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AFRICA . NIGER

Immagini dal Tenerè

Tenerè

"Quante volte il viaggiatore del deserto, che si avventura nel cuore del nulla,
trova la sua consolazione nella bellezza dei cieli, nella corsa delle nuvole,
nella scintillante cupola delle notti…"
Théodore Monot

Immensa distesa di sabbia immacolata.
Soffice manto cesellato dall'umore dei venti.
Dolci declivi alternati a picchi dai disegni arditi, modellati da forze sapienti.
Maestosi silenzi rotti solo dall'alitare di presenze invisibili che ti svolazzano intorno.
Affascinanti spazi dove ogni parola è superflua.
Dove cielo e terra si fondono nell'affascinante gioco del creato.
Dove traspare prepotente la mano del Grande Artefice.
Dove senti martellante la Sua presenza anche se la fredda razionalità umana l'aveva, in altri ambienti, messa in discussione.
Dove ti senti infinitamente piccolo. Un piccolo punto nella grandiosità di cui non vedi i confini.
Dove senti la necessità di essere solo con te stesso.
Dove senti la voglia di ritrovare te stesso, per meglio trovare e capire chi ti sta a fianco.



Immagini dal Tenerè

Viaggio della speranza

"E' la necessità che obbliga il serpente a camminare sul ventre"

"Arriviamo in Libia, faccio un po' di soldi e poi…via in Italia"
Mi guarda e sorride Mohamed. Nei suoi occhi l'entusiasmo di chi sta per aprire un importante capitolo, lasciando alle spalle un mondo che gli ha dato la vita, ma che non gli sa offrire i mezzi per continuarla.
Dice di avere 18 anni, ma ne dimostra 16. Con lui, una trentina di giovani; suoi coetanei o poco più. Nei pressi, un vecchio autocarro di fabbricazione libica. E' il loro Concorde, il loro treno, il loro autobus di linea.
Mohamed è uno dei tanti che lasciano l'Africa per il Viaggio della Speranza.
Lui è di qui. E' Nigerino. Ma, sulla pista che da Agadez porta a Bilma/Dirkou, ne abbiamo incrociati parecchi di questi autocarri, sempre stracarichi, con giovani provenienti da altri Stati di questa Zona Africana. Paesi anche non confinanti direttamente col Niger.
Autotrasportatori che fanno regolarmente la spola con la Libia.
Autocarri già carichi di merce, su cui trovano posto 20-30 persone. In equilibrio precario. Appollaiate a grappoli. Aggrappate alle corde che reggono la merce, per non essere sbalzate fuori ogni 10 metri dalle enormi buche.
In quelle condizioni viaggiano giorni e giorni. Allegramente. Senza lamentarsi. Tutto è accettato con filosofia africana, che non significa necessariamente rassegnazione.
E' solo un modo di vivere di chi, da generazioni, deve aspramente lottare per sopravvivere. Di chi ha la sofferenza come inseparabile compagna di viaggio.
E non è che questa scomodissima tradotta venga regalata. Come per i gommoni del nostro Adriatico o i Boat People dei mari orientali, è pagata profumatamente. La sola tratta Agadez-Libia costa circa 200 mila lire. E, per chi viene da altri Paesi, la cifra è ben maggiore. Cifre spropositate per chi non ha di che vivere.
Arrivati in Libia, dicono, possono trovare qualcosa da fare. Ben pochi, però, hanno intenzione di fermarsi lì. La Libia sembra conceda una sorta di lasciapassare, di salvacondotto, per tentare poi il gran balzo verso l'Europa. L'Italia in particolare. Il Paese dei loro sogni. La realizzazione dei loro progetti. La fine dei loro problemi.
E' convinto Mohamed nel ribadirmelo in un più che accettabile francese. E' l'unico del gruppo a parlarlo, anche se è la lingua ufficiale del Niger.
Stanno per ripartire. Non ho il coraggio di dirgli che, in Italia, le cose non stanno proprio così. Che non è così facile. Soprattutto per chi entra come clandestino.
Sarebbe inutile. Sicuramente, non mi crederebbe. E, in ogni caso, il peggio che troverà da noi, potrebbe essere molto meglio di ciò che lascia qui.



Immagini dal Tenerè

Il viandante

"Se ti vuoi nascondere, torna nella tua città.
Qui ciascuno è persona visibile"
Prov. Tuareg dei Kel Hoggar

Un nomade cammina spedito dove, a perdita d'occhio, è solo deserto.
Par quasi fluttuare sulla sabbia tanto è leggero il suo procedere.
Nessuno è con lui. Non un cammello. Non un compagno.
Solo cammina negli ampi spazi.
Da dove viene? Dove va?
Il vento gli gonfia le vesti.
Da lontano sembra un punto interrogativo di cui il deserto custodisce la risposta.

Belma

 


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