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NICARAGUA,
PAIS DE ACACHIMBA !
Un viaggio indimenticabile...
8 – 28
Gennaio 2003
di Maurizio Fabbri mauri.fabbri@tin.it
Se vuoi vedere tutte le foto di questo viaggio, vai sul mio sito NO PROFIT :
http://members.xoom.virgilio.it/mfwebsite
8
- 13 | 14
- 19 | 20 - 28
20 Gennaio
2003 - Corn Island Pequeña. Piove tutta la notte, ma al mattino quando mi alzo,
fortunatamente a smesso.
Anche se il cielo è ancora parzialmente coperto e sono pochi gli sprazzi di azzurro,
riaffiora la speranza di avere una giornata di sole.
Aspettando che tutto ciò si trasformi in realtà, mi incammino lungo la spiaggia
per scattare qualche foto. Torno dopo circa mezz’ora, ma il cielo è ancora coperto
! Con Michele decidiamo di seguire la spiaggia in direzione di Casa Iguana; almeno
saremo già vicini al “pueblos” e appena Marcus rientrerà dalla mattinata dedicata
al diving, potremo andare a mangiare insieme.
La spiaggia è estremamente corta e la sabbia ha un colore beige molto intenso,
che contrasta con l’azzurro del mare e il bianco della schiuma prodotta dalle
onde.
La vegetazione verde e rigogliosa è proprio a ridosso dell’acqua e rende più intenso
l’aspetto selvaggio dell’isola. Mentre camminiamo, il sole comincia a fare capolino
tra le nubi…; lentamente
inizia a vincere la loro resistenza e l’azzurro diventa rapidamente il colore
predominante del cielo.
In circa venti minuti raggiungiamo il ristorante di “Elsa”, proprio sulla spiaggia;
di giorno il suo aspetto è molto più bello e caratteristico di quanto non mi
era apparso di notte… Chiediamo se per pranzo possiamo mangiare la “concha” :
la risposta affermativa ci rende subito di buono umore ! Altri dieci minuti e
siamo a “Casa Iguana”; visto che sono tre giorni che non do notizie a casa, ne
approfitto per usare internet. Purtroppo è occupato e
mi dicono di tornare più tardi…; poco male, ci dirigiamo verso il “Diving
Center” per aspettare Marcus, che dovrebbe rientrare e avvisarlo che siamo
già in paese.
Anche qui però non abbiamo fortuna…; l’escursione infatti è un po’ in
ritardo… Mentre io aspetto, Michele ne approfitta per girare per il pueblos.
Dopo un
quarto d’ora decido che forse è meglio andare a vedere se si è liberato il PC,
quindi ritorno a casa Iguana : ancora occupato ! Mi siedo fuori dalla costruzione
di legno rosa che ospita i PC e aspetto… Il tempo passa, ma la ragazza connessa,
non si schioda dalla postazione… Arriva Michele, che mi comunica che ha avvisato
Marcus, a cui manca ancora
un’immersione e che ci raggiungerà per pranzo da “Elsa”. Mentre io attendo, Michele
si va a godere la spiaggia : come non capirlo !!! Finalmente, tra mille scuse,
la ragazza al PC termina la sua opera : era ora !!! Ora tocca a me ! E invece
no ! Bisogna cambiare il generatore… Aspettiamo
altri cinque minuti… Fatto…; adesso tocca a me… e invece no ! Questa volta è il
satellite a fare i
capricci… Ma porca p… ! Passano altri cinque minuti e finalmente la connessione
si riattiva e posso
usare il PC : è passata un’ora da quando sono arrivato !
Mi avvisano che il collegamento è instabile, quindi mi sbrigo : due e-mail a
casa e una ad Enrica, in risposta al suo messaggio con il quale mi avvisa, che
sono a granata e si stanno spostando verso Sud seguendo la costa : vuoi vedere
che ci incontriamo di nuovo a San Juan del Sur ? Giusto 15 minuti, il minimo
sindacale ! Pago, o meglio mi faccio scippare, i
50 C$ richiesti e via in spiaggia… Il sole ormai ha conquistato definitivamente
il cielo e con la sua
luminosità, i colori dell’ambiente circostante acquistano un’altra valenza. Il
mare ha un tenue colore pastello, che diventa blu scuro più al largo, il verde
della vegetazione è brillante, quasi le piante fossero lucidate… Raggiungo Michele
da “Elsa”, un bel bagno, quindi attesa : Marcus deve ancora
arrivare… Passano almeno quaranta minuti, prima di scorgere la sua sagoma
all’orizzonte, lungo la spiaggia. Immediatamente ordiniamo a “Elsa” tre piatti
a base di “concha”, gallo pinto e tostones, così da abbreviare
l’attesa, visto che la fame è tanta… Una bella e fresca Toña nell’attesa, seduti
a due passi dal mare, con la brezza che ci accarezza e i piedi nella sabbia e
dopo una ventina di minuti ecco servito il nostro pranzo !
La “concha” è stata fatta a fettine sottili e fritta : la carne è bianca, la
consistenza simile a quella dei gamberi, il sapore lievemente meno deciso. Il
piatto, arricchito dal consueto “gallo pinto” e dai tostones, mi lascia sodisfattissimo
e soprattutto sazio ! Spesa totale : 110 C$.
Ritorniamo da Derick’s via spiaggia, godendoci il sole, la cui intensità è mascherata
dal vento, ma che si rivelerà subito dopo la doccia ! Ci concediamo un po’ di
completo relax sulle amache cullati dal vento e dal fragore delle onde, aspettando
il sorgere della luna. Appena il chiarore lunare rende il buio meno intenso,
ripercorriamo il sentiero che porta in paese per andare a cenare. Scegliamo il
ristorante di “Brigget” : io prendo l’ennesima aragosta, Marcus e Michele una
saporita e
abbondante zuppa di pesce. Anche per la cena, il costo è di 110 C$. Alle 21.30
siamo già in capanna ! Domani mattina lasceremo l’isola…
21 Gennaio 2003 – Corn
Island Pequeña, Corn Island Grande. ( 3 km. In lancia ) Ci svegliamo alle 06.00;
ultimi preparativi, quindi zaino in spalla lasciamo
Derick’s.
La giornata è stupenda : cielo limpido e sole che già brilla alto.
In circa mezz’ora raggiungiamo il “diving center”, da dove parte la lancia per
Corn Island Grande, ma quando arriviamo non c’è ancora nessuno : ne altre persone,
ne la lancia ! Passano pochi minuti ed eccola arrivare; saliamo e prendiamo posto,
collocando il giubbotto di salvataggio sotto il fondo schiena. Restiamo in attesa
una decina di minuti, nei quali altre persone si aggiungono a noi, quindi la
lancia si sposta verso l’altra parte del paese, al piccolo molo, dove vengono
imbarcati numerosi grandi bidoni di plastica azzurri e ci viene chiesto di pagare
: 70 C$ come all’andata.
Appena tutti hanno pagato, la lancia lascia la “piccola” Corn Island, alla volta
della “grande”.
La traversata è più tranquilla, visto che siamo a favore di onde e mi sembra
anche più veloce. Giunti a Corn Island Grande, usciamo dal porto e seguiamo verso
sinistra la
strada che si trova di fronte a noi; sappiamo infatti che poco più avanti (a
circa tre quadre) c’è l’hotel “Best View”, consigliatoci da Mirco, che dovrebbe
essere molto carino.
Dieci minuti e lo raggiungiamo; in effetti è veramente carino, di colore azzurro
pastello e proprio sul mare ! Ha una splendida veranda fronte mare al primo piano
e vi consiglio di farvi dare una stanza che da questa parte : è veramente particolare.
Costo della stanza per tre persone : 20 $. Siamo fortunati in questo senso, visto
che se ne è liberata una in mattinata; mentre la sistemano, ne approfittiamo
per fare colazione con un buon “gallo
pinto”, bagnato da cafè negro.
La camera è decente, anche se un po’ piccola, con un letto singolo e un matrimoniale.
Pulita, con due finestre e il ventilatore, che di fatto non serve, visto che
l’isola è molto ventilata. Ha il bagno, ma senza soffitto e
la porta è costituita da una tendina trasparente. La doccia ha solo acqua fredda.
La veranda, in compenso, è uno spettacolo; vista impagabile sul mare turchese,
con tavolini e sedie a dondolo e un parapetto formato da colonne tutte diversamente
colorate.
Quattro stanze si affacciano su di essa : l’ultima a sinistra è la nostra. Ci
sistemiamo : doccia veloce, un po’ di bucato, quindi via alla scoperta
dell’isola, che si può tranquillamente girare a piedi. Prendiamo verso sinistra;
la strada costeggia il mare che ha colori
particolare, con tutte le tonalità dell’azzurro. Dalla parte opposta le abitazioni,
molto carine, completamente di legno e coloratissime. Dopo circa un chilometro,
superato il “Ristorante Seva’s”, abbandoniamo la costa e prendiamo la strada
che piega verso l’interno; qui il vento è completamente assente e il sole si
sente e come ! meno male che ho il mio
fido cappellino… Troviamo la deviazione per “Silver Sand” e non ci facciamo di
certo pregare… Poche decine di metri ed eccoci sulla spiaggia : una piccola baia
di sabbia fine e quasi bianca, completamente deserta e con un acqua che tende
al verde.
Un po’ di riposo, quindi ritorniamo sui nostri passi e proseguiamo il cammino
sino a raggiungere la bella “Long Beach”, una spiaggia molto grande, di sabbia
beige con un mare azzurro e onde grandi e spumeggianti, che si susseguono regolari.
Ne approfittiamo per fare un bel bagno ! la temperatura dell’acqua è ottima,
la sensazione piacevole, il posto incantevole ! Il tempo di far asciugare il
costume e ci rimettiamo in cammino, seguendo verso sinistra la strada che costeggia
la spiaggia e che prende a salire
verso la sommità di “Queen Hill” : in realtà poche centinaia di metri… Dalla
cima della collina però si gode una bella vista sul porto dell’Isla Grande, che
ha un mare azzurro pastello !
Ridiscendiamo dall’altra parte, tenedo la destra e giungiamo su quella che dovrebbe
essere la più bella spiaggia dell’isola : Pic Nic Beach. Nel punto in cui la
raggiungiamo ci sono tre pescatori intenti a portare in secca la loro barca,
di ritorno dalla pesca, che ci chiedono un aiuto;
volentieri accettiamo, è passiamo la successiva mezz’ora a spingere su tronchi
di palma un’imbarcazione di legno, che non posso immaginare come faccia a galleggiare,
visto il suo peso !
Non senza fatica riusciamo nell’impresa e dopo i saluti e i ringraziamenti continuiamo
il nostro tour lungo la spiaggia, in direzione del porto.
La sabbia qui è bianca e fine, il mare calmo, senza onde, sembra quasi una tavola,
dal colore azzurro intenso.
Non si può certo resistere a tutto questo…, un altro bagno è d’obbligo ! La fame
si fa sentire, quindi ci sediamo ai tavolini del Pic Nic Center, un ristorante
costruito proprio sulla sabbia, dove mangiare qualcosa per arrivare tranquilli
alla cena e soprattutto reidratarsi !
I prezzi sono leggermente più alti (circa 10/15 C$ in più), ma non è affatto
male !
Prendo un’entrata di “tostones e queso” (30 C$), con una coca-cola (10 C$) e
successivamente un succo di pera in lattina (10 C$). Passiamo circa un ora riposando
i piedi, quindi riprendiamo il cammino.
Andiamo in direzione della pista dell’aeroporto, che costeggiamo interamente
sul suo lato sinistro, dove sorgono le baracche degli isolani, sino a raggiungere
il cancello di uscita, da cui siamo transitati quattro giorni prima. Proseguiamo
in direzione porto e ci fermiamo all’agenzia dell’Atlantic Airlines, per confermare
il nostro volo di domani. Sorpresa ! Non c’è più posto sul volo delle 08.35 :
siamo costretti a prendere quello delle 06.40 !
Altra alzataccia…, ma almeno arriveremo a Managua presto e raggiungeremo con
più comodità San Juan del Sur.
Ritorniamo verso l’hotel e ci fermiamo al bere qualcosa al “Nautilus”, simpatico
bar-ristorante, a un centinaio di metri dal “Best View”. Prendo un frullato di
papaia niente male per 10 C$. La sera torniamo a cenare proprio qui, insieme
ad una coppia di americani, Sam e Natalie (fratello e sorella), molto simpatici
e alla mano, che hanno la camera proprio di fianco alla nostra.
Un po’ per curiosità, un po’ per nostalgia, un po’ per fame, ordino un piatto
di spaghetti con gamberi in salsa d’aglio, contro il principio cardine del mangiare
in viaggio, che detta : “mai ordinare piatti italiani all’estero…”. Tuttavia,
sono fortunato : la porzione è abbondantissima, il sapore ottimo, i gamberi molto
numerosi e saporiti, gli spaghetti al dente. Unico neo : sono cucinati senza
sale ! Problema che risolvo in parte con il formaggio, in parte con il sale da
tavola… Costo : 55 C$. Particolare non indifferente, che non si verifica mai
alle nostre latitudini : il locale non dispone di birra, quindi andiamo a comprarla
in una sorta di spaccio poco distante (costo 10 C$) e la portiamo in tavola,
senza alcun
problema… Quando si vede in Italia una cosa del genere ?
22 Gennaio 2003 – Corn Island Grande, Managua, San Juan del Sur. (220 km. in
aereo + 142 km. in bus
)
Sveglia alle 05.40 per raggiungere in tempo l’aeroporto, dopo una notte tranquilla,
ventilata, con qualche mosquitos di troppo, nell’unica volta che non ho schierato
la zanzariera da viaggio ! Fondamentali sono stati i tappi per le orecchie, visto
che il fragore delle
onde, a pochi passi dalla stanza, è molto fastidioso. La signora che gestisce
l’hotel non c’è, quindi lasciamo i soldi che dobbiamo in camera, chiudiamo la
porta e lasciamo le chiavi sul tavolo della cucina, sperando che la donna delle
pulizie e/o qualcun altro non festeggi con i
nostri dollariti… Usciamo in strada e sorpresa gradita : è venuto a prenderci
il responsabile
dell’agenzia dell’Atlantic Airlines. Mai cosa fu più gradita ! Evitiamo così di
fare la strada a piedi, zaino in spalla.
L’aereo è già in pista e pronto alla partenza; check-in veloce e alquanto rustico,
che stride e si contrappone al meticoloso controllo del bagaglio a mano prima
dell’imbarco.
Inoltre passiamo sotto un metal detector, che secondo me è solo un deterrente
psicologico, visto che non mi sembrava essere in funzione… Altro particolare
simpatico : un ragazzo in partenza, ha nel bagaglio a mano
una bottiglia di “Flor de Caña”, che gli viene imbarcata come bagaglio normale
! La ritroveremo a Bluefields, per terra, insieme alle valigie… Partenza in perfetto
orario e dopo una ventina di minuti scalo tecnico a Bluefield, dove lasciamo
Marcus, che proseguirà il viaggio, dopo una notte qui, in panga e bus. Saluti
di rito, con un compagno di viaggio veramente simpatico, che ci ha accompagnato
con allegria per sette giorni !
Un’altra ora di volo e atterriamo a Managua : sono le 07.40 del mattino ! Ne
approfittiamo per andare allo scalo internazionale e comunicare con casa via
internet, nonché per cambiare un po’ di soldi in cordobas, in modo da non avere
il contante con cui concludere il nostro soggiorno in Nicaragua. Raggiungiamo
la sala dello scalo internazionale, dove il punto internet è presso l’ufficio
postale, proprio di fronte all’entrata : non si può non vederlo ! Connessione
rapidissima : 1 $, mezz’ora. Poi andiamo allo sportello bancario, dove effettuo
un prelevamento di 1.500 C$ con la carta di credito. Contrariamente a quanto
mi aspettavo,
l’operazione è veloce e priva di lentezze burocratiche, firme e controlli vari.
Mentre ripercorriamo il corridoio che porta all’entrata principale dello scalo
internazionale, incontriamo Roberto, conosciuto a Ometepe, che è in attesa del
volo per l’Italia. Scambiamo quattro chiacchere, parlando soprattutto di San
Juan del Sur, dove noi ci stiamo recando e da dove lui invece arriva : qualche
indicazione su
come muoverci, dove dormire, e mangiare, su com’è il posto. Quindi un cordiale
arrivederci e riprendiamo il nostro viaggio.
Usciamo dall’aeroporto e attraversiamo la strada ponendoci sulla carreggiata
che va verso il centro città : pochi istanti, un gesto con la mano, due parole
per concordare il prezzo giusto (40 C$) e siamo su un taxi, che in circa quindici
minuti ci porta al terminal centrale.
Non facciamo a tempo ad uscire dall’auto che veniamo letteralmente “caricati” sull’espresso
per la frontiera di Peñas Blancas. Due ore di viaggio e siamo al terminal di
Rivas, dove il bus fa una piccola sosta, quindi prosegue per il confine di stato,
lasciandoci alla “Virgin”,
ovvero il nome con cui è identificato l’incrocio per San Juan del Sur : sono
le 11.20. Il bus per San Juan del Sur, proveniente da Rivas, dovrebbe passare
intorno alle 12.00; di conseguenza, decidiamo di fermare un taxi che ci porti
subito
e più velocemente a San Juan.
Trovarlo non è difficile; ne passano infatti continuamente e funzionano un
po’ come collectivos, nel senso che sin quando hanno posto, caricano persone… Noi
lo dividiamo con altre sei persone e in un quarto d’ora giungiamo nella
località turistica più nota del Nicaragua. Chiediamo al tassista se ci accompagna
alla ricerca di una sistemazione, in modo da non girare con lo zaino a spalle
e cominciamo a visitare i diversi hospedaje menzionati dalla guida. I primi che
prendiamo in considerazione sono l’hotel “Estrella” e “El buen
gusto”, che si fronteggiano e sono posti di fronte alla spiaggia. Nessuno dei
due però ci soddisfa : vuoi per le camere, vuoi per i bagni e/o per
l’aspetto. Decidiamo quindi di lasciare il taxi e girare a piedi tra le vie :
paghiamo
10 C$ per il passaggio, più 5 C$ di extra per l’accompagnamento ! San Juan mi
appare subito una bella cittadina, viva e piena di turisti e viaggiatori. Ci
sono molti ristorantini, tutti o quasi localizzati sul lungo mare, bar, pulperie,
hospedaje e hotel (alcuni belli, moderni e ben curati). Prendiamo in considerazione,
l’hotel che ci ha segnalato Roberto in
aeroporto, ma il rapporto qualità-prezzo, mi appare un tantino spropositato;
nonostante il bell’aspetto dell’entrata, infatti, le camere sono piccole, tristi
e poco invitanti. La doppia con bagno costa 33 $, senza bagno 25 $ : uno sproposito.
Prendiamo la parallela al lungo mare e ci imbattiamo nell’hospedaje “Beach Fun
Casa 28”, proprio di fronte al “Comedor Soya” e al “Leo’s Internet
Point”.
Di uno sgargiante colore blu, l’hospedaje a conduzione familiare dispone esclusivamente
di stanze con bagno in comune, ma l’ambiente è accogliente,
accattivante e l’atmosfera mi piace subito. Le camere sono disposte in su due
piani in una costruzione a L, che di fronte ha un piccolo giardino; quelle al
piano terra sono un po’ più piccole, ma le tre al primo piano sono grandi, spaziose,
abbastanza pulite e pur nella loro
essenzialità, estremamente vivibili.
Il costo poi è ottimo : la doppia viene 100 C$ a notte ! La prendiamo ! I due
bagni sono a piano terra, uno ha annesso, l’unica doccia, molto spaziosa, pulita
e con un getto d’acqua generoso, anche se freddo.
Di fianco c’è il lavandino dove poter fare il bucato e i fili dove stendere la
propria roba ad asciugare.
E’ possibile anche mangiare : la signora, gentilissima, infatti cucina su ordinazione
a prezzi ottimi, così, prima di uscire in perlustrazione, ordiniamo per cena
un bel filetto di pesce. Raggiungiamo inconsapevolmente il mercato, che si trova
nella parallela
successiva verso l’interno, e andiamo a mangiare in uno dei comedor che si trovano
al suo interno. Ce ne sono tre, uno di fianco all’altro, con i tavoli di fronte
. noi scegliamo il “Comedor Angelina”. Per 25 C$ mangio un ottimo filate con
gallo pinto e tostones; Michele invece per 35 C$ un pescado intero.
L’ambiente è carinissimo, si respira tutta la tranquillità che il Nicaragua
può regalare, tutti i sapori e gli odori e il colore e calore della sua gente.
Sulla sinistra c’è “El Cafetin”, un piccolo locale, aperto il mattino, che prepara
solo colazioni, gestito dalla simpaticissima Daniela, una ragazza italiana, di
Firenze. Nei prossimi giorni ci torneremo… Prima di andare in spiaggia facciamo
un giro nella parte del paese che si trova dietro il porto, passando per la piazza
della chiesa e di fronte al murales di Sandino ed entrando, esclusivamente per
curiosità, all’hotel “Colonial”, per chiedere quanto costa una doppia con bagno
: 40 $ a notte !
Finalmente in spiaggia… Entriamo nella bella baia di San Juan, dalla parte del
porto e da qui già si vede la perfetta forma a mezza luna di questo litorale.
La spiaggia è molto ampia a causa della bassa marea e la sabbia di un beige scuro,
compatta, dura e perfettamente liscia. Lungo tutto il perimetro, si sviluppa
il paese e sul “malecon”, che accompagna la spiaggia si susseguono i bar-ristoranti,
tra i quali il più famoso è sicuramente “Ricardo’s”. Prendiamo posto con i nostri
teli e ci godiamo un po’ di sole in attesa del
tramonto, definito come il più bello del Nicaragua.
Verso le 17.00, l’alta marea dimezza l’ampiezza della spiaggia e spostandoci
in una posizione più centrale per apprezzare a pieno il tramonto di San Juan,
ritroviamo Enrico, conosciuto durante l’ascesa al vulcano Maderas e ci fermiamo
con lui e la sua compagna di viaggio. Ci propongono di andare con loro a vedere
lo schiudersi delle uova di tartaruga al Parco Naturale del Coco : bisogna noleggiare
una tenda, prendere
l’autobus delle 14.00 il parco e dormire una notte fuori per vedere questo miracolo
della natura… Michele sembra propenso per il si…, io invece sono un
po’ titubante; decideremo più tardi sul da farsi… Intanto ci lasciamo sorprendere
dal tramonto; bello e suggestivo, ma non poi
così fantastico come lo pubblicizzano… La sera rimango piacevolmente sorpreso
e soddisfatto invece della cena che la signora ci fa trovare pronta. Un ottimo
e abbondante filetto di pesce con riso e tostones e un gustoso refrescos; il
tutto per 30 C$, ovvero 2 euro !!! Concludiamo la serata facendo un giro per
il malecon e ci fermiamo a bere
qualcosa al bar “Marie’s”, di fronte al ristorante “Il Timone”, dove c’è un
pò di vita e movimento con musica e possibilità anche di mangiare. E’ molto conosciuto,
poiché è indicato su quasi tutte le guide, ma la sua fama risale a quando il
proprietario era Marie, che ormai l’ha venduto da qualche anno ! Le famose insalatone
e i primi piatti a base di pasta, vengono cucinati dal ristorante di fronte e
tutto sommato non mi sembravano così trascendentali a vista, quindi molto meglio
andare a mangiare altrove ed utilizzarlo come locale per il dopo cena.
23 Gennaio
2003 – San Juan del Sur, Rivas, San Juan del Sur. ( 58 km. ) Abbiamo deciso di
non andare al Parco Naturale del Coco, ma di fare una visita di mezza giornata
a Rivas e il pomeriggio goderci la spiaggia di San
Juan, così alle 08.30 prendiamo il bus, che parte proprio davanti al mercato.
In circa un’ora siamo al terminal di Rivas : costo del viaggio, 8 C$. Come prima
cosa, facciamo un bel giro nel mercato, che si sviluppa dietro il terminal, quindi
raggiungiamo il parco cittadino alle spalle del quale si trova la cattedrale.
Lungo la strada che porta al centro cittadino, le bancherelle vanno via via diradandosi
lasciando il posto a negozi, banche e farmacie.
Entriamo nella prima “pulperia” che incontriamo e acquistiamo il mitico ron “Flor
de Caña Centenario”, per 146 C$ : il prezzo è quello consigliato, non
si può trattare !
La piazza e poco distante, solo una quadra e non si può sbagliare, visto che
le guglie della cattedrale si notano sopra i tetti delle case : si viaggia a
vista. La cattedrale ha un non so che di decadente, che la rende affascinante,
ma è molto lasciata andare rispetto a quelle che ho visto negli altri centri
visitati. Qualche scatto e via, risalendo la parallela alla strada che ci ha
portato
qui. Un annuncio pubblicitario però catalizza la mia attenzione : promozione
internet, 1 ora per 12 C$ !!! E’ il prezzo più basso trovato, sarebbe stupido
non approfittarne ! ma solo dopo il desajuno, che consumiamo poco lontano, in
una “Soda” (un comedor…) di fronte alla stazione di polizia : gallo pinto con
tortillas e cafè negro, 25 C$.
Rifocillati, ritorniamo all’internet point e in un’ora comunichiamo un po’ con
tutti, spendendo solo 12 C$ ! Quindi risaliamo sino al terminal, dove troviamo
in partenza il bus per San Juan.
Un’altra ora di viaggio e siamo di nuovo a “Casa 28”; il tempo di lasciare i
nostri acquisti e di scoprire che non possiamo farci la doccia perché manca
l’acqua… Nessun problema : andiamo subito in spiaggia ! Obbiettivo del pomeriggio è quello
di salire sulla collina che si trova a ridosso della spiaggia, per avere una
visuale dall’alto di San Juan. Percorriamo interamente la spiaggia verso destra
sino ad incontrare gli scogli; li superiamo agevolmente e sulla destra troviamo
una ripida scalinata
che consente di risalire la collina, fino alla sua sommità.
Dall’alto la vista è incredibile : si domina l’intera baia caratterizzata dalla
perfetta forma a mezza luna della spiaggia, con a ridosso il paese. Riscendiamo
dalla parte opposta, seguendo la strada, tra case eleganti e villette con piscina
e ritorniamo sulla spiaggia. Un bel bagno rinfrescante, quindi ci dirigiamo verso
il centro della baia, prendendo posto nelle sdraio a disposizione dei clienti,
di fronte al bar “Ricardo’s”; per dissetarci una coca-colita, che nel prezzo
ha compreso l’uso
dei gadget da spiaggia… (bibite 20 C$, birre 25 C$). Il sole picchia e forte,
ma forse perché oggi il vento è meno intenso del solito, oppure siamo in una
posizione più coperta. Il tramonto, complice qualche nuvola che vela il cielo
ci riserva invece uno spettacolo molto bello, fatto di colori quasi irreali e
atmosfera.
Un’ultima Toña aspettando il consolidarsi del buio, quindi facciamo ritorno a “Casa
28”, dove conosciamo Stefano, un altro ospite italiano, che per la seconda volta
viene in Nicaragua e visto che ha un lavoro stagionale, ci
starà per 3 mesetti… Una vena di invidia, mi solca la mente… Per la cena optiamo
per il ristorante “Lago Azul”, il primo sulla sinistra sul lungo mare, venendo
dal porto, consigliato dalla nostra guida.
L’aspetto mi ispira abbastanza, anche se siamo i soli nel locale ! Ordino gamberi
all’aglio che si rivelano ottimi e abbondanti, accompagnati
dall’immancabile riso, da tostones e bagnati con due Toña; prezzo, 140 C$, visto
che purtroppo sul conto ci viene calcolato il 10% in più quale mancia (prassi
comune, ma raramente usata qui in Nicaragua).
Per Michele invece un’abbondante e gustosa zuppa di pesce per 90 C$. Dopo cena,
un po’ per voglia un po’ per nostalgia raggiungiamo la Pizzeria “O
sole mio”, in fondo al malecon dalla parte opposta, sperando di bere un buon
cafè.
Il ristorante è gestito da Paolo, ragazzo gentile, cordiale e simpatico, che è qui
in Nicaragua ormai dal 1997 e che ha messo su un locale veramente molto bello,
dove il servizio è ben curato, le pietanze cucinate ad arte, la scelta ampia
e stuzzicante e i costi contenuti, in linea con quelli degli altri locali, anche
se, dopo aver provato la sua cucina, il paragone non reggerà più di tanto. Se
venite a San Juan del Sur vi consiglio, anzi stra-consiglio di venire a cenare
almeno una volta qui, per assaggiare tutti i sapori e gli odori della cucina
Nica, impreziosita dall’esperienza culinaria italiana; non a caso il
locale è sempre pieno ! Ditegli pure che avete trovato questo suggerimento in
rete, grazie a me e vedrete che, non solo per questo, vi tratterà bene e soprattutto
rimarrete soddisfatti, come lo siamo stati noi l’ultima sera trascorsa qui !
Anche il cafè non è affatto male; certo non può essere l’espresso a cui siamo
abituati, ma ci si avvicina molto. Proprio Paolo, con cui ci intratteniamo a
parlare, ci consiglia un’escursione da fare : arrivare sino a Playa Hermosa a
piedi partendo dal El Remanso, in modo da vedere tre bellissime spiagge. Consiglio
che non ci facciamo ripetere due volte ! Sacrificheremo Montezuma in Costarica,
unica tappa che volevamo fare, per
goderci sino all’ultimo il Nicaragua…, scelta che a dire il vero avevamo già maturato
da soli !
Alle 22.00, la piccola San Juan del Sur è già tutta buia… Un’ultima birra in
una sorta di birreria sulla parallela al malecon, che espone in bella vista uno
striscione che pubblicizza l’offerta di “due Victoria al prezzo di una” (il posto è pieno
di ubriachi e sinceramente ve lo sconsiglio…), quindi
torniamo a “Casa 28”.
24 Gennaio 2003 – San Juan del Sur, El Remanso, Playa Tamarindo, Playa Hermosa,
San Juan del Sur. ( 12 Km. in taxi + 6 Km. a piedi ) Sveglia alle 08.00 e come
prima cosa colazione al mercato, nel comedor di
Ixtel, notevole bellezza locale… Michele si fa il consueto gallo pinto, mentre
io mi accontento di una tazza di café negro. Usciti in strada, contrattiamo con
un tassista per essere portati a El Remanso e successivamente essere riportati
indietro. Contrattando un po’, ci accordiamo per 150 C$ andata e ritorno; prezzo
onesto !
La strada per El Remanso è relativamente breve, solo 6 Km., ma a causa delle
pessime condizioni della strada, sterrata e piena di buche, ci impieghiamo quasi
mezz’ora.
Raggiungerlo è semplice; infatti, una volta usciti dal paese e passati di fronte
al distributore della Texano, bisogna prendere a destra e proseguire sempre diritto
: si arriva direttamente in spiaggia !
Qui ci lascia il taxi e paghiamo metà della corsa (75 C$), mettendoci
d’accordo per il ritorno alle 14.00.
La spiaggia di El Remanso è costituita da una piccola baia concentrica, di sabbia
scura, compatta e liscia, con un mare dal colore blu profondo di fronte, in cui
i pellicani si tuffano alla ricerca di cibo. Sulla sinistra ci sono gli scogli
ed è proprio da qui che comincia la nostra camminata verso Playa Hermosa. Seguiamo
la costa passando facilmente sopra gli scogli e godendoci lo spettacolo naturale
del mare sulla nostra sinistra.
La prima baia che incontriamo è la piccola Playa Tamarindo; costituita di sabbia
fine e beige, con alle spalle una brulla vegetazione e di fronte un grosso scoglio
solitario. La superiamo e proseguiamo ancora sugli scogli, sino a raggiungere
un grande
costone che si tuffa nel mare, sul quale non è possibile camminare. A questo
punto sulla sinistra si trova un piccolo sentiero, che consente di superarlo
scavalcandolo, invece che circumnavigandolo a piedi lungo il suo perimetro. Il
sentiero, sale sul costone e sbuca dalla parte opposta, proprio all’inizio della
splendida Playa Hermosa; per raggiungerla abbiamo impiegato circa 45 minuti.
La spiaggia è incredibilmente bella. Ampia e lunghissima, completamente deserta
: ci siamo solo io e Michele !
La sabbia ha un colore beige scuro ed è compatta e levigata a causa della bassa
marea e del vento che soffia a folate dall’interno; alle spalle si profilano
verdi colline e di fronte, a poche centinaia di metri, dalla riva si staglia
un grande scoglio.
Il mare è calmo e di un blu scuro, che sembra quasi nero e moltissimi sono i
pellicani e i gabbiani che a grandi stormi vi si tuffano alla ricerca del loro
pasto quotidiano.
Le onde sono piccole e lunghissime e spingono l’acqua lentamente, formando uno
specchio su cui il cielo si riflette specularmene. Restiamo qualche ora a prendere
il sole, che è intenso, ma sopportabile, grazie al vento; quindi verso le 12.45
ritorniamo indietro verso El Remanso. Puntuale alle 14.00 arriva il taxi, ma
non è lo stesso di questa mattina; a
prenderci è venuto il simpatico Francisco, che ci riporta proprio davanti a “Casa
28”, per i restanti 75 C$, che avevamo pattuito. Una bella doccia, che evidenzia
tutto il sole che abbiamo preso nella mattinata e via, di nuovo fuori. Attraversiamo
la strada e entriamo al comedor “Soya”, dove oltre a mangiare la comida corrente,
si può anche trovare da dormire a prezzi molto economici. Michele mangia, mentre
io mi accontento di una coca-colita !
A mio parere è molto meglio andare ai comedor del mercato, che offrono una scelta,
un aspetto e un servizio di gran lunga migliore a parità di prezzo ! Rifocillati,
prendiamo la traversa che porta verso il distributore della Texano, alla ricerca
del punto internet più economico del paese. Lo troviamo facilmente, visto che
si trova subito sulla destra, ma non possiamo utilizzarlo : manca la corrente
!
Continuiamo così il nostro giro, risalendo la strada sino in cima e svoltando
quindi a destra verso il centro paese. Subito sulla sinistra troviamo la Pizzeria
San Juan, gestita dall’italianissimo Maurizio, uomo di mezza età,
che si è stabilito qui e vive con una ragazza diciottenne, che da poco gli ha
dato un figlio. Da lui potete trovare pizze intere o al trancio (che non sono
niente male, ma
non aspettatevi troppo…), dolci e primi piatti, ma solo su ordinazione e per
la cena. I costi vanno dai 60 ai 100 C$ a seconda di cosa ordinate per i primi,
10 C$ per i tranci di pizza. Mi ha fatto una strana impressione, che non voglio
descrivere; se decidete di passarci, tirate voi le vostre conclusioni. Ritorniamo
al punto internet, ma la corrente non c’è ancora…, quindi proseguiamo sino al
parco e entriamo nella vicina “Casa Oro”, che funge da centro di informazioni
turistiche, oltre che da ostello.
Scopriamo con piacere che la mattina c’è la possibilità di usufruire di un passaggio
gratuito per Majagual, sul pulmino dell’unico hospedaje esistente in loco; parte
alle 10.30 davanti a “Casa Oro”.
Cominciamo a maturare l’idea di passare una notte a Majagual… Manca ancora la
corrente, ma non nella nostra zona, così decidiamo di utilizzare i PC del simpatico
Leo, che offrono una connessione abbastanza
rapida per 40 C$ all’ora (30 minuti, 20 C$). Per cena ordiniamo alla signora
una comida a base di pescado : pargo rojo e nuovamente restiamo ampiamente soddisfatti.
La serata la concludiamo a “Casa 28” in compagnia di coca e ron !
25 Gennaio
2003 – San Juan del Sur, Majagual. ( 6 km. in auto ) Dopo una notte abbastanza
movimentata per il forte vento che l’ha resa quasi fredda, costringendomi a indossare
pantaloni e maglietta a maniche lunghe, ci alziamo alle 09.00 e come prima cosa
torniamo a “Casa Oro” per avere conferma di tutte le notizie avute ieri, al fine
di organizzare una notte a Majagual. Conferma piena ! Il pulmino gratuito parte
alle 10.30 ogni mattina ad
eccezione della domenica, di fronte a “Casa Oro”. Per tornare si può prendere
lo stesso pulmino, che parte la mattina alle 09.00 da Majagual, oppure se si
ha necessità di essere a San Juan più presto, è necessario accordarsi con un
tassista per farsi venire a prendere; costo del passaggio, 80 C$ ed è possibile
prenotarlo tramite “Casa Oro”. Visto che la cosa è fattibile, decidiamo di dedicare
la giornata di domani e
l’ultima notte in Nicaragua a Majagual, accordandoci per avere un taxi che ci
riporti a San Juan alle 06.00 di martedì mattina, in modo da raggiungere la frontiera
e San Jose del Costarica con comodo ! Pianificati gli ultimi giorni di viaggio,
andiamo al mercato a fare
colazione. Ci sediamo a “El Cafetin” di Daniela, pimpante e simpatica ragazza
fiorentina, che a prezzi stracciati, prepara tutte le mattine un ottimo desajuno
e un buon cafè in moka, all’insegna dell’allegria e della spensieratezza. Gioiosa,
disponibile e socievole, renderà “scoppiettante” il
vostro inizio di giornata… Se venite a San Juan del Sur, passate a trovarla,
fate colazione da lei e soprattutto salutatemela !!! Dopo aver scambiato quattro
chiacchere, salutiamo Daniela e andiamo in spiaggia, dove, fatta mente locale
e aver nuovamente pensato ai giorni che mancano alla partenza, realizziamo, che
martedì è il giorno del nostro
decollo da San Jose, quindi è praticamente impossibile riuscire ad andare a Majagual
domani : se vogliamo vederla, dobbiamo farlo oggi ! Ci azioniamo subito : torniamo
a “Casa Oro” e spostiamo il taxi a domani
mattina, quindi mentre andiamo verso “Casa 28” per prendere gli zaini, contrattiamo
con un tassista il passaggio sino a Majagual per 80 C$. Zaino preparato velocemente,
paghiamo la signora e usciamo e sorpresa…, ritroviamo Enrica, Claudia e Nello,
che sono appena arrivati a San Juan ! Hanno la macchina, noleggiata a Granata
e anche loro vogliono andare a
Majagual : cosa c’è di meglio ? Neanche se ci fossimo dati appuntamento saremmo
stati più tempisti !!! Congediamo lo sfortunato tassista, che vede sfumare i
suoi 80 C$ e caricati
anche i nostri zaini sull’auto, partiamo alla volta di Majagual, nuovamente tutti
insieme. Sono veramente contento di dividere con loro ancora qualche giorno di
questo
viaggio; è veramente strano come mi senta in sintonia con questi nuovi amici,
che mi sembrano invece vecchie conoscenze, collaudati compagni di viaggio, persone
particolari e un po’ speciali, che hanno contribuito a rendere la mia esperienza
in Nicaragua così speciale. Usciamo dal paese e poco oltre, verso sinistra troviamo
la deviazione per Majagual.
La strada non è molto lunga, ma le sue condizioni rendono lo spostamento un
po’ ostico, anche per il pieno carico dell’auto, che arranca in salita sulla
strada sterrata e spesso tocca sotto sui dossi ! In due circostanze inoltre,
preferiamo scendere, per consentire a Enrica, pilota degno di tal nome, di affrontare
con più tranquillità un erta salita e un ponte di legno !
In mezz’ora raggiungiamo l’Ecologic Lodge, unica sistemazione della zona, gestito
da un australiano, sulla spiaggia di Majagual.
E’ molto carino, ben curato, con ristorante, bar, un ampia veranda immersa
nell’ombra della vegetazione a poche decine di metri dalla spiaggia, che gli
si apre di fronte. Le sistemazioni non sono molte, ma fortunatamente troviamo
due stanza libere : una tripla, in cui ci sistemiamo io, Michele e Nello e una
doppia in cui
vanno le “bambine” !
Il costo è di 14 $ per la tripla, ma comunque bisogna versare al momento della
registrazione una caparra di 20 $, visto che tutto quello che si consuma viene
addebitato sulla camera e al momento del pagamento del conto, si integra la caparra
o si riceve il resto.
La camera è dignitosa, pulita, abbastanza ampia con un letto matrimoniale e un
letto a castello. Il bagno non è da meno : in camera, con la doccia, ma solo
acqua fredda. Il tempo di sistemarsi e siamo in spiaggia; molto carina e di sabbia
fine e
dorata. Il mare invece è di un azzurro intenso e l’acqua è un tantino fredda.
Il vento che soffia da terra è un po’ fastidioso e non fa altro che scaraventarti
sabbia addosso, ma se si va verso destra, superato un primo scoglio che entra
ne mare, si apre un’altra piccola ansa riparata, dove questo inconveniente viene
eliminato quasi del tutto.
Trascorriamo l’intera giornata al sole, parlando e raccontandoci le rispettive
esperienze vissute; per noi purtroppo è la fine del viaggio…, i nostri amici
sono invece solo a metà !
Il tramonto anche qui è molto bello e particolare ed il sole infuoca il cielo
prima di morire nel mare; lo seguiamo con lo sguardo ed in silenzio…, poi tutti
in doccia, per prepararsi alla cena !
L’unico ristorante disponibile è quello del lodge, quindi non abbiamo problemi
di scelta ! Unica attenzione da prestare è l’ora dell’ordinazione : va fatta
prima delle 20.00, altrimenti si resta senza cena ! Io ordino il consueto filetto,
Michele un pescado, i nostri compagni le
lasagne…, che si riveleranno poco invitanti… Concludiamo la serata con carte
e ron, quindi tutti in branda.
26 Gennaio 2003 – Majagual, San Juan del Sur. ( 6 km. in auto ) Sveglia alle
08.15 e dopo un summit con gli altri durante la colazione, decidiamo di lasciare
Majagual, che merita a mio parere un solo giorno e non
di più e tornare a San Juan del Sur. Detto, fatto : paghiamo il nostro conto,
ricarichiamo l’auto e poco meno di
mezz’ora siamo sulla spiaggia di San Juan, nel vero senso della parola ! Comincia
la ricerca del posto dove passare l’ultima notte Nica, almeno per me
e Michele… Dopo vari tentativi andati a vuoto, ci dirigiamo nuovamente a “Casa
28”, dove ritroviamo la stessa camera che avevamo lasciato e la signora ben felice
di riaverci come ospiti, mentre Enrica, Claudio e Nello, che preferiscono una
camera con bagno, trovano posto all’hopedaje “La Flor”, proprio sulla strada
alle spalle del nostro alloggio.
Appena sistemati, andiamo a farci un cafè al “Cafetin” di Daniela; visto che
sono al mercato, ne approfitto per comprare il frijoles (3 Kg., 5 C$) da portare
a casa.
Quindi un bel giro di San Juan ed infini uno spuntino da Ricardo’s a base di
macedonia di frutta, prima di trascorrere il resto del pomeriggio sulle sue sdraio,
godendoci l’ultimo sole Nica. Il tramonto, neanche a farlo apposta ci regala
uno spettacolo ai confini
della realtà : il cielo è pieno di piccole nuvole bianche che creano uno scenario
incredibile, nel momento in cui il sole va a morire nel mare. Tutto diventa rosso,
velato di viola, senza soluzione di continuità : non solo
l’orizzonte, ma anche il cielo sopra di noi sembra prendere fuoco… La cena è poi
memorabile… Andiamo da Paolo alla “Pizzeria O sole mio”, dove mangiamo veramente
molto bene. Rinnovo a tutti il consiglio di andare a mangiare da Paolo se capitate
a San Juan : sicuramente il posto dove si mangia meglio e che offre il miglior
rapporto qualità/prezzo.
L’aperitivo lo offro io : una bella bottiglia di “Flor de Caña” invecchiato 7
anni, che svanisce rapidamente…, quindi un assaggio di tortelli al pesce, e un
ottimo filetto, accompagnato da riso e insalata, bagnato dall’immancabile
Toña.
Paolo ci offre invece il leoncino, che gradiamo molto volentieri… Una serata
molto carina, che scorre via veloce; sembra quasi che il tempo negli ultimi giorni
di un viaggio, passi molto più rapido… Siamo gli ultimi a lasciare il locale,
verso le 22.00 e ripercorriamo tutto il malecon, sino alla traversa che porta
verso il mercato.
In giro ci siamo solo noi…; prima inevitabile tappa all’angolo della prima parallela,
dove si trova “Casa 28”. Restiamo diverso tempo a parlare sulla via, come se
non volessimo salutarci…; ora che ci siamo ritrovati, ci dobbiamo nuovamente
lasciare, le nostre strade si separano ancora una volta… I saluti di rito, gli
imbocca al lupo e via…, ognuno per la sua strada…,
purtroppo…
27 Gennaio 2003 – San Juan del Sur, Peñas Blancas, Alajuela (Costarica). ( 24
km. in bus + 250 km. in pullman )
Alle 07.00 lasciamo “Casa 28” e andiamo a prendere il bus per Rivas, che ci
dovrà portare sino all’incrocio con la strada principale. Parte di fronte al
mercato alle 07.30 e il costo per la “Virgin” è di 5 C$. Visto che siamo in anticipo,
a turno entriamo al mercato a prendere un cafè negro, quindi puntuale il bus
lascia San Juan del Sur, come al solito annunciando la partenza con sonore strombazzate.
In circa mezz’ora raggiungiamo la “Virgin”; il bus che porta a Peñas Blancas
ci aspetta sul ciglio della strada; neanche il tempo di salire, che siamo in
movimento. Venti minuti e altri 5 C$ e raggiungiamo la frontiera. Il bus ci lascia
a poche decine di metri dalla zona franca, che percorriamo a piedi; ci sono moltissime
persone, e ai margini della strada si susseguono le bancherelle che vendono di
tutto.
Prima di accedere alla zona franca di frontiera è richiesto il pagamento di una
tassa comunale, pari a 1 $ o a 14 C$, che vengono richieste e vanno pagate subito
ad un funzionario, che si trova prima del cancello di accesso della frontiera.
Una volta pagato, si entra nella zona franca e bisogna tenere la sinistra e raggiungere
l’ultima palazzina sul fondo, dove si trova l’immigrazione Nicaraguense. Percorriamo
i duecento metri a piedi col nostro zaino sulle spalle, e ci accodiamo agli sportelli;
sfortunatamente prima di noi è arrivato il Ticabus,
che attraversa tutta l’america centrale e c’è una discreta coda !
Se si è provvisti della carta di ingresso, che si riceve al proprio arrivo in
Nicaragua, non è necessario compilare alcun modulo : basta presentare il passaporto
e il permesso di soggiorno turistico e pagare 2 $ (quindi conservatevi qualche
banconota di piccolo taglio…) come tassa di espatrio. Espletate le formalità alla
frontiera Nica, facciamo dietro-front e torniamo sui nostri passi, dirigendoci
verso la frontiera Tica, che è facilmente individuabile : si trova dritto, di
fronte al cancello di accesso, basta
seguire la fila dei camion… Proseguiamo tenendo la sinistra, costeggiando la
colonna dei camion; primo controllo passaporti, effettuato da due guardie costaricensi,
quindi sempre diritto e incontriamo il cartello che individua il confine. Foto
di rito
sotto quest’ultimo…, quindi ancora diritto. Arriviamo in uno spiazzo, in cui
destra c’è una pensilina e diversi bus e a
sinistra il ristorante “La frontiera” : entriamo dal lato destro di questa struttura
e ci incolonniamo per passare il controllo dell’immigrazione del Costarica. Fare
ben attenzione a non entrare dal lato destro, perché la fila parte da sinistra
!!! Mentre aspettiamo in coda, cambio gli ultimi cordobas nicaraguesi e venti
dollari in colones costaricensi a uno dei molti “coyotes” (cambia valute…) presenti
nella struttura : il cambio mi appare favorevole e solo di poco si discosta da
quello effettuato dall’ufficio bancario alla mia sinistra. Circa 350 colones
per ogni dollaro.
Nel frattempo la colonna si muove, dato che nell’atrio, delimitato da una vetrata,
in cui sono sistemati gli sportelli dell’immigrazione, un agente di polizia fa
entrare circa una ventina di persone alla volta.
Ci vuole circa una mezz’ora per espletare questa fase burocratica, anche
perché bisogna compilare un coupon prima di ricevere il visto turistico : in
compenso non viene richiesto alcun pagamento ! Usciamo dal lato da dove siamo
entrati e mentre io custodisco gli zaini, Michele attraversa la strada e entra
nella biglietteria della “Transporte
Dulce” e acquista i biglietti del pullman per San Jose : costo, 1.900 Colones.
Provvisti di biglietto ci incolonna sotto la pensilina con tutti gli altri in
attesa di partire. Prima di salire sul bus, viene effettuato un controllo bagagli,
più convenzionale, che reale, quindi si sistema il bagaglio, spiegando quale
sarà la propria destinazione, in modo da non ritrovarselo dietro a tutti gli
altri al momento di scendere e si sale sul pullman. Consiglio : fate prima che
potete e una volta saliti, prendete subito posto,
perché vengono venduti più biglietti di quanto siano i posti a sedere e se ci
si attarda, si resta in piedi ! Il viaggio dalla frontiera a San Jose dura circa
5 ore e non viene effettuata alcuna sosta. La differenza fra i due paesi, appare
subito netta e marcata : praticamente nello spazio di una frontiera, sembra di
compiere un balzo in avanti di
cinquant’anni ! Il Costarica, per quello che riesco a scorgere, dai finestrini
del pullman che ci porta verso San Jose mi appare subito un paese molto organizzato,
con strade larghe e perfettamente asfaltate; i mezzi sono in ottimo stato, moderni
e la cartellonistica stradale, ricalca quella americana. Niente a che vedere
con il Nicaragua : ma non è di sicuro la stessa cosa ! Cuore e anima non si inventano,
non si comprano, non si creano : ho ce l’hai
o non ce l’hai !
Il Nicaragua ha mantenuto una propria identità, che si manifesta con forza in
ogni attimo di vita quotidiana, nei gesti, nelle parole, nelle città, tra la
gente; l’afferma con orgoglio e la difende e ciò colpisce immediatamente a discapito
della povertà e dei pochi mezzi attualmente a disposizione, che finiscono per
diventare marginali.
Il Costarica, la “Svizzera” del centro america, invece, mi è sembrato che questa
identità l’abbia dimenticata, perduta, sepolta, barattata…, diventando irrimediabilmente
una “copia” di quello stereotipo del modello statunitense a cui tende. Verso
le 12.30 arriviamo all’aeroporto di San Jose, che dista 18 Km. dalla capitale
e qui scendiamo, dato che non è nostra intenzione pernottavi. Inoltre dobbiamo
confermare il volo di domani, quindi, entriamo in aeroporto nella speranza di
poterlo fare.
L’aeroporto è veramente molto bello e funzionale e moderno; una struttura apparentemente
nuova e recente. Non riusciamo nel nostro intento di confermare il volo, ma apprendiamo
che
non è necessario, quindi lasciamo l’aeroporto e prendiamo subito un bus per Alujella,
piccola cittadina a soli 2 Km., logisticamente più comoda per
trascorrere l’ultima notte : costo, 300 colones. In circa 10 minuti siamo al
terminal di Alujella, che non ha niente in comune con i fatiscenti e sporchi
terminal nica, ma questo è dovuto solo alla
ricchezza…: probabilmente 15/20 anni fa anche questo, avrebbe avuto l’aspetto
dei terminal di Managua. Accompagnati da una gentile ragazza a cui Michele a
chiesto informazioni,
raggiungiamo l’Hotel Alujella, poco lontano, dove prendiamo, per il prezzo non
poi così economico di 40$, una doppia con bagno : la voglia di cercare un posto
più economico non c’è, annebbiata dalla malinconia della fine del
viaggio…, tanto è l’ultima notte !
La camera non è niente di eccezionale; pulita, ma piccola, buia, con un forte
odore di naftalina e nessuna finestra che da sull’esterno, ma solo una che da
sul corridoio. Anche il bagno non fa eccezione : pulito, ma con acqua gelata
! La fame si fa sentire, quindi consigliati dal ragazzo della reception, raggiungiamo
il vicino mercato e ci sediamo alla “Soda hermanos Gonzales”,
dove la “comida es muy veloce y rica !” Il mercato non è molto ampio e vende
solo generi di prima necessità, niente di artigianato. Facciamo un bel giro della
città, trafficata e piena di negozi e centri commerciali; sembra di stare in
europa, o forse sarebbe meglio dire in
america… I semafori sono posti in alto al centro dell’incrocio, lo smog non è indifferente,
l’inquinamento acustico notevole, la gente va di fretta lungo le strade, ostentando
quell’indifferenza che caratterizza le nostre “normali” giornate : praticamente
siamo già tornati a casa… I prezzi sono due o tre volte più alti che in Nicaragua,
ma quello che cambia
e si percepisce di più e immediatamente è l’atmosfera… Troviamo un punto internet,
da cui comunicare un’ultima volta con casa prima
del ritorno e confermare l’orario di arrivo, quindi di nuovo in hotel per allestire
definitivamente lo zaino per il viaggio e aspettare l’ora di cena… Alle 19.30
usciamo nuovamente per cercare un posto dove mangiare e vaghiamo senza successo
per diverse quadre, tra serrande abbassate e negozi chiusi, prima di trovare
la “Soda Argo”, gestita da un greco che da vent’anni si è stabilito qui. Un buon
churrasco di carne e una fanta, rappresentano la nostra ultima cena in viaggio
: costo, 1.200 colones.
28 Gennaio 2003 - San Jose, Miami Alle 08.00 lasciamo
l’hotel Alujella e raggiunto il terminal, prendiamo il primo bus per San Jose,
che passi anche dall’aeroporto (chiedere, perché non tutti fanno questa tappa,
anche se lo si legge sul parabrezza…). Una decina di minuti e siamo a destinazione;
paghiamo ai box posti nel
corridoio subito dopo l’entrata per i voli internazionali, la tassa costaricense
di espatrio (per i turisti è di dollari 1,60 per un soggiorno inferiore alle
48 ore e di dollari 16,70 per un soggiorno superiore alle 48 ore) e accediamo
alla moderna struttura, accodandoci al check-in dell’Iberia. Mentre aspetto,
guardo il serrato controllo dei bagagli agli altri check-in; tutti vengono aperti
e controllati minuziosamente…, tutto il lavoro fatto per allestire lo zaino,
andrà a farsi benedire !!! Ed invece no…, passiamo indenni il controllo : meno
male !
Girelliamo per i negozi della zona partenze spendendo gli ultimi colones…, una
telefonata a casa con la scheda che Nello, gentilmente ci ha regalato, quindi
imbarco e partenza in perfetto orario per Miami. A Miami ripetiamo la trafila
già effettuata all’andata per poter accedere
alla sala transito, ma questa volta è molto più laboriosa e lunga in termini
di tempo, dato che l’aeroporto è pieno di gente… Imponente il servizio di sicurezza,
con molti militari armati…: segno che la
guerra è vicina ? Speriamo di no… Volo per Madrid in perfetto orario, su un Boing,
che mi appare enorme
dall’esterno, un po’ strettino, una volta che prendo posto all’interno ! Volo
tranquillo, anche se con qualche turbolenza; pasti ottimi. 29 Gennaio 2003 -
Madrid, Milano, ritorno... In perfetto orario giungiamo in Europa, accolti da
una bella giornata di
sole, che però non mi accende il sorriso… Il volo per Madrid parte con un ritardo
di quasi un’ora, a causa dell’attesa di qualche coincidenza.
Sull’aereo saremo forse una quarantina di persone… Le due ore passano veloci
e in men che non si dica, siamo al ritiro bagagli di Malpensa : eccoci a casa,
con il ricordo di una grande e fantastica avventura che mi scalda
l’anima e il cuore e il sogno di una nuova partenza.
Maurizio Fabbri
mauri.fabbri@tin.it
Se vuoi vedere tutte le foto di questo viaggio, vai sul mio sito NO PROFIT :
http://members.xoom.virgilio.it/mfwebsite
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