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AFRICA . MALI

Il 'DOGON': Chi è costui?

Il Dogon è un popolo che ha saputo mantenere intatte le proprie tradizioni, rifiutando gli specchietti per allodole del nostro consumismo (speriamo ancora per molto).
Vive nel cuore del Mali (o al centro della clessidra, vista la conformazione di questo Paese), a ridosso della falesia di Bandjagara, una incredibile parete rocciosa alta 35O metri e lunga un centinaio di chilometri.
Vedendo villaggi ricavati a mezz'altezza, quando c'è pianura sotto, pensi che siano convinti cultori del Pensiero Filosofico "Facciamoci Male".
Nessuna meraviglia se Herr Sacher-Masoch avesse fatto un giretto da queste parti prima di illustrare una certa tendenza.
D'altronde, se pensi a cosa hai fatto tu per arrivare qui. Alle ore di trekking a 4O gradi, sotto un sole da "tintarella ultrarapida" (color rosso sangue, ovviamente). 18 secondi a pelle esposta e ti ritrovi grigliato come una "fiorentina" (intesa come bistecca). Se pensi all'irrefrenabile desiderio di torrentelli di montagna durante il disgelo in cui immergere la capoccia. Se pensi ai miraggi; alle continue visioni di piante, qui frequenti come il quadrifoglio, sotto cui sostare cinque minuti. Se rifletti su tutto questo, arrivi alla conclusione che...forse....del tutto normale non lo sei nemmeno tu.
Ma, se per te la diagnosi è forse meglio lasciarla ad uno psichiatra, per i Dogon c'è una spiegazione logica ed encomiabile: costruiscono nella roccia per non rubare spazio al risicato terreno coltivabile.
Se guardi però come s'arrampicano; se osservi la naturalezza con cui si muovono su queste rocce, forse c'è anche una seconda motivazione: in loro vive lo spirito di qualche animale "montagnino". Non per altro la loro simbologia è ricchissima di maschere d'animali e trovi animali in ogni loro storia. Narra la leggenda, che persino lo spirito del loro primo avo (dell'Adamo Dogon, per intenderci), si è incarnato in un serpente.
Intanto che studi come muovere alcuni passi, loro sono già 2OO metri oltre. I bambini, poi, ti fanno una rabbia...... Corrono su queste ripide pareti quasi fossero in un cortile.
Nel tardo pomeriggio, dopo una dozzina d'ore di su e giù fra questi villaggi, la guida Dogon ci indica un punto sulla cima della falesia:
"Sopra là, c'è un pianoro con una vista magnifica. E' là che pianteremo le tende. Il tramonto da lassù è molto suggestivo".
Una volta su, non puoi dargli torto. Ma per arrivarci.....che sofferenza.......
Su un sentiero scalinato nella roccia, dove riesci a malapena ad appoggiare i piedi, decine di ragazzini ti danzano intorno. Balzano come scimmie da uno spuntone all'altro.
Ti guardano arrancare, e ti senti un cretino, un impedito. Ma ciò che ti fa ancor più incavolare, è che loro lo sanno. Sfidano il tuo orgoglio offrendosi continuamente di portarti lo zaino.
E tu, testardamente rifiuti. Continui nella tua "Via Crucis". Non importa se alla fine sai già che distribuirai ciò che, con l'offerta di aiuto, sperano di ottenere dal contenuto del tuo sacco.
Zio Pasquale gelataio, è una questione di principio! Non puoi cedere. Vuoi dimostrare il tuo coraggio, il tuo stoicismo.
A tarda sera, gli amichetti sono ancora tutti lì, attorno alla tenda che ti hanno aiutato a montare. Par quasi che formino uno scudo protettivo che veglia sul tuo riposo.
Sentendo l'Harmattan* soffiare come la Bora a Trieste, confido che possano impedire alla mia tendina, fragile e vulnerabile, di volare di sotto.
Non me la sentirei proprio di rifare un'altra volta questa salita.........

* L'Harmattan è un vento che soffia dal deserto

DOGON: il "Togu-na"

"Questa sì che è una bella trovata; ci vorrebbe anche da noi....."
Un minimo di spiegazione e, sono convinto, converrete con me.
Il "Togu-na" è un mix fra Tribunale, Sala Consigliare e Circolo ricreativo
Qui viene presa ogni decisione; si dirimono le controversie; si giudicano le colpe.
Ma il "Togu-na" è anche il 'Club' dove rilassarsi, fumare e scambiarsi le notizie del giorno. Come ogni 'Club' che si rispetti, è riservato esclusivamente agli uomini e, in particolare, agli anziani.
Le donne non ci possono mettere piede. Per loro ci sono locali "ad hoc" in cui stare nel periodo mestruale.
E' il posto più fresco del villaggio (e il sole, lì, picchia duro). Sta sempre a nord. Simboleggia in pratica la testa dell'ipotetico corpo umano di ogni costruzione Dogon.
Il "Togu-na" non ha pareti. E' una sorta di gazebo. Otto tronchi, stupendamente intagliati, sorreggono un tetto di paletti, di grossi rami coperti di paglia.
Ma la peculiarità che più intrippa è l'altezza: non più di 60-70 centimetri.
Naturale chiedersi come mai. Potresti capire se servisse solo per i momenti di relax. Ci si potrebbero sdraiare come gli antichi romani sui loro triclini nelle crapule di 'Casa Trimalcione'. Ma per discutere, devono mettersi seduti e, anche se i Dogon non sono alti, devono per forza stare chinati.
E allora cominci a fare ipotesi. Visto che i Dogon sono molto religiosi, è fatto di proposito in segno di rispetto per le Divinità che devono ispirare la giusta decisione.
O forse è una tradizione che risale ai tempi dei Tellem, la popolazione di statura pigmea che lì viveva centinaia d'anni prima.
No, la verità è un'altra. E' molto più terra-terra. Ed è di una forza.......
Non è certo una novità che, mantenendosi calmi, si discuta molto meglio.
Tantomeno, che quando ci si incavola e si alza la voce, si è portati d'istinto ad ergere il busto e rizzare la testa. Difficile gridare a testa bassa.
Ne consegue che sotto il "Togu-na" se uno si inalbera, si rialza, picchia una tremenda capocciata e.......rinsavisce di colpo.
Perché, dico io, non viene adottata in televisione nei vari "talk-show" tipo 'Maurizio Costanzo' o il 'Processo di Biscardi'?
Meglio ancora, perché non viene imposta nei nostri tribunali e in Parlamento?
Ci verrebbero risparmiate tante chiassate e scenette disgustose.......



Belma



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