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Il Teneré
secondo Belma
Il re tuareg e la Dea
Luna
"Quando
vedi la luna circondata da un alone,
c'è un Re che da qualche parte viaggia in quel chiarore"
Proverbio Tuareg
Sì, il Re, noi, l'abbiamo visto.
Nella maestosità dello scenario che ci ospitava; nel
grigio-perlato delle dune che, nel chiarore della notte, si
fondevano con la volta del cielo; in quell'atmosfera surreale
di quando, nei film, si vuole rappresentare l'Al di là,
noi, il Re, l'abbiamo visto.
E doveva essere un Re molto importante, considerando lo straordinario
spettacolo che, per lui, è stato allestito.
Ma non abbiamo avvertito subito la sua presenza. Non abbiamo
realizzato che quel disco nero che, pian piano, si stava sovrapponendo
all'altro luminoso, era l'ala del suo mantello che avvolgeva
in tenero abbraccio l'amata Luna.
Solo quando il Grande Regista ha chiesto alle stelle di raddoppiare
di intensità per illuminare meglio la scena, abbiamo
capito che qualcosa di speciale si stava per compiere.
Man mano che, nell'abbraccio amoroso copriva la Regina degli
Astri, il manto rivelava il suo colore. La luce, irradiata
dall'amata, ne evidenziava il rosso purpureo.
Quando il Re si adagiò sulla Dea Luna stendendolo completamente
su loro, solo una piccola parte restava scoperta. A fatica
quel manto cercava di arginare l'intensità di una luce
emanata al culmine della felicità.
Un alone di fuoco circondava i loro corpi. L'alone evocato
dalle tradizioni Tuareg.
Poi, quando i due amanti si furono acquietati, il Grande Regista
fece stendere sul loro sonno una grande coperta. Tanto grande
che copriva metà della volta blu.
Le stelle di quella zona come per incanto si spensero; mentre
le altre, forse invidiose per essere state tenute lontane
dalla scena, continuarono a brillare. A chi assisteva, è
parso ancora di più.
Che spettacolo quella coltre che, nel buio e nel silenzio
più assoluti, proteggeva un'alcova tanto speciale!
Che importa se le costellazioni escluse manifestavano tutta
la loro superbia?
I faretti della Via Lattea, invece, raccontavano gongolanti,
ai satelliti che transitavano, d'aver visto il Re da vicino.
Era passato di lì. Gli avevano illuminato il cammino.
Gli avevano reso più agevole il galoppo.
La quiete durò a lungo. Poi, la coperta cominciò
a scostarsi. Come se qualcuno si stesse svegliando. Era tempo
per il Nobile Cavaliere di riprendere il suo cammino. Ma lui,
non aveva fretta. Troppo dolce era stato quell'incontro.
La coperta sembrava fosse, poco a poco, allontanata con i
piedi. Con quale lentezza si ritraeva! Quant'era difficile
sciogliere quell'abbraccio! Quale prezzo comportava il doversi
lasciare!
Sembrava che lassù ci fosse un sipario. Lentamente
si riavvolgeva e le stelle, ad una ad una, tornavano ad accendersi
per illuminare ogni via del cielo. Per consentire al Re di
trovare, senza fatica, la giusta direzione.
E quando l'abbraccio definitivamente si sciolse ed il destriero
riprese il suo galoppo, il cielo era un tripudio di luci.
Nell'intermittente effetto psichedelico di alcuni satelliti,
le stelle danzavano gioiose. Improvvisavano girotondi per
la loro ancor più lucente Regina.
La Scienza, liquida tutto questo con una sola parola: Eclissi
di luna.
Ma per noi che l'abbiamo vissuta accanto al fuoco degli amici
Tuareg, quanto era lacerante nella sua dolcezza quell'incredibile
spettacolo che la natura ci aveva offerto e che la fortuna
ci aveva riservato.
Sì, noi, il Re, l'avevamo davvero visto!
"Quando il cielo è rosso, sella il
tuo cavallo, indossa la tua gandara e preparati a galoppare"
Proverbio Arabo
Salpa!
"Quando senti ogni fibra del tuo corpo assetato di spazi gridartelo,
salpa!
Non aspettare che la melma del Vecchio Porto inghiotta l'ancora.
Salpa.
Senza porti troppe domande sul "come".
Senza la pretesa di risolvere problemi che all'inizio si presentano
insolubili.
La musica ha il suo ritmo; l'immensità ha il suo.
Ogni cosa si chiarirà in mare. Là si trova il tempo di distinguere
il vero da ciò che non lo è.
Issa le vele! Il resto verrà…"
Questo scriveva Bernard Moitissier alla vigilia di una delle
sue incredibili sfide all'oceano su piccole barche.
A questo pensavo mentre osservavo l'ostinata, ma rilassata
determinazione di chi vive il deserto.
A questo pensavo mentre superavamo ostacoli apparentemente
insuperabili.
A questo pensavo mentre guardavo far miracoli, con mezzi improvvisati
di fortuna, sulle nostre macchine acciaccate. Quando qualche
parte meccanica, torturata dalle esasperate sollecitazioni,
schiattava.
A questo pensavo mentre, giorno dopo giorno, lasciavamo alle
spalle spettri che avevano un poco turbato le vigilie.
A questo pensavo mentre realizzavo che fatiche e disagi venivano
assorbiti senza apparenti difficoltà. A questo ho pensato
quando la Grande Avventura si è conclusa, lasciando
in ognuno di noi incancellabili ricordi.
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