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AFRICA . MALI

Djennè, Donne e......Marocchini

Se uno vi dice: " Hai presente un marocchino? "
Senza voler fare del razzismo stupido e qualunquista, i pensieri non vanno certo ad un mago della cibernetica o ad un programmatore di viaggi interspaziali.
L'immagine spontanea ha le sembianze del " Vu cumprà " , del venditore di tappeti, del piccolo contrabbandiere all'entrata del supermercato.
Eppure, il Marocchino, è stato anch'esso innovatore e le donne del Mali gli devono molto (e noi di riflesso).
Immaginate una città di soli maschi: solo maschi per le strade, nei negozi, nelle scuole, nei supermercati, nei cinema, sul tram, ecc.
Sentiresti la mancanza di qualcosa. Sarebbe come avere una bicicletta senza pedali. Qualche centinaio di anni fa, Djenné era così. O quasi.... Insomma,....a dire il vero... ipermercati, cinema e tram non c'erano e, in quanto alla scuola, poco è cambiato.
Ma, venendo alla sostanza, le donne erano confinate in casa.
Arriva l'Esercito Marocchino e.....MIRACOLO!!!!!! Le donne cominciano ad uscire. La storia non spiega come e, tutto considerato, forse è meglio non indagare.
Certo è che quelle stradine, quelle piazzette, quegli angolini deliziosi, dovevano essere ben grigi senza quell'esplosione di colori e la grazia di chi li indossava.
Con la Moschea, costruita 800 anni fa, questa è forse l'unica altra novità nella storia di Djenné, la città d'argilla, considerata la gemella di Timbuktu (più corretto, Tomboctu).
Tutto è costruito in argilla mista a paglia: case, Moschea, muri di cinta, ecc. e, buona parte, con l'antico sistema delle palle di impasto. Solo recentemente hanno scoperto il mattone (ovviamente in paglia e argilla) Ogni anno si devono riparare i danni provocati dalle piogge.
Djenné ha su per giù l'età di Roma (si parla del 300 a.c.), ma nulla è cambiato. Entrare qui è come entrare in un presepe: il tempo si è realmente fermato. Le sole ruote circolanti sono quelle dei carrettini trainati da ciuchini. Proprio uguale a Roma....Anche nel traffico.....
Sorge sulle rive del Bani, affluente del Niger. Per raggiungerla devi attraversare il fiume su una chiatta a remi (a pertica, per l'esattezza), simile a quelle sui nostri fiumi anni fa.
Ci dicono che c'è un alberghetto in cui finalmente poter fare una doccia e dormire in un letto. Dopo aver ispezionato i 2 metri per 3 della buia spelonca che mi dovrebbe ospitare e aver dato un'occhiata al giaciglio su cui mi dovrei coricare, decido di pagare il costo della ..."camera" (ben 10000 lire) e piantare la mia tenda sul magnifico terrazzo che ne fa da tetto. La vista (anche se da soli 3 metri di altezza) è stupenda; l'aria è salubre e......non ci sono pulci.
Quanto alla doccia (comune ovviamente), massima autarchia.
Un tubo orizzontale lungo un paio di metri, diametro 3-4 centimetri, tutto bucherellato.
Avete provato a fare la doccia quando tolgono l'acqua ?
E siete insaponati? E cercate di sciacquarvi con le gocce residue?
Stessa sensazione ! Di una goduria.........

Djennè: Un infedele nella Moschea

" A costo di farmi mettere allo spiedo, ma io, lì, ci devo entrare......"
Come cavolo fai a resistere quando ti trovi davanti questo po' po' di costruzione che trasuda storia da ogni pallina d'argilla?
Riesco a capire cosa provasse Ulisse. Anch'io sento le sirene che mi chiamano da ogni torretta della Moschea. Oddio,.....proprio sirene non dovrebbero essere.....E' un po' dura che dei pesci vivano sulle torri......Magari si sono incarnate in pipistrelli.....
Davanti a me c'è questo stupendo simbolo non soltanto del Mali islamico ma del Mali punto e basta. E' la loro Tour Eiffel, il loro Colosseo, la loro Basilica di San Pietro.
Ma c'è un maledetto cartello fra me e lei:
" Vietato l'ingresso ai non Musulmani "
Abraham, la guida locale, musulmano osservante ma aperto, cerca in tutti i modi di dissuadermi pur capendo che il mio intento non è certo quello di profanazione. Mi prospetta possibili rogne. Qui sono abbastanza fanatici. Il colore della mia pelle, poi, difficilmente passerebbe inosservato.
Su questo ha perfettamente ragione. I miei cinque amici e io, siamo i soli "visi pallidi" in circolazione. E, per di più, " I Cinque " sono ormai Cassandre profetizzanti sventure.
Ma io, per non smentire una volta ancora il marchio indelebile di 'crapuun' (testardo in meneghino), ho già preso la mia decisione.
Tanto, più che legarmi come un cotechino, appendermi per i piedi ad uno dei bastoni sporgenti, lasciarmi rosolare un paio d'ore a 5O gradi, non credo possano farmi. Prima o poi qualcuno del Consolato ci metterà bene una parolina.....
Sistemo sul cranio la papalina da saggio, prezioso "passe-partout" nelle zone islamiche. Consegno a Walter (spero non a futura memoria) scarpe, macchina fotografica e registratorino. Do un'ultima occhiata agli amici che mi guardano come stessi partendo per la Grande Guerra e, a passo deciso, salgo la gradinata e varco la soglia.
" Signore Benedetto, qui sono proprio in un altro mondo......"
Dante, deve essere entrato in qualcosa di simile prima di scrivere il Paradiso.
Nella fresca penombra che mi avvolge, un mare di colonne squadrate. Un paio di metri una dall'altra. Colonne altissime di cui non riesco quasi a vedere la fine. Colonne che sembra si stacchino da terra per elevarsi, per slanciarsi, per proiettarsi verso l'Alto. Colonne come ascensori; come "trait d'union" fra questo mondo e il Regno Supremo. Colonne che ti invitano ad abbracciarle per salire insieme. Mi sento infinitamente piccolo.Quasi fossi incarnato Qin una formica. Sono solo. Il silenzio è totale (l'ora della preghiera è ancora lontana).
Mi accovaccio per godere fino in fondo questa atmosfera tonificante, rassicurante.
" Si, sto ripetendomi, proprio rassicur....." La parola si smorza in gola. Dalla parte opposta una lunga tunica bianca viene verso di me. Più che camminare, fluttua. Anche la barba è bianca, ma sembra finta; appiccicata al nulla. Sembra legata al turbante solo per dare l'idea di un volto.
Comincio ad avvertire strani brividi gironzolarmi per la schiena. Cerco di convincermi che dipendono dalla mia cronica "freddolosità"
Quando la bianca presenza è a una decina di metri, noto qualcos'altro di bianco. Un bianco brillante sotto i baffi. Una fila di denti che mi rivela un sorriso.
" Consoliamoci. Se non altro la sentenza arriva con dolcezza......."
Se nelle Moschee ci fossero statue, potrei tranquillamente essere scambiato per una di loro.
S'avvicina e mi prende quasi sottobraccio. Ora posso vedere anche due faretti in posizione "occhi". Con voce calda mi chiede si mi sono ricordato dell'offerta.
E' prassi infatti, che chi entra nella Moschea debba lasciare un'offerta secondo possibilità. Serve a coprire i lavori di restauro necessari ogni anno dopo le piogge. Per inciso, i bastoni che sporgono dalle costruzioni d'argilla (Moschea compresa), non hanno la funzione di rinforzarne la struttura come parrebbe logico, ma di facilitare la salita ai "muratori".
Rispondo (ed è la verità) che non ho visto dove debba essere lasciata. Mi accompagna ad una sorta di "bocca della verità" accanto alla porta. Facendo attenzione a non infilarci la mano (non si sa mai....), lascio scivolare una banconota (circa 3000) che al mio carismatico accompagnatore devono sembrare una enormità. Si illumina ancora di più. In un ottimo francese mi fa un sacco di domande: da dove vengo, cosa penso di visitare in Mali, quanto tempo mi fermo, ecc. Il Paese è francofono ma, pretenderlo pulito lì, è come pretendere un italiano senza inflessioni nei paesini dell'Alta Val Brembana.
Siamo ormai amici. Non so ancora adesso spiegarmi come, ma siamo amici. Tanto amici....che mi invita ad una preghiera comune nei cinque punti cardine della Moschea.
Pensavo di esserne uscito, ed invece mi ritrovo ancora nel guado fino alle labbra.
Farfuglio che i miei amici mi stanno aspettando. Che mi trovo lì solo per una visita doverosa ma, purtroppo, brevissima.
Visibilmente dispiaciuto, mi accompagna all'uscita.
Quando Abraham e le 5 Cassandre mi vedono riemergere ed affacciarmi al muretto di cinta con l'Angelo Custode, arrischiano uno svenimento collettivo.
E' come se mi fossi affacciato alla finestra del Papa con lui accanto.
Quando poi vedono con quanto calore mi sta salutando, pensano di essere in "trance".
Da tempo erano in trepidante attesa. Non sapevano più quanti ne avessero in tasca. Abraham aveva spiegato che il personaggio che stava entrando nella Moschea subito dopo me, era la massima autorità religiosa lì.
Per loro, ero già.....impacchettato per bene.



Belma


 



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