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michelespiriticchio@inwind.it  -  http://spazioweb.inwind/michelespiriticchio


Nicaragua
Diario di viaggio 8-28/01/2003
di Michele

Se cercate una vita tranquilla, se amate la "libertà",
il rispetto e la dignità dei Nicas vi faranno sentire come a casa !

Quando arrivate.... guardate il cielo !
Un paese da non dimenticare !


8-13 / 14-19 / 20-28

Una scelta "difficile" e strana quella di andare in Nicaragua.
Eppure già da tempo desideravo visitare questo paese, da più di un anno quando mi erano arrivate molte interessanti notizie di questa martoriata nazione Centroamericana.
Dopo il Messico, Guatemala e Honduras, forte era la convinzione di continuare ancora in Centroamerica, e il Nicaragua avrebbe rappresentato forse, la migliore sintesi di questi paesi.
Con l'aiuto impagabile di amici che non si sono risparmiati nel coinvolgermi in questo desiderio e alla curiosità che diventava sempre più grande, finalmente decisi che il 2003 sarebbe iniziato con questo sogno:
Un viaggio in Nicaragua !

Guide utilizzate:

Costi:

755 euro  tax incluse (Iberia) il volo andata su Managua, Nicaragua-ritorno da San Josè Costarica
600 euro circa in loco, di cui:

5 $ tax entrata in Nicaragua,
85 $ volo a/r per Big Corn Island
3 $ tassa terrestre uscita Nicaragua
17,5 $ hotel Morgut di Managua
10 $ Hotel Los Delfines a Little Corn Island
21 $ bungalow Derick's a Little Corn Island
20,5 $ hotel Alajuela a Alajuela in Costarica
400 $ cambiati in banca    

totale 1355 euro dal 8-28 ( 29 in Italia ) gennaio 
Moneta locale: cordoba ( molte volte sentirete parlare di pesos e di reales...)
Cambio ( rate change ) 14,56 cordobas = 1 $ Usd ( 0.93 € ) (gennaio '03)


8-gennaio 2003

Parto con Maurizio, mio fidato amico viaggiatore che già nel 2002 mi ha accompagnato in Venezuela, alle 11.55 da Milano Malpensa con il volo della Iberia 6165 destinazione Managua, con scalo a Madrid ( volo IB 3641 ) e poi a Miami. L'arrivo previsto a Managua è a mezzanotte.

9-gennaio 

Invece arriviamo all'aeroporto Augusto Cesar Sandino di Managua, Nicaragua alle 1.33 del 9 gennaio 2003.

Le procedure doganali sono veloci e paghiamo al controllo passaporto la tassa d'entrata nel paese di 5 $ USD. In aereo ci viene consegnato anche la tarjeta d'ingresso che compiliamo e che ci viene timbrata all'aeroporto ( da tenere sempre con sè con il passaporto; consente la permanenza in Nicaragua per 3 mesi...).

Ritiriamo lo zaino e usciamo dall'aeroporto; è notte e subito alcuni tassisti ci offrono il loro servizio, sparando tariffe facili per un turista appena arrivato, ma grazie ai miei informatori conosciuti via email ( Claudio, Mirco, Lemy, Massimiliano ) so che non dovrò spendere più di 15-20 cordobas, la normale tariffa diurna a Managua per qualsiasi destinazione. Anzi, dovrei anche evitare i tassisti fuori dall'aeroporto e andare direttamente sulla strada di fronte, uscendo dai cancelli, per un taxi dal lato opposto che vada verso sinistra...( verso ovest insomma...).

Ma il buio, e l'impatto così precipitoso ci fanno alla fine cedere a uno di questi che ci conduce nel barrio Martha Quezada per ben 10 $ ( ma altri chiedevano fino a 20 $ !!).

Dico al taxista di portarci all'hotel Jardin de Italia che però sembra sia chiuso a quell'ora, come peraltro la maggior parte degli hospedajes di Managua. Questo secondo i tassisti furbacchioni...!

Le strade sono deserte e buie, l'illuminazione è ai minimi termini e non c'è nessuna insegna di hotel accesa; come primo impatto Managua mi appare come una città appena uscita da un bombardamento, dispersa in quartieri lontani fra loro , con ampi viali male asfaltati e pieni di buche e fratture che costringono l'autista a continui rallentamenti...

E questa è Managua, la capitale del Nicaragua !

Ma non si può non vedere che ogni casa, palazzo, negozio, ufficio, insomma ogni abitazione è "chiusa" da cancellate, fili spinati, gabbie metalliche cha fanno molto pensare...; sembra che la delinquenza qui sia a livelli insopportabili; o è solo un retaggio degli anni passati ?

Davanti al Jardin de Italia, ci si para davanti un ragazzo che sembra monco; il tassista subito blocca le portiere e tira su i finestrini, suona per svegliare qualcuno dell'hotel, dalla finestrella dietro una grata la signora ci manda al diavolo forse spaventata dal trambusto del taxista e del ragazzo che chiede qualcosa e alla fine si crea la confusione cercata e ottenuta dal taxista ( furbo lui, e polli noi ) che infine riesce a condurci al "suo" hotel, perchè noi ormai siamo stanchi morti, senza voglia di imporre altre soste qui al buio ( non mi raccapezzo dove sono, potrei anche essere altrove...!), di notte, quando tutti dormono e sono "chiusi" dentro.

"Ok, va bene, portaci al Morgut", dico io, che è vicino al terminal degli autobus per Le ó n, visto che tra qualche oretta partiremo proprio per questa cittadina.

Il Morgut è un hotel tre stelle, un vigilantes appostato appena dietro la porta finestra vede il taxi fermarsi e allora ci apre; alla nostra richiesta di una camera va a svegliare un signore che dorme profondamente. 

Beh, per una camera "doble" con bagno in camera da 40 $ riesco a scendere solo a 35 $ da saldare subito; "porque sono precios impuestos" mi risponde il señor, ma noi dovremo dormire solo per 5-6 ore, presto lasceremo la capitale per dirigerci a León; della televisione non so che farmene, l'aria condizionata che spengo subito perchè non voglio ammalarmi il primo giorno ( almeno aspettiamo una settimana...) e poi è rumorosa ( come sempre...). Maurizio accenna che potevamo starcene in aeroporto, e aspettare che faccia giorno....ma sono solo parole così....dette col senno di poi..

Verso le 8.00, lasciamo il Morgut, e in taxi ( costo 14 cordobas=1 "dollarito"...), ci facciamo portare al terminal Israel Lewites, dove c'è anche il mercato omonimo. Prima però passiamo davanti alla cattedrale vieja di Managua, abbandonata e in disuso dal 1972 anno in cui il terremoto rase al suolo Managua. Non ci sono fondi per ripararla, e alcune transenne impediscono di entrarci. Dalla cattedrale, proprio vicino c'è il malecon sul lago di Managua, inquinatissimo e con un susseguirsi di bar e comedores.

Ma il ricordo più grande che vorrei esprimere è la sensazione di "vuoto" che dà Managua, un'atmosfera surreale, quasi da città fantasma , che appare più una periferia continua di una presunta grande città , per giunta capitale.

Dopo aver cambiato i nostri primi 100 dollari in banca ( 1456 cordobas, e niente commissione ), arriviamo finalmente al terminal, si fa per dire, dove partono i bus per Le ó n e il norte ( Estelì, Chinandega, Matagalpa, Ocotal, la frontera con l'Honduras, ecc.).

Saliamo sull'ex scuolabus americano giallo diretto a Le ó n ( va fino a Chinandega ), il biglietto si fa a bordo ( come poi anche per tutti gli altri, al passaggio dell'"esattore" ), costo 15 C$.

Due ore di strada rovinata, passando da Nagarote e La Paz Centro e dopo aver raccolto tutti coloro che alzano la mano fermando così la "bagnarola".

Il panorama sulla destra è contraddistinto dai vulcani Momotombo e Momotombito ( che è un'isola sul lago di Managua o Xolotlàn ), mentre da Le ó n si possono scorgere i vulcani Telica, Cerro Negro e Las Pilas.

A Le ó n, scegliamo di alloggiare all'Hostal Clinica, visto che Mirco ( via email ) pochi mesi prima c'era stato e me l'aveva consigliato.

Ma il taxista non conosce il "Clinica", e allora, grazie all'indirizzo perfetto di Mirco, iniziamo la ricerca che in fondo non è stata così difficile.

Dalla Telcor ( telefoni ) due calles e mezzo a sud ( abajo ): facile no ?

Sì, ma il Clinica dov'è ? Siamo sulla via giusta ma ...ah ecco, il Clinica è ...una Clinica dental !!  

O no ?!  Non è sbagliato, l'Hostal prende il nome dall'ex Clinica dental della dottoressa che lo gestisce e che lavora fuori Le ó n, in ospedale.

Si entra e si passa direttamente attraverso il bel soggiorno della famiglia con le immancabili sedie a dondolo ( sillas "abuelitas" ...nonnine in italiano!! ).

La nostra camera è l'ultima in fondo, solo due letti, un ventilatore e niente altro per 100 C$ ( poco più di 7 $ Usd, 3,5 $ a testa...). Certamente la camera è quello che è, ma sapremo apprezzare l'Hostal per il carattere familiare e amichevole ! E poi si incontrano tanti viaggiatori...

( i prezzi al Clinica sono: 60 C$ una singola, 100 per una doble, 140 per tre persone; mentre per quelle con bagno aggiungetevi rispettivamente 10, 20 e 20 cordobas. Tutte le camere con abanico, ventilatore ).

Discorso bagno: lavabo esterno, due quelli in comune, di cui uno in comproprietà con una camera che ce l'ha in privato; quindi potrete sentire bussare dall'altra parte dagli ospiti che lo richiedono.... La doccia è piuttosto spartana ma è solo l'inizio....

E siamo pronti per conoscere un po' Le n, dopo però aver mangiato qualcosa !!

Su segnalazione della nonnina del Clinica, andiamo al "Buen Gusto" poco dopo la cattedrale ( in piazza e poi la prima destra fino a dopo il mercato). Un comedor familiare tipo mensa, dove vai in cucina e scegli cosa vuoi, paghi e te ne torni indietro ai tavoli per sederti dove c'è posto.

Devo ammettere che non ho capito esattamente cosa avevo ordinato! Riso, arroz, sì quello lo riconosco, poi carne...trita ( molida ), e verdura tipo...boh...forse patate...oppure yucca...non lo so. Il conto ? Con un refresco di naranja, solo 22 C$. E abbiamo mangiato proprio bene, tutte e due, anche Maurizio che di solito è abbastanza scettico...Un locale tipico, da raccomandare !

In fondo Leòn è un grosso paese che ha dato tanto al Nicaragua. Un paese ora tranquillo, con lo schema urbano classico coloniale spagnolo, la cattedrale che è stupenda e che mi piace tantissimo ( forse proprio per quell'aria di "antico" dovuta ai segni neri come colati lungo le pareti e la maestosa facciata), enorme, la più grande del Centroamerica ! E al suo interno la tomba di Rubén Dario, il poeta più famoso in Nicaragua, amatissimo e morto alcolizzato...

C'è sempre messa in Cattedrale, e con le porte spalancate così da ascoltare anche da fuori, in piazza... La piazza in cui la gente siede sulle panchine, i bambini giocano e i venditori ambulanti cucinano sulla brace...
Ma a Le ó n di chiese ne troverete tante altre, vecchie e nuove sparpagliate un po' in giro...
In pratica il pomeriggio è scivolato via così, bighellonando per le calles e le avenidas di Leòn, osservando come gli "internet point" spuntino come funghi un po' dappertutto.

Alla "Telcor" faccio la mia prima (e ultima!) chiamata in Italia, la tariffa minima ( fino a 3 minuti ) è di 118 C$ ( circa 8 Euro ); in seguito utilizzerò solamente il sistema internet-email-sms... Ma è anche possibile chiamare con la tarjeta telefonica da 100C$ dai telefoni pubblici.

..."Il Nicaragua in questo momento è in una fase di transizione, si sta proprio bene, con dolcezza...."

Ceniamo, si fa per dire, al "Pollos Brosteados" in Plaza Metropolitana, dove vengono preparati piatti ovviamente di pollo arrosto impanati e fritti ( 30 C$ per 1/4 di pollo e 55C$ per mezzo polllo), sandwich, ecc.In due paghiamo 71 C$ ( circa 4,5 € )...

10-01-03

Peccato che al "Clinica" ti fai una schiena spezzata in due sui letti sfondati con i materassi ormai da buttare...

E le zanzare non scherzano.

Maurizio che ha schierato la sua cara zanzariera è sopravissuto, mentre io ho dovuto faticare un po' per capire il meccanismo alla ricerca del riposo assoluto: i calzini ! Sì, perchè questi mosquitos ti pungono sui piedi e sulle caviglie, lasciano da parte testa e gambe e ti risparmiano così di ammazzarti se non ti copri completamente !

Al Clinica si può fare anche colazione. Mi alzo verso le 8.00 e mangio il mio primo "gallo pinto" cioè riso e fagioli con le uova al tegame, cafè negro e pane. Sul tavolino fuori, in completo relax... Sì, inizio a trovarmi bene, inizio a trovare quello che stavo cercando...

Dal mercato vicino alla cattedrale prendiamo un bus, cioè, un furgoncino pick up che per 2 C$ ti porta fino al "mercadito" di Subtiava da dove partono i bus per le spiagge di Poneloya e Las Peñitas (6 C$) in circa 45 minuti e a 20 km.

E così arriviamo a Poneloya verso le 10.00. Una lunga spiaggia nera, noi due e basta sulla sabbia piatta e dura, con alcune case eleganti di vacanza chiuse in settimana.

A piedi ci incamminiamo sulla spiaggia verso sud fino al promontorio roccioso che separa Poneloya da Las Peñitas, "La Peña del Tigre". Poco prima si supera l'Hotel Lacayo con i muri verdi incastonato tra gli alberi...

Non c'è quasi nessuno sulla spiaggia, solo qualche nuotatore solitario, ma saremo in tutto una decina lungo le spiagge chilometriche...Il tutto ha l'aria di abbandonato, solitario, triste...Ma via via si può respirare una bella sensazione, la solita atmosfera piacevole di ultima fermata, un luogo dove fermarsi e guardare il cielo !

Qui il sole non scherza e siamo costretti a non esagerare con l'esposizione ai forti raggi, così cerchiamo subito un riparo che potrebbe salvarci la pelle !

E subito dopo la Peña del Tigre una stradina sterrata a sinistra fino al baretto deserto, dove la solita coca ci porta quel refrigerio che qui è come il paradiso !

Vicino c'è il bar Caceres che fa anche da ristorante...

Durante la settimana Poneloya e Las Peñitas sono deserte, solo qualche visitatore isolato mentre il fine settimana arrivano in massa al mare...

Il mare è pericoloso; le onde sono traditrici per la forte corrente che spinge verso il largo. La zona è famosa per la pericolosità delle acque, non bisogna scherzare troppo con questo mare, l'Oceano Pacifico. L'acqua è caldina, penso sui 24-25 gradi...

Ma oggi si può fare il bagno abbastanza tranquilli, pare che il mare sia più calmo...

L'ombra è assente: come fare per non scottarsi oltre a spalmarsi di crema ( la prima e ultima volta che mi spalmerò...).

I pellicani che si tuffano in picchiata in acqua per pescare, il riflesso del sole, e una pace fantastica !

La sabbia scotta, non si può camminare a piedi nudi fino al mare !

Al bar Caceres entriamo per mangiare qualcosa. Ci sono altri Nica che stanno consumando generose porzioni di pescado mentre a un tavolo fanno baldoria con ron y coca !

Noi scegliamo pescado entero fritto, un pargo ( simile al dentice...o è un dentice ?) all'ajillo con arroz e un sughetto squisito; spendendo 100 C$ a persona. Un buonissimo pranzo, condito dalla piacevolissima brezza che sale dal mare...

Dopo la sosta abbronzatura, ma sempre con attenzione, andiamo sulla stradina ad aspettare il bus per tornare a Le ó n.( il bus da Poneloya arriva fino a Las Peñitas per poi tornare sui propri passi ...).

A Le ó n è possibile comunicare via internet in molti negozi e bar. Di solito costa 15 C$ ogni 30 minuti ma ce ne sono anche di più economici.

In piazza ceniamo seduti all'aperto mangiando da una signora che cucina sulla brace pollo e, naturalmente, gallo pinto...

Le ó n non offre molto; alcuni localini carini dove si può bere qualcosa sempre a prezzi stracciati ( una cerveza per 12-13 C$, meno di un euro...). Noi siamo stati al Via Via ( del servicio Agricola Gurdiàn 75 varas al sur ), un hotel economico in una casa coloniale che fa anche da bar, un luogo "famoso" tra i viaggiatori, dove si può alloggiare in dormitorio per 45 C$ oppure in camera privata ( 100 C$ per 1 pers. oppure 130 per 2 pers.). C'è anche il servizio lavanderia, video, noleggio biciclette, organizzano tours nei dintorni ai vulcani e alla laguna, ecc.

11-01-03

Partiamo presto lasciando León, ma solo dopo aver salutato la señora Mercedes Galo dell'hostal Clinica promettendogli tanta pubblicità per la sua attività e per la simpatia !

In taxi arriviamo al terminal e poi ancora in autobus fino a Managua con quello delle 7.30,

Sì, bisogna sempre tornare ogni volta a Managua quando si vuole cambiare destinazione, arrivando da nord e si scende verso sud...

Al terminal del mercato Israel Lewites siamo alle 9.30 ma subito ripartiamo con un altro autobus (10 C$) per Pochomil, una località balneare sulla costa del Pacifico a meno di 60 km da Managua.

Lo scuola bus americano giallo non ha uno spazio per i bagagli che lasciamo nel retro e che continuamente teniamo d'occhio,.. non si sa mai !

Il viaggio, lentissimo, si svolge attraverso strade sempre malridotte, con buche e voragini, lavori in corso e soste per nuovi passeggeri. Ma durante le fermate salgono venditori di ogni cosa, refrescos in sacchetti di plastica, tortillas, nacatamales, pollo fritto, biscotti, galletas, caramelle, patatine, ecc.

Dal Crucero in poi la strada è in discesa e si arriva al mare, a Masachapa. Poi a sud a 5 km circa c'è Pochomil.

Arriviamo in una piazzetta a fondo cieco e quasi subito, presi alla sprovvista, riceviamo gli inviti di qualche signora che può ospitarci invece di scegliere un albergo. Decliniamo l'invito gentilmente, ma siamo decisi a fermarci al noto Hotel Altamar proprio sul mare e che dovrebbe avere un buon ristorante. All'Altamar l'accoglienza è fredda, non sembra di stare in Nicaragua..., e la camera che ci viene proposta è ancora da preparare. Una camera essenziale, due letti matrimoniali, il bagno è in comune poco distante. Ma per la doccia è necessario pomparsi l'acqua dal pozzo in un secchio e dirigersi nei bagni per "sciaquarsi" anzichè lavarsi nel fatiscente bagno che pare abbandonato!

L'hotel però dispone di un ristorante in alto da cui si ha un bel panorama della spiaggia di Pochomil!

Ci fermiamo così a mangiare qualcosa visto che da stamattina non abbiamo buttato giù niente.

Un buon filete di pescado con il solito arroz, insalata per 70 C$. Per l'aragosta si spendono 200 C$ ( circa 14 euro) mentre per un pescado intero si spendono 140 C$ ( 10 € circa).

Dal ristorante si scende direttamente in spiaggia, una lunghissima spiaggia che a nord continua con Masachapa e poi fino a Montelimar l'unica località del Nicaragua con un grosso stabilimento di livello internazionale nella villa dell'ex presidente Somoza...

In spiaggia ci sono poche persone, c'è bassa marea e c'è tanto spazio. Alcune capanne con le amache stese per dormire oppure sedersi a un tavolo e mangiare...

Alcuni offrono giri a cavallo per pochi cordobas...

In serata, dopo la "sofferta" doccia a secchiate, pensiamo di perlustrare Pochomil, uscendo dall'hotel in strada ma non arriviamo oltre la rotonda dove girano i bus. Qui ci aspettano i pochi comedores che fanno a gara per averci al loro tavolo. I soliti piatti di pollo alla brace, tacos, pescado conditi dalla cerveza locale Toña e Victoria.

Considerando che oggi è sabato ci aspettiamo un po' di vita qui al mare, invece tutto è deserto: noi due e qualche gruppetto di ragazzi di passaggio e nessun altro. Evidentemente il "giro" è da qualche altra parte ?

A un comedor mangiamo qualcosa e ascoltiamo il proprietario che inizia a parlare di politica, contestando il governo attuale liberale, mentre con il Sandinismo al governo c'era più lavoro...

12-01-03

Programma di oggi: relax totale in spiaggia al sole ! Passeremo la domenica in spiaggia, sull'amaca sotto la capannina. ma promettiamo alla signora che più tardi mangeremo da lei.

Queste capanne o meglio, "ranchitos", offrono riparo dal sole e sotto i quali ci si può fermare a mangiare solitamente piatti a base di pesce.

Per colazione un gallo pinto con uova, queso e tortilla ( 35 C$).

Il vento soffia continuamente e aiuta notevolmente a scordarsi del sole, ma attenzione che vi ritroverete con la pelle scottata senza una crema di protezione...Ma con questo vento è quasi impossibile starsene stesi a terra, polveroni di sabbia si alzano e invadono le persone. Per cui, se avete un'amaca bene altrimenti la doccia dell'Altamar non riuscirà a togliervi di dosso tutta la sabbia che avete "incorporato"!

Domenica significa ozio e riposo. In spiaggia arriva gente, tanta gente che però non riesce ad affollare la lunga spiaggia. Non esiste il concetto di stabilimento balneare come da noi. A cavallo, a piedi, in gruppi e sotto i ranchitos, tutti i Nicas passano questo giorno all'insegna del dolce far niente...

Per l'almuerzo, come d'accordo con la signora Adelia, ci facciamo preparare pescado blanco ( 80 C$ ) con salsa ( vi consiglio di farvela fare a parte, così non annega il pesce...) all'aglio ( ajo ) e cipolla, tostones e insalata. E per fortuna che ho scelto un pescado pequeño...Tutto buono e saporito, mangiando nelle retrovie, su un tavolo sotto a un ranchito, proprio di fronte alla casa della signora Adelia. Ma la parola casa è sproporzionata per spiegare la catapecchia o baracca in cui vive Adelia e i due figlioletti ! Avremo aspettato più di un'ora dopo l'ordinazione; non si può dire che i piatti non siano preparati al momento !

E il tramonto a cui assistiamo qui a Pochomil, sull'amaca in spiaggia è un autentico spettacolo indescrivibile!

13-01-02

Bueno ! Alle 6.10 siamo già in piedi belli svegli e in piazzetta ad aspettare il bus che torna a Managua. Oggi la nostra destinazione è Granada, che si affaccia sul lago di Nicaragua.

Per arrivarci ci sono diverse possibilità; o tornare a Managua e poi da lì proseguire per Granada con un bus diretto, oppure prendere inizialmente il bus per Managua e scendere poi al Crucero da dove "de paso" riprendere un altro bus per Jinotepe e da qui un altro ancora per Granada.

Noi decidiamo di fare questo tour con diversi autobus...

Con 10 C$ arriviamo fino al El Crucero, sulla Panamericana. Non facciamo nemmeno tempo a "mettere a fuoco" il momento che già siamo su un combi collettivo, un furgoncino che ci porterà velocemente a Jinotepe per 5 C$. A Jinotepe saliamo su un bus con destinazione Rivas. Ma a un altro incrocio all'altezza di Nandaime scendiamo e aspettiamo il bus che va a Granada (6) e che arriva da Rivas. A mio parere da Pochomil è meglio tornare a Managua e poi prendere un bus diretto a Granada, ma non mi è spiaciuto fare questo sali e scendi continuo nel cuore del Nicaragua !! ( anche perchè non abbiamo mai aspettato tanto tempo i bus lungo la strada...).

Arriviamo a Granada verso le 11.00 al terminal vicino al mercato.

La prima sensazione è piacevolissima, certamente una città molto differente rispetto a Leòn ! Una città con un grande fascino "antico", di una città dimenticata e deliziosa nonostante la presenza del turismo intenazionale.

Il mercato è come sempre affollato e sporco, caotico ma "genuino" e simpatico.

Ci incamminiamo zaino in spalla lungo calle del Comercio verso nord fino a quando svoltiamo a destra per il Parque Central con la Catedral. Dalla Plaza Central prendiamo per il lago lungo La Calzada, la via che porta direttamente al lago. In questa via ci sono diverse posadas e hospedajes.

Scegliamo di alloggiare all'Hospedaje Cocibolca, subito dopo l'Hotel Central, su segnalazione di amici.

L'ambiente è familiare e pulito, senz'altro un'ottima sistemazione sotto tutti i punti di vista. All'entrata campeggia un bel quadro colorato con Che Guevara, mentre alla sinistra sono a disposizione alcuni computer per internet. Gli ospiti hanno anche la facoltà di utilizzare la cucina al pian terreno...

La nostra camera al pian terreno è un po' chiusa; costa 170 C$ (12 Usd $), con bagno, doccia e ventilatore.

Conosco subito il proprietario, Carlos, che è molto molto simpatico e che conosce l'Italia. Lui è fiero del suo paese e della "lotta" contro gli invasori americani....

Di lui ricordo la frase: "La revoluciòn en Nicaragua ha permesso di mantenere una propria identità. Identità che si è persa completamente in altri stati vicini come il Costarica e Panama ! "

Non so spiegare bene l'atmosfera che pervade Granada.

Un paese piuttosto che una città ( come d'altronde tutte le località in Nicaragua...) con una tranquillità piacevole e romantica. Granada appare come addormentata dolcemente sulle sponde del Lago di Nicaragua. Le case coloniali colorate, le immancabili sedie a dondolo di legno e vimini in ogni cortile, salone e sui marciapiedi.

Penso a Granada cento o più anni fa, la differenza non doveva essere così grande!

I turisti sono sempre pochi e rispettosi anche se Granada è la località del Nicaragua più famosa turisticamente parlando.

Il clima poi è eccezionale, con un sole che splende ma non graffia mai grazie alla brezza che sale dal lago.

E' piacevole scoprire Granada camminando e perdersi tra le calles per ritornare sempre al Parque Central.

La gente è molto povera ma sempre dignitosa. La paga giornalierà varia da 50 a 100 C$, l'equivalente di 3-7 euro !!

Ceniamo con due amici incontrati a Leòn, Fabrizio e Serena e l'inglese Marcus in un comedor ( non ricordo il nome...) di fronte al bar Flamingo a poca distanza dalla cattedrale. Non raccomando, anzi sconsiglio questo posto per la cattiva qualità dei piatti; per lo meno il nostro che era davvero insignificante ( per 60 C$ un piatto con un miscuglio di carne, wurstel, chicharròn, crema di fagioli, queso scuro...un piatto senza capo nè coda !!)

 


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