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AFRICA . BENIN

Ganviè : La "Venezia" africana

" Hanno ragione. Sembra proprio di essere a Venezia "
Ma non tanto perché, come Venezia, anche Ganvié è sull'acqua, quanto per l'insistenza dei.....gondolieri locali. A Venezia stressano Americani e Giapponesi. Qui, i pochi turisti bianchi. Ti si appiccicano addosso e, nella foga di rifiutare, ti ritrovi seduto sulla loro piroga senza accorgertene.
Se poi ci aggiungi anche la persecuzione dei ragazzini elemosinieri......
Altro che le zanzare elicottero della laguna veneta.
Ganvié è tuttavia uno splendido esempio di città interamente costruita su palafitte. Qui il tempo si è realmente fermato. Tutto è come quando fu costruita un paio di secoli fa per sfuggire agli invasori Fon, la cui religione proibiva di entrare in acqua. Si dice anche per sfuggire ai negrieri.
I giovani che avrebbero la possibilità di andarsene, non si sognerebbero mai di farlo. Sono troppo legati a questa realtà.
Si può raggiungere Ganvié solo navigando in un grande lago che riceve acqua anche dal vicino mare. In alcuni punti ricorda molto la laguna veneta (e ti pareva che saltasse fuori ancora?).
Il lago è pescosissimo ma, stranamente, convivono pesci sia d'acqua dolce che salata. E' come se ubriaconi ed astemi dovessero bere solo da una tinozza piena di rum annacquato. Alla lunga, pur di sopravvivere, ci si adatta (più dura certamente per gli ubriaconi....).
Ganvié è in posizione molto defilata. Non è visibile né da terra, né dal mare. Ogni attività si svolge su piroga.
Nel caratteristico mercatino galleggiante, ogni donna ha la propria carica di mercanzia: frutta, verdura o abbigliamento che sia.
Se t'azzardi a fotografarne una, sei finito. Hanno gli occhi anche dietro. Non ti mollano più fino a che non hai pagato profumatamente la tua infrazione.
E la stessa cosa succede coi pescatori. Stanno magari gettando le reti a 10 chilometri da te, ma è come se avessero un satellite spia. In men che non si dica, te li ritrovi a chiedere le...royalties.
Qui i bimbi imparano ad andare in barca come da noi in triciclo. Bimbi di 4-5 anni pagaiano che è un piacere su minipiroghe.
I ragazzi, qui, non giocano a pallone. Anche perché non c'è terra ferma. Non vanno nemmeno in bicicletta o in motorino. Nuotano o se ne stanno in barca. Pescano ed inventano giochi. Uno dei loro preferiti è prendere per stanchezza i turisti. Dovunque ti giri, sei circondato da barchette di questuanti.
MIRAGGIO!!! Un cartello 'Coca-Cola' campeggia su una palafitta non molto distante. Forziamo il blocco e ci mettiamo in salvo su questa oasi insperata. Le barchette fameliche restano lì, pronte ad azzannarci.
Avremo il nostro 'bel da fare' per liberarcene.
"Monsieur, Monsieur " . Una vocina quasi impercettibile mi chiama da un angolo che credevo sicuro. Un bimbetto di 5-6 anni, con un sorriso più grande di lui, mi offre un pescetto che ha appena pescato. Mi fa capire che è un regalo. E' troppo dolce quel sorriso per non accettare. Senza farmi vedere dagli altri squaletti , presi a torturare i miei compagni di viaggio, gli faccio scivolare fra le mani un pacchetto di biscotti.
Raddoppia il sorriso e, agitando la manina, si allontana soddisfatto sulla sua piroghina.
Mentre rimetto in acqua il pesce che mi scodinzola in mano, penso:
" Quello è il più piccolo, ma è un grande. Ha già capito tutto della vita "



Belma


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