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Per
ulteriori informazioni e foto sul viaggo visitate il sito
di Michele
michelespiriticchio@inwind.it - http://spazioweb.inwind/michelespiriticchio
8-13 / 14-19 / 20-28
14-01-03
In questa giornata abbiamo
intenzione di visitare Masaya il centro dell'artigianato
in Nicaragua dopo però esser stati al Parco nazionale "Vulcano
Masaya" a pochi km da Granada, sulla strada per Managua.
Con un autobus (5C$) per
Managua, ci facciamo lasciare all'entrata del Parco subito
dopo Masaya in prossimità del paese di Nindirì, al km 23
della carretera Managua-Masaya. All'entrata il biglietto
costa 60 C$ per accedere alla lunga strada asfaltata di
5 km che salendo conduce fino alla sommità del vulcano,
ai crateri. Il Parco nazionale è stato il primo parco nazionale
inaugurato nel 1979 con un'area di 54 km2. Il vulcano Masaya,
conosciuto anche con il nome di Popogatepe, che significa "montagna
che arde" nella lingua chorotega, sorge maestosamente
dal centro del parco. Uno dei suoi crateri, il Santiago,
attualmente mostra attività gassosa e lava incandescente
al suo interno.
Durante l'epoca precolombiana,
il vulcano Masaya era oggetto di venerazione da parte degli
indigeni che credevano che le eruzioni erano segnali di
furia generata dagli Dei e per ingraziarseli offrivano
sacrifici che potevano essere bambini e ragazze...
L'ultima eruzione del
vulcano Masaya fu nel 1772, mentre quella del vulcano Nindirì nel
1670.
Tutto il faticoso cammino
sotto un sole cocente lo facciamo assieme a due italiani
padre e figlia che incontriamo già all'entrata.
L'uomo si è trasferito
da 8 mesi circa qui in Nicaragua, vive sull'isola di Ometepe
dove ha inaugurato la finca "El Zopilote" con
amache e un dormitorio con possibilità di cucinare...
La salita alla cima è abbastanza
faticosa soprattutto per la continua pendenza e il sole.
Il paesaggio è gradevole e si vede la lava nera sparsa
fra i campi bruciati.
Una volta giunti in cima
si può scorgere da un parapetto il cratere Santiago del
vulcano Nindirì, ancora attivo. Il cratere del Masaya è invece
ricoperto dalla vegetazione.
Dal cratere Santiago ogni
tanto sale una nuvola azzurrina carica di zolfo e gas irritanti
per gli occhi e per la respirazione.
Purtroppo non è possibile
camminare lungo il sentiero che gira attorno al cratere
più interessante, quello del Nindirì: alcune guide impediscono
il passaggio; purtroppo non si può salire neanche fino
alla cruz de Bobadilla del XVI secolo.
Dall'alto si può scorgere
Masaya e la sua laguna, mentre a ovest Managua...
La discesa è meno faticosa
e al Centro de visitantes c'è un piccolo museo galleria
con rappresentati su modellini in scala ogni tipo di formazione
del vulcano, del parco e dei dintorni.
Salutando gli amici italiani
prendiamo un bus di passaggio per Masaya (3 C$) dove arriviamo
presto al polveroso terminal proprio accanto al mercato
nuovo. In questo mercato una parte è dedicata all'artigianato
locale ed i prezzi sono sicuramente inferiori rispetto
a quelli nel mercato viejo di Masaya, il mercato più famoso
del Nicaragua.
Io non trovo oggetti particolarmente
belli, ma ci sono amache ( 100-150 C$), oggettistica da
souvenir, come portachiavi, placche ricordo, cappelli,
quadretti, pitture, tappeti, borsette, oggetti in pelle
e legno, ecc. Il vasellame è ababstanza carino, le ceramiche
di San Juan de Oriente sono forse le cose che più mi hanno
colpito...
Finito il nostro giro
turistico nel mercato saliamo su un altro bus per Santa
Catarina (3C$), uno dei cosiddetti "pueblos blancos" assieme
a San Juan de Oriente e altri ancora.
A Santa Catarina ci andiamo
per vedere la Laguna de Apoyo che si raggiunge dopo una
breve camminata poco in salita che termina proprio al mirador
con una bellissima veduta della laguna, come un lago tondo
e calmo...
Dal mirador torniamo sui
nostri passi e sempre con un bus de paso 3C$) arriviamo
a Masaya di nuovo dove questa volta ci dirigiamo al mercato
viejo. Il mercato con una bella facciata è senz'altro pulito
e turistico ed i prezzi sono leggermente superiori anche
se si possono forse trovare cose meglio rifinite e carine.
Da Masaya rientriamo in
bus (5 C$) quindi a Granada in serata.
Visto il "compito" per
un amico mi fermo ad acquistare dei sigari nicaraguensi,
da Doña Elba, una casa a gestione familiare dove fabbricano
i propri sigari artigianalmente. L'indirizzo di questo "negozio" in
una bella casa marrone è: De iglesia Xalteva 1 c. al oeste.
tel: 860-6715 552-3217. Silvio Reyes proprietario.
Acquisto dei puros naturales
a 20 C$ al sigaro...
A cena ci fermiamo alla
pizzeria Don Luca proprio accanto all'hospedaje Cocobolca:
Luca è un italo-svizzero che prepara buone pizze con ingredienti
italiani. Una margherita grande costa 37 C$; la pizza è ok
ma non aspettatevi la pizza napoletana !!
15-01-03
Lasciamo presto Granada
e il Cocibolca per trasferirci con il bus delle 7.30, che
partirà poi alle 8.00, a Rivas (15 C$) dove andremo alla
vicina San Jorge il punto di imbarco per Ometepe.
Con un traghetto che parte
alle 10.30 ( il biglietto lo si può fare prima o a bordo:
20 C$) si raggiunge l'isola lacustre più grande del mondo
di 276 km2, arrivando dopo circa un'ora a Moyogalpa
sul lato nord occidentale dell'isola, ai piedi del vulcano
Concepciòn.
L'isola ha due vulcani,
il Concepciòn alto 1610 m. a nord e ancora attivo, mentre
il Maderas è alto 1394 m. ed è spento.
A Moyogalpa scendiamo
e con il bus (9C$) pronto andiamo ad Altagracia dove arriviamo
dopo 40 minuti circa. La strada è in condizioni pietose
e continuamente veniamo sobbalzati su e giù a causa delle
buche e dei tratti sconnessi.
Ad Altagracia ci fermiamo all'hotel Castillo,
direcciòn: Parque Central 1 c. Al sur, 1/2 c. Al oeste. hotelcastillo@hotmail.com .
Con noi c'è Marcus un
ragazzo inglese di origine olandese che si è aggregato.
Prendiamo così una camera per tre che costa 70C$ a persona
( circa 5 euro) con bagno, doccia, ventilatore. L'hotel è carino
e raccomandabile e fa anche da ristorante con prezzi modici
(30-70 C$), sotto a una veranda in un ambiente piacevole
e rilassato. Purtroppo non siamo in riva al lago...internet
costa 75 C$ all'ora!
In attesa di domattina
quando andremo al vulcano Maderas tentando la scalata fino
alla laguna in vetta, giriamo un po' per il paese di Altagracia,
un paesello di campagna con alcune statue precolombiane
giusto a lato della chiesa nel parque central. A piedi,
andiamo a vedere alcune spiaggette vicine attraversando
piantagioni di banani e platano. La prima, playa Angul,
non è molto bella e interessante, anzi tutt'altro, mentre
la seconda Taguisapa, è appena discreta e si può fare il
bagno.
Al Castillo incontriamo
Enrica di Roma e compagni ( Claudia e Nello ) con cui avevo
iniziato una stretta collaborazione ancora prima di partire
per il Nicaragua e con cui avremmo dovuto incontrarci proprio
qui in Nicaragua. Loro dal Costarica erano da poco entrati
in Nicaragua e così, del tutto casualmente e a sorpresa
ci siamo incontrati !! Un incontro fortunato !
Così abbiamo cenato in
gruppo, 6 italiani e un inglese al vicino comedor Buen
Gusto sulla via principale, poco prima dell'hotel Kencho,
sulla sinistra andando verso il parque central. mangiamo
bene a prezzi bassi ( circa 40 C$ un pescado fritto, mojarra,
con cervezas ).
Convinciamo tutti alla scalata di domattina
al Maderas, con l'aiuto della guida Silvio Sevilla Gana che
incontriamo al Castillo. Siamo d'accordo con Silvio per 60
C$ a testa e partenza presto per prendere il primo bus per
Balg üe ai piedi del vulcano: sveglia alle 4.00 ( l'autobus
parte alle 4.30 dal parque !!
16-01-03
Per la salita al maderas è necessario partire
presto la mattina con il bus delle 4.30 per Balg üe (8 C$).
E' il solo bus che parte presto mentre il prossimo parte
alle 9.30.
Ci si impiega un'ora fino al pueblito di Balg üe,
tutto al buio, arriviamo che albeggia e a piedi per 25 minuti
circa saliamo fino alla finca Magdalena una cooperativa di
famiglie di contadini che coltivano caffè organico nata nel
1985.
L'hacienda Magdalena è anche
una sorta di hostello in cui alloggiare in camere o nel
dormitorio sulle amache. Per iniziare la salita al Maderas
si pagano 20 C$ alla finca, per il biglietto d'entrata...
Alla finca facciamo colazione
con caffè (4C$) pane, burro, uova e gallo pinto...
La salita fin sulla vetta
sono 5 km di sentiero, inizialmente facile ma sempre più ripido
e difficile, visto che oggi è una giornata no dal punto
di vista metereologico: le nuvole basse coprono tutto e
l'umidità è alta. Fa sempre più freddo ma soprattutto il
sentiero si fa sempre più scivoloso, fangoso, ripido.
Secondo Silvio, non vedremo
nulla da lassù e vista la difficoltà che progressivamente
aumenta per salire, ci prefiggiamo come meta finale il
mirador, circa a 2,5 km, a metà strada insomma verso la
cima. Con noi abbiamo un "paquet" per la comida,
una sorta di pranzo al sacco preparatoci al Castillo, che
include uova sode, pane, un pezzetto di formaggio, arance.
Io, Maurizio e Marcus
continueremo la salita, mentre Silvio tornerà indietro
con Enrica, Claudia, Nello e Roberto.
Ma la strada è sempre
più impraticabile. Con le scarpe da ginnastica scivolo
in continuazione rischiando di farmi male e inizio ad avere
freddo visto che sono in maglietta e basta. Marcus invece è una
furia e continua imperterrito avanti.
Con Maurizio infine decidiamo
di fermarci a circa un'ora di cammino dalla vetta, non
siamo stanchi ma le prospettive non sono buone, non credo
che avremmo visto niente, nemmeno la laguna che si raggiunge
dalla vetta scendendo per pochi minuti.
Poi non ho intenzione di proseguire in fretta
e furia calcolando anche che l'ultimo bus parte da Balg üe
alle 16.00 dopodichè non ci rimarrebbe che l'autostop.
Verso le 12.00 siamo di
nuovo all'hacienda dove incontriamo i nostri amici lavati
e riposati.
Dopo una sciaquata alla
fontana e il lavaggio delle scarpe coperte dal fango, siamo
di nuovo pronti a ripartire con il bus delle 13.30 fino
a playa Santo Domingo, la spiaggia più importante di Ometepe.
la spiaggia è carina e ci sono diversi hotels e hospedaje
dove poter alloggiare o mangiare qualcosa, Io faccio il
bagno vestito così lavo via il fango appiccicoso del Maderas
!
Torniamo ad Altagracia
grazie al passagio su un pick up ( 5C$) che ci evita di
attendere il prossimo bus.
Ceniamo in hotel con un
buon pescado ( guapote ) e brindando con il buonissimo
ron Flor de Caña visto che il gruppo si dividerà: io, Maurizio
e Marcus ci dirigeremo a Managua in aeroporto con destinazione
Corn Island, mentre Enrica, Claudia e Nello proseguiranno
verso Granada.
---A questo punto spiego
se vale la pena di salire sul vulcano:
secondo me l'escursione
merita visto la ricchezza della vegetazione, dove alcune
scimmie si possono scorgere in alto sui grandi alberi,
il sentiero è segnato bene e tutto sommato la giornata è interessante.
Ma tutto questo è davvero meritevole se il panorama è aperto
e limpido.
La vegetazione tropicale,
la natura rigogliosa e la laguna all'interno del cratere,
queste sono le attrazioni del Maderas. E' bene sapere che
non è facile arrivare fino in cima perchè le condizioni
del sentiero possono cambiare notevolmente a seconda del
tempo.
Andarci con una guida
o da soli ? La mia opinione è quella di cercarsi una guida
non solo perchè indica la strada giusta che comunque non è difficile
da trovare, ma soprattutto per sapere i tempi che mancano
e per l'organizzazione generale. Chi vuole può incamminarsi
da solo partendo dalla finca, anche seguendo altri gruppi
muniti di guida ai passaggi dubbi ( ma ce ne sono solo
pochi all'inizio...seguire sempre la sinistra e passare
attraverso dei paletti due volte...).
Considerate che tra salita
e discesa vanno via circa 7-8 ore di cammino !
Nel nostro caso la cattiva
giornata, sfortunati per la nuvola bassa carica di umidità,
con un sentiero quasi impraticabile per chi ha scarpette
da ginnastica....
Ometepe offre molto, giri
a cavallo, passeggiate in mezzo alla foresta, trekking,
due vulcani abbastanza diversi nella vegetazione, il Concepciòn
più difficile e duro, il Maderas alla portata di quasi
tutti, lagune, spiagge e soprattutto tanta tranquillità !
Una escursione raccomandabile
soprattutto per il tramonto è quella della laguna Chaco
Verde e alla vicina playa Venecia.
17-01-03
Il programma di oggi è arrivare
a Managua per prendere un aereo interno con destinazione
Corn Island.
Anche oggi siamo in piedi
prestissimo, già alle 3.50 !! per prendere il primo bus
delle 4.15 che va a Moyogalpa e che parte dal parque central
di Altagracia. E' notte, al buio percorriamo la strada
in circa un'ora di viaggio con un mal di schiena che costringe
a tenere duro e aspettare l'arrivo sospirato.
Arriviamo giusto in tempo
per salire sulla lancia delle 5.30 per San Jorge. A differenza
del ferry dell'andata, il ritorno a San Jorge lo facciamo
su una lancia più piccola a due piani (15 C$). Io avverto
un po' di mal di lago, sembra di barcollare in continuazione
e quando scendo sono contento...
A San Jorge c'è subito
un autobus con destinazione Managua ( 30 C$)( senza dover
passare da Rivas in taxi come all'andata...).
A Managua siamo al mercado
central, al terminal de autobuses Roberto Huembes. E' presto
per andare in aeroporto, dovrebbe esserci un aereo verso
le 14.00 per Corn Island...
Così andiamo prima a fare
colazione in una stradina dall'altro lato della strada
principale. Per strada con gli zaini in spalla girovagando
così senza sicurezza, riceviamo l'avvertimento di alcuni
passanti di stare in guardia...è un quartiere pericoloso
questo.. Ci fermiamo in una specie di bar, in realtà una
casa dove una gentilissima signora ci fa accomodare ai
suoi tavoli per proporci la sua ricca colazione, come al
solito gallo pinto con uova rancheras, tortillas, queso
frito e cafè negro !
Poi in taxi ( 50 C$ )
andiamo in aeroporto. Il costo del taxi è superiore per
andare in aeroporto, di solito in città si pagano 15 cordobas,
ma l'aeroporto è più distante...
All'entrata dell'aeroporto
Sandino, subito prima dell'entrata per i voli internazionali
ci sono gli uffici delle compagnie locali, Costeña, Atlantic
Airlines, Aerosegovia. Quando scendiamo dal taxi siamo
subito assaliti da due impiegati uno della compagnia Costeña
l'altro dell'Atlantic Airlines.
Entriamo e domando: " Quanto
costa per Corn Island ? un volo andata e ritorno?".
Per me non ci sono preferenze tra le due compagnie, l'orario è simile
per entrambe ma con l'Atlantic avremo un ulteriore sconto
solo per oggi ( ci credete...?) del 10 %. E così, acquistiamo
il biglietto con l'Atlantic Airlines per Corn Island a
85 Usd $ ( con 23 C$ di tasse di imbarco), un buonissimo
prezzo inferiore di 10 dollari rispetto a quello della
Costeña. Non c'è bisogno di bloccare il volo di ritorno,
ma è bene informarsi in anticipo sui posti del volo desiderato.
Partenza alle 14.00 con
un bielica L410.
Prima di atterrare a Corn
Island facciamo un breve scalo a Bluefields sulla costa
atlantica, il capoluogo della Raas ( regione autonoma atlantica
del sur ). Dopo circa 20 minuti si riparte e in circa 15
minuti siamo già sopra Corn Island poco più a nord rispetto
a Bluefields.
Dai finestrini dell'aereo
si notano subito le sfumature turchesi-verdi-celesti dell'oceano
atlantico, il mar dei caraibi.
Atterriamo a Corn Island su una striscia
di asfalto rovinato ma decente quanto basta per permettere
al nostro aereo di non cappottarci ! Un buon volo certamente
!
Ritiriamo semplicemente
e velocemente i nostri zaini e a piedi andiamo a cercare
il modo di poter raggiungere subito la vicina Little Corn
Island, un'isoletta ancora più a nord, meno turistica e
alla "Robinson Crusuè".
La popolazione locale è tipicamente
nera, di origine africana. Si parla inglese soprattutto
ma anche spagnolo che viene capito comunque da tutti.
Al porticciolo, c'è già pronta
una lancia che va alla Isla
pequeña, il biglietto che si fa a bordo, costa 70 C$
( 5 dollari ). All'entrata del porticciolo si paga una
piccola tassa di 3 C$.
Dopo un'oretta scarsa
di lancia tra salti e sobbalzi da motocross, arriviamo
proprio al tramonto a Little Corn, e subito apprezzo l'atmosfera
di remoto, pace e tranquillità, niente macchine nè elettricità,
solo qualche casetta tipica sulla spiaggia, alcuni alberghetti
sparsi e nascosti fra le palme.
Per la prima notte finiamo
all'hotel Los Delfines, proprio nel paesino, un albergo
moderno e nuovo nuovo ( di 6-7 mesi ) che però non è assolutamente
sul mare e per questo lo sconsiglio. La camera è bella
e pulita, costa 30 dollari ( 150 C$ a testa ) con bagno
e doccia in una casetta. In precedenza avevamo lasciato
una camera al Miss Bridgette, sempre in paese, al costo
di 200 C$ per due camere ( una da due e una da uno ), il
bagno era fuori in comune, ma a me non dispiaceva per niente.
Al Miss Bridgette si può anche
mangiare.
Ma l'indomani la nostra
intenzione è quella di cambiare sistemazione a favore di
qualcosa di più a contatto con la spiaggia e il mare...
Per cena siamo da Bridgette
dove mangiamo pollo fritto ( 45 C$) e cervezas (15 C$).
18-01-03
Dall'Hotel Los Delfines abbiamo intenzione
di trasferirci dall'altra parte dell'isola a nord est sulla
punta dove c'è Dericks, una specie di campeggio con bungalows
direttamente sul mare. Grazie al consiglio di Beba ed Egidio
di Bologna, ci trasferiamo con una passeggiata lungo la spiaggia
sul lato orientale dopo che Marcus ha navigato in internet
( l'unico sull'isola) a Casa Iguana, grazie al satellitare
( costo 15 C$ ogni 15 minuti, orario dalle 9.00 alle 11.00).
Casa Iguana è un gruppo di "casitas" che variano
per dimensione e prezzo, ubicato nel sud est dell'isola e
che ha un proprio sito internet (
http://www.casaiguana.net/ )
Gli ospiti sono quasi
tutti prenotati via email dal forn che trovate nel sito...
Una coppia di canadesi gestisce questo lodge, molto curato
ma spartano, e ahimè manca una vera spiaggia.
Bella la veranda panoramica
dove gli ospiti fanno colazione e dove ci sono molti
libri da leggere...
I prezzi non sono economici
ma certamente buoni ( 15-40 $ usd), si può anche cenare.
Da Dericks invece sembra
di stare in un accampamento, sotto le palme e un prato
grande sempre raso al passaggio del cavallo nero che bruca
in continuazione... Il mare è subito lì, una spiaggetta
e le amache che sventolano al vento.
Io e Maurizio occupiamo
un bungalows ( costo 14 $ usd ) mentre Marcus sta nel dormitorio
(5 $ usd).
Il bungalow è carino,
basico, una finestrella, un letto grande sulla sabbia e
ripiani di legno per gli zaini; la porta senza serratura
a cui applichiamo un lucchetto di "sicurezza".
I servizi sono davvero
arrangiati, due latrine molto molto improvvisate, mentre
la doccia, beh, doccia è una parola grossa, diciamo piuttosto
che all'interno di un ripostiglio all'aperto c'è un bidone
con acqua dolce con cui bisogna lavarsi con secchielli.
Bisogna molto arrangiarsi.
E considerate che manca l'elettricità sull'isola, quindi...munitevi
di una torcia !!
Da Dericks al paese sono
25 minuti buoni di cammino lungo un sentiero all'interno
dell'isola, da fare al buio di sera tra le palme e la vegetazione.
Il sentiero è segnato bene e non si rischia di perdersi.
Si sbuca in "centro
a livello di Bridgette.
Pranziamo da Aries ( ex
Patricia's place ), un comedor che sta appena prima della
scuola, di fronte al Lobster shop, passando Bridgette a
destra e poi appena su lungo la stradina di cemento. Una
casetta dove la signora cucina molto bene e ci gustiamo
un'ottima aragosta all'ajillo ( 85C$). Altri piatti sono
il chop suey, pollo, pescado ( colamaria = yellow tail
). Molto buoni anche i succhi freschi al tamarindo, naranja,
granadilla, ecc.
Il nostro piatto di langosta è accompagnato
da tostones ( platano fritto a rondelle ), insalata e riso
bianco al cocco fenomenale !
Aries diventerà il nostro
posto preferito dove mangiare !
Ovviamente a cena ritorniamo
da Aries !
Little Corn island è un
paradiso di semplicità, un'isoletta dove imparare a convivere
con difficoltà ormai scomparse...Sorge la luna, uno spettacolo
che assistiamo cullati sull'amaca: che paradiso !!
19-01-03
Visto che quando su un'isoletta
sperduta piove tutto il giorno senza sosta, che rimane
da fare se non quella di oziare tutto il giorno ?
Oggi purtroppo piove, niente tintarella e
bagni in quest'acqua turchese. Più al largo, a 50-100 metri
dalla riva c'è il reef, la barriera corallina. Leggendo una
guida nuovissima ( gennaio 2003 !!) del Nicaragua e molto
precisa ( www.moon.com ), trovo che Little Corn Island,
in una scala di valori da 1-10 per quanto riguarda la bellezza
dei fondali, ottiene il voto 9 assegnatogli da National Geographic
!!
Io non ho il brevetto
sub ma mi piacerebbe fare un po' di snorkeling visto anche
che la temperatura dell'Atlantico è di qualche grado superiore
a quella trovata nel Pacifico; ci saranno 26-27 gradi.
Ma in questa giornata è davvero
difficile far passare il tempo.
Certo, si cammina molto,
visto che per ogni necessità bisogna tornare in "paese" e
farsi i soliti km a piedi. Lungo le spiagge così, perlustrando
l'isola e scoprire altri bungalows e case, tra cui il Farm
Peace and love di Paola, un'italiana che si è trasferita
qui, il Casa Sunrise poco distante con bungalows sull'erba.
Superato il Casa Sunrise
e passata una abitazione sulla spiaggia si devia all'interno
verso una specie di collinetta. Siamo vicini al faro, non
funzionante e sul punto più altro di Little Corn. La vista è bella
da quassù, e si vede anche la Isla Grande.
Dal Faro si scende verso
il porto, sempre "scortati" dai cani del Dericks
che ci seguono ininterrottamente.
Girare l'isola è facile
e interessante, lungo spiagge che a nord sono belle e incorniciate
dalle famose palme dei Caraibi !
Difficile incontrare qualcuno
in giro per l'isola, solo in paese qualche pescatore o
qualche bambino in bicicletta. Pochi i turisti che di solito
si fermano a Big Corn Island, rinunciando al viaggio in
lancia fino a qui...
I sentieri sono in terra,
di solito bagnati e fangosi, mai comunque difficili da
percorrere. Le mie ciabatte sono quasi coperte da una terra
appiccicosa e dura da togliere.
Una volta tornati alla
base torna di nuovo a piovere. Aspettiamo l'ora di cena
quando iniziamo a incamminarci al buio pesto, visto che
la luna non c'è, muniti tutti e tre di torcia, verso il
Casa Iguana.
Poco prima c'è Elsa, un "comedor",
si fa per dire..., dove si può mangiare bene ( così ci
dicono) ed economicamente. Da Dericks, camminiamo lungo
la spiaggia in ciabatte, sulla sabbia dove i granchi al
buio sbucano dalle rocce e ci tagliano la strada ! Quanti!!
Grandi e piccoli, bianchi e grigi, verdi, rossi...
In pratica costeggiamo
quasi tutta l'isola a est.
Quando arriviamo, al buio scorgiamo il "comedor",
che però stasera è chiuso per mancanza di elettricità ! Non
c'è luce e così siamo rassegnati a cambiare meta.
Indovinate dove andiamo ? Eh sì, ancora da Aries...
Quando finiamo di mangiare
si scatena un forte temporale proprio al ritorno quando
siamo a metà strada lungo il sentiero in mezzo all'isola.
Io scalzo per via delle ciabatte rotte, e bagnato fradicio,
nel bungalow mi cambio e non passa un minuto che mi addormento...
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