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AFRICA . NAMIBIA

Il Boscimane nel Kalahari

Cammina ed è come se volasse.
Sulla sabbia, dove noi affondiamo, lui procede leggero. A passo spedito. Senza lasciare impronte.
Ti viene quasi da pensare che pattini su una sorta di intercapedine invisibile. Il terreno lo sfiora solo; dolcemente.
Questa è la sua terra. Questo è il suo mondo. E' lui il padrone assoluto., anche se altri dal colorito sbiadito, venuti dopo di lui da terre lontane e sconosciute hanno piantato paletti intorno dicendo: "Questa è roba mia".
Di questa terra conosce ogni segreto. Ha imparato a convivere con le asperità delle sue leggi; con la perenne mancanza d'acqua; fra difficoltà insostenibili per chiunque altro.
Conosce i segreti di ogni erba, di ogni pianta, di ogni animale.
Sa dove poter suggere una goccia d'acqua fangosa dal sottosuolo.
Sa come ricavare un briciolo di sostentamento fra i suoi rovi.
Conosce ogni segreto dei veleni che la popolano. Sa come usarli per procacciarsi cibo. Sa come scongiurarne i letali effetti quando ne viene colpito.
E non ti puoi meravigliare se, una volta che sei risalito su quello sbuffante e fracassoso "shaker" che avanza a fatica nell'incontaminata natura profanando antichi silenzi, il motore all'improvviso fa le bizze. Rifiuta di proseguire e ti lascia in pieno deserto.
Sono certamente gli spiriti degli antichi Boscimani che, disturbati da tanto frastuono e (perché no?) da indesiderate intrusioni, si vendicano a modo loro.


Gli Himba

Guardo John, il pilota che mi sta a fianco, mentre s'appresta ad atterrare sullo striminzito budello sterrato che ci aspetta in piena savana. Lo vedo come un moderno Caronte, capace di traghettarti in un mondo così diverso dal tuo.
Come una sorta di macchina del tempo, il nostro piccolo aereo cammina a ritroso. In pochi minuti ci catapulta in una dimensione lontana migliaia di anni.
Sto entrando nella terra degli Himba, e l'emozione è grande.
Carico di orpelli tecnologici, tipici di questa fine millennio, sono a contatto con gente vestita solo d'ocra spalmata; che dorme in capanne di fango e sterpaglia rassodati dallo sterco; che vive sfruttando al meglio ogni minuscola risorsa che la natura offre; ma che ostenta, nella fierezza dello sguardo, una gioia di vivere ed una purezza interiore da tempo smarrite alle nostre latitudini.
Donne di straordinaria bellezza che, davanti ad uno specchietto, si divertono e ridono come spesso non sanno più fare nemmeno i nostri bimbi.
Uomini che, davanti ad una foto polaroid, ti guardano interdetti come fossi il Mago Merlino.
Bambini che, vinta la prima emozione nel risentire la propria voce dal registratorino, ti costringono a riprovare centinaia di volte e non ti vorrebbero più lasciare andar via.
Gente che ti ha appena conosciuto e che ti apre senza riserve la propria capanna.
I loro occhi sono piccoli monitor. Visorini di una telecamera. Ci guardi dentro e rivedi vivere le tue lontane radici. Radici che ti appartengono. Ne senti nostalgia. Vorresti riappropriartene, ma non c'è speranza. Non si possono rubare immagini da una telecamera.
E allora pensi con amarezza quanto tutto questo potrà ancora durare prima dell'inevitabile "integrazione", che per loro significherà certamente perdita di identità, abbruttimento, stordimento d'alcoolici, malattie d'ogni tipo (AIDS in testa), lavori inadatti perché troppo lontani e diversi dalle loro tradizioni. Lavori che li priveranno della consapevolezza di essere padroni del proprio tempo, perché i ritmi saranno scanditi da altri di cultura e colore diverso.
Guardo John mentre mi apre lo sportello per ripartire. Stavolta vedo nitido il "Caron Demonio" che, dopo averti fatto assaporare una boccata di Paradiso, ti riporta al tuo mondo.
E, mentre sali, una voce ti martella dentro:
"Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate......."


n.b. Gli Himba sono nomadi che vivono a ridosso del confine fra Angola e Namibia


Belma

 


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