|
GMG TORONTO
2002
Appunti (poco ordinati) di viaggio
Mi chiamo Sergio e sono della parrocchia
S Cuore di Gesù a Molinazzo di Cormano.
La mia "chiamata" alle Gmg canadesi
inizia a novembre del 2001, quando Don Silvano Colombo il
nostro nuovo parroco, ha fatto a tutti i giovani della nostra
comunità e a me personalmente, la proposta di partecipare
all’incontro mondiale con il Papa che si sarebbe tenuto a
Toronto.
Mi sono sentito di dire subito si alla proposta
che mi era stata rivolta, anche perché avevo già partecipato
alle giornate del giubileo del 2000 e ne ero rimasto veramente
entusiasta. L’unico punto di “dolore” che mi ha fatto un po’
tentennare, è stato vedere che nessun altro della mia parrocchia
aveva raccolto l’invito e che sarei quindi partito da “solo”.
Deciso comunque a dire di si alla proposta e consapevole che
avrei trovato degli amici nelle persone degli altri oratori,
alla fine si è affiancato a me un ragazzo di Molinazzo, Matteo,
con il quale si sta confermando un’amicizia che va al di là
della semplice frequentazione.
I contatti con il gruppo dei partenti e con
il responsabile (d. Ambrogio) avvenivano a mezzo internet.
Tutti eravamo informati attraverso una mailing list sugli
incontri di preparazione alle giornate e sulle iniziative
che sbocciavano nelle diverse parrocchie per sostenere anche
economicamente i gruppi dei vari oratori. Purtroppo mio malgrado,
sono riuscito a partecipare soltanto ad uno degli incontri
di preparazione, che mi ha colpito molto e che mi ha anche
permesso di vedere fisicamente i miei compagni di viaggio.
Una delle note positive è stata veder che molti dei giovani
che avevano partecipato a Roma avevano detto si anche a Toronto,
perciò con loro mi sono trovato subito benissimo.
A mio avviso una tappa fondamentale di avvicinamento
alle giornate è stato l’incontro con il Cardinale Carlo Maria
Martini in Sant’Ambrogio a Milano. Qui è come se mi fosse
parso più chiaro il motivo del viaggio che dovevo fare. Non
si trattava di un semplice raduno o di una conta per vedere
quanti eravamo, ma di un pellegrinaggio in nome della fede
cristiana e a nome delle nostre rispettive comunità. In quel
momento mi sono sentito un po portavoce di tutte quelle persone
che ogni giorno vedo nel mio oratorio e con le quali condivido
gran parte delle mie giornate. Carlo Maria Martini, ha voluto
dare personalmente il mandato ai giovani presenti, consegnando
a tutti un lumicino e chiamandoci ad essere “Sale della Terra
e Luce del Mondo”, perseveranti nelle difficoltà e abbracciando
la logica della croce. Con questo messaggio nel cuore, abbiamo
lasciato la basilica consapevoli dell’importanza del nostro
pellegrinaggio.
Il venerdì prima di partire, abbiamo fatto
l'ultima riunione organizzativa dove abbiamo saputo che saremmo
stati ospitati in famiglia e vi confesso che la cosa mi ha
molto confortato (chissà dove potevamo finire). Al mattino
della partenza abbiamo ricevuto da Don Ambrogio, un biglietto
di auguri con dedica personale dei rispettivi parroci.
Il clima è stato subito gioviale fra noi ragazzi
(il gruppo era formato da 34 persone) e pian piano abbiamo
cominciato a conoscerci meglio. Il viaggio che dovevamo affrontare
era lungo e per me che ho un po di paura dell'aereo non è
stato facile pensare di dover fare 9 ore di volo, anyway
la prima tratta Milano-Amsterdam è andata liscia come l'olio.
All’aeroporto di Amsterdam mi sono reso conto
della globalità dell’evento. Tantissimi giovani provenienti
da varie parti d’Europa partivano da Amsterdam per Toronto
e soprattutto spagnoli, polacchi e francesi sarebbero stati
i nostri primi compagni di viaggio.
Se del primo aereo (un normalissimo aeroplano
di medie dimensioni) avevo un po paura, nel vedere l'aereo
che ci avrebbe fatto fare la traversata oceanica tutte le
mie paure si sono dissolte in un attimo. Si trattava di un
Boeing 747 di dimensioni spropositate. Era praticamente un
palazzo volante su due piani. Dentro c’erano dei monitor che
ti dicevano dove ti trovavi, a che velocità volavi, quanti
gradi c’erano fuori dal finestrino (-50° BRR !! ) e la traiettoria
che l’aereo stava disegnando. Insomma con tutte queste informazioni
non potevi che sentirti sicuro. Le hostess della KLM come
se tutto ciò non bastasse, passavano ogni 10 minuti a darti
qualcosa da mangiare o da bere, ed è qui che penso di aver
preso il primo kg di questa vacanza. Inutile dire le meraviglie
che contempli quando voli, è proprio il mondo visto da un
‘altra prospettiva. Le nuvole assumono colori molto intensi
e fanno da contrasto ad un cielo che passa dall’azzurro al
blu scuro.
Ma proprio mentre ci stavamo gustando il viaggio
e quasi nei pressi di Toronto, l’aereo ha virato ed ha cambiato
rotta. OVVIAMENTE TI VIENE DA PENSARE DI TUTTO. Le
hostess sempre sorridenti, ed io che pensavo che mica te lo
dicono se ci sono dei terroristi che stanno dirottando proprio
il tuo aereo. Così mi sono avvicinato alla hostess (la più
carina logicamente) e gli ho detto che il capitano stava sbagliando
strada; lei ha letto l’inquietudine che cercavo di celare
dietro un sorriso numero 5 e mi ha detto che c’era un temporale
a Toronto e che dovevamo aspettare delle condizioni di atterraggio
migliori … dopo qualche minuto il capitano ha rivirato e i
nostri cuori (soprattutto li mio) si sono tranquillizzati.
All’aeroporto qualche breve controllo ad alcuni
di noi ci ha fatto subito capire come l’11 settembre abbia
segnato i paesi del Nord America, ma dopo un po di paziente
attesa, siamo stati destinati al centro di accoglienza dove
ci sono stati dati gli zaini ed il materiale per la veglia.
ALLORA VIA DI CORSA
verso la parrocchia pensavamo noi … ma di corsa qui non se ne
può proprio parlare, perché qui in Canada vanno veramente piano.
A proposito di guida è incredibile come siano tutti ligi alle
regole stradali. Noi stessi siamo abituati a perdonarci qualche
piccola scorrettezza ma loro si comportano come se avessero
un vigile al loro fianco. Per intenderci, qui il conducente
si ferma allo stop anche se a destra e a sinistra si vede chiaramente
che non c’è nessuno nel raggio di 30 km (abituati come siamo
noi è alquanto sconcertante).
Arrivati alla parrocchia l’accoglienza è
stata delle migliori. Subito siam passati davanti ad un tavolo
pieno di pasta e ogni ben di Dio. La gente parlottava quasi
tutta in dialetto italiano: era molto buffo e divertente.
Io e Matteo siamo stati assegnati ad una famiglia di origine
italiana: Mario e Maria Di Nicolantonio. Lui era di origine
abruzzese e lei Molisana (se non ricordo male). Maria ci ha
caricato sulla sua macchinona americana con cambio automatico
e siamo andati subito a casa dove ci aspettavano i genitori
di lei, italianissimi purosangue che non vedevano l’ora di
vederci. Mi ha molto colpito come gli occhi di queste due
persone anziane si accendessero a veder noi che venivamo dall’Italia.
Immagino che gli abbiamo ricordato le loro radici e le loro
storie, fatte di distacco dalla lingua, dalla cultura e soprattutto
dagli affetti. Oggi posso dire che la comunità italiana si
è profondamente integrata nel sistema sociale canadese. Insomma
i nostri connazionali sono diventati dei veri canadesi con
quel pizzico di italianità che a mio avviso li rende trainanti.
Poco dopo è arrivato Mario il padrone di casa, del quale la
moglie aveva detto: “Mio marito non sa neanche una parola
di italiano”, ma l’affermazione di Maria si è subito rivelata
una mezza bugia, perché Mario con l’italiano niente ma con
l’abruzzese andava forte, così io e Matteo mescolando le nostre
conoscenze dei vari dialetti, più un po di inglese, capivamo
tutto benissimo. Sistemati in camera molto agiatamente siamo
svenuti a letto ronfando come dei ghiri per tutta la notte.
Il giorno dopo sveglia di buon mattino (circa le 8) e mega
partita di basket con i figli Laura e Mathew nel campo privato.
Si proprio come nei film americani dove c’è il minicampo di
basket accanto alla casa. Io e Mathew contro Matteo e Laura.
Laura faceva canestri da tutte le parti. Io e Matthew cercavamo
di tener testa alla coppia di scatenati ma abbiamo capitolato
in breve tempo.
In tarda mattinata ci siamo recati ad Exibiton
Place, il posto di raduno dove ci avrebbero dato da mangiare,
dove avremmo incontrato il Papa al suo arrivo a Toronto e
dove comunque si tenevano concerti, giochi e svaghi. Incredibile
già dal primo giorno vedere la moltitudine di ragazzi provenienti
da tutti i paesi del mondo. Tanti italiani, tantissimi americani,
poi messicani, polacchi, spagnoli e francesi, più tutto il
resto. Il nostro gruppo con Matteo faceva un po di scena perché
lui maneggiava i suoi nastri roteanti, così gruppi di ragazze
ammirate (e forse un po innamorate) venivano a vedere da vicino
il nostro protagonista. Nel frattempo parlottando con gli
altri ragazzi del gruppo venivamo a conoscenza di quanto era
successo nelle rispettive famiglie. Fra i “personaggi” più
famosi e pittoreschi si evidenziava un certo Tony, che ospitava
Gianluca (Cormano) e Marco (Ospitaletto). Pare che il nostro
connazionale rimpinzzasse i nostri con delle misure di pasta
e carne fuori dai comuni canoni della normalità. E come se
questo non bastasse durante il giorno li riforniva di panini
imbotti di polpette di carne, così i nostri malcapitati oltre
al normale pasto passato dall’organizzazione, dovevano trangugiare
anche il megapanino di Tony, andando così in overdose da cibo.
Un altro personaggio di rilievo, poi ripreso in una canzone
inventata per l’occasione, è stata Concettina, una minuta
signora che nel discorso mescolava parole italiane a parole
inglesi, facendo diventare veramente divertente la conversazione
…. CONCETTINA DOWNTOWN. Poi numerosi altri che mi piacerebbe
ricordare ma che per evidenti motivi di spazio non posso.
La sera quando rientravamo in casa era il momento
di stare un po con i nostri genitori, ed anche se eravamo
tutti molto stanchi, si stava molto volentieri insieme a parlare
della giornata trascorsa e di noi. Il giorno seguente abbiamo
celebrato la messa in parrocchia fra noi ed alcuni delle famiglie:
è stato molto emozionante, poi ci siamo diretti ad Exibition
dove sarebbe arrivato il Papa.
Per le strade sfilavamo in corteo, ed è stato
curioso vedere come la gente uscisse nel giardino di casa
per vedere noi che cantavamo festanti le nostre canzoni tradizionali
(Ndr Anna Radice, Anna Galieni, Ilaria e Marta Bettoni fra
le più scatenate). I volti delle persone erano meravigliati
nel vedere la nostra gioia. La realtà cristiana canadese da
quanto ho potuto vedere io è molto diversificata in varie
confessioni, tra le quali quella cattolica. Ed oltre al mondo
cristiano ci sono vari ed oserei dire “strani” movimenti che
non saprei definire. Insomma un mescolio tipico della cultura
americana ma sicuramente interrogato nel veder noi per le
strade della loro città.
Preparato lo striscione di rito raffigurante
una saliera che facendo cadere il sale formava la scritta
Cormano, abbiamo preso e difeso con varie tecniche e blocchi
tipo basket una postazione vicino alle ringhiere dove sarebbe
passato il Papa. Così dopo un po di ore di attesa è arrivato
l’elicottero del Papa scortato da altri tre elicotteri militari.
Le misure di sicurezza erano imponenti e i rangers canadesi
ci facevano sentire minuscoli. Sono quasi tutti alti e corpulenti
proprio come nei film; per interderci alcuni sembrano Rambo
ed altri Bud Spencer ma son sempre e comunque TAGLIE FORTI.
All’arrivo il Papa mi è sembrato fisicamente
molto provato ma deciso e fresco nello spirito, lo si capiva
dalla voce sicura e dai movimenti delle mani che accompagnavano
i nostri canti. Nella sua figura ho visto l’immagine dell’uomo
pienamente uomo e totalmente abbandonato nelle braccia del
Padre. Il discorso del Papa onestamente faccio fatica a ricordarlo,
un po per la lingua, un po per la radiolina che non funziona,
ed un po per la stanchezza dovuta alle diverse ore passate
sotto il sole, ma per questo io mi rimetto sempre di leggere
gli intereventi al rientro a casa. Quello che ricordo maggiormente
è la parola Beati. Ci ha chiamato ad
essere il popolo delle beatitudini e rileggendo adesso
che sono a Milano il discorso del 25 luglio, ricordo che mi
aveva colpito molto questo passaggio del discorso del Papa
“L'uomo è fatto per la felicità. La vostra sete di felicità
è dunque legittima. Per questa vostra attesa Cristo ha la
risposta. Egli però vi chiede di fidarvi di Lui. La gioia
vera è una conquista, che non si raggiunge senza una lotta
lunga e difficile. Cristo possiede il segreto della vittoria.”
La sera rientrati nelle nostre case, abbiamo
notato come i media avevano dato grande risalto all’intervento
del Papa e anche i nostri genitori si sono trattenuti con
noi fino a tarda ora per cucinarci dell’ottima pasta e per
scambiare opinioni sulla giornata trascorsa. Una nota di colore,
all’uscita da Exibition è arrivato un giornalista dell’avvenire
e ci ha intervistato.
La sera abbiamo colto l’occasione per visitare
Toronto, che è una vera e propria città in perfetto stile
americano. Il centro è pieno di alti grattacieli e fra di
essi l’enorme e altissima CN TOWER, l’edificio più alto del
mondo con i suoi 555 metri di altezza. Gli ascensori ti portano
su in pochi secondi e dall’alto puoi vedere tutta Toronto
che è veramente grande (decisamente molto più grande di Milano
ma non sapendo quanto direi circa 2/3 volte). Nella parte
alta della torre c’è una stanza denominata glass room dove
il pavimento è di vetro (resistente). Camminando su questa
lastra trasparente ti sembra di camminare sul vuoto …. ed
ovviamente ad un’altezza di 500 metri. SPAVENTOSO !!!
Alla sera quando cala il buio la città si illumina
diventando bellissima. Migliaia di luci che si perdono a vista
d’occhio fanno di Toronto notturna un vero e proprio spettacolo.
Alla discesa della torre abbiamo sentito il richiamo dei nostri
stomaci che ormai si erano assuefatti al tour de force da
cibo impresso dalle circostanze. A tutto eravamo stati svezzati
ma non ancora all’ HOT DOG. Cari amici l’hot dog probabilmente
qui in Italia facciamo fatica a mangiarlo ma lì ti pare la
cosa più naturale da fare. A furia di ingoiarne sembravamo
tutti dei poldo in miniatura. Minimo erano due, poi tre, altri
quattro, chi addirittura cinque … oltre sopraggiungeva la
vergogna perciò ci si fermava.
Il giorno successivo levataccia ore 6.00 del
mattino e pullman per arrivare in zona catechesi (circa un
ora e mezzo). Noi facevamo la catechesi con dei gruppi di
ragazzi siciliani, poi pranzo e relax ad Exibition. Nel tardo
pomeriggio eravamo invitati nella nostra parrocchia per fare
festa con tutti i salesiani. Infatti la parrocchia era tenuta
da salesiani. Anche qui grande festa con canti e balli di
tutte le nazionalità. Noi abbiamo fatto il nostro show facendoci
riconoscere come al solito, ed il tutto è stato ovviamente
molto divertente. Dopo di che al tramonto di una splendida
serata, abbiamo fatto la processione e l’adorazione con loro.
Il mattino del sabato eravamo pronti per la
grande veglia a Downsview Park un ex aeroporto nella citta
di Toronto. I genitori erano orgogliosi di noi. Chi poteva
sarebbe venuto alla mattina della domenica e chi non poteva
avrebbe seguito la messa dalla televisione. Per il fine settimana
era previsto very bad weather (cattivo tempo), così dopo essere
arrivati nel luogo della veglia, abbiamo cercato di accamparci
tenendo presente che avrebbe piovuto. Il nostro striscione
svettava davanti a noi e delimitava una piccola area dove
eravamo situati. Mario ci aveva dato dei teloni grandi per
ripararci dall’eventuale pioggia ma non sapevamo come utilizzarli.
L’idea ce l’hanno data gli altri. Infatti ogni settore dell’immenso
campo era delimitato da delle corde tenute da pilastrini di
ferro che avrebbero fatto proprio al caso nostro. Io Matteo
e Alberto siamo andati a “chiederli in prestito” per
la notte. Mentre cercavamo di trafugare i vitali sostegni,
siamo stati beccati (ovviamente) da una ragazza della sicurezza.
“MOLLATE GIU’” così è iniziata la discussione. Ma noi
da bravi italiani abbiamo iniziato a mercanteggiare dapprima
con “SOLTANTO UNO”; poi abbiamo cercato di metterla
in guardia come se fosse stato un suo problema con un “GUARDA
CHE STANOTTE PIOVE”; alla fine la ragazza sfiancata ha
mollato la presa dicendo “VA BENE DUE E NON NE PARLIAMO
PIU’”. Di fronte alla nostra arte mercantile ha ceduto
lasciandocene due su quattro. …… gli altri due che ci mancavano
li abbiamo presi 100 metri più avanti.
Il pomeriggio è passato molto allegramente.
Abbiamo giocato, ballato. Lele suonava molto bene la chitarra
e Matteo con i suoi nastri faceva delle belle coreografie,
così eravamo un po’ fonte di aggregazione per gli altri ragazzi.
Gerosa (pantegana) infrangeva cuori a destra e sinistra e
scattava foto.
Alla sera in un tramonto veramente molto bello
è arrivato il Papa. Il colpo d'occhio era splendido e molto
emozionante. Tantissimi lumini accesi alternati da cori e
danze hanno fatto da bellissima cornice al messaggio del Papa
ai giovani. Nel suo discorso Giovanni Paolo II ha voluto salutare
calorosamente tutti ringraziandoci di aver raccolto l’invito
a partecipare alle giornate mondiali della gioventù. Ha voluto
sottolineare che l’inizio del nuovo millennio è stato segnato
da due eventi terribilmente contrastanti: Il giubileo delle
genti e l’attentato dell’11 settembre alle Twin Towers. A
partire da questa realtà ha “provocato” le nostre coscienze
domandandoci su quale fondamenta è giusto costruire la città
dell’uomo. Ecco un passaggio del discorso che mi è piaciuto
molto: “Cari amici, voi lo sentite istintivamente dentro
di voi, nell'entusiasmo dei vostri giovani anni, e lo affermate
con la vostra presenza qui stasera: solo Cristo è la ‘pietra
angolare’ su cui è possibile costruire saldamente l'edificio
della propria esistenza. Solo Cristo, conosciuto, contemplato
e amato, è l'amico fedele che non delude, che si fa compagno
di strada e le cui parole riscaldano il cuore (cfr Lc 24,
13-35).
Il XX secolo ha spesso preteso di fare
a meno di quella ‘pietra angolare’, tentando di costruire
la città dell'uomo senza fare riferimento a Lui ed ha finito
per edificarla di fatto contro l'uomo! Ma i cristiani lo sanno:
non si può rifiutare o emarginare Dio, senza esporsi
al rischio di umiliare l'uomo. …….. Nella misura
in cui la vostra amicizia con Cristo, la vostra conoscenza
del suo mistero, la vostra donazione a Lui saranno autentiche
e profonde, voi sarete "figli della luce", e diventerete
a vostra volta "luce del mondo". Perciò io vi ripeto
la parola del Vangelo: "Risplenda la vostra luce davanti
agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano
gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5,16). Alla
fine il Papa ci ha salutato augurandoci la buona notte. In
breve tempo i sacchi a pelo si sono aperti e ci siamo preparati
per la notte.
A parte il concerto rock in piena notte che
ci ha fatto sussultare quando già eravamo al primo sonno,
il resto della nottata è stato abbastanza tranquillo fino
alle 6.30 circa, quando hanno iniziato a piovere sulle nostre
povere teste, goccioloni grossi come aranci. Immaginate il
mormorio delle persone colte all’improvviso dal violento acquazzone.
Io, per evitare di scomodarmi troppo e facendo fatica ad aprire
gli occhi appesantiti dal risveglio improvviso, ho fatto mezzo
giro su un lato portandomi sopra la testa la stuioetta di
plastica, così son riuscito a sonnecchiare sotto l’acquazzone
concedendomi ancora i 5 minuti canonici. Scampata la prima
mezza bufera, molti di noi hanno iniziato a chiedersi come
mai ci eravamo “sporcati” le mani prendendo i sostegni
per i teloni e poi non avevamo fatto la copertura, ma dopo
la classica girandola di ipotesi frastornata dalle nostre
menti assonnate è arrivato l’uragano vero. Alle 8.30 è iniziato
il diluvio universale. Pioggia, vento e freddo si sono abbattuti
sul campo e noi, visto che non potevamo avere alcun riparo,
ce la siamo beccata tutta. In certi momenti pioveva così forte
che alcuni di noi ridevano non credendo a quanto si stesse
scatenando sopra le nostre povere teste. Dentro tutto questo
piccolo dramma, la cosa che mi ha colpito tanto è stato vedere
che quest'uomo di 82 anni, era li con noi malgrado tutta la
sua evidente sofferenza e i suoi malanni. E mentre io dentro
di me un po mi lamentavo, lui era li per me a condividere
il mio ed il nostro disagio. Ai miei occhi è stato un esempio
evidente di santità. Poco dopo è arrivato un sole ed un vento
caldo che in pochissimo tempo ci ha asciugato tutti, ed il
Papa, interrompendo brevemente il discorso ufficiale, ha sottolineato
come nella vita ci siano pioggia, vento, intemperie e sole
che rinfranca. Il Santo Padre alla messa domenicale ci ha
chiamato ad essere “Sale della terra e Luce del mondo”. Ecco
un passaggio del suo discorso: Voi siete giovani, e
il Papa è vecchio, avere 82 o 83 anni di vita non è come averne
22 o 23. Ma il Papa ancora si identifica con le vostre attese
e con le vostre speranze. Anche se sono vissuto fra molte
tenebre, sotto duri regimi totalitari, ho visto abbastanza
per essere convinto in maniera incrollabile che nessuna difficoltà,
nessuna paura è così grande da poter soffocare completamente
la speranza che zampilla eterna nel cuore dei giovani.
Voi siete la nostra speranza, i giovani
sono la nostra speranza. Non lasciate che quella speranza
muoia! Scommettete la vostra vita su di essa! Noi non siamo
la somma delle nostre debolezze e dei nostri fallimenti; al
contrario, siamo la somma dell'amore del Padre per noi e della
nostra reale capacità di divenire l'immagine del Figlio suo
.
Alla fine il papa ci ha voluto salutare tutti
nelle lingue dei varie paesi. Grande in me la commozione e
la contentezza quando il Papa ha salutato i giovani italiani
presenti (19 mila circa), i quali lo hanno contraccambiato
con una ovazione che ha impressionato tutto Downsview Park.
Nelle sue parole ci ha salutato con la confidenza che ha un
padre verso i figli che vede tutti i giorni a casa.
Dopo i saluti e dopo aver aspettato don Ambrogio
e Don Walter che avevano concelebrato, ci siamo diretti nelle
nostre famiglie, dove abbiamo potuto decisamente rinfrancarci
con menù tipicamente italiani. Il saluto con gli italo-canadesi
è stato fra i più commuoventi. Ci hanno trattato come dei
figli, come degli ospiti a cui hanno messo a disposizione
tutto quello che avevano. E stata un’esperienza veramente
grande. L’unico mio rammarico è stato quello di aver potuto
passare poco tempo con loro. Comunque fra pianti e abbracci
ci siamo diretti verso Kitchener, una città canadese in stile
tedesco. Gli edifici e la gente non sono il massimo che il
Canada può fornire ma abbiamo avuto modo lo stesso di vedere
un parco molto bello. Si alloggiava in un albergo con ogni
genere di comfort e qui abbiamo incominciato la girandola
delle telefonate in Italia. Le linee, probabilmente sovraccariche
nei giorni precedenti per le tante chiamate, finalmente si
erano liberate.
Alla mattina abbiamo avuto la possibilità di
riprendere insieme le giornate e le risonanze dei nostri cuori.
E’ emerso grande nei vari interventi, il forte legame di amicizia
che era cresciuto fra di noi. Grande la voglia di comunicare
la nostra esperienza a tutti quelli rimasti a casa, e altrettanto
grande la volontà di non perdersi di vista una volta tornati
a Milano, cercando di coltivare di più gli scambi fra i vari
oratori. Alla sera, dopo le cene ai ristoranti più IN del
luogo (ce n’erano solo due), i ragazzi più giovani per restare
ancora un pò insieme tiravano tardi. La notte per loro durava
3 ore. Molto, ma veramente molto simpatiche, suor Marylin
e suor Roselia che con moltissima discrezione, simpatia ed
affetto ci hanno accompagnato in questi giorni. E’ bello vedere
come dietro le diverse vocazioni ci sia una umanità grande,
che abbatte ed accorcia ogni genere di lontananza e pregiudizio
latente nei confronti delle persone religiose.
Alla mattina dell'ultimo giorno pronti via
per le cascate del Niagara. Il viaggio fatto sul pulmino dei
Simpson è stato molto bello e le meraviglie naturali che si
vedono dal finestrino ti riempiono il cuore. A circa 1 Km
di distanza si può già scorgere la nube che si forma per lo
schianto dell’acqua sulle rocce. Eccoci arrivati: sono le
NIAGARA FALLS.
Così come vengono pronunciate qui le cascate
del Niagara (Naiaagrfo) sono irriconoscibili. I canadesi troncano
molto le parole e poi parlano come se avessero una patata
in bocca. Secondo me non si capiscono neanche fra di loro,
l'importante è stortare le parole (questo era il trucco che
usavo io per farmi capire). Anyway le cascate sono bellissime.
Ci sono due versanti: quello americano un po più piccolo ma
più caratterizzato da rocce e spruzzi, mentre quello canadese
con la portata d’acqua più imponente e maestosa. Il nostro
gruppo di pionieri indossato il kway di rito, si è diretto
con il battello fin sotto le imponenti cascate. La doccia
è assicurata ma ne vale la pena e le foto non rendono assolutamente
giustizia a questo spettacolo naturale. Una tiratina di orecchi
va fatta secondo me all’amministrazione comunale che ha permesso
la costruzione dei grattacieli intorno alle cascate americanizzando
il tutto. Il paese è come un paese dei balocchi pieno di fast
food e centri commerciali che secondo me non ci azzeccano
proprio per niente; BUT THAT'S AMERICA. Il nostro tempo
a questo punto era veramente finito e via di corsa verso l'aeroporto
di Toronto. Il viaggio di ritorno (sempre con il pulmino dei
Simpson) è stato veloce. I più sono crollati in un sonno profondo
tipo letargo, così ci siamo trovati subito in aeroporto. L'aereo
era ormai pronto e alcuni di noi rimanevano ancora una settimana.
Pianti abbracci e saluti fra chi partiva e chi rimaneva. E
noi con la certezza di aver vissuto un’esperienza indimenticabile,
abbiamo concluso le nostre GMG sicuramente felici per l’incontro
con il Papa, ma a mio avviso anche felici, per aver trovato
lungo il cammino tanti nuovi amici con cui condividere la
nostra vita.
|