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AFRICA . NIGER

Il Teneré secondo Belma

Dinosauri...e nonni

"Vai fino laggiù? Così lontano?"
"Lontano da dove?"
Antoine de Saint-Exupéry

Guardo l'enorme stinco di tirannosauro ai miei piedi.
Da quanto tempo sarà lì?
Ormai la scienza è in grado di stabilirlo con sbalorditiva precisione. Ti saprebbe quasi dire l'ora in cui questo osso ha cessato di compiere la sua funzione. Ti risponderebbe freddamente in milioni di anni.
Meglio non soffermarsi a cosa significhi realmente. La mente si rifiuta. Va in tilt. Espone la scritta "File not found" , come il computer quando fa le bizze.
I Tuareg avevano promesso di portarci in un Cimitero di dinosauri segreto. Non ancora saccheggiato. E mantengono la promessa.
Disseminati sull'immensa piana sassosa che mi circonda, fossili animali e vegetali in grande quantità.
Piccoli frammenti si confondono con i ciottoli.
Pezzi importanti, come l'osso ai miei piedi, emersi dalla coltre che li ha protetti per così lungo tempo, si mimetizzano in altre formazioni rocciose.
Mentre passeggio in questa dimensione al di fuori del nostro tempo, sorrido. Penso alla risposta che Paolo, il mio nipotino di 7 anni, aveva dato qualche giorno prima ad una mia voluta provocazione:
"Perché, secondo te, io sarei vecchio?"
"Sei il padre di mio padre…"
Candore disarmante di logica infantile.
Com'è tutto relativo…..
Agli occhi di un bambino (e… non solo), 60 anni possono significare vecchiaia. Ma se rapportati a quanto mi sta davanti…. Se stabilissimo, per comodità, in un anno, in 365 giorni, il tempo di questo fossile, il primo uomo farebbe la sua comparsa nel tardo pomeriggio del 31 dicembre.
Gesù Cristo nascerebbe 5 minuti prima di mezzanotte.
Le caravelle di Cristoforo Colombo veleggerebbero verso le… Indie quando al tocco di mezzanotte mancherebbe poco più di un minuto.
Da perderci la testa. Come cercare di capire la distanza di una stella rapportata alla Luna, che già ci sembra lontana.
Vorrei che Paolo fosse con me. Mi piacerebbe ribattergli che il nonno non è per niente vecchio. A confronto di "quel coso lì" ha solo una decina di secondi di vita. Il tempo di soffiarsi il naso.
Ma a cosa servirebbe? Tanto non mi crederebbe.
Nella logica infantile, la vecchiaia non è altro che il capolinea del cammino di cui loro sono all'inizio.
Una volta arrivati al capolinea, tutto si unifica, si ammassa, si accumula, si sovrappone.
I nonni, da piccoli, possono anche aver giocato con i dinosauri in un giardino pubblico chiamato Jurassic Park.

Essere o essere stati ?

"Si vorrebbe sempre essere. Essere stati, mai.
Come vorremmo, a volte, vivere contemporaneamente in due posti che sono nella nostra mente. Possiamo metterci in viaggio. Ma, mentre ci avviciniamo a uno, ci allontaniamo dall'altro.
Il luogo di partenza sostituisce la meta nell'irrealtà dei ricordi.
Guadagniamo uno, e perdiamo l'altro.
La lontananza è in noi, vera condizione umana".
L'aereo è ormai in volo e stiamo lasciando il Niger. Questo pensiero di Mario Soldati mi frulla in testa. Noi, "siamo stati". Abbiamo tanti ricordi, tante sensazioni, tante emozioni, tante cose da raccontare.
Ma c'è una certa nostalgia nel dire "siamo stati". Ci piacerebbe "essere". Essere e basta.
Essere ancora là. Rivivere nuovamente certe situazioni come, ad esempio, quella struggente Eclissi di luna. Ma questo non è possibile. Anche se tornassimo negli stessi posti, alla stessa ora, con le stesse condizioni ambientali. La fredda razionalità umana ci dice che è impossibile vivere due volte la stessa situazione. Magari la vivi simile. Magari, ancora migliore. Ma non sarà più la stessa. Perché quell'attimo se ne è andato e, nel frattempo, qualcosa è cambiato.
Come l'operaio alla catena di montaggio. L'alienante monotonia del lavoro lo porta a pensare di fare sempre la stessa cosa. Di ripetere sempre gli stessi movimenti. Ma, in realtà, ogni volta cambia qualcosa.
Scorre nella mente il film della Grande Avventura. Momenti soavi, momenti dolci, momenti di estrema commozione, momenti di apprensione, di preoccupazione, di gioia, di cameratismo, di serenità, di solidarietà, di giovialità.
Ma li abbiamo, poi, davvero vissuti o è stato solo un sogno? Un bellissimo sogno? Quante volte ci viene di pensare al mondo come ad un grande palcoscenico. Il set di un film di cui siamo i primi attori. La ribalta si accende quando noi arriviamo, per spegnersi subito dopo la nostra partenza.
Arriviamo sul set e.."ciac". Tutto si mette in moto come in quei presepi meccanizzati. Sotto la guida del Grande Regista, ogni comparsa gioca il suo ruolo. Ma, una volta partiti, il presepe si ferma. Tutto ritorna nell'ombra.
Cosa faranno, ora, le comparse che ci hanno accompagnato? Cosa faranno le carovane che abbiamo incrociato? E il viandante che camminava solo, apparentemente senza meta? E il bimbo alla sua iniziazione nel deserto? E gli altri due sotto la minuscola tenda? E i personaggi di Agadez e Ingall? E il codazzo di bambini vocianti, le bellissime donne Tuareg, quelle musone di Zoo Baba, gli standisti del mercato di Dirkou, la nostra guida Sidi, il cuoco Boubacar, i nostri autisti? Sì, forse è solo un sogno! Anche se le bottigliette di sabbia, i sassi raccolti, le Croci di Agadez, dicono di no. Dicono che qualcosa di reale è successo.
Ma la mente cavalca nell'irrazionale. Rifiuta il materialismo delle prove. Preferisce cullare un sogno. Sì, un sogno……
Un bellissimo sogno da infilare nel marsupio delle esperienze. Un interessantissimo sogno da inserire nel file delle conoscenze. Uno straordinario sogno da custodire nello scrigno dei ricordi. Addio Niger! Addio "Magie del Teneré"!


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