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Nota bio-bibliografica
Cino Boccazzi è nato ad Aosta nel 1916 e risiede a
Treviso. Ha compiuto ventidue traversate nel Sahara, dodici
viaggi nello Yemen, Arabia Saudita, Siria, Giordania. Biografo
di Lawrence d'Arabia. Ha scritto romanzi e libri di viaggio.
Si ricordano La via dell'incenso (Neri Pozza), La bicicletta
di mio padre (Neri Pozza - Premio selezione Campiello 1999),
Sahara (Neri Pozza) e Le donne blu (Neri Pozza, 2002). Per
saperne di più su Cino Boccazzi andate al sito www.neripozza.it
Le antiche tombe dei nomadi
AFRICA
DESERTO DEL SAHARA
L'oued Amzi è un grande fiume quaternario che ha
origine poco dopo Tamanrasset e sfocia più di 500 chilometri
a sud attraversando le sterminate pianure del Tanezrouft,
nell'alveo dell'Azaouac, dopo aver lambito le pareti del monte
Tazerzalt. L'Azaouac è, a sua volta, tributario del fiume
Niger.
L'oued Amzi, uno dei tanti fiumi scomparsi el Sahara,
ha il suo antico corso segnato da verdissime chiazze di zedillit,
le coloquintidi, piccoli e amarissimi meloni selvatici di
cui sono ghiotti i cammelli bradi e le gazzelle che scompaiono
con balzi inverosimili all'approssimarsi delle Land Rover.
Acacie selvatiche spinosissime e grandi ginestre bordano il
corso asciutto, segnandolo per centinaia di chilometri. Sulel
colline della riva destra, si definiscono numerose delle grandi
e curiose costruzioni di pietre ammucchiate, le tombe ad antenne
o a mezzaluna.
Questo tipo di tomba è raro nelle altre parti del deserto
e in nessun altro posto esse sono numerose come qui, se si
eccettui il non lontano oued Tagrira e la zona del
Tazoult Abalemma dove ne ho viste alcune. Sono grandi tumuli
di pietre accatastate a secco, con un nucleo centrale da cui
si dipartono due antenne che si vanno assottigliando, lunghe
in certi casi anche 80 o 100 metri. Le tombe, tutte disposte
sulla riva destra, a metà di basse colline, orientate a est
per 120 gradi e con l'angolo o punta che segna l'ovest per
320, sembrano essere state costruite per accogliere il sole
al suo levare nelle ampie braccia di pietra, o per segnare
il tramonto, nel punto in cui calava molti millenni orsono,
quando l'inclinazione dell'asse terrestre differiva da quella
di oggi. In alcune le ali o antenne racchiudono un tumulo
rotondo, in una specie di binomio sole-luna che ritroviamo
nelle culture fenicie e paleoarabe.
Qualcuna di queste tombe, ma molto raramente, è orientata
in senso opposto con le ali a ovest.
Un centinaio di chilometri prima del remoto e nascosto pozzo
di Tin Oudad - il Pozzo del Muflone - sul fianco w sul pianoro
d'una collina ne abbiamo contate dieci, le prime quattro schierate
in fila ai piedi del pendio, le altre in seconda fila e sul
culmine, con una corda da 10,21,26,30 metri.
Risalendo l'oued del pozzo di Anasbareka, a sud del
quale abbiamo trovato i rottami dell'aereo del generale Laperrine,
conquistatore del Sahara, compagno d'armi di padre de Focauld,
caduto nel primo tentativo di trasvolata del deserto da Tamanrassey
a Dakar, via Timbouctou, esiste un'immensa tomba con 100 metri
di corda e ali di 75 metri, con al centro un proto-obelisco
sbozzato in basalto azzurro, simile a quelli che trovammo
qualche anno fa, nel Gran Ténéré, sulla "collina degli obelischi".
E lungo il vicino affluente, l'Iner Kech, che scorre fra grandiose
montagne di arenaria, simili alle Dolomiti, su un'alta rupe,
protesa come una prua sul mare di sabbia, ne abbiamo contate
una dozzina, alcune di grandi proporzioni.
La frequenza di tali sepolcri preislamici, posti tutti sulla
riva destra dell'oued, con le grandi ali aperte al
sole nascente, che i frequenti ritrovamenti di graffiti di
costellazioni, avvenuti di recente, sembrano confermare. Particolare
curioso, vicino alle tombe non si trovano mai i reperti di
asce, punte di frecce, bolas e macine, frequentissimi nelle
numerose stazioni preistoriche poste sulla riva sinistra dell'oued
e ciò spiega perché questi monumenti appartengono alle ere
metallifere, secondo quanti sostengono quanti hanno studiato
analoghi tumuli nel Sahara del nord. Essi sarebbero testimonianza
di una cultura predinastica egizia che da lì al Gran Ténéré
risalì verso il Nilo.
I tuareg li chiamano idebnan e dicono che essi sono
sedie per giganti ma li considerano anche dimora degli spiriti
e un'ultima forma di ritualità in atto ancora oggi, il borbor,
consiste nel passare la notte sui tumuli, ascoltando le voci
profetiche dei morti. Ciò che è importante è la consistenza
della grande frequenza di tali monumenti in questa zona sud-ovest
del deserto, in direzione dell'Adrar degli Iforas, una cultura
che vorremmo chiamare "cultura dell'oued Amzi", ultima
traccia del remoto passaggio di tribù di nomadi che lasciarono
in questa imponente testimonianza monumentale l'espressione
del loro bisogno di una casa di pietra che li fermasse nel
loro perpetuo errare. Di lontano, le tombe posate sulle colline
hanno l'aspetto di grandi rondini stanche dopo la lunga traversata
del deserto.
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