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GMG TORONTO 2002
Appunti (poco ordinati) di viaggio

LA WYD NON E' FINITA…

Sintesi dell'incontro del 30 luglio, sotto una pianta della parrocchia St. Aloysius – Kitchener.

Tutti hanno espresso pareri positivi sull'esperienza vissuta.

Come comunicare alle nostre comunita' questa ricchezza?
Come rimanere in contatto tra di noi?

Ecco le idee che sono uscite:

®    Mettere in piedi una catechesi giovani decanale, a scadenza mensile.
®    Sciogliersi come il sale, come ha chiesto il Papa, senza inventare nuove cose, cercando invece di ridare sapore a quelle che ci sono gia'.
®    Rimanere in contatto tra di noi attraverso un foglio periodico, e un forum su internet
®    Dare attenzione alla realta' socio politica, che e' quella in cui noi cristiani giovani siamo meno presenti come sale della terra
®    Essere luce con visibilita': e' importante che la nostra testimonianza sia sentita, che non sia nascosta, ne' tantomeno vergognosa.
®    Favorire uno scambio tra di noi, dandoci una mano a vicenda per qualche testimonianza nelle rispettive parrocchie.
®    Animare una S. Messa a settembre o ottobre, con i canti della WYD, o trovare un canto fisso che connoti la nostra esperienza, e ritorni ciclicamente.
®    Rinvigorire l'esperienza della Scuola della Parola, come centralita' dell'ascolto; noi della WYD potremmo essere l'anima di queste esperienze decanali.
®    Riprendere qualche punto personale; qualcuno qui ha imparato il valore del ringraziamento.
®    Riprendere il cammino di catechesi; con questi legami che si sono creati, per qualcuno sara' piu' facile. Prevedere anche qualche incontro tra noi del gruppo, allargato a chi vuole partecipare. Ad esempio, sullo stile della convivenza (vedi esperienza fatta dai 18nni di Brusuglio)
®    Diffondere e rimeditare personalmente il messaggio del Papa, per non perdere le riflessioni che ci ha donato.
®    Pensare a delle animazioni durante le varie feste degli oratori di settembre.
®    Stampare un poster o un libretto con testimonianze e foto dei giorni della WYD.
®    Organizzare un incontro per i propri gruppi (es. Gruppo Adolescenti, per chi vi partecipa) per presentare l'esperienza fatta, anche in vista delle prossime di questo tipo, Taize' a Parigi capodanno 2003, e WYD a Colonia 2005…!
®    Importante non aspettarsi che queste iniziative nascano da sole, ma che ognuno di noi sia la colonna portante, l'animatore instancabile di cio' che ha proposto.
®    Far avere al piu' presto a don Ambrogio una riflessione scritta.

Le esperienze :

Anna

“Be who you are”: quest’invito ad essere se stessi è stato il centro dell’omelia di un simpatico prete statunitense, ospite con noi nella parrocchia St Benedict a Toronto.

Facendo danzare tutta l’assemblea (la musica supera ogni barriera linguistica) ha voluto trasmetterci questo messaggio: “siate quello che siete, perché Dio padre vi ama così, e di questo dobbiamo ringraziarlo”.

Credo sia il mistero più grande che ho vissuto in questa XVII Giornata Mondiale della Gioventù: tante persone differenti, un gran numero di nazionalità rappresentate da bandiere a volte a me sconosciute, ma tutti chiamati e amati da un unico Padre. Questa consapevolezza è stata anche alla base della nostra esperienza a Toronto: cos’altro avrebbe tenuto insieme 34 persone, molte delle quali si vedevano per la prima volta, nelle situazioni faticose e di disagio in ci siamo imbattuti?

E proprio la vita comunitaria è stata fonte di gioia; forse era la felicità che si vedeva sui nostri volti e l’allegria che si esprimeva in canti e risa a stimolare l'interesse e la buona disposizione che hanno dimostrato i canadesi che abbiamo incontrato. Mi ha sorpreso il calore con cui siamo stati accolti nella parrocchia a cui eravamo stati assegnati, ma anche la vicinanza dimostrata da chi, incontrandoci per strada e riconoscendoci dallo zainetto, voleva conoscerci per essere partecipe di ciò che seguiva alla televisione.
Accoglienza, condivisione, ringraziamento, attenzione all’altro: sono gli ingredienti di base che hanno permesso di vivere una comunione profonda e che sono essenziali nell’esperienza quotidiana di ogni cristiano. Il santo padre durante la veglia ci ha invitato a lasciarci conquistare dalla luce di Cristo e a farla risplendere nella nostra vita. Se noi discepoli di Gesù siamo la luce del mondo, le giornate di Toronto sono state abbaglianti: i giovani cristiani hanno invaso la città e per una volta le percentuali erano invertite. Abituati a essere una minoranza eravamo in mezzo a chi condivideva la nostra fede; è facile dare testimonianza quando si è  i protagonisti di un tale evento.  La luce di cui parla il Vangelo però deve risplendere sempre, anche quando stare con Gesù significa prendere la croce, andare controcorrente. Il cammino della santità, a cui ci ha richiamato più volte il Papa, si percorre nella vita quotidiana, giorno per giorno. Giovanni Paolo II ce lo ha ripetuto: Gesù è pronto a compiere con noi il cammino delle beatitudini.

Aurora

Il brutto di questo viaggio è il non poter trasmettere a pieno,a parole, quanto noi abbiamo provato in quei 10 giorni. Inizio così perché è l’unica cosa negativa di quest’esperienza; le altre (pioggia, pasti “immangiabili”..) sono solo dei piccoli nei: le foto; sì fanno la loro scena quando qualcuno le guarda … il volto del Papa, la CN TOWER, le cascate del Niagara, le diverse nostre famiglie…però essere lì!?!
Essere lì è tutta un’altra emozione: veramente quello che si suole dire INDESCRIVIBILE!!

Nessuno di noi, penso, poteva immaginare di riuscire a vedere da così vicino il Papa (va beh tranne preti e suore che ormai sono degli abitudinari); Siamo partiti quella mattina pensando di andare a stare sotto il sole tutto il giorno senza poi concludere niente; e invece ci siamo trovati una posizione strategica; ci siamo divertiti un sacco tra fare foto, colorare il nostro striscione, e come sempre mangiando, cantando; ma il meglio si può dire che è arrivato quando gli americani a fianco a noi “hanno cancellato i loro confini” e noi siamo riusciti a vedere da vicino la sofferenza mista a gioia del Papa.

Sì il clima di quei giorni, tranne qualche pecca dovuta alla stanchezza credo, era proprio questo: segni di fratellanza continui, tutti erano amici di tutti, le diverse lingue erano una cosa sola, chi ti regalava la sua spilla, chi ti aiutava, chi ti offriva il suo pezzo di pane, e come avete capito e hanno detto tutti…..si ringraziava sempre e per qualsiasi cosa!! All’inizio lo facevamo quasi x gioco quando si scendeva dall’autobus (per fare un po’ di pratica con il nostro in inglese), ma poi riflettendoci abbiamo capito quale era il vero senso di quel ringraziare…e questo vale non solo lì in America, ma anche qui: ringraziare quanti ci hanno aiutato, quanti hanno pregato per noi e hanno chiesto a noi di pregare per loro ha assunto un senso diverso per noi!

Si va beh, ora vi dico tutta la verità: mica eravamo sempre lì buoni buoni a pregare?! 
C’era un trucco…se vedevi uno con la testa china, appoggiato sul braccio, con gli occhi semi-chiusi: bastava andare lì vicino per capire che forse solo i primi 10 secondi aveva pregato e ora se la stava tranquillamente ronfando!!! …..ma il nostro primo intento però era quello di pregare eh, non pensate?!?!…

Innumerevoli sono gli aneddoti che si potrebbero raccontare per farvi capire quanto è stato bello potere vivere questo viaggio …volti, luoghi, sorrisi, colori…ma non basterebbero!!! Chiedetecelo di persona !!!

Gabriele

"God is a surprise": così recita il ritornello di una simpatica canzoncina che un gruppo di salesiani statunitensi ci ha insegnato durante una festa che si è tenuta a Toronto. E' proprio vero, Dio è una sorpresa, e durante il nostro pellegrinaggio a Toronto abbiamo avuto modo di sperimentare quanto Dio sia sorprendente.

La sorpresa è stata innanzitutto quella di aver fatto quest'esperienza con un gruppo di persone simpaticissime, disponibili ma soprattutto coscienti del fatto di essere pellegrini e non turisti.

E' stata una sorpresa il trovare una comunità italocanadese che ci ha accolti con grande gioia, come d'altronde tutta la città di Toronto. Una comunità di emigranti che grazie alla Fede è rimasta unita e ha contribuito a rendere grande il Canada.

E' stata una sorpresa il vedere una marea di gente, diversissima tra di loro, cantare, ballare, pregare attorno alla Croce. Popoli che si fanno la guerra si sono trovati insieme attorno alla Croce di Cristo, unica via di salvezza e di pace.

E' stata una grande sorpresa il vedere il Papa che, nonostante gli anni, nonostante la malattia, continua con una grande forza ad additarci il Cristo crocifisso, l'Amore innalzato sulla Croce per noi, il nostro Signore, il nostro Dio, la nostra Salvezza.

Ma la sorpresa più grande è stato l'incontro con Gesù, l'eterno Giovane: come sempre Cristo è passato e ha aperto i nostri cuori. Chi si potrà dimenticare di questo incontro?

Noi vogliamo portare a tutti questa sorpresa: nelle nostre famiglie, nelle nostre parrocchie, a scuola, sul posto di lavoro, tra gli amici. Questa sorpresa ci ha resi felici, Beati, e vogliamo contagiare il mondo.

Il popolo delle Beatitudini è in cammino verso Colonia 2005: qualcuno vuole incamminarsi con noi?

Lele

anche se in ritardo scrivo anch'io!!
non voglio essere copione ma anch'io mi sento obbligato a ringraziare tutti quanti voi per essere stati alla WYD insieme a me! soprattutto devo ringraziare chi mi ha spinto in questa scelta!!
prima di partire più che pensare a come mi sarei divertito in canada continuavo ad "arrabbiarmi" al pensiero di stare ad agosto a milano!!!!
poi appena messo piede oltreoceano ho subito smesso di preoccuparmi del caldo milanese!
sono state emozioni troppo intense e vere che penso abbiano segnato tutti noi; vedere il Papa cosi vicino sia fisicamente che spiritualmente ha reso la pioggia una sorta protezione dalla paura di non resistere tutti stravolti ed affamati...tranne chi aveva i panini del famoso Tony!!!

Stefano

Ciò che mi ha colpito di più in questi giorni è stato il messaggio della felicità. Tutti noi vogliamo essere felici, contenti, con una felicità duratura e non passeggera, come però spesso sperimentiamo. Il Papa ha usato l'espressione "diventate il popolo delle beatitudini" per indicarci di cercare la vera felicità suggerita dal Vangelo nel brano delle beatitudini (vd. Mt 5, 3-11). In italiano leggiamo "beati quelli che...": durante la GMG veniva letto in inglese e si diceva "happy are those...". Quando penso a un beato penso sempre a qualcuno che è già morto e che viene proclamato beato, non certo al fatto che io, in questo momento, posso essere happy, cioè contento.

E la strada per essere felici che ci viene indicata non è certo la più semplice: non è cosi facile amare Gesù, sembra sempre una cosa troppo astratta.

Però in questi giorni abbiamo sperimentato la gioia e la bellezza dello stare insieme "sotto la stessa luce, sotto la stessa croce", del condividere il poco che si ha nei momenti di difficoltà, nell' aiutarsi a vicenda, e nel divertirsi insieme nei momenti di svago. Quindi possiamo essere davvero contenti qui e adesso, e ciò che dà più gioia è il rendere contento anche chi ci sta vicino. Forse è questa il nostro compito adesso: durante l'anno, quando magari facciamo più fatica ad essere felici, dobbiamo cercare di portare la Luce che abbiamo trovato in questi giorni davvero a tutti, non solo ai nostri amici e famigliari, ma anche a chi non è cristiano.

 

 



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