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Trattamento dei dati

AFRICA . ZAMBIA

tratto da http://www.infinito.it/utenti/albertoecarolina

Sveglia alle 5.30, con il buio, si smonta il campo velocemente e si parte di nuovo, abbandonando presto la strada asfaltata. Ci fermiamo nei pressi di un villaggio per scattare foto e distribuire regalini a dei visi curiosi e cordiali. E' incredibile come questo popolo non provi odio né antipatia né invidia nei nostri confronti. Tutti sono molto cordiali, si sbracciano per salutarci quando percorriamo le strade e li riempiamo di polvere con il nostro furgone, non si offendono se gli regaliamo oggetti di ogni tipo né se scattiamo foto in continuazione. Sorridono e salutano allegramente, e non leggo malizia nei loro sguardi. Ci fermiamo per fare benzina di nuovo, abbiamo consumato parecchio carburante ieri. Parcheggiamo poi lungo la strada e prepariamo il pranzo. Subito un gruppo di bambini si fa intorno a noi e divora il cibo con gli occhi, stando lì in piedi, in silenzio, senza chiedere.

Non riesco quasi a mangiare con loro davanti che mi guardano così insistentemente ma anche candidamente, mani infilate nei pantaloni, occhi sbarrati e bocche schiuse dalle quali si intravedono denti bianchissimi. Mi metto a piangere, un misto di senso di colpa e impotenza mi assale improvvisamente. Avrei rinunciato volentieri al mio pasto per darlo a loro, ma non so se il resto del gruppo sarebbe stato d'accordo. Ci limitiamo come al solito a distribuire gli avanzi alle mani tese, tante, troppe per il poco cibo rimasto. Con l'amaro in bocca salgo sul furgone e sonnecchio un po'.
Il tragitto è ancora lungo e la strada è dissestata, tutte buche e sassi. Ai lati della strada ci sono moltissimi villaggi, poche capanne di fango e mattoni, tetti di paglia, fuochi, toilette con mura di paglia e senza tetto ed enormi cesti rialzati per contenere cibo, forse granaglie. Tutti interrompono le loro faccende e alzano gli sguardi verso di noi al nostro passaggio. Qui la vita scorre uguale giorno dopo giorno e il nostro furgone è uno spettacolo insolito.

Arusha - Ngorongoro (Tanzania)
Lasciata la città di Arusha, piuttosto caotica, abbandoniamo la strada asfaltata e percorriamo 3 ore buone di strada sterrata. La polvere rossa entra nell'auto anche attraverso i finestrini o le porte chiuse e si deposita sulla nostra pelle, sui nostri vestiti e sui nostri zaini. Mastico terriccio mentre tento di mantenere puliti gli occhiali e la macchina fotografica con scarso successo. Facciamo più di una sosta presso luoghi di ristoro dall'aria troppo turistica per risultare interessanti; di notevole interesse invece sono il paesaggio (savana pura fino a una foresta rigogliosissima quando arriviamo nei pressi del cratere) e i villaggi dei Masai. Fa uno strano effetto vedere questi uomini camminare lungo il ciglio della strada, magri e slanciati, con i lobi deformati e penzolanti, vestiti nei loro drappi rossi, sempre con un lungo bastone in mano, pascolare le loro capre e salutare con la mano alzata nella nostra direzione.

Anche qui ho la sensazione che gli anacronistici siamo noi, con le nostre automobili che alzano nuvoloni di polvere e le nostre macchine fotografiche che scattano a raffica. Molto meglio i loro carretti trainati degli asinelli (che qui chiamano le "zebre dei masai") o le biciclette, anche se richiedono una fatica che noi, comodamente (o quasi) seduti sui nostri sedili riusciamo appena ad immaginare. Arriviamo al cratere di Ngorongoro. La vista è stupenda. Si intravedono in lontananza, nell'enorme vallata, mandrie di bufali, piccole macchie scure che colorano la terra beige. Al centro una macchia azzurra intensa, quella del lago, su cui vedremo posati dei bellissimi fenicotteri rosa, rosa confetto. La vegetazione intorno al cratere è folta e rigogliosa. Scendiamo lungo la strada sterrata, per ben 600 metri circa, fino alla vallata e lo spettacolo ha inizio: facoceri, sciacalli, elefanti, avvoltoi, zebre, leoni, gazzelle di Grant, ippopotami, bufali, gazzelle di Thomson, alcefali e i fantastici rinoceronti. A branchi, singoli, che mangiano, che bevono, e tutti molto vicini alla jeep dove siamo appostati, in piedi (grazie al tetto apribile), salvo i rinoceronti che sono molto lontani e nascosti dall'erba alta. Ma è stata una fortuna già vederne ben tre, considerando che ce ne sono solo 36 in quest'area.

E' un'emozione fortissima trovarsi qui, proprio a Ngorongoro, ho un groppo in gola quando con la jeep scendiamo nella vallata. Quello che finora avevo sognato o visto nei libri e nei documentari lo sto attraversando di persona: sono a Ngorongoro! Non mi sembra vero! Continuiamo a tenere gli occhi ben aperti per cogliere il minimo movimento tra la savana, vigili e tesi, respirando una quantità incredibile di polvere. Torniamo al campo euforici e impolverati. Il nome del campo è Simba ed in realtà è un terreno con qualche tenda e dei bagni alla turca sporchi, puzzolenti e senza acqua né per scaricare né per lavarsi. E poi fa freddissimo! E' umido, tira vento, il cielo è nuvoloso, dei brutti uccellacci neri e gracchianti (corvi e avvoltoi) volano sopra le nostre teste, pronti ad agguantarci il cibo se non lo teniamo ben nascosto. E' quello che è successo a un turista durante il pranzo. Ma lo spettacolo non è finito: andando nei bagni (sì, perché non ne possiamo fare a meno!) ci troviamo di fronte quattro-cinque zebre e un elefante che stanno bevendo da una vasca di cemento: riusciamo ad avvicinarli fino a cinque metri per fotografarli. La cena è buonissima: zuppa calda di carote, riso, pollo al sugo con le verdure e tè caldo. Sono solo le 8 quando siamo già in tenda, dopo esserci lavati i denti con l'acqua della borraccia e i piedi con le salviette umidificate. Scrivo qualche riga di diario, ma le mani si gelano e Alb vuole dormire, per cui spengo la torcia e ci chiudiamo nei nostri caldi sacchi a pelo. (...)

Subito dopo pranzo ci dirigiamo verso il campo (Pimbi Campsite), molto meglio di quello di Ngorongoro, anche se i bagni lasciano a desiderare. Lungo la strada vediamo delle stupende giraffe: si muovono lentamente, ondeggiando il lungo collo, oppure stanno immobili presso un albero, allungando la lingua a strappare foglie d'acacia. Sono imponenti ed eleganti allo stesso tempo. Arrivati al campo, montiamo le tende: 10 in appena 20 metri quadrati. Ci hanno detto che iene e leoni si aggirano nel campo di notte e quindi è meglio mettere le tende tutte vicine e soprattutto evitare di uscire dalla tenda quando è buio per evitare spiacevoli incontri. Le tende sono inzuppate dell'acqua presa a Ngorongoro, ma qui a Serengeti fa caldo e dopo appena mezz'ora sono asciutte. Con tutta calma (seguiamo i ritmi africani e non quelli sudafricani imposti da Hans) risaliamo sulle jeep per il game drive del pomeriggio, che ci riserva meravigliose sorprese. Oltre alle zebre, le manguste, i babbuini, i bufali, i bushback e tanti altri tipi di gazzelle, nel giallo dell'erba scorgiamo quattro leonesse placidamente adagiate e sonnecchianti, e poi su un ramo di un albero spoglio un bellissimo leopardo, anche lui pigramente adagiato, apparentemente indisturbato dalla nostra presenza. Sembra incredibile di stare a pochi metri da questi animali, di poterli vedere muoversi, stiracchiarsi, leccarsi, grattarsi. Scatto foto in gran quantità sperando che poi, il rivederli ritratti sulla pellicola, rievochi le stesse emozioni suscitate dal viso. Finalmente le nuvole lasciano il posto al sole e ci godiamo il calore del crepuscolo. Un gruppo di elefanti attraversa la strada proprio davanti alla nostra jeep e poi si ferma a mangiare. Nel gruppo c'è un esemplare enorme, una femmina, che barrisce infastidita dalla nostra presenza. Ci sono anche due piccoli, avranno tre/quattro mesi che stanno attaccati alla mamma e che mangiano strappando le foglie con la loro minuscola proboscide. Dopo il loro passaggio, gli elefanti lasciano un terreno devastato di piante sradicate, rami rotti e strappati, terra calpestata ed escrementi enormi e puzzolenti. Immagino cosa possa combinare un branco di un centinaio di esemplari. Siamo definitivamente ricoperti di terra e polvere quando rientriamo al campo dove ci attendono pop-corn caldi e con nostra grande sorpresa ci viene offerta la possibilità di farci una doccia. Il nostro campo ha le docce, ma non c'è acqua e allora gli autisti ci accompagnano in un casotto a due chilometri dal campo dove ci sono le docce. In una promiscuità di sessi, corpi nudi e seminudi, di età e nazionalità, a turno ci gustiamo la nostra doccia gelata al buio dello stanzino. Un piacere doppiamente apprezzato perché inaspettato.

Al ritorno, la cena è pronta: zuppa di pollo, pasta al ragù e crauti in padella. (...) Poi tutti insieme al bagno, alternandoci nel fare la guardia e nel fare pipì, per paura delle iene e dei leoni. Nella boscaglia intorno sentiamo muoversi qualcosa e vediamo pallini luccicare quando puntiamo i fasci luminosi delle nostre torce. Anche durante la notte, il suono del russare di alcuni del gruppo si alternerà a strani fruscii, passi e ululati e le orme che troveremo l'indomani non faranno altro che confermare che qualche animale selvaggio ha fatto visita al nostro campo nottetempo.

Kacholola - South Luangwa National Park (Zambia)
Sveglia alle 5.30, con il buio, si smonta il campo velocemente e si parte di nuovo, abbandonando presto la strada asfaltata. Ci fermiamo nei pressi di un villaggio per scattare foto e distribuire regalini a dei visi curiosi e cordiali. E' incredibile come questo popolo non provi odio né antipatia né invidia nei nostri confronti. Tutti sono molto cordiali, si sbracciano per salutarci quando percorriamo le strade e li riempiamo di polvere con il nostro furgone, non si offendono se gli regaliamo oggetti di ogni tipo né se scattiamo foto in continuazione. Sorridono e salutano allegramente, e non leggo malizia nei loro sguardi. Ci fermiamo per fare benzina di nuovo, abbiamo consumato parecchio carburante ieri. Parcheggiamo poi lungo la strada e prepariamo il pranzo. Subito un gruppo di bambini si fa intorno a noi e divora il cibo con gli occhi, stando lì in piedi, in silenzio, senza chiedere. Non riesco quasi a mangiare con loro davanti che mi guardano così insistentemente ma anche candidamente, mani infilate nei pantaloni, occhi sbarrati e bocche schiuse dalle quali si intravedono denti bianchissimi. Mi metto a piangere, un misto di senso di colpa e impotenza mi assale improvvisamente. Avrei rinunciato volentieri al mio pasto per darlo a loro, ma non so se il resto del gruppo sarebbe stato d'accordo. Ci limitiamo come al solito a distribuire gli avanzi alle mani tese, tante, troppe per il poco cibo rimasto. Con l'amaro in bocca salgo sul furgone e sonnecchio un po'. Il tragitto è ancora lungo e la strada è dissestata, tutte buche e sassi. Ai lati della strada ci sono moltissimi villaggi, poche capanne di fango e mattoni, tetti di paglia, fuochi, toilette con mura di paglia e senza tetto ed enormi cesti rialzati per contenere cibo, forse granaglie. Tutti interrompono le loro faccende e alzano gli sguardi verso di noi al nostro passaggio. Qui la vita scorre uguale giorno dopo giorno e il nostro furgone è uno spettacolo insolito.


[continua]

Questa è l'introduzione di un fantastico viaggo in Africa,
visita il sito di Alberto e Carolina, da non perdere altri numerosi viaggi......

tratto da http://www.infinito.it/utenti/albertoecarolina


albertoecarolina@infinito.it

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