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8-13 / 14-19 / 20-28

14-01-03

In questa giornata abbiamo intenzione di visitare Masaya il centro dell'artigianato in Nicaragua dopo però esser stati al Parco nazionale "Vulcano Masaya" a pochi km da Granada, sulla strada per Managua.

Con un autobus (5C$) per Managua, ci facciamo lasciare all'entrata del Parco subito dopo Masaya in prossimità del paese di Nindirì, al km 23 della carretera Managua-Masaya. All'entrata il biglietto costa 60 C$ per accedere alla lunga strada asfaltata di 5 km che salendo conduce fino alla sommità del vulcano, ai crateri. Il Parco nazionale è stato il primo parco nazionale inaugurato nel 1979 con un'area di 54 km2. Il vulcano Masaya, conosciuto anche con il nome di Popogatepe, che significa "montagna che arde" nella lingua chorotega, sorge maestosamente dal centro del parco. Uno dei suoi crateri, il Santiago, attualmente mostra attività gassosa e lava incandescente al suo interno.

Durante l'epoca precolombiana, il vulcano Masaya era oggetto di venerazione da parte degli indigeni che credevano che le eruzioni erano segnali di furia generata dagli Dei e per ingraziarseli offrivano sacrifici che potevano essere bambini e ragazze...

L'ultima eruzione del vulcano Masaya fu nel 1772, mentre quella del vulcano Nindirì nel 1670.

Tutto il faticoso cammino sotto un sole cocente lo facciamo assieme a due italiani padre e figlia che incontriamo già all'entrata.

L'uomo si è trasferito da 8 mesi circa qui in Nicaragua, vive sull'isola di Ometepe dove ha inaugurato la finca "El Zopilote" con amache e un dormitorio con possibilità di cucinare...

La salita alla cima è abbastanza faticosa soprattutto per la continua pendenza e il sole. Il paesaggio è gradevole e si vede la lava nera sparsa fra i campi bruciati.

Una volta giunti in cima si può scorgere da un parapetto il cratere Santiago del vulcano Nindirì, ancora attivo. Il cratere del Masaya è invece ricoperto dalla vegetazione.

Dal cratere Santiago ogni tanto sale una nuvola azzurrina carica di zolfo e gas irritanti per gli occhi e per la respirazione.

Purtroppo non è possibile camminare lungo il sentiero che gira attorno al cratere più interessante, quello del Nindirì: alcune guide impediscono il passaggio; purtroppo non si può salire neanche fino alla cruz de Bobadilla del XVI secolo.

Dall'alto si può scorgere Masaya e la sua laguna, mentre a ovest Managua...

La discesa è meno faticosa e al Centro de visitantes c'è un piccolo museo galleria con rappresentati su modellini in scala ogni tipo di formazione del vulcano, del parco e dei dintorni.

Salutando gli amici italiani prendiamo un bus di passaggio per Masaya (3 C$) dove arriviamo presto al polveroso terminal proprio accanto al mercato nuovo. In questo mercato una parte è dedicata all'artigianato locale ed i prezzi sono sicuramente inferiori rispetto a quelli nel mercato viejo di Masaya, il mercato più famoso del Nicaragua.

Io non trovo oggetti particolarmente belli, ma ci sono amache ( 100-150 C$), oggettistica da souvenir, come portachiavi, placche ricordo, cappelli, quadretti, pitture, tappeti, borsette, oggetti in pelle e legno, ecc. Il vasellame è ababstanza carino, le ceramiche di San Juan de Oriente sono forse le cose che più mi hanno colpito...

Finito il nostro giro turistico nel mercato saliamo su un altro bus per Santa Catarina (3C$), uno dei cosiddetti "pueblos blancos" assieme a San Juan de Oriente e altri ancora.

A Santa Catarina ci andiamo per vedere la Laguna de Apoyo che si raggiunge dopo una breve camminata poco in salita che termina proprio al mirador con una bellissima veduta della laguna, come un lago tondo e calmo...

Dal mirador torniamo sui nostri passi e sempre con un bus de paso 3C$) arriviamo a Masaya di nuovo dove questa volta ci dirigiamo al mercato viejo. Il mercato con una bella facciata è senz'altro pulito e turistico ed i prezzi sono leggermente superiori anche se si possono forse trovare cose meglio rifinite e carine.

Da Masaya rientriamo in bus (5 C$) quindi a Granada in serata.

Visto il "compito" per un amico mi fermo ad acquistare dei sigari nicaraguensi, da Doña Elba, una casa a gestione familiare dove fabbricano i propri sigari artigianalmente. L'indirizzo di questo "negozio" in una bella casa marrone è: De iglesia Xalteva 1 c. al oeste. tel: 860-6715  552-3217. Silvio Reyes proprietario.

Acquisto dei puros naturales a 20 C$ al sigaro...

A cena ci fermiamo alla pizzeria Don Luca proprio accanto all'hospedaje Cocobolca: Luca è un italo-svizzero che prepara buone pizze con ingredienti italiani. Una margherita grande costa 37 C$; la pizza è ok ma non aspettatevi la pizza napoletana !!

15-01-03

Lasciamo presto Granada e il Cocibolca per trasferirci con il bus delle 7.30, che partirà poi alle 8.00, a Rivas (15 C$) dove andremo alla vicina San Jorge il punto di imbarco per Ometepe.

Con un traghetto che parte alle 10.30 ( il biglietto lo si può fare prima o a bordo: 20 C$) si raggiunge l'isola lacustre più grande del mondo di 276 km2, arrivando dopo circa un'ora a Moyogalpa sul lato nord occidentale dell'isola, ai piedi del vulcano Concepciòn.

L'isola ha due vulcani, il Concepciòn alto 1610 m. a nord e ancora attivo, mentre il Maderas è alto 1394 m. ed è spento.

A Moyogalpa scendiamo e con il bus (9C$) pronto andiamo ad Altagracia dove arriviamo dopo 40 minuti circa. La strada è in condizioni pietose e continuamente veniamo sobbalzati su e giù a causa delle buche e dei tratti sconnessi.

Ad Altagracia ci fermiamo all'hotel Castillo, direcciòn: Parque Central 1 c. Al sur, 1/2 c. Al oeste. hotelcastillo@hotmail.com .

Con noi c'è Marcus un ragazzo inglese di origine olandese che si è aggregato. Prendiamo così una camera per tre che costa 70C$ a persona ( circa 5 euro) con bagno, doccia, ventilatore. L'hotel è carino e raccomandabile e fa anche da ristorante con prezzi modici (30-70 C$), sotto a una veranda in un ambiente piacevole e rilassato. Purtroppo non siamo in riva al lago...internet costa 75 C$ all'ora!

In attesa di domattina quando andremo al vulcano Maderas tentando la scalata fino alla laguna in vetta, giriamo un po' per il paese di Altagracia, un paesello di campagna con alcune statue precolombiane giusto a lato della chiesa nel parque central. A piedi, andiamo a vedere alcune spiaggette vicine attraversando piantagioni di banani e platano. La prima, playa Angul, non è molto bella e interessante, anzi tutt'altro, mentre la seconda Taguisapa, è appena discreta e si può fare il bagno.

Al Castillo incontriamo Enrica di Roma e compagni ( Claudia e Nello ) con cui avevo iniziato una stretta collaborazione ancora prima di partire per il Nicaragua e con cui avremmo dovuto incontrarci proprio qui in Nicaragua. Loro dal Costarica erano da poco entrati in Nicaragua e così, del tutto casualmente e a sorpresa ci siamo incontrati !! Un incontro fortunato !

Così abbiamo cenato in gruppo, 6 italiani e un inglese al vicino comedor Buen Gusto sulla via principale, poco prima dell'hotel Kencho, sulla sinistra andando verso il parque central. mangiamo bene a prezzi bassi ( circa 40 C$ un pescado fritto, mojarra, con cervezas ).

Convinciamo tutti alla scalata di domattina al Maderas, con l'aiuto della guida Silvio Sevilla Gana che incontriamo al Castillo. Siamo d'accordo con Silvio per 60 C$ a testa e partenza presto per prendere il primo bus per Balg üe ai piedi del vulcano: sveglia alle 4.00 ( l'autobus parte alle 4.30 dal parque !!

16-01-03

Per la salita al maderas è necessario partire presto la mattina con il bus delle 4.30 per Balg üe (8 C$). E' il solo bus che parte presto mentre il prossimo parte alle 9.30.

Ci si impiega un'ora fino al pueblito di Balg üe, tutto al buio, arriviamo che albeggia e a piedi per 25 minuti circa saliamo fino alla finca Magdalena una cooperativa di famiglie di contadini che coltivano caffè organico nata nel 1985.

L'hacienda Magdalena è anche una sorta di hostello in cui alloggiare in camere o nel dormitorio sulle amache. Per iniziare la salita al Maderas si pagano 20 C$ alla finca, per il biglietto d'entrata...

Alla finca facciamo colazione con caffè (4C$) pane, burro, uova e gallo pinto...

La salita fin sulla vetta sono 5 km di sentiero, inizialmente facile ma sempre più ripido e difficile, visto che oggi è una giornata no dal punto di vista metereologico: le nuvole basse coprono tutto e l'umidità è alta. Fa sempre più freddo ma soprattutto il sentiero si fa sempre più scivoloso, fangoso, ripido.

Secondo Silvio, non vedremo nulla da lassù e vista la difficoltà che progressivamente aumenta per salire, ci prefiggiamo come meta finale il mirador, circa a 2,5 km, a metà strada insomma verso la cima. Con noi abbiamo un "paquet" per la comida, una sorta di pranzo al sacco preparatoci al Castillo, che include uova sode, pane, un pezzetto di formaggio, arance.

Io, Maurizio e Marcus continueremo la salita, mentre Silvio tornerà indietro con Enrica, Claudia, Nello e Roberto.

Ma la strada è sempre più impraticabile. Con le scarpe da ginnastica scivolo in continuazione rischiando di farmi male e inizio ad avere freddo visto che sono in maglietta e basta. Marcus invece è una furia e continua imperterrito avanti.

Con Maurizio infine decidiamo di fermarci a circa un'ora di cammino dalla vetta, non siamo stanchi ma le prospettive non sono buone, non credo che avremmo visto niente, nemmeno la laguna che si raggiunge dalla vetta scendendo per pochi minuti. 

Poi non ho intenzione di proseguire in fretta e furia calcolando anche che l'ultimo bus parte da Balg üe alle 16.00 dopodichè non ci rimarrebbe che l'autostop.

Verso le 12.00 siamo di nuovo all'hacienda dove incontriamo i nostri amici lavati e riposati.

Dopo una sciaquata alla fontana e il lavaggio delle scarpe coperte dal fango, siamo di nuovo pronti a ripartire con il bus delle 13.30 fino a playa Santo Domingo, la spiaggia più importante di Ometepe. la spiaggia è carina e ci sono diversi hotels e hospedaje dove poter alloggiare o mangiare qualcosa, Io faccio il bagno vestito così lavo via il fango appiccicoso del Maderas !

Torniamo ad Altagracia grazie al passagio su un pick up ( 5C$) che ci evita di attendere il prossimo bus.

Ceniamo in hotel con un buon pescado ( guapote ) e brindando con il buonissimo ron Flor de Caña visto che il gruppo si dividerà: io, Maurizio e Marcus ci dirigeremo a Managua in aeroporto con destinazione Corn Island, mentre Enrica, Claudia e Nello proseguiranno verso Granada.

---A questo punto spiego se vale la pena di salire sul vulcano:

secondo me l'escursione merita visto la ricchezza della vegetazione, dove alcune scimmie si possono scorgere in alto sui grandi alberi, il sentiero è segnato bene e tutto sommato la giornata è interessante. Ma tutto questo è davvero meritevole se il panorama è aperto e limpido.

La vegetazione tropicale, la natura rigogliosa e la laguna all'interno del cratere, queste sono le attrazioni del Maderas. E' bene sapere che non è facile arrivare fino in cima perchè le condizioni del sentiero possono cambiare notevolmente a seconda del tempo.

Andarci con una guida o da soli ? La mia opinione è quella di cercarsi una guida non solo perchè indica la strada giusta che comunque non è difficile da trovare, ma soprattutto per sapere i tempi che mancano e per l'organizzazione generale. Chi vuole può incamminarsi da solo partendo dalla finca, anche seguendo altri gruppi muniti di guida ai passaggi dubbi ( ma ce ne sono solo pochi all'inizio...seguire sempre la sinistra e passare attraverso dei paletti due volte...).

Considerate che tra salita e discesa vanno via circa 7-8 ore di cammino !

Nel nostro caso la cattiva giornata, sfortunati per la nuvola bassa carica di umidità, con un sentiero quasi impraticabile per chi ha scarpette da ginnastica....

Ometepe offre molto, giri a cavallo, passeggiate in mezzo alla foresta, trekking, due vulcani abbastanza diversi nella vegetazione, il Concepciòn più difficile e duro, il Maderas alla portata di quasi tutti, lagune, spiagge e soprattutto tanta tranquillità !

Una escursione raccomandabile soprattutto per il tramonto è quella della laguna Chaco Verde e alla vicina playa Venecia.

17-01-03

Il programma di oggi è arrivare a Managua per prendere un aereo interno con destinazione Corn Island.

Anche oggi siamo in piedi prestissimo, già alle 3.50 !! per prendere il primo bus delle 4.15 che va a Moyogalpa e che parte dal parque central di Altagracia. E' notte, al buio percorriamo la strada in circa un'ora di viaggio con un mal di schiena che costringe a tenere duro e aspettare l'arrivo sospirato.

Arriviamo giusto in tempo per salire sulla lancia delle 5.30 per San Jorge. A differenza del ferry dell'andata, il ritorno a San Jorge lo facciamo su una lancia più piccola a due piani (15 C$). Io avverto un po' di mal di lago, sembra di barcollare in continuazione e quando scendo sono contento...

A San Jorge c'è subito un autobus con destinazione Managua ( 30 C$)( senza dover passare da Rivas in taxi come all'andata...).

A Managua siamo al mercado central, al terminal de autobuses Roberto Huembes. E' presto per andare in aeroporto, dovrebbe esserci un aereo verso le 14.00 per Corn Island...

Così andiamo prima a fare colazione in una stradina dall'altro lato della strada principale. Per strada con gli zaini in spalla girovagando così senza sicurezza, riceviamo l'avvertimento di alcuni passanti di stare in guardia...è un quartiere pericoloso questo..  Ci fermiamo in una specie di bar, in realtà una casa dove una gentilissima signora ci fa accomodare ai suoi tavoli per proporci la sua ricca colazione, come al solito gallo pinto con uova rancheras, tortillas, queso frito e cafè negro !

Poi in taxi ( 50 C$ ) andiamo in aeroporto. Il costo del taxi è superiore per andare in aeroporto, di solito in città si pagano 15 cordobas, ma l'aeroporto è più distante...

All'entrata dell'aeroporto Sandino, subito prima dell'entrata per i voli internazionali ci sono gli uffici delle compagnie locali, Costeña, Atlantic Airlines, Aerosegovia. Quando scendiamo dal taxi siamo subito assaliti da due impiegati uno della compagnia Costeña l'altro dell'Atlantic Airlines.

Entriamo e domando: " Quanto costa per Corn Island ? un volo andata e ritorno?". Per me non ci sono preferenze tra le due compagnie, l'orario è simile per entrambe ma con l'Atlantic avremo un ulteriore sconto solo per oggi ( ci credete...?) del 10 %. E così, acquistiamo il biglietto con l'Atlantic Airlines per Corn Island a 85 Usd $ ( con 23 C$ di tasse di imbarco), un buonissimo prezzo inferiore di 10 dollari rispetto a quello della Costeña. Non c'è bisogno di bloccare il volo di ritorno, ma è bene informarsi in anticipo sui posti del volo desiderato.

Partenza alle 14.00 con un bielica L410.

Prima di atterrare a Corn Island facciamo un breve scalo a Bluefields sulla costa atlantica, il capoluogo della Raas ( regione autonoma atlantica del sur ). Dopo circa 20 minuti si riparte e in circa 15 minuti siamo già sopra Corn Island poco più a nord rispetto a Bluefields.

Dai finestrini dell'aereo si notano subito le sfumature turchesi-verdi-celesti dell'oceano atlantico, il mar dei caraibi.

Atterriamo a Corn Island su una striscia di asfalto rovinato ma decente quanto basta per permettere al nostro aereo di non cappottarci ! Un buon volo certamente !

Ritiriamo semplicemente e velocemente i nostri zaini e a piedi andiamo a cercare il modo di poter raggiungere subito la vicina Little Corn Island, un'isoletta ancora più a nord, meno turistica e alla "Robinson Crusuè".

La popolazione locale è tipicamente nera, di origine africana. Si parla inglese soprattutto ma anche spagnolo che viene capito comunque da tutti. 

Al porticciolo, c'è già pronta una lancia che va alla Isla pequeña, il biglietto che si fa a bordo, costa 70 C$ ( 5 dollari ). All'entrata del porticciolo si paga una piccola tassa di 3 C$.

Dopo un'oretta scarsa di lancia tra salti e sobbalzi da motocross, arriviamo proprio al tramonto a Little Corn, e subito apprezzo l'atmosfera di remoto, pace e tranquillità, niente macchine nè elettricità, solo qualche casetta tipica sulla spiaggia, alcuni alberghetti sparsi e nascosti fra le palme.

Per la prima notte finiamo all'hotel Los Delfines, proprio nel paesino, un albergo moderno e nuovo nuovo ( di 6-7 mesi ) che però non è assolutamente sul mare e per questo lo sconsiglio. La camera è bella e pulita, costa 30 dollari ( 150 C$ a testa ) con bagno e doccia in una casetta. In precedenza avevamo lasciato una camera al Miss Bridgette, sempre in paese, al costo di 200 C$ per due camere ( una da due e una da uno ), il bagno era fuori in comune, ma a me non dispiaceva per niente.

Al Miss Bridgette si può anche mangiare.

Ma l'indomani la nostra intenzione è quella di cambiare sistemazione a favore di qualcosa di più a contatto con la spiaggia e il mare... 

Per cena siamo da Bridgette dove mangiamo pollo fritto ( 45 C$) e cervezas (15 C$).

18-01-03

Dall'Hotel Los Delfines abbiamo intenzione di trasferirci dall'altra parte dell'isola a nord est sulla punta dove c'è Dericks, una specie di campeggio con bungalows direttamente sul mare. Grazie al consiglio di Beba ed Egidio di Bologna, ci trasferiamo con una passeggiata lungo la spiaggia sul lato orientale dopo che Marcus ha navigato in internet ( l'unico sull'isola) a Casa Iguana, grazie al satellitare ( costo 15 C$ ogni 15 minuti, orario dalle 9.00 alle 11.00). Casa Iguana è un gruppo di "casitas" che variano per dimensione e prezzo, ubicato nel sud est dell'isola e che ha un proprio sito internet (

http://www.casaiguana.net/ )

Gli ospiti sono quasi tutti prenotati via email dal forn che trovate nel sito... Una coppia di canadesi gestisce questo lodge, molto curato ma spartano, e ahimè manca una vera spiaggia. 

Bella la veranda panoramica dove gli ospiti fanno colazione  e dove ci sono molti libri da leggere...

I prezzi non sono economici ma certamente buoni ( 15-40 $ usd), si può anche cenare.

Da Dericks invece sembra di stare in un accampamento, sotto le palme e un prato grande sempre raso al passaggio del cavallo nero che bruca in continuazione... Il mare è subito lì, una spiaggetta e le amache che sventolano al vento.

Io e Maurizio occupiamo un bungalows ( costo 14 $ usd ) mentre Marcus sta nel dormitorio (5 $ usd).

Il bungalow è carino, basico, una finestrella, un letto grande sulla sabbia e ripiani di legno per gli zaini; la porta senza serratura a cui applichiamo un lucchetto di "sicurezza".

I servizi sono davvero arrangiati, due latrine molto molto improvvisate, mentre la doccia, beh, doccia è una parola grossa, diciamo piuttosto che all'interno di un ripostiglio all'aperto c'è un bidone con acqua dolce con cui bisogna lavarsi con secchielli.

Bisogna molto arrangiarsi. E considerate che manca l'elettricità sull'isola, quindi...munitevi di una torcia !!

Da Dericks al paese sono 25 minuti buoni di cammino lungo un sentiero all'interno dell'isola, da fare al buio di sera tra le palme e la vegetazione. Il sentiero è segnato bene e non si rischia di perdersi.

Si sbuca in "centro a livello di Bridgette.

Pranziamo da Aries ( ex Patricia's place ), un comedor che sta appena prima della scuola, di fronte al Lobster shop, passando Bridgette a destra e poi appena su lungo la stradina di cemento. Una casetta dove la signora cucina molto bene e ci gustiamo un'ottima aragosta all'ajillo ( 85C$). Altri piatti sono il chop suey, pollo, pescado ( colamaria = yellow tail ). Molto buoni anche i succhi freschi al tamarindo, naranja, granadilla, ecc.

Il nostro piatto di langosta è accompagnato da tostones ( platano fritto a rondelle ), insalata e riso bianco al cocco fenomenale !

Aries diventerà il nostro posto preferito dove mangiare !

Ovviamente a cena ritorniamo da Aries !

Little Corn island è un paradiso di semplicità, un'isoletta dove imparare a convivere con difficoltà ormai scomparse...Sorge la luna, uno spettacolo che assistiamo cullati sull'amaca: che paradiso !!

19-01-03

Visto che quando su un'isoletta sperduta piove tutto il giorno senza sosta, che rimane da fare se non quella di oziare tutto il giorno ?

Oggi purtroppo piove, niente tintarella e bagni in quest'acqua turchese. Più al largo, a 50-100 metri dalla riva c'è il reef, la barriera corallina. Leggendo una guida nuovissima ( gennaio 2003 !!) del Nicaragua e molto precisa ( www.moon.com ), trovo che Little Corn Island, in una scala di valori da 1-10 per quanto riguarda la bellezza dei fondali, ottiene il voto 9 assegnatogli da National Geographic !!

Io non ho il brevetto sub ma mi piacerebbe fare un po' di snorkeling visto anche che la temperatura dell'Atlantico è di qualche grado superiore a quella trovata nel Pacifico; ci saranno 26-27 gradi.

Ma in questa giornata è davvero difficile far passare il tempo.

Certo, si cammina molto, visto che per ogni necessità bisogna tornare in "paese" e farsi i soliti km a piedi. Lungo le spiagge così, perlustrando l'isola e scoprire altri bungalows e case, tra cui il Farm Peace and love di Paola, un'italiana che si è trasferita qui, il Casa Sunrise poco distante con bungalows sull'erba.

Superato il Casa Sunrise e passata una abitazione sulla spiaggia si devia all'interno verso una specie di collinetta. Siamo vicini al faro, non funzionante e sul punto più altro di Little Corn. La vista è bella da quassù, e si vede anche la Isla Grande.

Dal Faro si scende verso il porto, sempre "scortati" dai cani del  Dericks che ci seguono ininterrottamente.

Girare l'isola è facile e interessante, lungo spiagge che a nord sono belle e incorniciate dalle famose palme dei Caraibi !

Difficile incontrare qualcuno in giro per l'isola, solo in paese qualche pescatore o qualche bambino in bicicletta. Pochi i turisti che di solito si fermano a Big Corn Island, rinunciando al viaggio in lancia fino a qui...

I sentieri sono in terra, di solito bagnati e fangosi, mai comunque difficili da percorrere. Le mie ciabatte sono quasi coperte da una terra appiccicosa e dura da togliere. 

Una volta tornati alla base torna di nuovo a piovere. Aspettiamo l'ora di cena quando iniziamo a incamminarci al buio pesto, visto che la luna non c'è, muniti tutti e tre di torcia, verso il Casa Iguana.

Poco prima c'è Elsa, un "comedor", si fa per dire..., dove si può mangiare bene ( così ci dicono) ed economicamente. Da Dericks, camminiamo lungo la spiaggia in ciabatte, sulla sabbia dove i granchi al buio sbucano dalle rocce e ci tagliano la strada ! Quanti!! Grandi e piccoli, bianchi e grigi, verdi, rossi...

In pratica costeggiamo quasi tutta l'isola a est.

Quando arriviamo, al buio scorgiamo il "comedor", che però stasera è chiuso per mancanza di elettricità ! Non c'è luce e così siamo rassegnati a cambiare meta.
Indovinate dove andiamo ? Eh sì, ancora da Aries...

Quando finiamo di mangiare si scatena un forte temporale proprio al ritorno quando siamo a metà strada lungo il sentiero in mezzo all'isola. Io scalzo per via delle ciabatte rotte, e bagnato fradicio, nel bungalow mi cambio e non passa un minuto che mi addormento...

 


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