesa, scendiamo lungo la strada che conduce
alla spiaggia di Santa Fe e noto che a differenza della
zona ad essa adiacente, qui ci sono moltissime persone;
il paese é vivo e frenetico.
Arrivati a ridosso della spiaggia, nella zona del mercato,
la gente svanisce e si cominciano a vedere solo i pochi
turisti presenti; incontriamo infatti Morten e Sandro seduti
al Cafè del Mar !
Portiamo il "ron" alla posada, quindi raggiungiamo
i nostri due compagni di viaggio per la cena.
Pazzesco, due italiani, un norvegese e un argentino, che
comunicano tra loro fra spagnolo e inglese.
Dopo cena io e Michele andiamo a farci una polarcita nel
barettino di fronte al mercato; qui i turisti non vengono
volentieri di sera e infatti ci siamo solo noi due insieme
alle persone del posto. Tutto appare tranquillo e per nulla
pericoloso; beviamo la nostra birra e rientrimo alla posada
: domani è il nostro ultimo giorno !
26 Gennaio 2002 -
Playa Colorada.
Come sempre ci alziamo presto e dopo aver preso un
pò di caffè alla posada ci rechiamo al mercato per comprare
qualcosa per la giornata, che abbiamo intenzione di trascorrere
a Playa Colorada.
Ne approfittiamo anche per telefonare a casa ed avere conferma
che tutto sia a posto per il volo, ma non troviamo nessuno.
Al mercato compro anche un CD di merenge, ma il mio interlocutore
non mi da margini per contrattare e finisco per pagarlo
2.000 bolivares.
Come abitudine prendo un litro di acqua (500 bolivares)
e completo la colazione con una sorta di bombolone al formaggio,
molto buono, che mi costa 350 bolivares (prosciutto e formaggio,
400 bolivares).
Recuperiamo Morten e prendiamo il por puestos per Playa
Colorada : costo del viaggio 500 bolivares. Sandro non viene
con noi, perché é rosso come un "camarones" !
Il tragitto sino a Playa Colorada é assai breve, circa 15
minuti e prima di giungervi abbiamo la fortuna di osservarla
dall'alto della strada; appare molto carina, con la sua
sabbia di un beige brillante e molto intenso e le alte palme
a ridosso.
L'acqua é di un verde tenue e diventa subito profonda; ci
sono vari locali a ridosso della spiaggia, dove poter bere
e mangiare spendendo relativamente poco.
Purtroppo é sabato e oltre che pittoresca, Playa Colorada
si rivela anche abbastanza affollata.
Incontriamo Paola e Giuseppe e con piacere passiamo il pomeriggio
insieme a loro.
Alle 17.00 rientriamo a Santa Fe e riprovo a chiamare casa;
questa volta trovo mamma, che mi ribadisce che il volo é
confermato. Chiaramente, chiamo anche Cinzia.
Lasciamo la strada e prendiamo la spiaggia, ma prima di
andare alla posada, ci beviamo l'ultima polarsita da Julio
ai "Sietes Delfines" godendoci il tramonto : fantastico
!
La sera ceniamo con tutti gli altri al "Cafè del Mar"
: l'ultimo giorno é finito !
27 Gennaio 2002 -
Santa Fe, P.to La Cruz, Caracas, partenza.
Ci svegliamo alle 05.15 e completato l'affardellamento
dello zaino, lasciamo la posada "Baia del Mar"
In poco meno di 15 minuti attraversiamo la piccola Santa
Fe che ancora dorme e raggiungiamo l'incrocio con la carrettera,
dove troviamo subito un por puestos in partenza per P.to
la Cruz; in un'ora e al prezzo di 1.000 bolivares raggiungiamo
il terminal.
Qui prendiamo il primo pullman per Caracas della compagnia
Los Llanos, che parte alle 07.30; costo del biglietto 10.000
bolivares.
Come al solito é bello e comodo, ma l'aria condizionata
porta la temperatura interna a 4 C° !
Parte in orario e dopo una sosta, circa a metà del viaggio
in una sorta di autogrill del luogo, tra l'altro caro come
il fuoco, alle 12.45, giunge a Caracas.
Dal terminal in pochi minuti, percorrendo a ritroso la strada
che già avevamo fatto 16 giorni prima, raggiungiamo la vicina
fermata della metropolitana : "La bandera".
Acquistiamo il biglietto, zona gialla, a 350 bolivares e
dopo aver cambiato treno a "Plaza Venezuela" per
prendere la linea, che va verso Pro Patria, scendiamo a
"Gato Negro".
La metropolitana conferma la buona impressione che mi aveva
fatto al mio arrivo : é pulita, sicura, nuova, funzionale
e architettonicamente uguale a quella di Milano.
Usciti, si trovano subito i pullman, che portano all'aeroporto;
il costo del biglietto è di 2.500 bolivares e in poco meno
di mezz'ora si giunge a Maquetia e si viene lasciati di
fronte all'entrata dei voli internazionali.
Facciamo subito il check-in e scopriamo con piacere che
il nostro biglietto comprende la tassa di espatrio, che
bisogna corrispondere alla propria partenza dal Venezuela;
tuttavia tale tassa é aumentata e di conseguenza, corrispondiamo
solo la differenza : 11.000 bolivares (tale tassa dipende
dal numero di giorni che ci si trattiene, per un periodo
di 16 giorni, l'importo era di circa 24 dollari).
Spendiamo gli ultimi bolivares in aeroporto, dove non riusciamo
a trovare i francobolli per le cartoline, che partiranno
così dall'Italia !
In proposito vi consiglio di cercare appena possibile un
Correos, ovvero un ufficio postale se volete inviarle dal
Venezuela, altrimenti farete la mia fine !
Alle 16.55 ci imbarchiamo, molto mestamente e prendiamo
posto sul nostro volo Alitalia, che in poco più di 8 ore
e 30 minuti, ci riporta alla normalità di casa..., sino
al prossimo viaggio !
Per ulteriori informazioni
e foto sul viaggo visitate il sito di Maurizio
mauri.fabbri@tin.it
- http://members.xoom.virgilio.it/mfwebsite