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AFRICA
. ALGERIA Terra Tuareg
tratto
dal sito: www.dimensioneavventura.org
Il Deserto del Sahara per la sua immensita' e purezza
fa sicuramente parte del bagaglio che ogni viaggiatore
porta con se' in fondo alla valigia. Ci sono determinati
momenti ed immagini che vorremmo sempre dentro di noi
perche' rappresentano i nostri ideali di liberta' ed evasione.
Per tutti questi motivi noi di DIMENSIONE AVVENTURA siamo
finalmente tornati in Algeria, terra dei fieri Tuareg
e paese con i confini persi nel nulla del Sahara. L'ultima
volta che abbiamo visitato l'Algeria fu il lontano 1991
in sella a vecchie Yamaha XT 600 con pochi ricambi ed
una grande sete di avventura.
Poi il lungo periodo buio dell'integralismo islamico,
con i suoi delitti e guerre intestine che hanno spinto
l'economia turistica del paese nel baratro del fallimento.
Dal 1998, però, il nuovo Presidente algerino riesce a
sedare la rivolta interna, con metodi piu' o meno leciti,
ed ecco che allora il turismo sahariano si riaffaccia
in questo paese per poter godere di quella natura incontaminata
e straordinaria che il Deserto del Sahara cela gelosamente
e che mostra solamente al vero viaggiatore e non al turista
"mordi e fuggi" ! Il 27 dicembre 2000 siamo presenti con
i nostri 5 equipaggi in 4x4 alla dogana algerina, subito
dopo l'ultimo avamposto tunisino, per espletare le normali
pratiche doganali che in passato non abbiamo mai superato
con meno di 6 ore di attesa. Questa volta siamo fortunati
e con un paio d'ore siamo gia' sulla strada asfaltata
diretti alla volta della prima oasi algerina: El Oued.
In questo piccolo villaggio riusciamo ad effettuare il
primo cambio…in nero e a gustarci il primo cous cous a
dir poco delizioso. La popolazione e' stanza del lungo
periodo di isolamento inflittogli dalla guerra civile
ed ora e' curiosa di parlare con lo "straniero" per sapere
come e' la vita fuori dai patri confini. Per questo motivo
siamo sempre ben accetti in qualsiasi situazione e luogo
o invitati continuamente dalla prima persona che si contatta.
Il popolo algerino nel mondo arabo e' famoso per la sua
gentilezza ed ospitalita' e ne abbiamo una continua riprova
in ogni luogo toccato durante il nostro itinerario. Dopo
300 km arriviamo ad Hassi Messaoud, centro che
trae ninfa vitale dagli innumerevoli pozzi petroliferi
e di gas che proliferano nel deserto circostante. Tutta
la zona e' un' immenso cantiere dove hanno la base tutte
le piu' grandi compagnie petrolifere del mondo, ed il
villaggio non e' altro che un enorme dormitorio per gli
operai europei che lavorano nelle suddette basi e che
trascorrono turni di lavoro di sei mesi ininterrotti prima
di tornare a casa per qualche settimana di ferie. Qui
ci rechiamo presso la stazione di Polizia per richiedere
il permesso di circolazione per il sud del paese fornendo
tutti i dati del gruppo e dei mezzi. Svolta quest'ultima
formalita' si riprende velocemente verso il nostro grande
appuntamento : l'incrocio dei " 4 Chemins" .
Da qui inizia la nostra grande avventura e subito ritroviamo
i chiari segni che la grande crisi turistica degli anni
90 ha lasciato dietro di se'. Infatti questa era una vecchia
pista molto usata sia dai locali che da turisti per dirigersi
verso sud ed evitare il noioso asfalto della transahariana,
ma allo stato attuale si stenta ad intercettarla proprio
per il suo "disuso" in questi ultimi anni. Per procedere
su questa immensa piana a perdita d'occhio bisogna, allora,
subito ricorrere all'uso del GPS e delle ottime cartine
topografiche russe. Ogni tanto si incrocia un vecchio
bidone arrugginito come testimonianza del copioso traffico
del passato, assieme anche a qualche carcassa di auto.
Si attraversa un'ampissima vallata senza confini e riferimenti…praticamente
si viaggia nel nulla piu' assoluto per un giorno intero
fino ad arrivare ad un passaggio obbligato : le gole di
Amguid. Quest'ultimo e' un piccolissimo villaggio di zeribe
con una postazione militare, stretto fra una catena di
enormi dune alte piu' di 200 mt ed una falesia rocciosa
altrettanto elevata con un intrigante canyon dentro il
quale inizia una vecchia pista che si dirige verso est.
Ci accolgono vocianti bambini e gentilissimi militari
presso i quali svolgiamo le solite operazioni di registrazione
del gruppo e durante le quali iniziamo a regalare i primi
giocattoli e vestiti che erano stati portati appositamente
per queste occasioni. La gioia dei piccolissimi e' palpabile
e si crea una simpatica kermesse nel villaggio! Ci congediamo
dalla gentilissima popolazione cercando di recuperare
il tempo perduto nella sosta, dato che ci spettano altri
400 km per arrivare all'unico passaggio che ci permettera'
di scavalcare i primi contrafforti della catena montuosa
dell'Assekrem.
Si susseguono ore di navigazione pura senza ombra di tracce
precedenti, cercando dei punti sul suolo per far passare
i nostri fuoristrada dato che la sabbia ha lasciato il
posto a degli impegnativi passaggi fra enormi massi ed
altrettante spianate di fech fech….ossia sabbia impalpabile
e pericolosissima. Si incontrano numerose gazzelle e dromedari
unici abitanti della desolitassima zona. Si scopre anche
un vero e proprio cimitero di alberi secolari completamente
secchi, bruciati dal sole e disposti su collinette di
sabbia alte circa 3-4 metri a testimonianza di un grande
lavoro di erosione da parte degli agenti atmosferici.
Dopo un travagliato procedere di valle in valle si arriva
all'imbocco del lungo oued sabbioso che ci permettera'
di scalare l'enorme montagna di oltre 2000 mt che ci si
staglia davanti. La salita si manifesta subito impegnativa
dato che si sale su uno strato molto morbido di sabbia
seguendo un tipico andamento di montagna con tanto di
tornanti ! Molte sono le rocce che affiorano assieme ad
alberi che sbarrano spesso la traiettoria migliore e con
non poche difficolta' si riesce a raggiungere un tratto
di pista piu' sassoso dove si puo' prendere un sospiro
di sollievo. Ma la fretta di uscire dallo oued ci porta
ad imboccare una pista secondaria che ci conduce nel bel
mezzo di un micro-villaggio abitato solamente da donne
e bambini. Dopo i primi secondi di imbarazzo e stupore
reciproco, ci avviciniamo alla piu' anziana del gruppo
che ci accoglie con un sorriso, davanti alla sua capanna.
Regaliamo indumenti ai piu' piccoli mentre l'anziana ci
spiega l'andamento della pista principale tracciando delle
ipotetiche traiettorie sulla sabbia e parlando la vecchia
lingua dei Tuareg: il Tamanghesh. Le informazioni
ricevute ci permettono un grande taglio sul percorso e
raggiungere la vetta dell'Assekrem a 2400 mt con
un giorno di anticipo. Questa vetta e' famosa per la bellezza
del paesaggio circostante costituito dalle cosiddette
"canne d'organo" ossia pinnacoli di roccia che al tramonto
si vestono di un arancio fuoco rendendole uniche nel loro
genere. Proprio su questa vetta si trova l'eremo di padre
Focault eremita di inizio secolo che era riuscito a guadagnarsi
la stima ed il rispetto dei Tuareg che abitavano la zona.
Da qui si scende per una pista spettacolare in direzione
Tamanrasset, antichissima oasi e centro carovaniero
che sulla spinta del grande turismo di fine anni ottanta
aveva perso un po' del suo antico fascino in nome delle
comodita' del "progresso". Qui finalmente possiamo godere
di un po' di confort….tradotto in doccia calda ed un pasto
presso un tipico ristorantino locale. Il souk di questa
oasi mantiene ancora la sua antica fisionomia. Certo l'argento
degli monili e' stato rimpiazzato da leghe "meno nobili"
ma comprare un gioiello o una croce del sud nel mercatino
fa' sempre piacere ed acquistera' un valore inestimabile
una volta ritornati in Italia. Il giorno dopo "salpiamo"
alla volta della mitica oasi di Djanet seguendo inizialmente
la pista principale che attraversa un'immensa vallata
di sassi neri e canyon devastati dalle rare piogge che
si riversano sul terreno con cadenza annuale. Dopo circa
cento km ci stacchiamo da questa pista all'altezza del
forte Serenout, una volta della legione straniera
francese ma riusato da pochissimi anni dai militari algerini
come posto di controllo. Qui si consegnano le solite liste
con i dati del gruppo e poi via verso il passaggio nell'Erg
Admer. Infatti dal fortino si stacca una vecchia pista
che si inoltra su immensi pianori dove come unico confine
a vista c'e la sabbia ed il cielo ! Si naviga per molte
ore esclusivamente con l'ausilio del GPS. Si attraversano
numerose tracce di veicoli che si dirigono in direzione
sud, fuori dai confini algerini per traffici sicuramente
poco leciti, infatti e' ancora molto diffuso il contrabbando
di manovalanza nera, sigarette ed altre numerose merci.
Si attraversa un immenso catino sabbioso con una curiosa
formazione rocciosa nel bel mezzo e che si avvista da
diverse decine di km prima. Avvicinandosi a questa roccia
si scopre che e' formata da 4 enormi massi con le basi
che mostrano i chiari segni di erosione del mare, unico
dominatore indisturbato all'alba dei nostri tempi. Vi
rinveniamo, infatti, con enorme stupore dei coralli fossili
e delle bellissime conchiglie….il deserto non finisce
mai di stupire !
Dopo questa nostra piccola "scoperta" fossile riprendiamo
l' itinerario e puntiamo i musi dei nostri 4x4 sempre
in direzione est e precisamente verso le enormi dune dell'Erg
Admer, lungo circa 250 km e che si intravede all'orizzonte.
Dopo circa 600 km di pista sabbiosa, vallate nere coperte
di lava e piane a perdita d'occhio dobbiamo trovare il
punto di attacco dove iniziare la scalata della grande
duna Tahort alta piu' di 200 mt. Questo punto ci era
stato precedentemente segnalato da un locale nel relitto
di una vecchia Land Rover che puntualmente ritroviamo
e da qui si inizia a prendere una veloce rincorsa per
poter superare il pendio dell'enorme duna. Il motore dei
nostri veicoli viene letteralmente risucchiato dalla sabbia
e non poche sono i cambi di traiettoria per poter "recuperare"
un po' di motore e di slancio per continuare la scanalata
affannosa ! Fortunatamente si ha a disposizione una vasta
piana dove ognuno puo' scegliere la traiettoria migliore
senza intralciare gli altri equipaggi. La salita e' avvincente
e provoca una buona scarica di adrenalina. Una volta in
cima si procede fra enormi vallate sabbiose e durante
un disinsabbiamento di un 4x4 rinveniamo, sepolta sotto
le sabbie, una tanica usata per il trasporto di carburante
datata 1947 ! Indubbiamente il deserto custodisce gelosamente
i suoi tesori.
Si arriva all'oasi di Djanet nel tardo pomeriggio
giusto in tempo per assistere ad un tramonto che veste
la montagna intorno di un rosso fuoco da …poster ! Entrando
nell'oasi constatiamo con piacere che nulla e' cambiato
nella sua vita e nella sua originalita' complice, forse,
l'enorme crisi turistica degli anni '90. Si cammina per
il souk incontrando solamente abitanti del luogo e passiamo
un paio di giorni seguendo i loro ritmi di vita. I discendenti
degli antichi e fieri Tuareg si muovono oggi su vecchie
Toyota o Land Rover ma non hanno perso il loro fascino
di "Signori del Deserto". E' sorprendente come si possa
ancora girare tranquillamente per le viuzze dell'oasi
e nei vari negozi di artigianato senza essere importunati
o assaltati da curiosi o venditori. Visitiamo anche qualche
famosissimo sito di graffiti rupestri della zona sui quali
si puo' ammirare la rappresentazione di una fauna del
luogo molto lontana da quella dei nostri giorni come coccodrilli,
giraffe e bufali. Ma il tempo e' tiranno e noi dobbiamo
iniziare la risalita verso nord. Ecco allora imboccare
una vecchia pista che si snoda in una fantastica vallata
dai mille colori ai piedi di una lunghissima falesia.
Dopo aver percorso 80 km arriviamo al minuscolo villaggio
di Imrhou immerso in un sabbiosissimo oued e con
una sorgente di acqua calda molto bella. Tramite la segnalazione
di alcuni locali proseguiamo su una pista che collegava
molti anni prima il villaggio all'oasi di Illizi
ma ben presto constatiamo che ormai della vecchia pista
ne rimane ben poco. Scopriamo infatti, tramite una incisione
su di una roccia che la pista era stata costruita dal
cantiere Chantel nel 1937 ed ormai gli agenti atmosferici
la hanno praticamente divorata. Per coprire 10 km impieghiamo
un giorno intero durante il quale tutto il gruppo e' impegnato
a guidare i propri 4x4 in passaggi trialistici, riempire
enormi voragini e ricostruire passaggi franati.
Gli ultimi 40 km si decide di percorrerli direttamente
nel sabbioso oued fra insidiosissime pozze d'acqua ed
una vegetazione molto fitta. Arriviamo ad Illizi
dopo 3 giorni di fatiche e ci fermiamo solamente il tempo
necessario per riparare le balestre di due fuoristrada
che hanno mal digerito la pista precedente. Il giorno
dopo siamo di nuovo in viaggio seguendo un itinerario
che dalla carta si preannuncia avvincente e straordinario.
La conferma dell'ottima scelta ci viene data appena usciti
dall'oasi, perche' si inizia a viaggiare subito fra enormi
canyons che si insinuano fra falesie dai mille colori
ed enormi cordoni di dune . Il paesaggio sembra irreale,
appartenente ad un altro mondo e ne approfittiamo per
fare il campo su meravigliose dune rossastre.
Assistiamo anche allo straordinario fenomeno della fioritura
del deserto…..enormi dune coperte di fiori viola e gialli
! Uno spettacolo nello spettacolo. Incrociamo gruppi di
gazzelle che scappano veloci come il vento ed una delle
ultime carovane di cammelli, in prossimità di un pozzo
situato vicino a delle tombe preislamiche. Ne approfittiamo
per parlare con il capo carovana …ma la discussione non
va' oltre i gesti dato che parla solamente un antico idioma
della zona. Riusciamo con molta fatica a sapere che era
arrivato al pozzo per far bere le sue bestie, dopo tre
giorni di cammino e che era diretto verso una ipotetica
localita' che sulle nostre nostre carte non si riusciva
a localizzare. Ci congediamo da lui dopo il solito rituale
del the' e dopo un altro giorno di marcia ci ricolleghiamo
alla pista che avevamo usato 20 giorni prima, in senso
contrario, per scendere verso sud. Praticamente ci ritroviamo
di nuovo all'incrocio dei "4 Chemini" a chiacchierare
con il corpo di guardia formato da militari algerini e
da qui iniziamo il lungo trasferimento su asfalto di 1200
km alla volta di Tunisi. Praticamente la vacanza finisce
qui e la stanchezza accumulata in 20 giorni di deserto
si inizia a far sentire, ma i nostri cuori sono pieni
di emozioni e sensazioni forti che difficilmente dimenticheremo.
I tanti imprevisti superati, le sorprese, le delusioni
assieme a mille altri ricordi ci daranno la forza per
superare le difficolta' della nostra vita di tutti i giorni
ed arrivare presto alla data della prossima partenza,
per ricominciare una ennesima avventura alla scoperta
di nuovi orizzonti, nuove popolazioni…in poche parole….alla
scoperta di noi stessi !! INSH' ALLAH !!
tratto dal sito: www.dimensioneavventura.org
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