Home page

Preghiere per viaggiare

Una Fede per viaggiare

Download

Pensieri viandanti

Proverbi dal mondo

Il viaggio in pillole

Filosofia di viaggio

Immaginare il viaggio

Viaggi&Musica

Libri dai viaggi

Africa

America del nord

America centrale

America del sud

Asia

Oceania

Europa

Medio oriente

Link ad altri siti di viaggi

Redazione/E-mail

Perchè Argante

Pubblicità/Recensioni

Trattamento dei dati


Gran Tenerè - Cino Boccazzi

Sahara - Cino Boccazzi
L'esperienza di V. Mmaka
AFRICA . PENSIERI . SAHARA

Nota bio-bibliografica
Cino Boccazzi è nato ad Aosta nel 1916 e risiede a Treviso. Ha compiuto ventidue traversate nel Sahara, dodici viaggi nello Yemen, Arabia Saudita, Siria, Giordania. Biografo di Lawrence d'Arabia. Ha scritto romanzi e libri di viaggio. Si ricordano La via dell'incenso (Neri Pozza), La bicicletta di mio padre (Neri Pozza - Premio selezione Campiello 1999), Sahara (Neri Pozza) e Le donne blu (Neri Pozza, 2002). Per saperne di più su Cino Boccazzi andate al sito www.neripozza.it


Le antiche tombe dei nomadi

AFRICA
DESERTO DEL SAHARA


L'oued Amzi è un grande fiume quaternario che ha origine poco dopo Tamanrasset e sfocia più di 500 chilometri a sud attraversando le sterminate pianure del Tanezrouft, nell'alveo dell'Azaouac, dopo aver lambito le pareti del monte Tazerzalt. L'Azaouac è, a sua volta, tributario del fiume Niger.
L'oued Amzi, uno dei tanti fiumi scomparsi el Sahara, ha il suo antico corso segnato da verdissime chiazze di zedillit, le coloquintidi, piccoli e amarissimi meloni selvatici di cui sono ghiotti i cammelli bradi e le gazzelle che scompaiono con balzi inverosimili all'approssimarsi delle Land Rover. Acacie selvatiche spinosissime e grandi ginestre bordano il corso asciutto, segnandolo per centinaia di chilometri. Sulel colline della riva destra, si definiscono numerose delle grandi e curiose costruzioni di pietre ammucchiate, le tombe ad antenne o a mezzaluna.
Questo tipo di tomba è raro nelle altre parti del deserto e in nessun altro posto esse sono numerose come qui, se si eccettui il non lontano oued Tagrira e la zona del Tazoult Abalemma dove ne ho viste alcune. Sono grandi tumuli di pietre accatastate a secco, con un nucleo centrale da cui si dipartono due antenne che si vanno assottigliando, lunghe in certi casi anche 80 o 100 metri. Le tombe, tutte disposte sulla riva destra, a metà di basse colline, orientate a est per 120 gradi e con l'angolo o punta che segna l'ovest per 320, sembrano essere state costruite per accogliere il sole al suo levare nelle ampie braccia di pietra, o per segnare il tramonto, nel punto in cui calava molti millenni orsono, quando l'inclinazione dell'asse terrestre differiva da quella di oggi. In alcune le ali o antenne racchiudono un tumulo rotondo, in una specie di binomio sole-luna che ritroviamo nelle culture fenicie e paleoarabe.
Qualcuna di queste tombe, ma molto raramente, è orientata in senso opposto con le ali a ovest.
Un centinaio di chilometri prima del remoto e nascosto pozzo di Tin Oudad - il Pozzo del Muflone - sul fianco w sul pianoro d'una collina ne abbiamo contate dieci, le prime quattro schierate in fila ai piedi del pendio, le altre in seconda fila e sul culmine, con una corda da 10,21,26,30 metri.
Risalendo l'oued del pozzo di Anasbareka, a sud del quale abbiamo trovato i rottami dell'aereo del generale Laperrine, conquistatore del Sahara, compagno d'armi di padre de Focauld, caduto nel primo tentativo di trasvolata del deserto da Tamanrassey a Dakar, via Timbouctou, esiste un'immensa tomba con 100 metri di corda e ali di 75 metri, con al centro un proto-obelisco sbozzato in basalto azzurro, simile a quelli che trovammo qualche anno fa, nel Gran Ténéré, sulla "collina degli obelischi".
E lungo il vicino affluente, l'Iner Kech, che scorre fra grandiose montagne di arenaria, simili alle Dolomiti, su un'alta rupe, protesa come una prua sul mare di sabbia, ne abbiamo contate una dozzina, alcune di grandi proporzioni.
La frequenza di tali sepolcri preislamici, posti tutti sulla riva destra dell'oued, con le grandi ali aperte al sole nascente, che i frequenti ritrovamenti di graffiti di costellazioni, avvenuti di recente, sembrano confermare. Particolare curioso, vicino alle tombe non si trovano mai i reperti di asce, punte di frecce, bolas e macine, frequentissimi nelle numerose stazioni preistoriche poste sulla riva sinistra dell'oued e ciò spiega perché questi monumenti appartengono alle ere metallifere, secondo quanti sostengono quanti hanno studiato analoghi tumuli nel Sahara del nord. Essi sarebbero testimonianza di una cultura predinastica egizia che da lì al Gran Ténéré risalì verso il Nilo.
I tuareg li chiamano idebnan e dicono che essi sono sedie per giganti ma li considerano anche dimora degli spiriti e un'ultima forma di ritualità in atto ancora oggi, il borbor, consiste nel passare la notte sui tumuli, ascoltando le voci profetiche dei morti. Ciò che è importante è la consistenza della grande frequenza di tali monumenti in questa zona sud-ovest del deserto, in direzione dell'Adrar degli Iforas, una cultura che vorremmo chiamare "cultura dell'oued Amzi", ultima traccia del remoto passaggio di tribù di nomadi che lasciarono in questa imponente testimonianza monumentale l'espressione del loro bisogno di una casa di pietra che li fermasse nel loro perpetuo errare. Di lontano, le tombe posate sulle colline hanno l'aspetto di grandi rondini stanche dopo la lunga traversata del deserto.


©2001-03 Argante.com. Tutti i diritti riservti.
Per ogni informazione sui contenuti o informazioni tecniche rivolgersi al webmaster
Sito realizzato da CorradoFacchi