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Kenya - la notte del natale di Dio
E' vigilia di natale: occorre
far rotta sud, sud-ovest; la nostra Land Rover condotta da
Guido, anziano, ma vivacissimo padre Conboniano, si inerpica
nell'arido altopiano in territorio delle tribù kalenjin,
nella zona centro-occidentale del kenya, tra gallerie di piante
contorte che danno l'impressione di enormi rovi verdastri
e nello sballottamento picchiano con sordi suoni metallici
contro l'automezzo infangato: siamo sulla sommità di
quella che gli indigeni chiamano: "la Montagna del Verde
Inutile". Sotto di noi di ben 300 metri lo sguardo spazia
sull'antico lago vulcanico Baringo; guardando con il binocolo
si distinguono sulla riva di ponente getti incandescenti di
soffioni boraciferi.
Dal lato opposto la sponda fluttua di un rosa sfumato per
le migliaia di "flamingos" giunti dal lago Nakuru
a deporvi le uova. Approfittiamo della risicata ombra dell'equatore
per uno spuntino, quando dal nulla fanno capolino tra gli
arbusti bianchi di polvere delle testine nere, gli occhini
sgranati per seguire l'eccezionalità dell'avvenimento;
il missionario, vincendo la ritrosia, offre loro del pane
bianco con qualche arancia ed essi come puledrini corrono
via felici verso lo sperduto villaggio per condividere in
famiglia il prezioso dono. Il sole non da tregua e ripartiamo
nel polverone alzato dal robusto mezzo sull'arida sassaia
che ci viene incontro.
Giungiamo verso il pomeriggio al luogo dell'appuntamento in
territorio della tribù Masai, scorgiamo una cappellina
di fango adibita anche ad aula scolastica, dobbiamo incontrare
David Chebii, un cristiano ormai avanti negli anni: egli vuole
donare alla missione un terreno in posizione ideale per costruirvi
una solida chiesetta in muratura. Non c'è! Normale
da queste parti, perciò, con indicazioni vaghe di occasionali
passanti, zigzaghiamo in gara con gli struzzi, tra zebre impaurite
ed antilopi saltellanti. Nella breve, ma spettacolare ora
del tramonto che tinge di fuoco inquietanti raggiungiamo fortunosamente
il nostro uomo; con grande calore ci accoglie nella sua capanna
di fango e sterco, e ci offre ospitalità per la notte.
Mentre, sorseggiando il tè con il missionario stiamo
visionando i documenti di proprietà del terreno che
andremo a ispezionare domani mattina, delle urla concitate
giungono sempre più intense nel silenzio della notte.
Con David Chebii usciamo, d'incanto è silenzio intorno,
udiamo solo il crepitare delle torce. Ci accorgiamo di essere
circondati da ogni vivente del piccolo villaggio, ma davanti
a noi si staglia nel chiarore rossastro un volto sinistro,
striato da segni magici: è senza dubbio lo stregone,
depositario di antiche ricette e sacerdote degli Spiriti del
villaggio. In questa terra, bisbigli si spargono veloci, così
egli ha saputo del progetto ed ora con l'arco sacro alle divinità
tutelari vuole colpire il Dio straniero nel simbolo della
croce che sta sulla porta della nostra capanna. Tende l'arco
per incoccare la freccia, ma come per magia, la robusta corda
d'agave di schianto si spezza !
un "oooh" sommesso prorompe da ogni bocca: nell'afosa
notte africana la potenza del Dio Cristiano misteriosamente
ha vinto e Padre Guido in questo momento incantato può
celebrare, tra infiniti fuochi e nenie oranti dei pastori
Masai, la notte del Natale di Dio
Mario S.
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